sabato 14 ottobre 2017

Mi sono sposata! Ma ero in sogno...!

L'altra notte ho sognato che mi stavo sposando! Ma che begli scherzetti che fa l'inconscio :D :D :D

Non sono una fan dell'abito bianco o delle atmosfere festose però si, mi piacerebbe sposarmi col mio fidanzato! Anche solo due firme in Comune, io in tailleur, lui in completo, una marca da bollo e i parenti strettissimi. Stop. E più o meno così è stato il mio sogno!

Una stanza di un ufficio comunale con bel mobilio di legno, bei quadri alle pareti, sole debole da giornata nuvolosa che entra dalle finestre e, appunto, genitori e un paio di zie a noi più legate - compresa una che ahinoi ci ha lasciati due anni fa. Ma nel sogno mi rendo conto che la cerimonia è in stile nordico, come appunto il ceppo materno del mio sposo, che di sangue e non solo è mezzo scandinavo. Ma in cosa consisteva la parte finale della cerimonia, una volta uniti ufficialmente gli sposini? In una bevuta collettiva di un distillato bello tosto versato in una coppa, da cui attingevano prima i neo coniugati e poi gli altri in successione. Rammento bene la fine del primo "giro" e gli applausi delle parenti nordeuropee quando ho accettato di iniziare il secondo, dopo averci pensato un po'! Che risate!

                                        

Devo dire che è stato un matrimonio bellissimo, e chi non ne vorrebbe uno così??? Che malinconia però, al risveglio!

lunedì 2 ottobre 2017

Alex Zanardi sempre più grande all'Ironman - primo finisher italiano a Barcellona

Strepitoso, intramontabile, entusiasta, combattivo.... chi più ne ha più ne metta per definire il paratleta Alex Zanardi all'indomani della sua ultima impresa. 

                          

Il Grande ha infatti fatto sfracelli al recente Ironman di Barcellona - in un weekend per la città terribile per tutt'altri motivi - dove si è piazzato primo fra i 102 italiani in gara, al 41esimo posto (sabato notte ho riletto venti volte la graduatoria in aggiornamento e non credevo ai miei occhi) e soprattutto facendo registrare un tempo record per un atleta disabile, finendo il massacrante percorso di 3,9 km a nuoto, 180 in bicicletta e 42 a corsa in meno di nove ore!! Lui che a novembre compirà 51 anni, lui che fa tutto a forza di braccia, come evidenzia un filmato su Youtube - e neanche le ha tanto lunghe!

Per lui era il quarto Ironman del 2017 e a due settimane di distanza dal terzo; chissà se adesso si prenderà un po' di meritato riposo o se si rivedrà a giorni a Kona nelle Hawai al mondiale della specialità, come nel 2014 e nel 2015 - quando gareggiò anche l'attore Sean Austin, laureandosi finisher.

Una stranezza: nei vari siti web e testate giornalistiche online che ho visto nelle ultime 36 ore hanno si esaltato il record del nostro atleta ma non hanno sottolineato il fatto che si sia piazzato, come detto, 41esimo almeno fra i quasi 2000 uomini e primo fra gli italiani.

domenica 1 ottobre 2017

Flirtare in palestra, per me e la mia città è NO

Il link è questo:
http://www.today.it/donna/trend/palestra-flirt-classifica-citta.html

E così, dati alla mano, è ufficiale: la mia città di provenienza è nella top ten di quelle nelle cui palestre si flirta di meno, neanche fossimo tutti iper muscolosi e tonici :D

Battute a parte, in base alla mia esperienza posso confermare in piena serenità questo trend come anche il semplice chiacchierare fra persone di genere opposto, visto che nell'ultima palestra cui sono stata quattro mesi (e potrei dire altrettanto anche della penultima) ho potuto notare molta riservatezza e anche freddezza generale e, in sala pesi, la classica altezzosità della clientela maschile poiché tutta concentrata sui propri esercizi.
Niente di male in questo, anzi, io per prima pensavo solo ai fatti miei, essendo intanto fidanzata e poi ben intenzionata a usare i soldi dell'abbonamento solo e soltanto per il loro scopo: per salute e magari estetica.

Come era bello, a yoga, rotolare in libertà...meglio se non ci sono uomini, anche per loro!

Ecco le mie res gestae:

- ogni volta che superavo il tornello ed entravo in palestra, a meno che non dovessi salutare un insegnante o i proprietari, attraversavo il corridoio fino alle scale curva a testa bassa, possibilmente col cappuccio della felpa calato in testa

- ai tre corsi che ho frequentato, quando vedevo entrare un uomo  il mio primo pensiero era a priori "ma cosa cavolo ci viene a fare questo qui, a rompere?"

- mi ha sempre "dato noia" dalla prima all'ultima lezione il fatto che il nostro insegnante di aerobica - bravissimo, competente, funzionale - fosse appunto un uomo

- una volta stavo pedalando nella sala pesi e attrezzi a fianco della mia compagna di yoga e si sedette accanto a me un tipo "nerd" che assieme alla mia amica mi aiutò con garbo da orologiaio a far funzionare bene il programma della cyclette. Li ringraziai entrambi con voce contenta. Neanche un'ora dopo, docciata e cambiata, me ne sono andata passandogli davanti guardando dritto davanti a me. Ah, espressione inc@zzosa inclusa, ovviamente.

Ma perché tutto questo? Perché non ho più quindici anni e come detto sono fidanzata ma soprattutto l'esperienza insegna.
Chi ha letto i miei vecchi post del Pugliese non farà fatica a capire: da un primo saluto nasce un secondo saluto e poi una chiacchierata e forse forse forse lo scambio di numero di cellulare o email... ma se c'è anche una possibilità su un milione di ritrovarmi addossata una conoscenza maschile che da gentile e simpatica e magari intelligente e acculturata si rivela anche morbosa, pedante, indiscreta e pure ipocrita allora no grazie, preferisco perderne dieci buoni che ritrovarmene uno cattivo.


martedì 26 settembre 2017

Rotture annunciate - Cornelia lasciata e messa alla porta

A volte succede di gongolare malignamente per la rottura di una coppia, che se ne sappia poco o tanto, che si siano ascoltate fonti attendibili o dubitabili. Ma per casi come quello di Cornelia e Danilo, di cui ho scritto ben più di due anni fa, non c'è cattiveria nell'esultanza: è stato un bene, anzi un atto di giustizia.

Piccolo antefatto: la trentenne Cornelia, con gli studi universitari da ultimare, un curriculum deserto ed il classico carattere da femmina rompipalle si era appolpata + trasferita in Piemùnt a casa dell'inesperto Danilo, anche lui di origini meridionali e ben messo economicamente, più per voglia di sistemarsi e sentirsi una "signora" che per amore, stima o anche semplice affetto. Lo dico dopo averli osservati ed ascoltati più volte, litigate comprese, e dopo aver parlato a più riprese con entrambi.

Toccato ogni livello di umiliazione maschile - dai rospi ingoiati alle passeggiate notturne per smaltire la rabbia* fino ai pugni alle pareti per risparmiare lei - e dopo un paio di tentativi falliti, qualche settimana fa Danilo l'ha lasciata e fatta uscire per davvero da casa sua...in questa tragicomica vicenda si può tranquillamente sostenere che la convivenza avvalorava il fidanzamento!

Tutto finito dunque per lui: niente più litigi inutili alimentati dalle provocazioni e dalle offese di lei o bugie agli ormai ex suoceri, che credevano la figlia domiciliata nella sua città universitaria, niente più ordini e comandamenti assurdi in casa sua, niente più bassezze e meschinità come oggetti di valore sentimentale buttati segretamente o file di foto del passato cancellati di nascosto.

Danilo adesso è molto più sereno, è dimagrito, sta già uscendo cautamente con una collega e ha ripreso a frequentare gli amici ai quali lei andava di traverso.

Fanno sorridere però le ultime notiziole: la defenestrata Cornelia non ha riportato giù nella sua casa ionica la maggior parte delle sue cose, pur essendo risalita già due volte. E' evidente che si sta giocando l'ultima carta che le resta e le resterà fino a quando a Danilo non verrà anche il coraggio di lasciarle tutto fuori dal portone.

* http://normopesoadieta.blogspot.it/2014/11/invito-cena-con-litigio.html

lunedì 25 settembre 2017

Scherzare e sognare non fa male - con cosa permutare l'ultimo iPhone 8?

In questo mondo che va veloce, la Apple non poteva essere da meno ed infatti ha sfornato un nuovo modello di iPhone con telecamera orizzontale, retro fatto di vetro etc etc. A colpire almeno nell'anima è però il prezzo, piuttosto elevato: il modello da 32 GB viene 1099 euri, quello da 64 GB ben 1299 e quello da 128 GB addirittura 1399. Wow.

Ora, ognuno coi suoi verdoni ci fa quel che più ritiene giusto o allettante ma una persona come me - che ha pochi soldi, ancor meno pretese e velleità fashion e in più è abituata ad utilizzare gli oggetti finché non si sgretolano dall'usura - ben difficilmente acquisterà un cellulare del genere, tantomeno a prezzo pieno e a pochi giorni dalla sua uscita!

Però sarebbe divertente provare a commutare i 1399 euri del modello più capiente in altri oggetti, perché no? Ecco qui, calcolatrice alla mano, qualche alternativa interessante:

- 2 esemplari di gatto persiano

                                  

- 3 mesi di stipendio a contratto co.co.pro.

- 4 borse Michael Kors modello Selma

                                   

- 5 lavatrici Candy classe A+++ kg 0-8

- 7 cambi gomme per auto modello "utilitaria"

- 10 paia di scarpe da escursionismo Salomon modello Ellipse 2

- 11 flaconi di fondotinta Sisley da 30 ml

Praticamente....!

- 24 sfigmomanometri ad alta precisione Gima

- 30 felpe con cappuccio della Adidas

- 48 esemplari della pochette taglia media Gum - di cui mi sono invaghita
                                                 

- 82 biglietti di ingresso per il museo Guggenheim di Venezia

                                 

Con la suddetta somma, non dimentichiamo però anche una bella vacanza di una settimana per due persone a Tenerife!!!

                               

venerdì 22 settembre 2017

Conferme e cogli0ni

Fresca di serata la conferma che ci sono uomini, anzi, dei cogli0ni, che sono bravi solo a portare a casa lo stipendio e qualche volta a pagare i conti.

lunedì 18 settembre 2017

Checco Zalone era stato veggente - Ferrari parcheggiata nel posto per disabili

L'ho spesso detto e lo ripeto che il bello del cinema o di chi scrive storie (per il grande schermo, per spot, telenovele o Youtube) è che spesso anticipa la realtà - giacché non è pensabile che certi bipedi abbiamo la depravazione di guardare prima e poi imitare.

Notizia di oggi a pranzo: 

http://www.leggo.it/italia/milano/milano_ferrari_posto_disabili_18_settembre_2017-3246280.html

Vedere per credere: un tipo sfacciato quanto incivile parcheggia in centro a Milano un veicolo di lusso, Ferrari FF Coupé blu per l'esattezza, in un posto riservato ai disabili, rifiutandosi di lasciarlo persino di fronte alla richiesta di un padre con un figlio minorenne che di quel posteggio ha bisogno umano e fisiologico nonché diritto legittimo e legale.

Episodio terribile, piccola grande ingiustizia da giungla urbana del terzo millennio dove il più forte umilia e danneggia il prossimo e che mi ha richiamato alla mente una pubblicità progresso con l'attore Checco Zalone.
In questo spot lo stesso instaura una "mini guerra" con un bambino del suo palazzo costretto sulla sedia a rotelle, che si farà fare il parcheggio riservato proprio dove Checco metteva la sua fuoriserie: a quel punto Zalone lo minaccia dicendo che chiamerà una certa onlus per una donazione e se il piccolo dovesse guarire potrà finalmente vendicarsi.

                       

La scena è divertente ma anche imbarazzante perché Zalone, che è anche voce narrante del corto, espone sentimenti realistici - quelli che spesso si provano ma non si confessano insomma - di scarsa tolleranza nei confronti del piccolo disabile, reo a volte di essere ingombrante o lento o invasivo.
Ma questo, appunto, era uno spot, anche se il piccolo protagonista ha una malattia che realmente lo costringe sulla sedia a motore.

La realtà di stamattina, ahinoi, è andata oltre, anzi ha "doppiato" l'episodio dello spot. Se si esamina tutto l'articolo si viene a sapere, su citazione del Corriere della Sera, di tutto un retroscena che vede l'incivile, imprenditore lombardo con residenza a Lugano, già macchiato di altre nefandezze ed esemplare nell'aver trovato una serie di stratagemmi per poter fare quel che gli pare, come e quando.

Se però soldi, aziende, conti in banca nei paradisi fiscali, lasciapassare e soprattutto il libero arbitrio portano a fare simili bassezze, allora è meglio essere un po' più poveri e con meno raggio d'azione.

E neanche mi piace la Ferrari.... molto meglio la Lamborghini!

                                

domenica 17 settembre 2017

Abitudini smarrite e segnali corporei

Sto pensando a riprendere con la corsa, che "praticavo" a periodi nel mio domicilio piemùntese, talmente tanto che ieri pomeriggio al parco cittadino al solo vedere alcuni runner in azione ho percepito appena appena la sensazione del sangue al naso - come mi accadeva allora. Lo ammetto, non sono messa molto bene!!!

martedì 12 settembre 2017

Da guardare fino in fondo: "Demolition" - Grazie James Ford!

Ebbene si, ultimamente mi sto gustando tanti bei filmini a casa, tisana alla mano e pantaloni comodi, ma mi è anche preso il trip di commentarli, #vedovanzabiancaalè

L'ultimo film che mi sono appena divorata e non vedo l'ora di passare ai miei genitori è "Demolition - amare e vivere" dello stesso regista di "C.R.A.Z.Y." e "Dallas Buyers Club".
Ne ho scoperto l'esistenza consultando il blog whiterussiancinema.blogspot.it del mitico James Ford che con passione e diligenza l'aveva nominato in una graduatoria dei migliori film del 2016.  

Ho letto la recensione offerta da questo blogger cinefilo senza neanche troppa attenzione, ma abbastanza per capire che era un titolo da non perdere. E ne ho appena avuto la conferma: una storia particolare ma "coi piedi per terra", regia pulita e asciutta, niente effetti o esagerazioni, personaggi "veri" con rughe, rossori e imperfezioni - tranne la suocera magra allampanata e coi capelli perfetti....sto scherzando. La trama è godibilissima: è una personale, particolare elaborazione di un grave lutto familiare.


--- TRAMA DETTAGLIATA ---
Il protagonista Davis, un trentenne stile Wallstreet, perde la moglie nonché figlia del suo capo in un incidente d'auto e anziché mostrare sentimenti cosiddetti normali quali dolore, smarrimento, rabbia o anche solo pazza gioia si riscopre indifferente al limite del catatonico, continuando il suo tran tran di sveglia alle 5,30, cyclette, doccia (già mi ricordava il Patrick Bateman di "American Psycho", grrrrr), metro, ufficio e così via, anzi con ancora più concentrazione e scrupolosità del solito. Al funerale della consorte Davis si mette a scrivere una lettera di reclamo alla ditta proprietaria di un distributore di merendine da cui non era riuscito a prelevare degli cioccolatini all'ospedale dove avevano dichiarato clinicamente morta sua moglie. Ma la lettera diventa l'inizio di una biografia-confessionale incentrata sul suo matrimonio. Davis parla poco, ha un'espressività ridotta ma di cose e sensazioni dentro ne ha, eccome, e non ne vogliono più sapere di starsene represse. I freni inibitori a poco a poco saltano e Davis inizia a vivere e agire alla giornata, ignorando doveri e convenzioni e facendo cose sempre più strane, ma anche instaurando un colloquio non più epistolare con l'addetta al servizio clienti della società proprietaria del distributore automatico, che complice un viaggio del compagno e datore di lavoro - combinazione molto fortunata direi - lo fa entrare nella sua casa e nella sua vita, sempre ascoltandolo, parlandogli, standogli accanto. E lo stesso fa il precoce figlio adolescente di lei. Il tutto narrato, come detto, senza iperboli, senza accenti, senza meriti né colpe. La telecamera, con mia somma gioia e delizia, fa vedere come reagisce e agisce Davis ma senza incensarlo.

In questa strana terapia senza infatuazione sessuale (cartina di tornasole del suo effettivo disagio, nascosto ma presente) in cui muta anche aspetto e abbigliamento e regredisce a livello quasi fanciullesco, senza più bugie o inibizioni, Davis si rende conto di non essere stato innamorato di sua moglie e di non averla sposata per reale volontà ("Era facile") pur continuando ad avere flashback su lei e loro anche con frammenti di tenerezza, e che da troppo tempo non fa più niente che gli piace fare veramente. E va oltre: fra le "strane cose" che fa, dopo lo smontaggio compulsivo di oggetti ed elettrodomestici, l'aiuto ad un gruppo di operai demolitori a spaccare pareti e porte ed un cinico messaggio nella segreteria telefonica che allude alla sua vedovanza, Davis passa a distruggere materialmente casa sua proprio per "fare a pezzi il suo matrimonio". Con il quindicenne che assomiglia ad un dodicenne compra mazzuoli e altra strumentazione e fa del piano inferiore della sua abitazione luxury un cumulo di macerie e detriti. Ordina anche una ruspa per provare a buttare giù la casa, ma desiste. Poi sale al piano di sopra in camera da letto e, dopo aver trinciato ben bene il comò stile vintage pieno di ninnoli stucchevoli, scopre un'ecografia: sua moglie era rimasta incinta l'anno precedente, senza avergliene parlato. Qui ha una scossa: si sbarba per bene, si veste come si deve e con l'amica va all'evento con l'assegnazione di tre borse di studio in memoria di sua moglie. Davanti a tutti parla al suocero di questa gestazione evidentemente non portata a termine e di cui non sapeva nulla. I suoceri gli rivelano che lei aveva avuto una relazione extraconiugale e l'avevano accompagnata ad abortire, pur desiderando che non lo facesse.


--- ATTENZIONE, SPOILER!!! QUI FINALE!!! ---
Successivamente, dopo aver incontrato al cimitero l'uomo che li aveva investiti, che era andato là a scusarsi, in auto ritrova un bigliettino della moglie ed ha altri flashback su di lei: rivive il momento prima dell'incidente e rivede altri suoi sorrisi, carezze e abbracci, anche quando lui era assente o distratto. Davis finalmente piange, e non lo dico perché doveva farlo per lei, ma per se stesso: finalmente il cerchio dell'elaborazione del lutto si chiude con l'incontro con il suocero, chiarificatore e rassicurante, in cui ammette di aver avuto delle colpe verso la consorte. E in onore di lei, un ultimo estremo gesto di affetto o forse amore.

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Perché da guardare fino in fondo? Con tutti i film si fa così, è vero, ma questa storia appartiene a quelle in cui inizialmente ci si fa un'idea che poi viene in parte o completamente ribaltata, o in cui all'ultimo si aggiunge il tassello finale che fa vedere con più chiarezza l'insieme delle cose. E il titolo si spiega in un soffio: demolire per poi ricostruire e continuare.

giovedì 7 settembre 2017

Neorealismo apparente nell'amarezza di Dodes'ka den

L'avevo detto quest'inverno, che avrei guardato e recensito "Dodes'ka den".
Io che di Akira Kurosawa conosco poco o niente e persino indirettamente, mi sono fatta incuriosire da questa sua opera della maturità dai toni meno epici rispetto a quelle precedenti, giusto per citare a denti stretti le coordinate stilistiche offertemi da Wikipedia.
  
                                   

Questo film parla infatti delle misere condizioni di alcuni giapponesi in una specie di piccola baraccopoli a ridosso di una sconosciuta città, in un periodo indefinito ma più o meno a discreta distanza temporale dalla guerra, quel tanto che basta a motivare la loro povertà o anche miseria più come un destino che come un furto o un trauma dovuti appunto al secondo grande conflitto o, peggio, al dopo bomba atomica - tema quanto mai attuale in questi giorni... brividi doppi dunque, durante la visione.

"Dodes'ka den" mi ha inizialmente riportato alla mente "Ladri di biciclette" di De Sica, soprattutto nella prima parte, per l'amarezza generale, per la scenografia, per le facce incupite dei protagonisti, ma le differenze abbondano. Intanto questo è un film corale, con varie vicende che si inframezzano, anche se alcune hanno un po' più spazio di altre. Soprattutto, per quel che ci ho capito io, non c'è il vero ingrediente De Sica cioè la cappa di pessimismo cosmico, di ineluttabilità, di condanna un po' verghiana ad essere gli ultimi: qui le varie famiglie vivono ognuna nella propria catapecchia accontentandosi di quanto hanno o riescono a procurarsi, ma senza aspirare ad altro. Solo l'uomo pazzo (con la voce del doppiatore di Michael Douglas!!) che dorme in una carcassa di auto col figlioletto parla continuamente dell'utopico progetto della loro nuova casa, con un'accuratezza di dettagli e osservazioni pari solo alla sua assurdità, cui il bambino risponde rassegnato e malinconico con continui "Si, hai ragione", ma alla resa dei fatti non muove un dito.

                                       

                                        

                                      

                                       

                                     

                                     

La colonna sonora è meno incisiva che per l'opera del grande italiano e inoltre pesano le contrapposizioni foniche: c'è chi parla più o meno a raffica e chi si barrica dietro un mutismo quasi totale. La tragedia, come anche lo stupro, è ovattata da un'aura onirica semiperenne. Non mancano parentesi comiche come le due coppie esuberanti, ma anche filosofiche come l'uomo che prima si vuol suicidare e poi cambia idea non appena lo fanno riflettere a dovere. C'è spazio anche per una piccola grande giustizia con l'allontanamento volontario di un malvagio. Il finale riprende e chiude la vicenda dell'inizio, come a suggerire una ciclicità alla fine rassicurante e digeribile, in cui si può convivere con tutto.

Il cinema orientale, giapponese come cinese o coreano, mi incuriosisce e finora non mi ha mai delusa: non posso che raccomandare questa pellicola.

martedì 29 agosto 2017

Lettura mon amour - libri letti col finale triste/lagrimoso

Ma basta parlare delle mie tristi vicende! Meglio scrivere di altro! E allora, accantonati i missili coreani, l'uragano in Texas e l'ipotesi di razionamento di acqua per la siccità cosa c'è di meglio che parlare di libri giocando a fare la finta intellettuale?

ATTENZIONE, RISCHIO SPOILER!!! Avendo deciso di scribacchiare di libri dal finale triste recentemente letti, progetto che avevo in mente da tempo (anche se un po' si ricollega all'atmosfera del post precedente, lo ammetto), accennerò qualcosa ma cercherò di spoilerare il meno possibile. Al più, limitatevi a sbirciare i titoli!

Chiusure malinconiche ce ne sono a bizzeffe, specie nei grandi classici anche contemporanei. Non finiscono affatto bene capolavori come "Madame Bovary" o i libri sulla guerra di Erich Maria Remarque e Leon Uris, come la recente narrativa storica soprattutto italiana, quindi mi è sembrato giusto decantare conclusioni di opere, sempre del Novecento o di questo terzo millennio, ma di altro genere - tutte però accomunate dal fatto di avermi lasciata con l'amaro in bocca e nel cuore, lagrimucce incluse.


8) "I sommersi e i salvati" - In realtà trattasi di un insieme di saggi in cui l'autore Primo Levi analizza varie "tematiche" della sua prigionia ma risponde anche ad alcune cruciali, dolentissime domande che per anni sono state rivolte a lui come a molti ebrei sopravvissuti ai campi di concentramento. La tristezza più grande è  indiretta: è l'anno di pubblicazione, il 1986, quindi uno prima del suicidio dello stesso Levi, come se i traumi risollevati durante la stesura avessero ahinoi superato quelli esorcizzati.

7) "La felicità di Emma" - Una trama inizialmente allegra e divertente, che si incupisce quando la gaia eroina trova quello che mancava nella sua vita ma subito si dovrà preparare a perderlo. Malinconia in crescendo con pianto a dirotto finito l'ultimo rigo nonostante il tono lieto e quasi consolatorio.

6) "Gomorra" - Che l'opera top di Saviano non poteva regalare sorrisi e sollievo si intuiva anche prima di leggerla, quindi il capitolo conclusivo sull'occultamento dell'immondizia, che attendevo pur con paura e credevo di avere scampato*, fa male ma non troppo troppo. Quando l'abitudine anestetizza relativamente la sensibilità.

5) "Furore" - Più o meno come sopra. La famiglia Joad ne vede di tutti i colori sin dall'inizio della narrazione e sempre di più, inclusa la terribile constatazione che ovunque è una terribile lotta dove spesso i grandi sacrifici portano pochi, piccoli frutti e le difficoltà sono sempre in agguato. Finale strano appena addolcito da un frammento di speranza in mezzo ad una catastrofe naturale. Giuro di aver rimandato e rimandare la visione della trasposizione cinematografica per paura di starci troppo male.

4) "Zio Cardellino" - Una storiella partita in sordina, semiseria, che però si sviluppa in modo sempre più verosimile e tetro a cominciare dalla cattiveria e piccineria di chi dovrebbe capire o almeno aiutare, con l'inarrestabile ascesa del protagonista fino al suo piccolo paradiso di follia senza biglietto di ritorno. Chiuso il volume, sono stata immobile per dieci minuti.

3) "Il nome della rosa" - In questa superba opera definita "senza genere" il grande Eco dispensa cultura, storia, filosofia, originalità, acutezza, ironia e gran letteratura ma nell'ultima parte anche un amore impossibile, un terribile, allegorico? incendio e le riflessioni esistenziali della voce narrante, quel tanto per abbattermi ogni traccia di buonumore - e avevo già visto il film, me sciagurata.

2) "Cent'anni di solitudine" - Già il titolo la dice lunga su questa pietra miliare della letteratura mondiale e punta di diamante del cosiddetto realismo magico. Non è allegra la vita della lunga dinastia della famiglia protagonista né del villaggio Macondo, ma durante la sesta generazione tutto quanto inizia a precipitare e malinconia e tristezza subiscono un innalzamento esponenziale. Da prendere a schiaffi Josè Arcadio, bugiardo, godereccio e dolorosamente scialacquatore, punito e tradito con una morte orribile e umiliante anche per me che leggevo; triste, fraudolenta e fastidiosa (anche per qualche ricordo riportato alla memoria) la parabola amorosa fra Aureliano e Amaranta Ursula la cui passione cieca e senza sosta si dissolve ancor più velocemente di come era iniziata; terribile e soffocante l'inesorabile cosmogonia al contrario di eventi e teorie in cui il libro si chiude come un gorgo, una malefica profezia (via via citata nel libro, che all'ultimo non ricordavo: al danno la beffa!) che si avvera con tanto di soggetto passivo come estremo testimone e vittima che pure aveva fatto il possibile per capirci qualcosa prima.


1) "Il barone rampante" - La vicenda in sé per sé è buffa e strappa vari sorrisi ma è la rassegnazione della voce narrante, per tutta la storia ma soprattutto nel finale, ad avermi letteralmente inquietato e addolorato. Giunti alla conclusione, il protagonista mi è sembrato semplicemente schiavo di un capriccio coltivato per orgoglio e per finta ribellione mentre la voce narrante, il fratello minore, si ritrova a subire per primo tutto questo e nonostante ciò a raccontarlo nella maniera più distesa possibile. Forse avevo qualche nervo scoperto quando lessi questo volume perché come per "Furore" e "Cent'anni di solitudine", ero nel bel mezzo della mia aestas horribilis di neanche un lustro fa, fatto sta che per questa opera di Italo Calvino ho singhiozzato e versato lagrime, svuotata e depredata, prima ancora di leggerne l'ultima parola.

*http://normopesoadieta.blogspot.it/2013/10/dopo-saviano-mi-ha-fregata-anche-la.html

La quiete prima della tempesta ignota

Il dolore è stato giocoforza messo a tacere ogni volta, di quelle 3-4 al massimo, in cui spengevamo la luce e richiudevamo quella porta di quel garage. Dentro quest'ultimo, in mezzo ad oggetti a noi alla fine estranei, gli scampoli, i frammenti, i pezzi quasi infiniti del puzzle imperfetto che era il nostro domicilio piemontese. Scatole di un mancato trasloco del 2014, che non si sa più dove siano esattamente e cosa contengano di preciso, e dell'altro, avvenuto seppure con più ritardi, dello scorso autunno.

Dolore è una parolona, lo so. Allora è meglio dire fastidio, malinconia, disagio. Si, così è meglio. Ma anche un senso di leggero soffocamento, angoscia, impotenza, rimpianti, rimorsi e anche un pelo di ansia - nel dover aspettare ancora, non si sa per quanto, e resistere al non poter pianificare praticamente niente, come barche in mezzo al mare (cit.). La rabbia, ovviamente, c'è e anche a fiumi, fiumi di rabbia, non di porpora, anzi fiumi di rabbia color porpora, ma è meglio metterla a tacere. Anche perché è un sentimento che 1) ti avvelena il quotidiano e già io ho più fiele di un serpente di mare cornuto e 2) raccoglie molta sordità e ti rimbalza addosso convertita in banalità: ma dai, abbiate ancora pazienza, col tempo si risolve tutto, fra poco (???) sarà tutto finito.... Eccerto, siam tutti £in0cchi col kul0 degli altri (cit.).

Ancora pochi giorni, forse poche ore. La vita è strana ma non credo ci vorranno addirittura pochi minuti e poi non siamo abituati ai regali della sorte. Ancora poco comunque e si scriverà un altro capitolo di storia di vita. Non vedo l'ora, ovvio.

Chi indovina le coltissime citazioni avrà tutta la mia stima -:D

mercoledì 26 luglio 2017

Ai detrattori dico tiè tiè tiè, Federica c'è

Che bello, che gioia, che soddisfazione!!!! Federica Pellegrini, la Divina del nuoto italiano, ha appena vinto l'oro nei 200 metri stile libero ai Mondiali di nuoto in Ungheria, sorprendendo più di un addetto ai lavori!!! Settima medaglia, terzo oro in nove, o dieci? mondiali, roba incredibile a 29 anni quando la maggior parte delle nuotatrici si ritira a 24-25. Invece lei no, si è buttata alle spalle la mancata medaglia agli ultimi giochi olimpici e ha continuato a lavorare, a sudare, a tenere alta la concentrazione. Uno dei più longevi talenti sportivi Made in Italy - la maggior parte donne vedansi Ferrari, Sensini, Vezzali, Idem, Cagnotto ma non mancano uomini come Rossi e Totti - anche se forse fra i più criticati.
Ancora sbatto la testa al muro a ripensare ad un mio conoscente che, con fare molto sessista fra l'altro, più volte ne disse di tutti i colori alla Fede nazionale: boriosa, superficiale, vanitosa, montata, poco intelligente e anche poco "onesta" come donna. Non voglio rispondere niente a riguardo, se non un sorridente "tiè, tiè, tiè" e aggiungo che gli atleti vanno visti e giudicati per le loro prestazioni, stop; se poi li incontriamo per strada o all'edicola, a far la fila ai saldi o all'ospedale a fare le analisi, allora possiamo anche criticare eventuali loro umanità, possibilmente senza ingigantirle - ma se si tratta di pura antipatia allora ditelo subito e chiudiamo la questione.

Brava Federica: mi hai proprio resa orgogliosa!!!

lunedì 17 luglio 2017

Nessuna medicina per i piromani come per i bambini "cattivi"

Una fetta di mondo brucia, letteralmente. Già tristemente noti i disastri in Portogallo e in Florida, più la parentesi del grattacielo di Londra. Ma l'Italia non è da meno, basta vedere come le fiamme si sono divorate ettari a volontà in un po' tutto il centro sud. Clamorosa la situazione nel messinese, non meno tragica quella nella zona del Vesuvio, tanti focolai terribili anche in Toscana.

In un po' tutti i casi si parla di piromani: persone non del tutto sane ossessionate dal fuoco che si emozionano a scatenare incendi e a gustarne le tragiche conseguenze su cose e persone.

Ma come fare se una zona con boscaglia vicino ad abitazioni è presa di mira da uno o più di questi soggetti? Non lo so, perché tanti, subdoli e inafferrabili sono gli stratagemmi utilizzati da questi fetenti per appiccare focolai, dalle candeline collegate a fiammiferi a gatti intrisi di benzina e incendiati.

Stamattina su facebook, altra carrellata di foto dei danni di un incendio, con commenti per lo più di solidarietà a chi si ritrovava con casa, campi o auto bruciati. E nel vedere quelle macchine ridotte a tizzoni fumanti o quelle case con focate nere che arrivavano fino ai tetti o quelle coltivazioni ingrigite e falcidiate senza pietà su terreni ormai nero pece, mi è venuto in mente un pensiero che feci a sei-sette anni, nei primi anni delle elementari.

La nostra maestra, severa e anaffettiva, urlona e pure un po' maschilista, si assentò per qualche giorno sostituita da una supplente senza spina dorsale che, dopo un paio di mattinate tollerabili, si rivelò impotente nel sedare la "vivacità" di quasi tutti i dodici maschi della mia classe, che contava in tutto diciassette alunni, quindi solo cinque femmine di cui una handicappata. Chiacchiere, urla, risate, oggetti tirati, pure qualche spintone e accenni di litigi, con noi povere sfigate in grembiule bianco a tapparci le orecchie. Più la supplente si sforzava di tenerli buoni, anche minacciando di chiamare il preside, più questi si scatenavano, sempre ridendo. Tornata a casa pensai che per i "bambini cattivi" non ci fosse medicina, che se un bambino vuol far confusione, vuol deridere e snervare una maestra, insomma se vuole fare "il cattivo", alla fine quasi sempre lo farà soprattutto se ha dei complici - anche se la mia insegnante, pur urlando come una sirena e facendo assenze medio lunghe ogni anno, in fin dei conti riusciva a tenerci e anche a insegnarci più che discretamente. Il buffo è che anche in quarta, lo ricordo bene, uno dei miei compagni nonché uno dei migliori come studente, portò quasi alle lacrime la supplente disgraziata di turno dicendo parolacce e disegnando anche un gigantesco fallo sulla lavagna, in un fracasso da vergognarsene.
E stamattina per questi piromani, questi incivili distruttori, questi sadici malati, questi scialacquatori mi è venuto lo stesso pensiero: non c'è rimedio, non c'è medicina, non c'è modo per sconfiggerli.

venerdì 23 giugno 2017

Non solo filmati di gattini - radiografie di sederi Vip in famiglia

Succede anche a casa mia di concedersi capatine sul web per vedere filmati di animali. In quanto gattofili da due generazioni, preferiamo ammirare mici e micetti, mentre ultimamente mi sono fissata su un filmato di alcuni capibara dentro una fontana di acqua fumante (termale?), in una località turistica invernale con tanto di neve tutto attorno, che se ne stanno a mollo con un'adorabile, rilassatissima aria trombina che nemmeno Bobo Vieri a Formentera con la fidanzata.

L'altro giorno però mi sono messa a cercare sul cellulare sederi femminili Vip, ebbene si!

In famiglia mia io sono stata, sono e sarò a vita la "culona" - che chissà perché, mah, bah, a marzo si è iscritta in palestra. "L'aerobica mi fa eliminare i liquidi in eccesso" "Tanto non serve a niente" è stato l'apogeo in un dialogo fra me e mia mami qualche settimana fa. E siccome non voglio litigare coi sordi l'altro giorno, appunto, l'ho buttata sul vittimismo comico/ liberatorio. C'era anche il mio fidanzato Davide che ridacchiava da sotto i baffi, #santosubito #T1000 #piucarinodeicapibara.

V: "Ah mami, darei due dita per avere il sedere della Melissa Satta..."
M: "E chi è, non la conosco... Una velina?? Ma tu sei laureataaa!...."
V: "Eccola... guarda qua..."

Dal cellulare ho digitato proprio le parole "Satta sedere" e mi è apparsa una sfilza di immagini che sembrava una gigantesca bancarella di ciliegine.

                                 Risultati immagini per ciliegie

V: "Vedi? Visto come ce l'ha alto e sodo? Ecco, lo vorrei così... Vedi?"
M (quasi solidale): "Ma questa qui in ogni foto sta sempre in posa come nelle pubblicità, vedi come lo tiene in su il sedere? Non è in posa naturale..."
V (a Davide): "Lo vedi? Ho ragione?"
D: "Eh....eh..."
V: "... e invece nella realtà sembro la Kardashian dei poveri...Guardatela..."

Altro nome, altra digitazione ma stavolta, più che ciliegine, meloni.

                              Risultati immagini per melone

V: "Eccola... eccomi..."
M: " Ohhh.... ma no, ma noooooo.... tu assomigli a quell'altra che canta... alla Lopez!"
V (digitando): "Mah, non credo, è molto meglio la Lopez di me..."
M: "Ma no, ma noooo.... Vero, Davideee?"
D: "No no, ce l'hai meglio tu di questa..."

Diagnosi: sarò culona, fare palestra non mi migliorerà mai ma alla fin fine non ho il sedere peggiore di quello di Jennifer Lopez!! E per qualcuno vado benissimo così!

giovedì 22 giugno 2017

Cag@te pure, spogliatevi, ma tenetevi per voi le vostre "praline" e le vostre nudità!!!

Ma si può venire inondati di schifezze solo perché una delle mie 150 amicizie di Facebook scrive un commento???

Bastava il Lercio o come si chiama, nota testata trash e ironica fino all'iperbole, a diffondere finti scoop "grassi": che c'era bisogno di cloni e clonini?

Così adesso mi tocca cliccare e far sapere a Facebook di non farmi più vedere post della "testata" X o dell'utente Y, che altro di meglio da fare per monetizzare non hanno se non diffondere pseudo notizie su balordi alterati che si cimentano in rapporti sessuali in pubblico! 
Ma che ç@£#*! Più mi impegno nei social e nella vita reale ad essere decorosa, pulita e un minimo istruita - per non dire riservata - e più i post che mi appaiono sono a dir poco stomachevoli!

giovedì 15 giugno 2017

Non un semplice complessato - Patrick Bateman di "American Psycho"

ATTENZIONE: post simil pseudo saggio letterario de poratci, quindi sparsi qua e là ci sono riferimenti al finale del romanzo. L'omonimo film, ahimè, devo ancora vederlo.


Arrivata al capitolo della penosa scena al Dorsia con Jean, stavo quasi per sedere al pc e dedicare un post prima al protagonista Patrick Bateman e poi, in un secondo momento, al romanzo "American Psycho". Ma sono andata avanti e avanti e avanti e avanti, perché questo libro ha avuto fra i suoi meriti quello di inchiodare la mia attenzione. Non sono più veloce come a vent'anni a divorare libri, mi stanco prima anche solo a manipolare un volume (a riprova del fatto che gli ultimi due titoli che mi sono concessa erano in pdf su ipad - rigorosamente mini) ma soltanto per la prima sera, in cui l'ho avviata, questa opera di Bret Easton Ellis mi ha trattenuta per ben novanta pagine: quello che si dice un buon inizio.
Dicevo, sono andata avanti e avanti a avanti... E ho iniziato e attraversato i capitoli dove Patrick Bateman strazia prima una sua disgraziata ex e poi le escort Elizabeth e Christie - i cui timori e presagi mi hanno particolarmente amareggiata quasi come il seguito. Talmente terribili da farmi balenare l'idea di smettere la lettura, neanche mi divertissi a leggere quei terribili capitoli prima di sesso a tre e poi super violenza, torture e mutilazioni. A quel punto non aveva più senso dedicare un paragrafo al fatto che ritenessi Patrick Bateman uno sfigato complessato prima ancora che un omicida - c'erano stati accenni di questa sua mortifera attività, ovvio, sapevo di star leggendo la storia di un serial killer. Avrei tracciato la tesi appunto dello sfigato complessato che si attacca maniacalmente ai vestiti firmati e agli oggetti di lusso, che ha una ragazza mezza frigida e deve ricorrere alle ragazze altrui o alla masturbazione, noleggia continuamente materiale pornografico, anche lo stesso, si cosparge di creme e unguenti e di trattamenti di bellezza pur essendo bello di natura oltre che appena ventisettenne, evita il sodio neanche fosse una donna mediterranea che combatte le culotte di cheval, viene spesso scambiato per altri colleghi del suo ambiente, si fa di cocaina spesso mal tagliata e comprata da brutti ceffi, ha un pessimo rapporto pure succube col fratello minore, non si dà pace perché non riesce a prenotare un tavolo al "mitico" ristorante Dorsia venendo pure perculato dall'addetto al telefono - tanto che quella sera con Jean, la sua segretaria, fa una figura che definirla di guano è dir poco.
Eh no. Sarebbe stato riduttivo definire Patrick Bateman uno sfigato complessato che ogni tanto ammazza qualcuno. È ben di più: un individuo fortemente disturbato, un pazzo furioso da un lato amante maniacale dell'ordine, della pulizia, del bianco immacolato di pareti e mobili, della bellezza fisica e dell'extra lusso e dall'altra un soggetto attirato dal sangue e dalle interiora e pure necrofago, oltre che perverso e terribilmente crudele: ama colpire, torturare, vivisezionare come un action painter della prima generazione (la più genuina e artista) oltre che vedere l'orrore negli occhi delle sue vittime, che siano umane o animali.


                            Risultati immagini per american psycho


Riguardo il libro, che comunque ribadisco che è buono, una di quelle letture che "si può fare" o meglio "si può portare a termine" a meno che si abbia lo stomaco delicato, dico che è una filosofica riflessione sulla cattiveria umana, sul fatto che il male esiste e non è scontato che debba essere contrastato e spianato. Patrick Bateman è come è, senza grandi spiegazioni anche se il libro fa trapelare (quasi tutto nel capitolo della povera ex) che ha avuto un'educazione rigida improntata anche su una facciata esterna intrisa di buonismo, ipocrisie et similia, forse suo padre era un po' balordo pure lui, considerato che sua madre sta in una clinica psichiatrica e lo stesso Patrick va al lavoro nella ditta paterna ma facendo poco o niente tipo statale anni '80. Ma Patrick Bateman neanche ha modo né voglia né stimolo di redimersi, anzi la fa sempre franca: accenna ai compagni di uscite o alle sue donne le sue manie omicide e violente e nessuno lo ascolta sul serio o gli crede - spesso sono tutti strafatti e alcuni, ripeto, lo scambiano per altri - come non gli crede anche il suo avvocato, anche se sembrerebbe che l'omicidio di Paul Allen non sia mai avvenuto; persino l'inseguimento della polizia finisce a suo favore oltre che con altri 4-5 omicidi. Che dire quindi? Che esiste una fetta di società ricca, superficiale, sorda, vacua, drogata di soldi, sesso, lussi e sangue, assuefatta ai barboni come al non-amore e non ultima alla violenza. Patrick Bateman è un omicida pazzo e cinico ma è solo un tassello di questa società e per di più è in ottima compagnia: niente vieta al lettore di ipotizzare che altri personaggi del romanzo, suoi fac simile diversi solo per genitori e ditta per cui lavorano, siano psicopatici violenti come lui, viste le cronache dei giornali che abbondano di episodi di nera.

domenica 4 giugno 2017

Altra notte da incubo, quando basta una scintilla per dare vita all'orrore

Voglio qui esprimere tutto il mio dolore, smarrimento, sgomento e orrore per la terribile notte di ieri fra Londra e Torino. Inutile aggiungere altro: cosa descrivere, l'ennesimo furgone impazzito da cui escono truci terroristi accoltellatori? O stare a far le pulci al perché e al per come la folla di Piazza San Carlo si sia ritrovata a spingersi e anche calpestarsi per un terribile effetto a catena di una scintilla di panico? E' proprio questa tragedia ad avermi maggiormente impressionata, a farmi più paura... si, anche dei terroristi.

                              Risultati immagini per torino piazza san carlo

Pochi minuti ma spesso anche solo pochi secondi in un domino fatale ed ecco che una moltitudine relativamente ordinata, tranquilla, desiderosa solo di festeggiare diventa carnefice di se stessa. Le immagini si sono viste tutti, sembrava una scossa di terremoto e invece erano tifosi, giovani e adulti. Oggi pomeriggio il bollettino da guerra dei feriti è salito a 1527. Lo trovo terribile.


Senza bisogno di rievocare Heysel, scusate ma rischio il mal di stomaco, i precedenti non mancano ahinoi, vedasi un concerto dei Pearl Jam a Roskilde vicino Copenhagen nel 2000 con otto giovani morti schiacciati e soffocati, o i diciannove di Duisburg durante la Love Parade. Due vittime anche nel concerto di questo marzo di un certo Indio Solari in Argentina, ma rammento anche, tanti anni fa, una tragedia di adolescenti ad un concerto mi pare in Russia, dove a causa di un improvviso acquazzone molti minorenni scapparono verso la metropolitana per rifugiarsi e trovando per le scalinate verso i treni, fra gradini, buio e bagnato, una terribile morte, compressi e calpestatisi fatalmente fra di loro. E le due ecatombi a La Mecca del 2006 e del 2015, con in totale un migliaio di defunti? E nell'Uttar Pradesh in India nel 2008?
Inutile dare ora la colpa a questo o quello, alle bottiglie di vetro vendute, all'alcol, alla troppa gente, al fanatismo, alle transenne.

Non faccio che pensare agli otto codici rossi nel mare di feriti della terribile notte torinese, abbastanza da mettersi una mano sulla bocca e tacere. Chi vuol cercare cause ed effetti faccia pure, ma in silenzio. Io per ora non ce la faccio.

martedì 30 maggio 2017

Cose da non chiedere... e io l'ho fatto

Piccolo post confessione. Si, perché anche le Vanesse hanno una coscienza, a volte anche con scoppio ritardato.

Con riferimento al programma "Cose da non chiedere" che interroga con quesiti da fonte popolare e anonima soggetti spesso bersaglio di pregiudizi, proprio ad una persona riconducibile ad una di queste categorie, una ragazza sovrappeso, ho chiesto una cosa che avrei fatto meglio a tenermi per me.
Ci eravamo conosciute ad una cena di lavoro di qualche anno fa di cui avevo persino parlato qui. Ma avevo detto poco o niente di lei, Aly: mia coetanea, alta quanto me, taglio pixie, mora e sovrappeso con corporatura "a mela", probabilmente sugli 80 kg e quindi neanche tanti. Alla cena tutto bene, sediamo vicine, chiacchieriamo, ci scambiamo i numeri. Ci rivediamo altre 4-5 volte al suo paesino (molto animato e godereccio in estate), belle chiacchierate, presentazioni alle sue amiche e amici. Vengo a sapere tante cose di lei, che ne ha da dire più di me. Poi Aly mi dice che si è messa a dieta e sta seguendo la Dukan, ha già letto l'omonimo libro anche perché adora leggere e infatti divora molti volumi, perde i primi kg, ogni tanto va a fare nuotate in piscina da un'amica. Una sera ci vediamo, mi dice che è contenta, alcuni jeans le stanno già larghi. E lì c'è stato il mio errore. Le ho chiesto la cosa da non chiedere.

Premetto che la settimana dopo, agosto, lei avrebbe iniziato a lavorare in un bar ma anche il mio ragazzo sarebbe andato in ferie, quindi ci saremmo viste molto molto più di rado almeno fino a ottobre. Ma poi le si ruppe il cellulare e non usò più quel numero. E per non ricordo quale garbuglio in cui c'era di mezzo il cellulare di suo padre, non mi diede il nuovo. La incontrai per caso la primavera successiva (!!!) guardandola - non era più dimagrita, ndV - e parlandole come se fosse la Madonna delle Grazie

                                     Risultati immagini per madonna delle grazie

e le chiesi l'email per darle il mio numero ma, pur ricevendo lì per lì un assenso sbrigativo ma affettuoso, successivamente non ebbi alcuna risposta.

La cosa che le avevo chiesto, pur avendoci messo impegno per essere più delicata e rispettosa possibile, suonava più o meno: "Ma come mai sei così? Per una disfunzione o per l'alimentazione?". Ricordo vagamente che mi disse che mangiava molto pane e dolci ma adesso anche che teneva gli occhi bassi. Tempo fa ho chiesto di Aly ad una conoscente comune che mi ha detto che lei è un po' bipolare e umorale e che certamente non avevo nessuna colpa. Ma forse non è così. Posso solo dire che per me Aly non era una tipa grassa, era Aly e la personalità non le mancava davvero. La mia era solo curiosità e forse bisogno di aggiungere un tassello alla sua storia. Ma questo lo scrivo qui, lo sto spiegando qui, non alla diretta interessata.
Non devo comunque essere tanto acuta e sensibile se mi ci è voluto un programma televisivo per darmi un ultimo frammento di risposta su un'amicizia - o conoscenza o anche frequentazione - interrotta.

giovedì 4 maggio 2017

Premi speciali

Vediamo un po'.....

- un nuovo capo di abbigliamento sportivo da Decathlon? Ho solo due reggiseni-top e due canottierine per l'aerobica... e poi in palestra mi hanno parlato di un nuovo modello di pantaloncini, bellissimi!!
                                                    Risultati immagini per decathlon
                                       Risultati immagini per decathlon canotte fitness

- una spedizione decorativa in profumeria? Non mi dispiacerebbero uno scrub agli agrumi, una linea completa di prodotti all'aloe, qualche smaltino al gel anche dell'Astra, una pinzetta per ciglia come si deve... e sto finendo lo shampoo delicato! Deodoranti no, ne ho già....

                                   Risultati immagini per scrubviso

- quasi quasi mi prendo un paio di ballerine colorate (bellissime!! Amori miei!!) , tipo rosse... o argentate come avevo tre anni fa...

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                            Risultati immagini per scarpe ballerine


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                                        Risultati immagini per scarpe ballerine
- anche una bella colazione in quel bar chic in centro, con calma e magari con un bel giornale sotto il naso, non sarebbe male! Un bel cappuccino e un cornetto alla crema sono un lusso che non mi concedo poi tanto spesso!

                                      Risultati immagini per cappuccino e cornetto

D'altronde quando si finiscono libri di pregio come "Il nome della rosa" un regalino bisogna farselo, no??

martedì 2 maggio 2017

Scoperta la cellulite di Kim Kardashian, confermato lo scarso buonsenso di tanti suoi followers

Da settembre ho cambiato domicilio, coinquilini, taglio di capelli, attività fit ma ho mantenuto la mia passioncella per le notizie trash su Vip, diete e aspetto fisico. Ai miei occhi non poteva passare inosservata quindi la recente paparazzata messicana su una Kim Kardashian in bikini con cuscinetti ribassati e cellulite, il tutto in bella vista e al naturale. A seguire, l’indignazione social dei fan con tanto di migliaia di disiscrizioni, ben descritta dal sito web del Corriere della Sera nel link

http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_28/kim-kardashian-web-non-gradisce-foto-naturale-con-cellulite-100-mila-follower-abbandonano-3da86c86-2c08-11e7-adbd-c8fcda06235f.shtml

ma non sono mancate frecciatine Vip che definirle acidelle è poco, tipo quella di Mario Balotelli*, a riprova che dice quel che pensa ma non pensa a quello che dice poiché tira in ballo persino i gusti del di lei marito, cosa quella si davvero brutta:

http://calcio.fanpage.it/balotelli-in-tackle-su-kim-kardashian-ha-un-fisico-che-fa-schifo-orribile/

Ma tutta quest’aria fritta perché? Semplice: perché sempre più persone si sono talmente assuefatte alle foto ritoccate di social, programmi televisivi e riviste da aver dimenticato che quello che si vede non è del tutto vero, anzi lo è in minima parte, soprattutto se non si tratta di politici, scienziati o allenatori di calcio. E che le citate fonti non vogliono far vedere la verità (che in pochi accettano e cercano: da qui si spiegano le migliaia di addictions e filtri di cui ci circondiamo, dalla nicotina alle unghie finte a youporn) ma vendere, vendere, vendere - chi per sfamare la famiglia, chi per mantenere cinque ville e venti fuoriserie, ma il succo è sempre quello. E cos’è che vende di più, qual è la gallina dalle uova d'oro? Il corpo femminile - bello, sensuale, invidiabile, attraente: il più possibile perfetto, anche se finto, innaturale o ritoccato.

La comunque bella Kim, come centinaia di altre Vip, avrebbe avuto la "colpa" di aver ben bene incartato i suoi fan con frotte di autoritratti ammalianti, piacevoli, nitidi, patinati mentre invece, come testimoniano le immagini rubate da un paparazzo, le sue curve tanto discusse e spesso lodate anche dalla nuova omonima moda non sono poi tanto belle da vedersi, da cliccarci su, da metterci i like. Il suo vanto, la cosa per cui era diventata famosa, il big booty insomma è stato smascherato, fatto a pezzi, perché si è rivelato ridondante e imperfetto - come è normale che sia un sedere di dimensioni vistose, fra l’altro in una donna di quasi 37 anni madre di due figli che non è atleta né body builder.

Tanti suoi fan, nel servizio fotografico incriminato, non si sono accontentati della sua generale fotogenia, del suo bel viso, dei suoi occhi magnetici o del suo punto vita ridotto, considerate anche le gravidanze ravvicinate, no! Sono bastati quella pelle a buccia d’arancia e quei cuscinetti poco contenuti a spezzare l'incantesimo e ad avvicinare KK ad una qualsiasi trentenne che campa con cifre con molti meno zeri nel bancomat. Come se i fan, e peggio le fan non sapessero quanto è difficile per una donna, anche di 25 anni, scolpire a dovere un fisico rilassato, specie dalla vita in giù - eppure quante hanno gettato la spugna dopo mesi di palestra, deluse e scoraggiate perché non avevano ottenuto il giusto risultato per la prova costume? Più facile ubriacarsi di Instagram, scaricare app che tarocchino carnagione e sagome e radiografare i glutei altrui, giusto?

Risultati immagini per kim kardashian
Cosa aspettarsi da una in costume, se già vestita è così burrosa?
                             
L’ignoranza, la faciloneria, la superficialità hanno fatto sfaceli insomma. Nella guerra delle frivolezze siamo tutti perdenti, per carità, ma evitiamo di smarrire per strada tutto il nostro buonsenso!


 
 
*si noti: maschio, 27 anni, corredo cromosomico centroafricano, calciatore professionista. Ma statte zitto, no?

martedì 18 aprile 2017

Humor nero al gusto uranio

In piedi, chinarsi in avanti, mani a terra, posizione della panca, poi posizione del cane, poi di nuovo in piedi risalendo con le mani. Ripetuto con le varianti del mettere, durante la posizione della panca, una mano a turno al centro e sollevare l'altro braccio in verticale compiendo una rotazione del busto. Oppure sempre in panca piegare e distendere le ginocchia, senza far loro toccare terra ovviamente, come in tutta questa trafila. Roba che sembra una sciocchezza, ma fatta dieci volte spezza le reni e fa implorare pietà ai polsi, alle cosce, alla testa.
Addominali in tutte le salse possibili immaginabili. Gag e pure pump. Ma soprattutto questo yoga da batticina.


Che cosa buffa, io che mi affatico - pagando! - tre volte a settimana in palestra e riduco le calorie per l'estate.... e non è remoto il rischio di un inverno nucleare.

mercoledì 5 aprile 2017

Perfetti sconosciuti ma più che altro falsi - Genovese ha avuto un colpo da maestro

Finalmente ho visto anche io la famosa commedia di Paolo Genovese "Perfetti sconosciuti", film italiano uscito nel 2016 nelle sale italiane e da subito involato ad un bel successo commerciale ma anche di critica. Intelligente, originale, con momenti da mozzare il fiato, con dialoghi degni di questo nome e un cast straordinario. Un trionfo ai David di Donatello, lodi e anche vari annunci di rifacimenti da alcune produzioni estere.
Assai probabilmente, nessuna ispirazione dal francese "Cena tra amici", molto piacevole e che, se non fosse per il finale troppo buonista, avrei preferito a questo italiano. Invece dico parità.

                     

- - - - - SEGUE TRAMA CHE GIA' SI CONOSCERA' - - - - - -

Tre coppie più un amico comune, ad una cena casalinga, decidono di mettere sul tavolo, con suoneria normale e in bella vista, i loro telefonini leggendo a tutti messaggi e email e rispondendo davanti a tutti alle chiamate per vedere se hanno davvero qualcosa da nascondere non solo ai partner.

Col passare dei minuti, dopo alcune telefonate o messaggiate innocenti o anche simpatiche, inizia a svuotarsi un piccolo vaso di Pandora di situazioni e decisioni tenute segrete, bugie e tradimenti.

Nella coppia ospite Rocco ed Eva, interpretati da Marco Giallini e Kasia Smutniak, lui tiene nascosto a lei che la figlia si confida con lui di amore e sesso tanto da averle comprato per sicurezza dei preservativi, ma anche di andare in terapia - si noti: la coniuge è lei stessa psicoterapeuta. Lei non ha niente da nascondere a lui, ma si viene a sapere che a breve si sottoporrà ad un intervento di mastoplastica additiva, per lo stupore generale; in più viene fuori l'antipatia e la sottostima del suocero per Rocco.

Nella coppia in crisi latente Carlotta e Lele (una a me sconosciuta Anna Foglietta e un invecchiato Valerio Mastandrea), l'una probabilmente alcolista e l'altro costretto a chiudersi in bagno per guardare dei messaggi, durante la cena si viene a sapere che lei ha preso informazioni per mettere in una casa di riposo luxury la suocera, facendo cascare le braccia al marito. Fra una portata e l'altra lui chiede a Peppe (Giuseppe Battiston), presentatosi senza la nuova donna poiché influenzata, di scambiarsi i telefoni, che hanno uguali, perché ha un'amica che gli manda foto buffe e vuole evitare guai.

Come tipico di tanti film, ma anche della vita, c'è una terza coppia giovane e apparentemente la più felice (ma che puzza di bruciato da un chilometro, le Sfumature mica mi hanno azzerato i neuroni), che sta provando ad avere un figlio anche se in realtà lei ha smesso di prendere la pillola: Cosimo e Bianca (Edoardo Leo e Alba Rohrwacher). Si scopre che lei a volte si smessaggia con l'ex per aiutarlo con la nuova fiamma, mentre lui riceve solo tentativi di chiamate lavorative della collega Marika.

Il primo intoppo è quando i tre uomini coniugati ricevono un messaggio per il calcetto: salta fuori che a volte escludono volontariamente Peppe chiamandolo solo quando serve un portiere. Poco dopo arriva una foto hard della probabile amante di Peppe, che in realtà è di Lele.

Il secondo intoppo arriva quando dal telefono di Peppe, in mano a Lele, arrivano messaggi sempre più insistenti e compromettenti di un certo Lucio. In una situazione prima comica e poi drammatica Lele, che non vuole tradire Peppe, non sa più come gestire la cosa mentre a poco a poco si intuisce una certa omofobia nel gruppo, per lo più di Cosimo.

La situazione precipita con una chiamata a Cosimo prima di un gioielliere che gli chiede se "gli orecchini erano piaciuti" e subito dopo di un'insistente Marika, che gli dice di aver fatto il test di gravidanza e di essere incinta. Per Bianca, che già non poteva essere lei la destinataria degli orecchini non avendo buchi ai lobi, è un colpo terribile: la ragazza ultima arrivata in quel gruppo va a chiudersi in bagno seguita da Carlotta mentre Eva, preso da parte Cosimo che era accorso in corridoio per provare a parlare con la giovane moglie, si leva rapida e gli restituisce proprio un paio di orecchini sputandogli in faccia. Intanto a Carlotta arriva un messaggio di un amico di Facebook che le fa fare giochetti fra il malizioso e l'innocente come chiederle di uscire di casa senza intimo, cosa che lei ha effettivamente fatto, ma viene fuori anche che era stata lei, tempo addietro, a guidare l'automobile che investì a morte un uomo, non il marito, e perché era ubriaca, ma Lele aveva preferito prendersi lui la colpa per evitarle il carcere e non separarla dai figli... ed era proprio il senso di colpa ad averli tenuti assieme.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - IL FINALE - - - - - - - - - - - - - -

Il finale è tesissimo... Carlotta lascia la casa per prima, imbufalita, ma a breve esce anche Bianca, di cui si era temuto il suicidio, rincorsa con fin troppa calma da un Cosimo in trance - la sua ormai ex donna aveva detto alla suocera, che l'aveva chiamata, che suo figlio aspettava un bambino. Se ne va deluso anche Peppe, consapevole della scarsa tolleranza e grande falsità di quelli che ormai non considera più amici.


- - - - - - - - - - - - - IL COLPO DI SCENA  - - - - - - - - - - - - - -

Fuori dal portone il colpo di scena. Bianca cammina seguita a breve da Cosimo e Lele, non corrono né sono agitati ma sorridono, come sorride Carlotta, appoggiata alla macchina e in attesa del marito. Il gioco del mettere telefoni, messaggi e chiamate in mostra non era stato fatto per volontà di Rocco, che va a dormire con la moglie non senza averle fatto un complimento sugli orecchini nuovi.
E così si ritorna alla rosa delle menzogne, dei sotterfugi, delle bugie: Eva scrive cose sexy a Cosimo, che in auto glissa abilmente con Bianca e spinge off sulla chiamata di Marika, che gli avrebbe solo fatto fare turni fuori tempo; Carlotta e Lele rincasano con lei che si rimette l'intimo nascosto in un cassettone in sala e lui che si guarda le foto della sua "amica" mentre Peppe dopo promesso che alla prossima cena porterà la sua Lucilla, a metà strada si ferma a fare gli esercizi per dimagrire suggeriti da una strana app che ha nel cellulare.


Lì per lì mi sono dispiaciuta: ma come, le rivelazioni erano tutte finte? Non era successo niente? Ma no, era meglio se trionfava la verità, se ognuno avesse fatto i conti con le proprie bugie, che a nessuno venisse più nascosto niente da partner e amici, che le finzioni ormai smascherate avessero fine! Ma riflettendoci, non è lo stesso caso di altre pellicole in cui alla fine molto furbescamente "era tutto un sogno", no, non è quel tipo di bluff, anzi, è proprio in questo finale la grandezza della crudele genialità di Genovese: rimettendo in mostra il turbillon delle falsità subito dopo averle rivelate agli spettatori il regista ha voluto far vedere quanto siano brutte, come anche saperne e non potervi rimediare. La purificazione a suon di messaggi e chiamate è stata vana, anzi illusoria ed è amaro vedere e comprendere che tutti i personaggi, chi poco chi moltissimo, continueranno a non dire, mentire, negare, nascondere magari per lungo tempo e spesso finché non succederà qualcosa che li smaschererà e non per loro iniziativa.

Una nota: dire che i cellulari sono le nostre scatole nere è giusto nel senso che, proprio come queste, contengono informazioni sulle ultime cose che abbiamo detto o fatto, gli ultimi posti in cui siamo stati, le ultime cose che abbiamo fotografato, le ultime persone che abbiamo sentito. Qui nel film invece i telefonini si sono rivelati, più che scatole nere, diari segreti e custodi di cose per la maggior parte negative e quasi mai belle.
Mi fa sorridere pensare che se dovessero ritrovare il mio cellulare troverebbero al 99% conversazioni lavorative che finiscono sempre con un "grazie", dialoghi affettuosi con familiari e parenti, frasi collaborative, incoraggianti, anche istruttive (ho usato WhatsApp per controllare esercizi di algebra a più di una persona, o per suggerire esercizi di fitness); le foto in memoria sono quasi tutte del mio gatto, della mia amica piemontese e del suo gatto o di cose da mangiare. Soprattutto, sono contenta di non avere segreti ma soprattutto di non dire bugie alle persone che mi circondano; un conto è non confidarsi su certe impressioni, stati d'animo o idee, un altro è spacciare bianco per nero e questo i miei familiari e il mio fidanzato non se lo meritano... e neanche io di ridurmi a questo.