lunedì 18 luglio 2016

Digestioni difficili

Non sarà facile ed in più sono una vigliacca di natura, di quelle che a fatica trovano il coraggio di fare le condoglianze ad un amico che subisce un grave lutto. Figuriamoci la forza di fare riferimento alle tragedie di sangue che ci sono state recentemente in Europa fra Dacca, Puglia, Nizza, Turchia e Baton Rouge. Vale lo stesso principio per Parigi colpita otto volte in due ore: non ne scrivo molto ma ci penso e soffro.
La girandola del dolore è iniziata nella capitale del Bangladesh con nove italiani fra i venti torturati e ammazzati con accanimento da inquisizione medievale da un manipolo di terroristi, quasi tutti cresciuti senza problemi economici e con una verve sanguinaria culminata con l'adesione all'islamismo estremo - alla faccia di chi dice che tutto nasce dai disagi della povertà, nel paese delle fabbriche che producono prodotti a costi sempre più ridotti pagando gli operai con salari sempre più da fame (e con spiagge adibite a cimitero per le navi da crociera occidentali...ecco perché odio quel tipo di viaggio). In questo caso, la partita fra Italia e Germania dell'ultimo campionato europeo di calcio ha fatto da stridente contraltare, distraendo e stordendo un po'.
Dopo essere inorridita dal terrore nel vedere le foto aeree dell'impatto dei due treni, nel bel mezzo di ulivi e coltivazioni, tremo ulteriormente per la tragedia ferroviaria italiana, temendo un'altra Viareggio dove ci furono 29 bare e nessun colpevole, col gioco della patata bollente che gira e gira - la controprova che un qualche moto perpetuo esiste.
La patria di Giuseppe Mazzini è stata teatro di un'ecatombe terribile, dove ha agito un lupo solitario separato e padre di tre figli, che sembrerebbe aver programmato tutto per accanirsi proprio sulla sua famiglia...e facendo peggio del cecchino norvegese Anders Breivik.
Ci mancava anche un golpe fallito in terra turca con tanto di scontri, disordini, sangue e ancora tanti cadaveri, più arresti ed epurazioni; inoltre, non manca il sospetto che sia stato tutto organizzato appunto per fare pulizia interna: roba da fantapolitica, come se non fossimo già marionette sorde e mute i cui fili vengono guidati a piacere da pochissime, grassissime e ricchissime mani.
Infine, negli Stati Uniti si continua ad ammazzare, a difendere il diritto di possedere un'arma e di conseguenza di doversi difendere personalmente anche a costo di freddare qualcuno, anche per vendetta. Sullo sfondo, un'integrazione razziale che non avverrà mai del tutto e che verrà sempre intaccata alla prima pallottola sparata ingiustamente ma con ottima mira. Una quindicina di anni fa ricordo una statistica impressionante, che parlava di 4 minorenni morti ogni giorno, sempre negli Stati Uniti, per colpi di arma da fuoco...e dubito siano diminuiti.
Mettiamoci poi altre notizie shock, altri scandali, altre news da ogni parte possibile immaginabile, dagli intrighi del prossimo referendum in Italia al possibile stop dei Giochi Olimpici in Brasile per problemi economici (non bastavano malattie contagiose, inquinamento e sfruttamento dei lavoranti addetti a costruire strade e impianti); dalle elezioni sempre negli Stati Uniti all'ultimo videogioco mania che ha già fatto, anche lui!, qualche vittima; dalla maxinevicata di Livigno al record  nazionale seguito da infortunio del saltatore Gianmarco Tamberi e altro ancora, giorno dopo giorno. Ma mai che mancassero lutti, ammazzamenti, violenze.

Già di mio ho lo stomaco ristretto per il mio regime alimentare ridotto, poi aggiungiamoci tutto questo beverone. Non sono brava né veloce a digerire le cose grosse e pesanti, ma proprio per niente.

giovedì 7 luglio 2016

Esiste l'amicizia uomo-donna? Ho bannato Il Pugliese

Più che altro, l'ho aggiunto alla lista nera della mia rubrica e l'ho bloccato su WhatsApp. Se mai si azzardasse a contattarmi su facebook, visto che non c'è limite all'orrore come alle rotture di p@lle, saprò cosa e come fare.
Ma proprio non poteva fare a meno di mandarmi tre messaggini scemi in meno di un giorno? Ma veramente compiere cinquant'anni fa questo effetto?

Riassunto della puntata precedente: l'estate scorsa avevo deciso di dargli un'altra chance di fronte ad una sua lettera ma, avendogli scritto di essere ancora fidanzata, non ho avuto più notizie sue fino ad aprile, in cui mi ha mandato una letterina da quinta elementare che mi aveva definitivamente tolto la voglia di ricreare un dialogo epistolare.

Sabato sera. Ritorno in Piemùnt dopo un mese e mezzo in famiglia; l'Italia viene eliminata ai rigori dalla Germania; al karaoke eseguo un brano degli Offsprings.

Domenica h 18. Primo messaggio su WhatsApp: "Bianchini...?".
H 20. Secondo messaggio di nuovo su WhatsApp: "Sono il De Loiacono :-)".

Lunedì h 14. Terzo messaggio sempre su WhatsApp: "Arrabbiata? Sono a Torino ora...".

Al che l'ho bloccato, sempre dopo averne parlato col mio fidanzato: perché dare ancora fiato a questo elemento?

Che domande stupide, poi. Conosco il mio cognome e anche il suo, come anche il suo numero di cellulare, che è sempre il solito: sarebbe stato troppo "uomo" a cambiarlo senza farmelo riavere (figuriamoci a cancellare il mio). Già una volta mi fece lo scherzetto di scrivermi un sms mesi dopo avermi detto di non volermi più sentire ed io, convinta della fermezza di questa sua decisione,

                                  

                                         

                                     

                    
                  Par condicio: le foto sono sia per il mio ottimismo che per la sua mollezza caratteriale 
                                  
avevo cancellato il suo recapito che invece, adesso, tengo memorizzato in rubrica anche solo per non cascare di nuovo dal pero. Che non è poco, con la sfortuna che mi ritrovo in tutto e per tutto in questo mondo di psicopatici bipolari. E se li allontano, poverini, sono cattiva e senza cuore, ma se non li scaccio sono una cercaguai. So anche che sta a Torino, dove altro dovrebbe essere avendone fatte di ogni per lasciare la sua terra d'origine proprio per il capoluogo sabaudo?? E se sono arrabbiata o meno, sono fatti miei.

Per un'ora di invidia con Vanessa - quinto round: l'Inarrivabile

Questa rubrica è diventata annua, anche perché se mi limitassi all'invidia "terra terra" finirei per postare frotte di ragazze di bell'aspetto in costume e onestamente non mi sembra il top della classe e dell'originalità.

                                   

                                                           

Come non detto.....
In questo quinto capitolo, parlerò di una ex blogger attiva sui social che prima leggevo con piacere e ammiravo e ora osservo, ammiro e soprattutto, per l'appunto, invidio: l'Inarrivabile. Una quasi trentenne dalla vita apparentemente perfetta ma di certo animata, affascinante, modajola, indaffarata e divertente.

Non bellissima ma comunque carina e fotogenica (grrr), studiosa e laboriosa, fresca di laurea e poi del titolo professionale, l'Inarrivabile ha iniziato a lavorare nell'ufficio dei genitori con serietà e impegno, iniziando subito a racimolare qualche soldo e a concedersi piccoli lussi.

Più o meno ogni tre mesi apro il suo Instagram e quasi sempre vedo che nel frattempo ha fatto una vacanza in montagna e due all'estero. E' stata anche al lago d'Iseo alla Floating Piers di Christo (grrrrr).

                                   

                                 

                                                       

A maggio ha bell'e fatto e superato la prova costume; a giugno è già abbronzata e a ottobre è praticamente mulatta, avendo anche dei parenti meridionali con casa al mare che va a trovare tutti gli anni.

                                    

                                              

In vacanza o in pausa lavoro si concede bellissimi e succulenti brunch con tanto di dolci e torte golosissimi - roba da far venire la fame psichica - ma anche aperitivi e cenette fighi con amici e amiche fighi.

                                    

Frequenta una palestra super high tech ultra moderna e fa fitness con quei classici indumenti e accessori costosi che da anni spero di trovare in super sconto e che ogni volta rimpiazzo alla mia maniera.

Proprio il mese scorso ha partecipato ad un addio al nubilato al mare con una decina di amiche, durato un fine settimana: l'opposto di quello che ho organizzato, nello stesso periodo, a mia cugina Fianchi Stretti - durato cinque ore, a costo minimo e a km zero, anche in virtù dei sei pargoli totali delle otto partecipanti.... ma quanto a soddisfazione interiore impagabile.

                                                           

Fra masochismo e invidia però, continuerò a guardare saltuariamente gli account dell'Inarrivabile che, a parte tutto, ha veramente da insegnare a molti quanto a serietà, laboriosità e impegno e che si è davvero meritata tante cose....che poi la Sorte le sia stata molto spesso favorevole, beh, è un altro discorso, come anche un altro dettaglio da invidiarle :D:D:D

mercoledì 29 giugno 2016

Primi sei mesi su Facebook: stranezze, noie, pro e contro

Ebbene sì, anche io ho ceduto all'ape regina dei social network: mi sono iscritta a Facebook e messa sotto con condivisioni e pollici in su. Non che ne sia rimasta più di tanto contenta o ammaliata: ho aperto un account a nome mio, su suggerimento di un affabile collega, solo per motivi lavorativo-marchettari, stop, e posso dire di essere social a modo mio. Non ho infatti un'immagine profilo ma soltanto una di copertina dedicata ad un grande del cinema e che dubito che cambierò mai....al più posso toglierla. Ho messo una data di compleanno fasulla, ho evitato di specificare città, parenti, studi e altri dettagli personali e soprattutto mi sono resa visibile solo agli amici, che attualmente sono ben al di sotto delle cento unità, di cui molti autocandidatisi. Da brava iper riservata al limite della schiva, oltre che molto diffidente di questo guazzabuglio di dati personali sensibili o comunque privati, non ho mai scritto pensieri o riflessioni o raccontato un qualsiasi episodio di vita come invece vedo fare continuamente, non senza briciole di scetticismo: la mia pagina sembra quindi una specie di Cernobyl dove spero si fermino meno curiosi possibili, l'importante è che circolino le cose che condivido, per il bene della mia azienda.

Per quanto introversa e distaccata da questo mondo virtuale caotico, dove continuamente vengono propinati prodotti, amicizie, messaggi e immagini quasi senza distinzione, mi sono successe alcune cose a dir poco bizzarre:
1) Mi hanno quasi subito chiesto l'amicizia il mio ex capo sadico ed un conoscente divenuto mezzo stalker a causa di alcuni messaggi e email per avere delle foto. Rifiutato il primo, rifiutato e poi bannato l'altro. Quando si dice che i c0gli0ni vanno a coppie....
2) Dopo la pubblicazione e condivisione di un mio articolo con 3000 e passa visualizzazioni, mi ha chiesto l'amicizia un mio ex compagno e bullo delle superiori, che mi perculò ben bene assieme ad altri tre infami per almeno tutto il biennio e che non vedo da oltre due lustri. Rifiutato ovviamente: non ha cercato la mia amicizia in un quinquennio con incluse due gite di più giorni e lo va a fare ora forse perché ho avuto 5 nano secondi di social fama?? Ma v@ff@nculo, va'.
3) Un collega di un'altra azienda mi ha scritto sul mio diario chiedendomi se poteva far comodo una figura professionale come lui... Ma cavoli, lavoro qui da due mesi come collaboratrice saltuaria, mica mi occupo delle assunzioni!
4) Ho smesso di seguire un social amico perché non faceva altro che condividere cose xeno/omofobiche e a volte anche razziste come pure foto di vari culi, tette e fichette con didascalie da vergognarsi solo a guardarle... Che schifo!!!
5) Nel periodo del referendum e delle elezioni ho fatto un'overdose soft prima di articoli su vantaggi e svantaggi del si come del no e poi dei candidati coi rispettivi schieramenti politici, promesse, obiettivi e teatrini vari.
6) Attraverso un post "ricordo" ho scoperto un commento di 4 anni fa di un mio conoscente ed "amico da social" (per politica lavorativa), in cui mi "malgiudicava" come persona e come professionista. Lì per lì ho sentito un tuffo allo stomaco dalla rabbia e dal fastidio, ma poi mi sono calmata e gli ho fatto cancellare quel commento tramite un conoscente comune. Ma io dico!!!
7) Se non si potrà mai conoscere pienamente una persona nemmeno standole vicino una vita, con Facebook spesso si può conoscerne stato civile e nucleo familiare solo guardandone la foto profilo. Cosa per me strabiliante quanto disarmante.
8) Se molte ragazze sono avare di parole, cogitazioni e gesti dal vivo, è notevole come sui social non esitino a postare perle come autoscatti in costume senza reggiseno, post sul ritorno delle mestruazioni dopo un'amenorrea, resoconti di aperitivi con amiche a ridere del coniuge costretto a casa col pargolo. Foto di tatuaggi appena impressi sulla pelle, con tanto di sangue che cola e tatuatore sudato che si sfila i guanti, diventano bazzecole in confronto.

Sono comunque tiepidamente contenta di essermi iscritta. Alla mia maniera faccio sentire la mia voce in un contesto ben preciso, con uno scopo ben definito e senza svendere niente della mia sfera personale. Grazie alle limitazioni non temo altri rompiscatole: due click e sono fuori dai giochi. E se fra i contro ci metto appunto il continuo eccesso di indiscrezioni altrui, aria fritta e foto di animali teneri come di sexy modelle ammiccanti, fra i pro ci metto vignette, battute e commenti sul calcio degni di un bar sport: a piccole dosi e in pieno Europeo, con questa bella Italia ai quarti, ci stanno alla grande!


mercoledì 18 maggio 2016

Fitspiration - G come GET, GO

Poco da verbalizzare sulla lettera F: è il nome di tutta la questione :D :D :D

                                                            Risultati immagini per fitspiration


                                                 Risultati immagini per fitspiration


                                           Risultati immagini per fitspiration
La G è invece dedicata ad un altro grido di guerra, analogo al Do che tanto cerca di spronare chi si vuol rimettere in sesto e in salute a iniziare, non mollare e soprattutto non fermarsi:

                                        Risultati immagini per fitspiration Get

                                                 Risultati immagini per fitspiration Go

                                                           Risultati immagini per fitspiration Get

                                                             Risultati immagini per fitspiration Go





                                                            Risultati immagini per fitspiration Get

                                                             
                                                          Risultati immagini per fitspiration Go
                                        
Conosco tante bimbe ma anche qualche baldo giovine che si fermano dopo un mesetto di esercizio, in parte scoraggiate dalla fatica e in parte già paghe dei primi risultati ottenuti. No ragazze, no! Non dobbiamo fermarci! Il fitness non è solo una parentesi di fatica prima della prova costume! E' un percorso di vita a metà fra studio e lavoro: non va fatto tutti tutti i giorni ma più volte a settimana con costanza, concentrazione e un pizzico di allegria, secondo le proprie preferenze e limiti!

Tu normopeso parli di dieta e fitness? Hai il grasso nel cervello

Preso tale assioma alla lettera, il millesimo imbecille ad avermi detto questa cosa, assieme a tutti gli altri, ha ragione: il grasso nel cervello c'è poiché le cellule sono composte nella membrana esterna anche da lipidi e colesterolo; ha sbagliato semmai a dire che ce l'ha il 90% delle donne. Eh no, caro il mio deficientino savoiardo: ce l'abbiamo tutte e non solo nel cervello, anzi, tutti*, anche tu alto 1,85 m in una taglia 44, a meno che non sia affetto dalla sindrome MDP - in cui scopro, googolando, che l'adipe è presente per lo più nel sangue - o dalla sindrome prenatale progeroide oltre che dall'ottusità.

Secondo l'imbecille savoiardo, come altri caproni suoi simili prima di lui, essendo molto più leggera oltre che più alta della sua fidanzata, che ha la pancetta con supplemento sopra il pube, sono inibita dal pronunciare parole come "rassodare, cellulite, gonfiore" (badare: non ho detto neanche "dimagrire"), anche se ne parlo in termini razionali e con toni distesi, sereni, pacifici. A parte che ho usato effettivamente toni simili e per niente teen-deliranti ("sto correndo il più possibile anche per rassodarmi, mia cugina mi vuole in forma per il suo matrimonio"), per non parlare del fatto che convivo con la pelle a buccia d'arancia da quando avevo 13 anni, ma quello che mi stupisce è il perché di questi irrispettosi ribaltoni verbali quando sarebbe potuto nascere un civile e comprensivo scambio di opinioni, breve e forse anche istruttivo, senza bisogno di frasi precotte di vituperio,  non appena una ragazza dal peso nella norma accenna a volersi migliorare fisicamente e magari, perché no, diminuire di massa.




La "logica" di tali ostruzionisti è spietata: sei femmina e magra? Vai benissimo così. La cellulite? Non la hai perché non puoi avercela. Perdi solo tempo col fare sport e sei ridicola a provare a mangiare di meno perché non ne hai bisogno, saresti pazza a farlo, metteresti in serio pericolo la tua vita.
Le foto qui sotto, ovviamente, non ritraggono me ma delle Vip!

                                      

                                    

                                              

                               

       
Secondo il volpone imbecille, costoro non dovrebbero nemmeno pensare di fare aerobica perché tanto non pesano 90 kg
                                 
  
Nel 2014, dalla vita in giù le assomigliavo molto: bevevo litri di bibite gassate zuccherate e non correvo
                                                                                         
Inutile provare ad allargare la questione: ci si scontra con un muro di gomma a meno che non si voglia dare inizio ad un battibeccare da gallinacce. Peggio che discutere se la Juventus ha nuovamente rubato nell'ultimo campionato stravinto. Meglio parlare di altre cose, possibilmente che piacciano ai caproni come il "mio" imbecille savoiardo, tipo l'ultimo film della saga Star Wars (che goduria che non abbia vinto neanche un Oscar). Impossibile concepire che una ragazza normopeso, dall'aspetto sano e per niente deperito, vuol provare a perdere quei due chiletti che ha accumulato durante l'inverno o che fa fitness per sedare il mal di schiena e fare fiato...o ammettere che la Vecchia Signora del calcio italiano ha vinto perché ha ripreso tutte con 14 vittorie consecutive aggiudicandosi anche gli scontri diretti.


                                                


* anche Alex Schwazer: un 5% scarso di massa grassa anche dopo 15 mesi di allenamenti.

domenica 8 maggio 2016

Erano 8 anni che lo aspettavo - Alex Schwazer fenice dei 50 km

L'amore a prima vista fa fare quasi tutto, compreso aspettare pazientemente e con un ottimismo a volte senza capo né coda. Così ho fatto io nei confronti del marciatore azzurro Alex Schwazer, classe 1984 di Vipiteno, autore di una parziale parabola sportiva da fantascienza, fenice metaforica dell'atletica, anzi, del suo capitolo più lungo e sfiancante. Uno che a 23 anni straccia tutti alla 50 km ai Giochi Olimpici di Pechino nel 2008 col peso psicologico dell'essere il favorito, al top della forma e con un livello di emoglobina da anemico, lutto alla spallina e occhialoni a coprire gli occhi chiari sotto un sole cinese accecante - mentre Elisa Riguado aveva firmato un trionfo di bronzo sotto la pioggia. Poi nel 2012, a pochi giorni dalla competizione appunto nella sua disciplina regina, arrivano i controlli ed il dichiarato uso di Epo, il mea culpa e le scuse in una conferenza stampa diventata confessionale (in cui ha anche detto di non amare la marcia!), la squalifica del Coni, l'addio all'Arma dei Carbinieri, l'inevitabile bye bye degli sponsor, pochissime comparsate in televisione a fianco dell'allora fidanzata, un annuncio a denti stretti della fine della sua carriera di marciatore e maratoneta. Delusione, polemiche, vituperi, anatemi e, da parte mia, un'amarezza sconfinata. Nel 2014 però, Alex riprende ad allenarsi. Ogni tanto i media fanno il suo nome in rapporto a questioni da aula di tribunale ed io sono spesso lì davanti al piccolo schermo a orecchie ritte. A fine aprile di quest'anno la squalifica volge finalmente al termine.
E stamattina appunto, la curva di questa parabola punta di nuovo verso l'alto col primo posto di Schwazer nella 50 km di marcia a squadre ai mondiali di atletica a Roma.
Primo in 3h e 39', seguito dai compagni di team Marco De Luca, quarto, e Teodorico Caporaso, quinto, e ammesso a Rio 2016: al limite dell'incredibile. Io stessa ho stentato a credere a questa bella realtà da film, che fa evaporare gli otto anni passati dalla medaglia d'oro pechinese, eppure qualcosa dentro di me mi ha sempre fatto credere che la carriera sportiva di questo atleta non era ancora finita, che ci sarebbe stato un altro tentativo, un ultimo capitolo. Per i prossimi Giochi non credo che ci regalerà un altro metallo prezioso e anzi i 50 km saranno durissimi per lui, sulla scia dei 32 anni e a gareggiare con giovani leve e altri veterani, ma poco importa. Il bello è tutto quello che c'è dietro al taglio del traguardo di stamattina. Alex Schwazer non ha soltanto regalato all'Italia e ai suoi tifosi un'altra medaglia o spronato tutto un gruppo a fare del suo meglio: ci ha dimostrato che a volte si può sopravvivere e rimediare ai propri errori, mali, ansie, debolezze, irragionevolezze. Avrebbe potuto mollare tutto definitivamente o scegliere una via più facile, meno dolorosa, optando magari per i 20 km - come fece Ivano Brugnetti seppure a causa di infortuni e problemi fisici - e invece si è ributtato anima e muscoli sulla disciplina olimpica più lunga e massacrante. Dal sito della Gazzetta dello Sport, inoltre, un commentatore accenna ai severi controlli cui Schwazer si sottopone da tempo: esami vari, dieta rigida e nessun integratore, il tutto per volere dell'allenatore Donati, uno che dubito si faccia prendere per i fondelli due volte. Poca indulgenza, in parte giustamente per carità, verso questo atleta ritrovato, che ha scontato fino all'ultimo giorno la pena inflittagli. Tanto invece lo scetticismo, nonché ostilità, dubbi e quella ingiusta tendenza a parlare del suo temporaneo (e breve) uso di doping come se non avesse fatto altro nella vita, invece che accumulare km su km dall'età di 15 anni. Da parte di colleghi sportivi vincenti e "semprepuliti" ci sono stati ogni tanto alcuni commenti scottanti, da quello velato della divina Valeria Straneo sei mesi fa a quelli più recenti di uno spietato Gianmarco Tamberi, di una più comprensiva Margherita Granbassi o di un polemico Jared Tallent, marciatore argentato a Pechino e dorato a Londra, piazzatosi poche ore fa alle spalle di Alex ("La percezione che si ha da fuori, è che abbia vinto ancora una volta uno che bara". Ok, ma da dentro allora? Tanto per sapere...).



   Il commento di Tamberi sulla pagina Facebook


http://www.gazzetta.it/Atletica/03-05-2016/atletica-granbassi-schwazer-non-tifero-lui-ma-merita-altra-possibilita-150466916304.shtml

http://www.gazzetta.it/Atletica/08-05-2016/atletica-mondiali-squadre-marcia-tallent-attacca-schwazer-battuto-un-baro-150540266470.shtml

Da adolescente, alle prime sconfitte incassate mi dicevo che è forte non tanto chi non cade mai, ma chi cade e si rialza. Onestamente ne sono sicurissima anche adesso. Prendiamo per buono, poiché è così, quanto ha fatto oggi questo atleta e chiediamoci quanti abbiamo o avremmo fatto una cosa analoga nel nostro piccolo.

mercoledì 27 aprile 2016

"Il Centro" di Arese, via crucis fra paradossi, folla e compulsività

SmokyIronman: "Che ne dici se dopodomani andiamo al centro commerciale di Arese?"
Vanessa (impallidisce, tossisce con sputazzi): "Cough cough.... Mmmhhh.... quello che è aperto la settimana scorsa?... Maaaahhh.... Non sapreeeei... aspettiamo che il polverone dei visitatori si sia placato un pooooo'..."
SmokyIronman: "Ma no, dai, partiamo presto, arriviamo presto, così cerchi quel vestito per il matrimonio di tua cugina..."
Vanessa: "Mhhhh okkkeeeeeei....Magari riusciamo ad entrare al Kentucky Fried Chicken..."


E certo, due volte.


Scherzo ovviamente. Perché le file chilometriche dell'inaugurazione si sono ripetute anche il 23 pomeriggio in un loop da film dell'orrore, roba che il tempo sembrava non scorrere mai. Ma tutta la nostra giornata è stata strana e surreale, nel secondo sabato di attività de "Il Centro" di Arese, nuovissimo super centro commerciale fra Rho Fiera e Milano ovest fra paradossi, stranezze e assurdità.

1a stazione - Preambolo
Definito il più grande d'Europa, cosa che obiettivamente mi suona strana, con duecento negozi fighi ed alcuni inediti in Italia come Primark (che già avevo visitato a Marsiglia) e Lego. Costruito in tempi record, ben attrezzato, fonte di lavoro per tante persone, spauracchio per la concorrenza, meta imperdibile per gli amanti dei centri commerciali, dei VIP, dei fashion blogger/ youtuber.


                                                       

2a stazione - Uscita dall'autostrada e parcheggio
Venendo dal Piemùnt, varcato il Ticino e presa l'uscita per Malpensa, occhio a non prendere l'uscita 1 anziché la 1a: vi costerà 1,70 € e cinque minuti extra di tempo. Nessun problema per noi, invece, per trovare uno fra gli oltre 4400 posti macchina del mega parcheggio.

3a stazione - Primo impatto
Se anche non fosse il più grande d'Europa, è fra i più nuovi e appunto belli, moderni, avveniristici, con rifiniture, materiali, linee, ascensori e dettagli che ne riecheggiano altri già visti all'Expo. Alla prima occhiata panoramica sono rimasta a bocca aperta. In più, mappe del sito sia cartacee che interattive, a disposizione su maxischermi a portata di touch, con tanto di fotografi e cameraman al lavoro a documentare il flusso umano e monetario all'ora di punta.


                                                

4a stazione - Frendly in tutto: relax, family, pets....
Aree di sosta con panchine e poltrone a piena disposizione, anche in stile "cabina" con pareti laterali a garantire un minimo di privacy (quello che mi avrebbe fatto comodo quando mi sono concessa una merenda iper golosa); zona bambini da sogno, altro che i giocattoli dei negozi lì vicino, con attrezzi e strutture che anche molti  maggiorenni avrebbero voluto sperimentare; bagni anche "per famiglie" con annessa iconina, spaziosi e ben equipaggiati; cani  benvenuti e onnipresenti, con tanti toy portati fieramente al guinzaglio come in borse e passeggini ad hoc, ad allietare sguardo ed anima.... anche se personalmente vedere un rotweiler adulto ringhiare contro un giovane esemplare di carlino nero mi ha messo un pizzico di apprensione.


                                                      


                                                      

5a stazione - KFC ovvero il Kentucky Fried Chicken
Ore 13: oltre 20 metri esterni di fila.
Ore 17,25: oltre 20 m esterni di fila.
Ore 19: come prima.
Motivazioni più che sufficienti a farmi rinunciare alle amate Hot Wheels, divorate magno cum gaudio ad Amsterdam, Magaluff e Edinburgo e punta di diamante di questa nota catena di fast food tutta a base di pollo, che ho il piacere di conoscere già dalla fine degli anni '90 da un viaggio in Olanda coi miei genitori - e dal film "Major League". Anche perché è paradossale fare un'ora e passa di fila per un alimento che si consuma in due minuti e che contiene nutrienti effettivamente miseri ma calorie spropositate. E al di là dello sconcerto di Selvaggia Lucarelli di fronte alla maxicoda dell'inaugurazione proprio nel giorno del referedum boicottato, metto l'accento sul fatto che questo milanese non è il primo bensì il S-E-S-T-O (6°) KFC italiano dopo quelli, stranamente meno conosciuti ma neanche tanto pubblicizzati, di Brescia, Chieti, Genova, Roma e Torino. Questione di glamour???


                                               

6a stazione - Alfa Romeo d'epoca, vere icone
Una delle cose più belle è stata la carrellata di auto quasi tutte d'epoca, proprio a ridosso della zona ristorazione, provenienti dal museo storico Alfa Romeo di Arese: uno stuolo di bellezze tutte rosse ad eccezione di una super futuristica e degna del set di Star Trek classe 1971, la P33 Cuneo, bianca con rifiniture gialle ma soprattutto griffata Pininfarina!!! #laclassenonèacqua


                                            


                                             

7a stazione - Pranzo made in Emilia, caffè Illy
Eh si, abbiamo rinunciato al fast pollo ma non al pranzo, pur avendolo ordinato verso le 14,30. Escluso a priori il KFC e scartato a posteriori Il Birrificio nel mega mezzanino, abbiamo optato per la comodità, l'eleganza, l'ordine e soprattutto i tavolini assegnati dal personale di Dispensa Emilia. Per me un'insalata Mediterranea con tre tigelle e acqua naturale, deliziosa ma forse con un po' troppo olio per i miei parchi gusti; per il mio fidanzato tortelli al ragù con birra media. L'espresso inevitabilmente da Illy, dove ahimè non funzionava la macchina dell'Illycream e dove il cassiere fascinoso, alto, snello e dai begli occhi blu sembrava prelevato da un set fotografico.
                                


8a stazione - Un Desigual meno pacchiano del solito
Passiamo davanti alla vetrina di Desigual, negozio in cui in genere entro sorridente e speranzosa ed esco affranta e un po' schifata, e rimango abbagliata da due sobri vestiti in vetrina con scollo a barca e manichine tagliate in diagonale, di cui uno nero con un mega fiore rosso fucsia insolitamente intonato. Provo sia questo che l'altro, taglia M ovviamente, ma ahimè gli orli sono troppo sopra il ginocchio e la stoffa sudorifera non va bene per un matrimonio di fine giugno. Ma finché è durato è stato bellissimo!!!

9a stazione - Tridente Victoria's Secret-Kiko-Disney Store
Forse perché c'è chi reputa noi donne dai 5 ai 60 anni tutte uguali in fondo in fondo, schiave del lusso come delle favole, strano ibrido fra angeli, diavolesse e principesse, obbligate ad essere sexy ma impossibilitate a crescere del tutto, gazze del consumismo attirate indifferentemente da pelouche, gloss e canottierine.....ne "Il Centro" questi tre negozi vengono l'uno dopo l'altro, belli adiacenti appiccicati, in un perverso commensalismo commerciale come per facilitare le visitatrici nell'acquisto di cosine belle, delicate, colorate, incantevoli e talora superflue.


                                

10a stazione - Melting Pot, delirio e compulsione da Primark
Dopo le capatine da Terranova e Alcott, l'affaire Primark - anch'esso caratterizzato da file massicce sia al pian terreno che al primo. Ce la siamo cavata con neanche una decina di minuti d'attesa all'ingresso di sotto, passando attraverso un percorso tipo aeroporto e dove, negli ultimi 5 metri, ci hanno gentilmente muniti della super bag simil retina porta pesci per metterci gli acquisti, che prevedevamo numerosi. Entrati là, l'inferno: frotte di famiglie, coppie adulte e branchi di ragazzine o ragazzini di mille nazionalità a smistare e carpire capi ed oggetti da scaffali ormai disordinati stile esplosione, fra corridoi affollatissimi e sempre più stretti, con tanti articoli economici ma di dubbia qualità. In quel pandemonio meltingpottaro, abbiamo dovuto far tesoro del precedente a Marsiglia e centellinare la smania di far compere, concentrandoci su cose "necessarie". Ho provato invano delle ballerine argentate, ahimè improponibili per taglia. Ho evitato altre scarpe come anche jeans e costumi, troppo teen-dozzinali. Ho snobbato accessori e trucchi: futilità allo stato puro. Ho dribblato i pigiami: siamo pur sempre a fine aprile! In quello strano ibrido fra Woodstock e Porta Portese indoor, dove i camerini erano miraggi lontanissimi e le ragazzine si provavano scettiche giacche e camicie davanti ai mega specchi nei corridoi, spesso lasciando qualcosa per terra, il caldo e l'uggia si son fatti sentire presto. Il mio fidanzato ha sedato il suo crescente fastidio con due magliettine deliziose e dei calzini, mentre io ho scovato una spugna scrub e delle forcine mentre eravamo in fila alle casse, ovvero il punto migliore per guardare e scegliere con calma; ho anche preso last second una candela aromatizzata per mia suocera, un regalino dejavù che non potevo non rifarle.
                                  

                                           

11a stazione - Cannolo re degli sfizi, ma quei centrifugati.....
Usciti da Primark alle 17,21 accaldati e mezzi disidratati, non potevamo non tirare il fiato e riprendere pigolo con una sigaretta e un po' d'acqua. Ma poco dopo ho voluto/ dovuto concedermi una merenda degna di Melissa McCarthy: un bel cannolo siciliano con riccioli di cioccolato. Ne avevo adocchiati in almeno tre punti vendita differenti, preferendoli ad una più leggera macedonia o ad un più modajolo (ma allettante) centrifugato di frutta e verdura.

                                                           

12a stazione - Tiger: non puoi non comprarci
Anche questa è una vecchia conoscenza milanese: un percorso obbligato a serpentone dove si può scegliere qualcosa fra cartoleria, casalinghi, oggettistica, trucchetti, candele, tisane e ammennicoli vari, tutti rigorosamente cheap ed invitanti. Siamo riusciti a spendere una ventina di euri in cose che non avevamo di già.

13a stazione - Uscita, benzina cheap ed una "lasciata"
Coi piedi dolenti, le gambe pesanti e le facce allucinate, alle 19 abbiamo inforcato definitivamente l'uscita dopo aver incrociato l'ultimo gregge di giovani fashionisti e l'ennesima coppia con annesso chiwawa color crema. Con la sottoscritta al volante, usciamo dal parcheggio strabuzzando per l'ultima volta gli occhi di fronte al mega distributore di benzina a 1,31€ al litro, con già una trentina di auto in attesa di rifornirsi low cost. Anche questa coda è stata evitata come la peste. Mi sentivo un po' come dopo Gardaland, ma più soddisfatta - anche perché non mi è caduto il cellulare nel wc. Unico accenno di rimpianto: non aver avuto la forza non solo fisica di fare una capatina al Lego Store.


                                 

14a stazione - Un consiglio personale, banalissimo
"Il Centro" è un'esperienza di vita, specie per chi abita come me in una città di medio-piccole dimensioni. Gli addetti ai lavori come anche i fashionisti, quelli che hanno voglia e danari da spendere, ma pure coloro che devono comprare una cosa in particolare, fanno più che bene a farci un salto anche in queste giornate caotiche, altrimenti possono aspettare tempi di maggiore quiete. E chissà se per i saldi ci ritroveremo di nuovo tutti qui a saltare meccanicamente da un brand all'altro, a dragare mensole e stand peggio di un cercatore d'oro e a barcamenarsi per riuscire ad ordinare da mangiare nel minor tempo possibile.

mercoledì 20 aprile 2016

Il Pugliese colpisce ancora, pùrin

Essendo di genere femminile non ho un corredo di attributi virili, ma ahimè qualcuno me li ha fatti metaforicamente cadere. Ebbene si, sto parlando, probabilmente per l'ultima volta, de Il Pugliese e in particolare della sua letterucola arrivatami circa tre settimane fa, a ben sette mesi di distanza dalla mia ultima risposta.
I maroni virtuali mi sono caduti per ovvi motivi, primo fra tutti il grande intervallo di tempo che è voluto al suddetto individuo per riscrivermi. Per chi si ricorda o ha voluto rileggere l'ultimo paragrafo della saga "Esiste l'amicizia uomo-donna?" di questo blog, ad agosto avevo deciso di ridare una chance a questa nostra frequentazione via email dopo due anni di (mio) silenzio ma, per un grottesco contrappasso, mi sono rivista tornare indietro un muro di mutismo. Questa sua controrisposta alla fine è arrivata appunto poco prima di Pasqua.
Onestamente - non che voglia tirarmela anche se ogni tanto non fa certo male - mi aspettavo un minimo di solerzia ed entusiasmo sufficienti ad avere sue notizie in un tempo minore di quello che è occorso ai miei poveri ammennicoli evanescenti a cadere miseramente.


                                                       Risultati immagini per palline che cadono piazza di spagna

                                     Risultati immagini per caduta meteorite in russia

                                                        Risultati immagini per palline che cadono

Se poi ahimè voglio ripensare anche al contenuto, senza bisogno di riportarne qui alcuni frammenti, rammento una ripetitività, una fiacchezza, una banalità ed una maniera degni di un ottantenne che scrive alla biscugina settantenne di quanto sono belli gli alberi in fiore ma anche quanto è fastidioso il suo mal di vita. Wow, 5-6 email e messaggi spalmati in 24 mesi ad accattare un mio ripensamento e poi si scribacchiano quattro righe senza capo né coda, dove (sigh sobh sniff) purtroppo non manca il giurassico accenno ad un mio possibile matrimonio*, con tanto di emoticon "che fa ggiòfaneh".
Complimenti davvero a Il Pugliese, direi che è il modo migliore per instillarmi la convinzione che con soggetti maschili single e scapoloni con un certo gap di età dalla mia conviene essere sbrigative, laconiche e possibilmente un po' stronze, prima di creare un lento e dolente effetto a catena che potrebbe portare anche minimamente vicino ad un altro teatrino degli orrori come quello da cui sono appena uscita.

                                                         Risultati immagini per caduta meteorite in russia


* o forse che stava facendo il finto contento e voleva gufare???