lunedì 8 gennaio 2018

Dieci frammenti di film che mi comunicano frustrazione

...e in cui ogni tanto mi rivedo.

Eccoli:

- in "Tootsie" quando il regista della soap opera grida alla troupe "Due a sinistra, tre a destra" con la diretta che sta degenerando

- in "Terminator 2" quando Sarah Connor ricarica il fucile a pompa ma ha finito le munizioni

- in "Wargames - giochi di guerra" il generale che dice "Che cosa non avrebbe senso?"

                                

- in "Erin Brocovich" quando lei vede degli scarafaggi in cucina

- il finale di "Uomini che odiano le donne" con Lisbeth che butta via il giubbotto di pelle che aveva fatto fare per Mikael, dopo averlo visto con Erika

                                        

- in "Apocalypto" la donna incinta e il bambino in fondo al pozzo, con l'acquazzone che scroscia su di loro

                                   

- il nonno di Titta in "Amarcord" perso davanti casa nella nebbia: "mi sembra di non stare in nessun posto"

                             


- in "Schindler's list" il bimbo nella latrina che si sente dire di andarsene ed alza gli occhi smarrito

                            

- una compagna di Charles in "Chaplin" che gli grida per farsi sentire, con lui tutto immerso in una composizione per un film

- Molly protagonista femminile di "Ghost" che fa oscillare il barattolo di vetro con la monetina per poi farlo ruzzolare e infrangere per le scale.

Sto regredendo e non va bene. Buon 2018.


giovedì 28 dicembre 2017

Scoperte cinematografiche: il 2017 mi ha portato il grande Kim Ki-Duk

In questo universo cinematografico sempre più spaccato fra cine panettoni, fantascienza spesso becera, commediole all'acqua di rose e dall'altra parte cinema d'autore nudo e crudo, ho avuto la fortuna, anche tramite la lettura del blog del sempre mitico James Ford, di scoprire il regista sud coreano Kim Ki-Duk.

                                 

Mi è bastato il suo "Bad Guy" per invaghirmi delle sue tematiche e del suo stile asciutto e realistico, oltre che delle sue originalissime storie non facili da digerire, ma che lasciano tanti spunti di riflessione e tante emozioni dentro.

"Bad Guy" era incluso in una lista dei cinquanta migliori film asiatici degli ultimi tempi.

                              

Una visione shock, un'illuminazione. Allora mi sono messa a cercare tutte le pellicole di KKD dall'inizio riuscendo a vedere "Crocodile", "The Birdcage Inn", "Real Fiction", "Indirizzo sconosciuto", "Primavera, estate, autunno, inverno...e ancora primavera", "La samaritana", "Ferro 3", "Soffio", "Arirang" e "Pietà".


                                              


                                 


                                   

Per ciascuno sudore freddo, emozione, tremore, suspence, mentre il mio innamoramento era sempre più forte. Non vedo l'ora di guardarmi "Moebius", che come in una favola avevo già adocchiato e mi ero procurata già qualche mese fa senza sapere che fosse anche lui di KKD.

In quasi tutte le storie di Kim ci sono conflitti o situazioni masochiste, è presente un personaggio che deve/vuole espiare una colpa o riscattarsi, ma anche uno che non parla mai (come anche in "Dolls" di Kitano) comunicando solo con gli occhi e la mimica; a volte le due figure coincidono. In "Ferro 3", Leone d'Argento a Venezia, i due protagonisti pronunciano complessivamente due frasi - scandite solo da lei peraltro.
Anche in "Bad Guy" il personaggio principale è un taciturno con una cicatrice sulla gola, ma verso la fine si scopre che potrebbe parlare seppure con voce deformata, quasi comica, cosa che non ha incidenza nella sostanza della storia per quel che ci ho capito.
Conflitti e masochismo si rispecchiano anche nella violenza come lotta per la sopravvivenza e nel modo di trattare il sesso, inquadrato spesso in prostituzione imposta o spontanea e in stupri minimalisti, appena drammatici e anche vagamente grotteschi (in "Crocodile", mentre il protagonista abusa della donna, il bambino lo morde in una natica), come atipici sono i corteggiamenti (l'apprendista asceta che ne fa di ogni per palpeggiare la ragazza in "Primavera, estate..."). C'è anche spazio per l'amore, malato e controverso come in "Crocodile", "Indirizzo sconosciuto", "Soffio", o romantico come in "Ferro 3", vera e propria apoteosi per me del romanticismo puro senza sdolcinatezze, retorica e forzature come non ho memoria di aver mai visto in altro lungometraggio.

Kim Ki-Duk è un regista molto prolifico, con una storia personale ricca di episodi che lo hanno arricchito di sentimenti e sensazioni defluite appunto nella sua opera: dal 1996 ha girato quasi un film all'anno che scriveva, montava e produceva per ricominciare, a ruota, fino ad alcuni accadimenti del 2008 che lo hanno fatto interrompere. Nel 2011 è uscito "Arirang", docufilm autobiografico in cui Kim ha spiegato la sua opera e la sua crisi per riprendere subito a lavorare più o meno come prima anzi meglio, più forte e rassicurato, girando in pochi mesi "Amen" che ahimè mi manca e l'incredibile "Pietà", Leone d'oro a Venezia, una vera bomba dove gli appassionati come me di questo grande autore si ritrovano in successione, dosati con maestria, senza forzature e con un incastro perfetto, tanti degli ingredienti dei film precedenti; non una scena di troppo o una battuta inutile, più un finale col botto da far accapponare la pelle e il cuore. Roba che anche i fan di Tarantino, inclusa me, difficilmente avranno provato altrettanto appena alzatisi dalla poltrona del cinema dopo aver visto "The hateful Eights".

Menomale che c'è il cinema a farmi conoscere buoni film e a volte buone persone anche solo sul web, perché dal vivo è uno sfracello :D

mercoledì 27 dicembre 2017

Per Natale ci mancava l'ennesimo "pacco" femminile

Ok, neanche io sono un angelo. Certe cose non mi piacciono, non mi parlo con alcuni ex amici, non mangio pizza e pasta a cena, non sopporto la volgarità e i cine panettoni. Però sono molto disponibile, corretta e non cerco niente da nessuno, cose che invece ho riscontrato varie volte in diverse conoscenti di passaggio e, l'altra sera, ne La Fulva. E mi sono caduti i cojones.

Ebbene sì, ho ricevuto numerosi pacchi e delusioni ben più da donne, per lo più single, che da uomini! Tutte che non sapendo cosa vogliono non ne vogliono sapere di stare a casa un sabato su mille e che smaniano per vestirsi, truccarsi, uscire, aggregarsi, divertirsi, "fare le pazze" ma sempre e solo alle loro condizioni e per come gira l'umore.

La Fulva, amante del rock, proveniente da una grande città, è l'ultimo acquisto del gruppetto tutto in rosa di due mie amiche storiche che sono tornate single dopo anni di relazione. Morale della favola, escono in 4 o 5 e a volte 6, tutti gli weekend. Apericene, piccoli karaoke, locali. In attesa del mio trasferimento, con Davide lontano, questo autunno mi sono aggregata a loro un sabato si e uno no, visto che c'erano appunto queste mie due amiche.

La sera del 25 c'era una cover band che mi interessava e che da tempo avevo detto che sarei andata a vedere, a quel punto anche con il mio fidanzato, che è in ferie. L'antivigilia di Natale mi arriva una chiamata della Fulva, che si era fatta dare il mio numero: vuole organizzare per quella sera, io confermo che ci saremo.
Il 25 prima di pranzo arriva un messaggio della Fulva: due ragazze non verranno, una è in forse, ma lei andrà lo stesso anche perchè abita vicino al locale - i suoi bimbi sono col padre.

Qualche ora dopo, scambio di messaggi:
Fulva: Venerdì 29 che si fa? :D Cena da me e cover band X? (Con icona del manifesto)
Vanessa: Wow!!
Fulva: Come mi gasa!!!!
Vanessa: Niente male!! Vediamo dove ci porta l'ultimo dell'anno (sottintendendo che se vado qualche giorno fuori città col fidanzato non potrò esserci, ognuna ha la sua vita)
Fulva: Mi porta a casa coi bambini ahahaha
Vanessa: Ahahah
Fulva: Dai intanto la butto lì con una secchiata di entusiasmo, ci aggiorniamo <3<3<3
Vanessa: Oki cara!! Per me futuro è la mezz'ora successiva a quella che sto vivendo, porta pazienza quindi <3
Fulva: ahahaha, bacino

All'ora di cena scrivo alla Fulva - che a quell'ora aveva ipotizzato di acquistare le prevendite per la serata:
Vanessa: Bella, hai preso i biglietti? Noi stasera ci siamo!!! (Ma era risaputo)
Fulva: Resto a casa.... Come si va in 3? Se hai voglia si esce sabato - icona bacino

Non le ho risposto, l'ho bloccata su cellulare e, tanto per evitare imbarazzi, anche su Facebook, così se vuole organizzare qualcosa lo dovrà fare al netto della mia adesione. Non capisco la difficoltà nel dire prima che in tre (ovvero coppia + single) lei non sarebbe venuta e comunque che paura aveva, che ci limonassimo tutta la serata? Mica abbiamo 18 anni! E il tanto decantato entusiasmo dove è finito? È stato messo in ghiaccio per il weekend, cioé per quando le torna comodo?
Quella sera mi sono fatta mettere in lista e mi sono vista la "mia" cover band, la Fulva invece ha perso un "numero" femminile per le gruppate - tutto sommato cosa altro cercava se non questo quando due giorni prima si era fatta dare il mio recapito?

mercoledì 20 dicembre 2017

Per Natale ci mancava l'influenza!

Avviso: post schifoso!

Ebbene si, i terribili virus gastro intestinali che stanno mettendo a letto un sacco di gente hanno colpito pure me e, per la prima volta almeno da dopo la mia adolescenza, sotto le festività natalizie! Probabilmente mi sono presa sto fardello da mio nipote, un tortellino di neanche tre anni, che mi ha causato un dopocena da film dell'orrore, seguita a ruota da mia madre. 

                                                                    

Praticamente ad un certo punto ci davamo il cambio al bagno, neanche ci fossimo messe d'accordo! Ognuna però aveva la sua borsa dell'acqua calda personale :D

                                     

                                    

La cosa più terribile è stato dare di stomaco: due episodi dolorosi e faticosi, orribili, in cui ho visto a ritroso quanto mangiato in un giorno che sembrava normale e per niente peggiore di altri. Il buffo è che durante queste tre ore infernali mi sono scritta al cellulare con mia cugina, sola in casa col marito ad una cena di lavoro e col piccolo che ha avuto bisogno di un paio di sedute al bagno: diciamo che ci facevamo coraggio e davamo consigli, cercando anche di sdrammatizzare. A mezzanotte sono crollata a letto esausta e dolorante, per prendere sonno dopo le quattro e mezza, a tenere a bada la sete terribile bevendo a sorsi degni di un canarino, col cestino a portata di mano che non si sa mai. Che sollievo prendere finalmente sonno, sprofondare e non sentire più niente, neanche i blandi mugolii di mia mami, che finalmente aveva trovato pace.

                                     

Menomale che col lavoro sono a posto, ma peccato che stasera dovrò saltare una cena con amiche che fra l'altro non vedo da settembre. Fitness poi neanche a pensarci! Ieri pomeriggio fra l'altro avevo fatto un visita ad una delle mie due zie settantenni con tanto di scambio di regali: speriamo di non averla contagiata!!! Per l'altra parente, spero di rimettermi in sesto prima possibile.

sabato 9 dicembre 2017

E basta parlare di abbuffate per Natale!

Basta col luogo comune dell'abbuffata natalizia! Ma che siamo, bestie furiose??! Come se non bastassero le capatine al ristorante esotico, i sabati sera al ristorante e gli apericena a getto continuo!!!
Passi che il 25 dicembre di anno in anno stia perdendo il suo spirito originario, anche perché il tempo passa e le mode cambiano, ma perché associarlo automaticamente alla quantità mangereccia, alle grandi scorpacciate e soprattutto alle abbuffate???

Rispolverando l'aura diet degli albori di questo blog, ritengo quest'ultimo termine l'incriminato numero uno, da scancellare dai post di Natale di siti e social network, talk show e riviste e vietare da codice deontologico anche ai giornalisti: abbuffarsi è un'azione da malati di disturbi del comportamento alimentare secondo il quale ci si riempie lo stomaco fino a scoppiare con quantità industriali di cibo non necessariamente buono, sfizioso e ben cucinato come invece sono solitamente le portate delle tavole natalizie! Chi soffre di questo terribile dca è capace di ingurgitare junk food ma anche scatole intere di fette biscottate o crackers integrali, per un innaturale e insano bisogno di sfogarsi/ punirsi/ farsi male, il tutto in solitudine, magari solo/a a casa, senza gustare niente, senza godersi niente. In una combo da horror, alcuni di coloro che si abbuffano chiudono il cerchio nefasto rimettendo volontariamente, sempre senza nessuno vicino per vergogna ma anche per timore di essere smascherati e quindi fermati. Probabilmente assaporano appena ciò che masticano solo coloro che in precedenza si erano dati a lunghi digiuni - gli anoressici insomma - per poi passare, stravolti dalla fame e dalla fatica, appunto al binomio riempimento + svuotamento, non meno folle e doloroso... forse di più.

E tutto questo non ci incastra niente con l'attesa del pranzo di Natale, dove antipasti, primi, secondi, contorni e dolci vengono preparati con amore, attenzione e scrupolosità in un rituale che coinvolge anche la casa e le persone, che si fanno tutte più belle e ben vestite - le donne anche con un bel manicure a prova di faccende domestiche -, dove si sta a tavola più del solito, alcuni anche fino alle cinque del pomeriggio, dove passa anche un quarto d'ora fra una portata e l'altra. E se il commestibile è buono, si parlerà di scorpacciata, di super mangiata, di maxi portate, di super pranzo come di cenone: tutti termini sempre iperbolici (e tutta questa fissazione gastronomica secondo me può macchiare il proprio rapporto col cibo) ma in un'ottica positiva, distensiva, relativamente sana, dove si mangiano pezzi di tradizione, di passato, di storia familiare oltre che di goduria palatale.

Se proprio non ci si può astenere da certi luoghi comuni sul Natale, vorrei almeno un ridimensionamento del modo di parlare dei pasti ad esso collegati ed evitato appunto questo strafalcione lessicale che come detto riecheggia un disturbo terribile e doloroso.

Parentesi personale: fino ai miei 15 anni abbiamo festeggiato il Natale e le festività con pochi parenti, al massimo eravamo una dozzina. C'era anche la signora V., madre di uno zio acquisito, che nonostante l'età e gli acciacchi ogni anno preparava dei crostini di fegatini, di quelli scuri e un po' acri, che portava in un vassoio coperti da un canovaccio coi bordi ricamati; erano davvero deliziosi e forse solo un paio di ristoranti della zona li facevano così buoni. Era l'unica cosa un po' più tradizionale dei nostri pranzi mai troppo lunghi né eccessivamente succulenti, e che mi è sempre sembrata unica, buona e preziosa. Passate a miglior vita sia mia nonna che la signora V., ogni nucleo familiare ha festeggiato la natività per conto proprio, noi cucinando un primo e due secondi, i miei zii rifornendosi in rosticceria. 

martedì 28 novembre 2017

Realtà normale batte Pro Ana 1-0

Mi accontento di una vittoria di misura, ma di questi tempi non è male. Il riferimento è alla notizia shock (fonte Corsera) di due giorni fa: una blogger diciannovenne delle Marche è stata denunciata dalla polizia di Ivrea, sui iniziativa della madre di una ragazzina minorenne, per i terribili consigli alimentari proposti istiganti all'anoressia e alla bulimia. Ergo, la blogger che si è beccata la denuncia è una delle cosiddette pro ana, le sirene del Web che da dieci anni e forse più infestano la blogosfera e che la chiusura di Splinder ha appena ridotto di numero e virulenza.
Ma come ho letto, sento dire su Youtube e comunque anche io penso fortemente, basta un esempio cattivo che danneggia una sola persona e già si può piangerne e gridare alla sconfitta, al guaio, al danno.

Dolenti le parole della madre della minorenne, che ricostruisce la vicenda accennando a continui messaggi che la figlia riceveva e che consistevano in istruzioni da seguire per dimagrire in maniera insana e innaturale. Una specie di personal ana coach insomma. Terrificante.

La nota positiva, oltre al fatto che una colpevole è stata smascherata e denunciata e il suo mondezzaio virtuale oscurato, è stato il ritorno di normalità dopo l'assurdo. Una madre preoccupata che prende il toro per le corna e smuove mari e monti per aiutare la figlia, senza paura di andare fino in fondo*. E così ottiene due cose: la salute di sua figlia, o almeno la via verso la guarigione, e sua figlia stessa. Perché nelle famiglie sembra che si parli di tutto tranne che dei veri problemi, dei disagi, delle solitudini. Poco tempo, poca testa, troppa tecnologia: anche i tempi "modernissimi" non aiutano. Da minorenni poi si è un po' strane, ribelli, introverse e chiuse, ma ogni tanto bisogna fare un passo indietro e intuire che forse è meglio seguire i consigli dei genitori, anche se imperfetti, piuttosto che di estranei. Se poi non ci si riesce, è davvero una fortuna, come ha detto la signora in questione, che intervengano i familiari prima che sia troppo tardi. 

*Non è una banalità, leggetevi "Noi ragazzi dello Zoo di Berlino" specie quando la protagonista Christiane lamenta che sua madre non si era mai accorta di niente mentre invece quella della sua amica una sera venne tutta infuriata alla fermata della metro a riportare la figlia a casa.

venerdì 17 novembre 2017

Ancora guai per Kevin Spacey + il finale de "I soliti sospetti" come "Pomodori verdi fritti"

Ancora guai per Kevin Spacey. L'attore statunitense con cittadinanza britannica che a ottobre era stato accusato di molestie, stupri, condotta immorale o disdicevole, adesso viene anche tacciato di comportamenti inappropriati.
L'ultima beffa insomma per un grande talento della settima arte, che si è ritrovato coinvolto nel turbine del vaso di Pandora scatenato dalle denunce di molestie e ricatti subiti da numerose attrici da parte del produttore Harvey Weinstein. E l'America, si sa, su due cose non scherza: sul fisco e sulle molestie sessuali. Come tanti prima di lui, da Michael Douglas a Tiger Wood, secondo Wikipedia adesso Spacey "si sta facendo curare", cosa che per noi europei forse sembrerà una mezza presa per i fondelli ma che per gli statunitensi è la soluzione oltre che buon metodo per mettere tutti a tacere.

In questi giorni, se da una parte non potevo che condannare il comportamento di KS - certo è terribile pensare che per un decennio abbia molestato giovani artisti, mettendosi alla stregua di alcuni preti - dall'altro non ho rinnegato un millimetro di ammirazione che avevo provato per lui nei pochissimi film in cui l'avevo visto recitare, ovvero "Seven" e "American Beauty", togliendo "Una donna in carriera" e avendo rimosso quasi completamente "L'uomo che fissa le capre". Per i blogger cinefili che ogni tanto capitano qui, giuro che sono anni che cerco "Americani", di cui ho visto solo la sfuriata iniziale, e non devo farmelo mancare assolutamente.

Qualche giorno fa ho riascoltato la canzone di Caparezza intitolata proprio "Kevin Spacey", in cui sono contenuti numerosi spoiler soprattutto di sue pellicole, incluso "I soliti sospetti"; ho anche letto i commenti in fondo al video; poi ho trovato su Facebook un post che parlava delle 50 migliori battute conclusive di film e nei commenti anche qui molti utenti citavano "I soliti sospetti". Ogni cosa me lo rammentava, mi ci rimandava e la mia curiosità cresceva... Quindi ho cercato su youtube....e grazie ad una botta di fortuna l'ho trovato in italiano, versione integrale! Non ci ho pensato due volte e me lo sono guardato!

Bello, bello, bello! Ignorandone il finale poiché non l'avevo sentito bene dalla canzone di Caparezza, mi sono goduta una pellicola con ottimi attori, spunto interessante, trama un po' a incastro, dialoghi taglienti. Finale col botto ma secondo me, che l'ho visto appunto 22 anni dopo la sua uscita nelle sale e quindi ero seduta sulle spalle dei giganti, meno imprevedibile di quanto mi aspettassi, se non altro perché 1) persone come Verbal sembrano ma non sono affatto stupide o svampite, perlomeno dal film ho avuto subito questa impressione, 2) se è Verbal a raccontare tutta la faccenda (ma la dirà la verità?), oltre che essere sopravvissuto al colpo, un motivo ci sarà, 3) di film in film si sono rivisti personaggi con finte menomazioni, 4) lo stesso finale di "Saw", ma perché no anche di "Pomodori verdi fritti alla fermata del treno", può essere illuminante.
Gli unici difetti di questo film mi sono sembrati i capelli di Stephen Baldwin e quelli di Gabriel Byrne, troppo ben colorati - e ridicoli - da sembrare parrucche ma anche certe inquadrature leggermente patinate: e che cavoli, io voglio rughe, capelli bianchi, polvere!