martedì 5 giugno 2018

Nessun dolore, no - posso stare senza calcio mondiale, c'è l'atletica!

Nonostante l'esclusione della Nazionale italiana di calcio dal prossimo Mondiale, i media non possono certo dribblare l'evento, assolutamente. Se non altro per permettere agli italiani di tifare almeno le nazioni di quei calciatori stranieri che hanno indossato i colori sociali della loro squadra del cuore. 
Ecco quindi che i palinsesti di alcune reti televisive sono stati alterati per ospitare programmi illustrativi sulle nazioni partecipanti, sui giocatori, su notizie varie, ma ci sono almeno un paio di spot pubblicitari che tirano in ballo il Mondiale e l'esclusione degli Azzurri fra autoironia, leggera malinconia e rassegnazione più o meno digerita. 

Ed io, in tutto questo, me ne sto come un gatto sul balcone di casa a frescheggiare in mezzo ai vasi da fiori: tranquilla e rilassata come un pascià. 

Io che da preadolescente già tifavo freneticamente un team italiano e la Nazionale, io che ho palpitato per gli Europei 2000, mi sono gustata dall'inizio alla fine la gloriosa epica vittoria del 2006, io che ancora mi rivedo su YouTube i mitici rigori contro l'Inghilterra agli Europei 2012, adesso - con ben oltre trenta primavere - posso dire di aver attuato al 90% una rivoluzione passionale iniziata spontaneamente un lustro fa: non sento niente, nessun dolore. 

L'Italia fuori dal Mondiale? Pazienza, succede, raramente ma succede. 
Cosa guardare in televisione? Le stesse cose che si guarderebbero in un anno dispari ovviamente, ma se ci si riferisce allo sport allora dico non siamo superficiali! e rivolgiamoci agli altre discipline, tutto sommato visto il caso degli ultimi Giochi Olimpici invernali direi che ne vale la pena.

E volendo essere pignoli, basta guardare anche solo all'atletica leggera: dopo l'antipasto del fascinoso Golden Gala (che pure non ha avuto tutto sommato una grande copertura televisiva), ad agosto ci saranno gli Europei a Berlino ma già a luglio si svolgeranno i Mondiali Under 20 in Finlandia; in più a ottobre ci saranno le Olimpiadi giovanili. Vi sembra poco? A me no...anche se insorge il problema della reperibilità di dirette o anche solo aggiornamenti. Ma basta alla fine spulciare un po' in giro sul web e qualcosa si trova sempre. 

Certo, il calcio ce lo scodellano ovunque e comunque, ma onde evitare di ammettere di guardare uno sport e amarlo solo perché propinato ai quattro venti, cosa che ci eguaglierebbe ad un branco di pecore, dico allora ai miei connazionali di fare un minimo di sforzo e guardarsi attorno, cercare, visionare.  

sabato 2 giugno 2018

A parole tutti maratoneti, wow

Già da qualche settimana passano in tv uno spot dove si vede una donna in età media allenarsi e realizzare il sogno di correre una maratona, alè, che bello, brava, bis.

Mah, bah, sarà.

Mi sembra che questa reclame sia ancor più semplicistica di tante altre sbolognando in due secondi il percorrimento di una lunghezza ampia e impegnativa come appunto una 42k. Non per tutti i runner mettersi le scarpette ai piedi e uscire di casa significa progredire, accorciare tempi, allungare i chilometraggi ed io probabilmente sono una fra questi. Leggo anche di corridori esperti, anche professionisti, che si fermano ad una distanza o che ci mettono tempo per andare oltre, come ci sono gli ultra che fanno le maratone in quattro ore - tempo che secondo non pochi (ma non me) li dovrebbe far desistere dal cimentarsi con questa distanza. 

Ma neanche bisogna guardare subito ai grandi obiettivi: prima dei 42 km ce ne sono di meno e quindi perché non iniziare a puntare ai dieci e poi alla mezza?

Nel mio caso, mi accontenterei di carburare un po' meglio.

I primi di aprile ho ripreso a correre alla mia maniera: passo da formica, niente musica in cuffia, a volte sola e altre in coppia. 
Ma ahimè alla decima sessione non avevo ancora beneficiato delle cosiddette "endorfine da running", quella sensazione di benessere che ti fa desiderare di uscire a far jogging, niente, zero! - proprio come in Piemùnt - solo fatica. E i doloretti a sinistra e soprattutto a destra, la sensazione di affanno, la pesantezza, il respiro rantoloso. In più si sono aggiunte due settimane di stop forzato per una capatina in famiglia: tutto mi era possibile tranne che correre, anche per il maltempo.

"Questa maglietta non è fatta per la corsa" "Forse anche io" è stato lo scambio di battute fra Davide e me lunedì scorso, ovvero quando abbiamo ripreso col running - lui che sembrava al suo solito il T1000 ed io il clone muliebre di Fantozzi.

                           




In più, tanto per confondermi le idee, in due mesi mi sono imbattuta in un turbinio di consigli, osservazioni e qualche risatina: d'altronde ho lo strano potere di attirare maratoneti/ allenatori/ nutrizionisti tutti molto esperti.

Non fermarti mai nemmeno col dolore, al più rallenta

Senti dolore? Ma non si corre col dolore, la corsa deve dare benessere e gioia

Se senti dolore è perché non corri abbastanza

Non esagerare in questi primi giorni, sei ancora disallenata

Corri sui talloni, meglio che sulle punte

Non correre sui talloni, corri di avampiede

Guarda questo sito di questo tipo, ci sono ottimi consigli sulla corsa

Va bene un paio qualsiasi di scarpette, c'è chi corre con le crocs

Comprate tre anni fa?? No no no, sono vecchie, si sono indurite e vanno cambiate

Più corri lenta e peggio è, devi accelerare

Volevi accelerare? Guarda che seguivo te


Queste due perle di Guttalax sono fresche di ieri sera uscite di bocca da uno che per imparare a mangiare ha avuto bisogno di un nutrizionista:

Quanto hai fatto di corsa? 28 minuti?? Non ti è servito a niente, per bruciare grassi devi correrne almeno 40, così hai perso liquidi che poi hai ripreso subito

Ieri ho corso 15 km, ma ultimamente non sono in forma


So soltanto una cosa: continuerò. Non mi iscriverò a quella 10k come in questo 2018 non mi presenterò a nessuna corsa non competitiva che superi i 5, ma continuerò balzo dopo balzo, piede dopo piede, dovesse ridursi tutto ad una buona imitazione del basset hownd al galoppo.


mercoledì 9 maggio 2018

Una lezione di arte che non dimenticherò mai - ora anche grazie ai Simpson

E' stato un piccolo viaggio indietro nel tempo ieri, per me, vedere la puntata de "I Simpson" dove viene costruito un nuovo auditorium poi convertito in prigione. La progettazione dello stesso viene infatti affidata all'archistar Frank O. Gehry, famoso per lo stile decostruttivista dei suoi lavori, fra cui il celebre museo Guggenheim di Bilbao. Ed è proprio qui il nesso: conosco da anni questo architetto e questa opera perché quando avrei dovuto non l'ho fatto. 

All'università ho frequentato i corsi di lettere moderne e fra i miei test sostenuti c'è anche "Storia dell'arte contemporanea", uno di quegli esami ciclopici che si sa a priori quanto siano belli e affascinanti ma che io, ai tempi, mi sono ritrovata a studiare in maniera sacrificata. Fra l'altro era diviso in tre parti con altrettanti professori ed io, lo ammetto, studiai con meno attenzione il materiale dedicato all'architettura.
All'esame, dopo aver già sostenuto una parte con una buona votazione, in attesa di essere interrogata sui vari Foster, Isozaki, Hadid (r.i.p.) &Co., cercai di fare chiarezza proprio sul semisconosciuto Decostruttivismo, di cui ignoravo bellamente il nome del maggior esponente e della sua opera summa. Provai  a chiedere ad una bionda gentile e carina che era stata appena interrogata ma no, non si ricordava nessun nome! Provai a chiedere ad una tipa brunetta e mingherlina che mi guardò, severa e rigorosamente silenziosa, come se avessi voluto venderle il David di Michelangelo.
Allorché toccò a me entrare; fra le varie argomentazioni il mansueto professore mi chiese proprio il Decostruttivismo, io mi arrampicai sugli specchi come forse avrò fatto un'altra volta in vita mia, presi un generoso quanto imbarazzante 25 promettendomi di studiare meglio la prossima volta. Il giorno dopo riuscii con uno sforzo sovrumano roba che Eisenhower eclissati a sostenere la terza e ultima parte fissando il voto finale sul 29.

Ma quei due concetti, Frank Gehry e Guggenheim di Bilbao, non me li sono più levati dalla testa, una damnatio memoriae al contrario, un ergastolo che è diventato un dono che mi segue sempre, ho conosciuto di persona

 


e che ieri ho blandamente rivissuto, ovviamente col sorriso.
    

                  

Poi la puntata de "I Simpson" si risolve citando un famoso film sul carcere, "Brubaker" se non sbaglio!

Ma cosa cerca la Russia da me? Illuminatemi!

Post ilare, ci mancherebbe,  ma con una buona dose di verità. Proprio poco fa apro il blog e vedo oltre quaranta visite odierne - che ultimamente colleziono si e no in una settimana - provenienti dalla Russia! E non è neanche la prima volta: mi era successo almeno altre due volte, già qualche mese fa, di avere giornate con picchi vistosi di visite provenienti dalla patria di Tolstoj!
Passino i vetusti due post blandamente clickbait, lo riconosco, sulle ucraine Serebro che sono stati visualizzati oltre trecento volte, ma adesso come mai? Perché ho citato Kim Jong-un? Perché la mia Rimini è meta turistico-commerciale sovietica?

E soprattutto, è già successo a qualcuno dei miei lettori?

lunedì 30 aprile 2018

Il "miracolo" e i primi fatti

La mia gioia unita a sollievo c'era già stata prima e durante l'apertura dei Giochi Olimpici invernali con un meeting di delegazioni delle due Coree e la marcia tutti assieme dei loro atleti. 
Tre giorni fa, l'incontro storico fra i due leader Kim Jong-un e Moon Jae-in, il colloquio, il varco del confine mano  nella mano e le foto ricordo.                               

E la frase del dittatore del Nord "Non ti rovinerò più il sonno coi miei missili" con l'idea di chiudere a breve l'area dei test, dare via alla denuclearizzazione e porre fine a tutti gli atti ostili fra le due parti. Bellissimo, da sogno, un miracolo!... anche se c'è chi l'ha definito uno show. E in effetti una parte di me ha pensato che fosse tutto una bella sfilza di belle parole e buoni propositi destinata a rimanere astratta.

"Ma quando assisteremo a qualcosa di più concreto?" mi sono chiesta.

Anche domani, è la risposta, quando verranno rimossi gli altoparlanti per la propaganda posti al confine della zona demilitarizzata, mentre dal 5 maggio le due Coree avranno lo stesso orario dopo lo sfasamento di mezz'ora voluto sempre dalla parte a nord tre anni fa.
E sull'agenda del dittatore Kim potrebbero materializzarsi incontri con Cina e USA. Vediamo, vediamo.

sabato 21 aprile 2018

"Sei già in vacanza e adesso lo sai" - prima notte brava a Rimini targata Top Club Show Dinner by Frontemare

Dopo due settimane divise fra pulizie, riordinamenti domestici, ricerche su internet, lavorini al pc, spesa nei vari supermercati e capatine all'House of Rock, ieri la mia prima "notte brava" targata Rimini: la serata Future Show al Top Club Show Dinner by Frontemare, sul viale Regina Margherita - wow, wow, wow!!!



Battesimo di fuoco nella zona calda della capitale romagnola quindi, assieme a Davide e a due suoi colleghi. Ma soprattutto una lezione di vita su un altro mondo che spesso si sente nominare o citare nei film ma che esiste davvero e che voglio conoscere sempre più e rendere parte della mia vita, specie adesso che abito qui.

Perché Rimini è questa: una realtà urbana dai tanti volti, "dal multiforme ingegno" tanto per scomodare una definizione omeriana, che per pigrizia e comodità si possono riassumere in due, 1) quello "canonico" di città d'arte e ricchezza varia e 2) quello di terra di divertimenti formato XXL dove i numeri parlano chiaro: 15 km di coste attrezzate con circa 1000 alberghi di ogni categoria - un terzo aperto tutto l'anno - e oltre 15 milioni di pernottamenti nel corso di un anno solare (dati del 2016) alias un milione a km alias 83mila pernottamenti al mese per km.
Tutto è in proporzione, in un'orchestra turistico-commerciale estremamente variegata: ristoranti, bar, pub, discoteche, sale da ballo, piadinerie, pizzerie, chioschi, negozi, negozietti, supermercati, parrucchieri, farmacie, palestre, attrazioni, giochi, sale da giochi, noleggi di piccoli mezzi di trasporto come anche lavoratori stagionali sia autoctoni che esterni e non ultimi venditori abusivi, prostitute, borseggiatori, spacciatori.
E percorrere in auto il boulevard del mare da Piazzale Arturo Toscanini verso sud e vedere questa umanità è stata la prima lezione/ripasso di vita locale, emozionante e ammaliante.


---------- DUE DEJAVU' E UN PENSIERO REATTIVO --------
Parcheggiando in una stradina parallela al viale Regina Margherita ho avuto due dejavù spagnoli di una decina di anni fa, d'altronde un po' ansiosa lo sono. Uno è stato Benidorm quando, lasciando la zona calda per tornare alla macchina e al nostro alloggio ad Javea, abbiamo riattraversato le retrovie dei mega alberghi, bestioni anche di quaranta piani, finché accanto a stracolmi bidoni dell'immondizia abbiamo visto una zingara addormentatasi sul gradino del marciapiede con addosso un bimbo di neanche un anno e con una coppia senior di turisti nordici che sembrava volerglielo portare via e brontolarcela.
L'altro è stato il giovane "buttadentro" indigeno di un pub a Lloret de Mar, che ci diceva che col giusto atteggiamento mentale si poteva anche vivere dodici mesi l'anno in un posto dal turismo movimentato come quello, in un viaggio che mi aveva visto dalle stalle alle stelle: la prima sera l'ultima e pure inconsapevole sbornia della mia vita e l'ultimo giorno l'ancor più memorabile capatina a Figueres, città natale di Salvador Dalì.




Ok, un ricordo negativo ed uno più positivo. Ma iersera come adesso e ogni giorno della mia vita, la giocata è mia: sta a me plasmare la mia quotidianità, mentalmente e materialmente. Avanti tutta quindi, senza perdersi in paure.


Seconda lezione/ripasso, la clientela del Top Club Show Dinner by Frontemare.
Come gli alberghi, i turisti, gli avventori e gli "illeciti" sono di ogni fascia economica ma in questo ristorante dancing si parla di un target medio/alto e sicuramente amante del lusso, apparente o di sostanza che sia. Esemplare la presenza femminile: un fiume di ragazzine, giovani e signore mature, già ben abbronzate, con vestitini aderenti, scollature, spacchi, tacchi 12, super makeup e parrucchi, pochettine e borsette griffate e arie disinvolte di chi ha passato parecchie estati in Romagna e qui si sente come a casa pur abitando altrove, danzanti, ammiccanti e sorridenti tipo l'inizio de "La grande bellezza". Proprio un formicaio umano che, finito di cenare, si alza, inizia a sgambettare e si prepara alle danze girando e girando per il locale... quante spallate ho incassato!
Dopo i primi minuti in cui i miei pantaloni di Primark e le mie simil converse cinesazze mi avevano fatto sentire una Cenerentola ripulita, è stato sempre più allietante e comico vedere così tante bellezze di decine di nazionalità...e soprattutto notare le facce degli uomini di fronte a certi combo balconcino+ginocchio in vista!

Terza lezione, l'agilità oltre alla grande professionalità dei camerieri: non avevo mai visto portar via interi tavoli da otto ancora da sparecchiare, con sopra decine di calici e bottiglie, come anche file di poltroncine, per far posto per ballare!! Perché al polo opposto dei turisti, ma perfettamente collegati, voglio ricordare che ci sono i "lavoratori", che siano appunto camerieri, lavapiatti, vocalist, dj, commessi o facchini, grande silente macchina organizzativa con ingranaggi tanto funzionanti quanto invisibili.

La "bravezza" della mia nottata non è stata certo come il mio debutto a Lloret de Mar o "Una notte da leoni", affatto! Si è limitata al posto, alla seconda tappa (alle tre hamburger e patatine al Rose and Crown, il primo pub italiano - uno dei tanti primati di Rimini) e all'aver spento la lucina sul mio comodino alle quattro inoltrate, come non mi capitava da tempo: una Lemonsoda, due sorsi di birra e l'irrinunciabile ballettio in sala fra musiche e nebbie anni '90 e lo slogan del vocalist "Sei già in vacanza e adesso lo sai" erano il giusto minimo sindacale come inizio, ma che bello tutto questo, come uscire e vedere "il cielo stellato" riminese "sopra di me", con la spiaggia ancora da attrezzare e il brulichio della fauna umana, che crescerà sempre di più weekend dopo weekend! 

mercoledì 18 aprile 2018

Goldie Hawn, battute, maratona di Boston, Yuki Kawauchi

A diciott'anni mi piaceva molto l'attrice Goldie Hawn, protagonista di tante commedie deliziose e non prive di una sana semplice intelligenza. Celebre "Una coppia alla deriva" dove interpreta una milionaria che perde la memoria e viene ingannata da un falegname proletario che la fa credere sua moglie e madre dei suoi quattro figli. Quante risate ho fatto fare a mia madre ripetendo la battuta dove il putato marito  le fa vedere alcuni "vecchi abiti": "Ero più bassa e più grassa??".

Ma le risate più fragorose, mia mami ed io, ce le siamo fatte anche di recente ripetendo una frase che Goldie pronuncia in "Una bionda per i Wildcats". Lei è Molly, che vuol allenare una squadra di football e si troverà a dover addomesticare prima e poi allenare fino ad una bella vittoria la squadra collegiale dei Wildcats - con dei giovanissimi Woody Harrelson e Wesley Snipes, mi pare al loro esordio. Molly fa inizialmente fatica a farsi ascoltare dai baldi giovanotti tutti orgoglio e testosterone e allora li sfida a vedere chi resiste di più correndo al campino degli allenamenti; ad uno ad uno li fa fuori tutti e all'ultimo ragazzo, ormai collassante, sibila con piglio da maestrina: "Te l'ho mai detto che ho vinto la maratona di Boston?... Due volte!". 

                                  

Non per le suffragette della maratona femminile fra fine anni '60 e primi '70, non per il colpaccio del faticatore Gelindo Bordin a due anni dall'oro olimpico, io sapevo dell'esistenza della maratona di Boston grazie ad un film pressoché sconosciuto con Goldie Hawn!
Ma sono stata fra coloro che cinque anni fa hanno lagrimato per l'assurda rabbia omicida dei terroristi che infangarono l'annata del 2013 con morti e tanti tanti feriti.

"Ho vinto la maratona di Boston" insomma è per me un inno all'effetto sorpresa, ovvero quando un outsider da sempre sottovalutato trova finalmente spazio e tempo per far vedere che ha carattere, talento e bravura. Effetto sorpresa che si è incarnato nell'edizione 2018 della 42 km bostoniana col successo del giapponese Yuki Kawauchi, lo statale volante che ho imparato a conoscere dalla pagina facebook "La gang degli atleti disagiati", e che sembra proporsi a me, che ho ripreso a correre la settimana scorsa dopo chissà quanto, come una spintarella mentale, un messaggio subliminale: dare qualcosa in più, anche per soli 5 km, senza accontentarsi della sgambatina indolore e non aver paura a soffrire e alzare l'asticella dei miei limiti.