martedì 17 luglio 2018

La Scrittrice e la Pin Up, per me le vere campionesse del mondo

Non la Francia e molto di più della 4x400 dell'Italia negli ultimi Mondiali rispettivamente di calcio e di atletica Under 20.
Per me i veri campioni del mondo, anzi campionesse sono due mie amiche, Scrittrice e Pin Up, due ragazze che un bel giorno hanno saputo essere qualcos'altro rispetto al loro solito e si sono riscritte il proprio presente trovando entrambe un buon lavoro, in un mondo avaro e poco meritocratico. Non da ultimo, sono per me due influencer, che mi danno forza e ispirazione oltre che felicità e orgoglio.

Prendiamo Scrittrice, diplomata, un precedente impiego che però ha dovuto lasciare per incrinature interne irrimediabili e dopo stress a secchiate. La crisi del 2011 a completare l'opera, tanto per toccare il fondo. Problemi di salute dei suoi genitori. Ma lei non si è arresa, o almeno mai del tutto, ha sempre lottato, ha continuato ad aggiornarsi, scrivere, studiare, accettato collaborazioni mensili, lavorato a macchia di leopardo per una libera professionista - senza barricarsi in casa ma continuando a frequentare le amiche sempreverdi. Questa primavera finalmente, l'occasione in un posto di lavoro che sembrava confezionato per lei e che alla fine, dopo una selezione rognosa e un periodo di prova, a lei è andato. Ora le sue giornate sono più autentiche e, non ultimo, può mettere a frutto tutte le sue abilità, la sua serietà, la sua competenza troppo a lungo in ombra. Sentendola meno lavoro di immaginazione e me la figuro camminare con la testa più alta, l'aria più rilassata ma sicura e attorno a lei un po' più di invidia da parte dei detrattori.

Quasi all'antitesi la graziosa Pin Up con la sua più giovane età, il suo sguardo da gatta e gli studi incompiuti, ma manualità e volontà ben disposte a diversi lavori. La convivenza con un fidanzato geloso e sempre più problematico la reclude da parenti, amici e occasioni per troppo tempo, in un loop negativo. Finché un bel giorno di aprile, nello stesso periodo in cui Scrittrice dava il meglio di sé al colloquio, la bella sbotta, manda al diavolo il suo amorino, ritorna in famiglia, trova prima un part time e poi un altro, in una località turistica vicina al mare e ben lontana dalle colline del suo Monferrato. Da oltre un mese si divide fra turni, capatine al mare e baby sitting per gli amici presso cui abita, fra cene luculliane e sorrisi, ha i suoi soldini in tasca, si sente rinata e fa progetti.

Praticamente ogni giorno penso a loro, leggo o ascolto la loro gioia, la loro soddisfazione e felicità che alla fine sono anche mie, perché voglio loro un gran bene e forse anche di più nonostante i tanti chilometri che ci separano.

sabato 7 luglio 2018

First Pink Race, la 10 km che non correrò

"L'unica mossa vincente è non giocare" era una delle battute clou del già citato film "Wargames - giochi di guerra". Per me oggi la mossa vincente è non correre.

                                        

L'avevo subito vista nel calendario del podismo del web questa First Pink Race, quando a febbraio mi preparavo mentalmente al mio trasloco in Riviera, assieme al Rimini Wellness e a qualche annuncio di lavoro interessante.
Fare quei 10 km a inizio luglio, più precisamente il 7 che è appunto oggi, mi era sembrata una priorità importantissima oltre che fashion e degna della perfetta (nuova) cittadina riminese! ....chissene se nel mezzo ci sarebbe stato di tutto e di più, dal cambio quasi totale di vita al riprendere praticamente da zero e allenarmi fino ad infilare 10mila metri nei 90 minuti concessi!

Ma già a maggio è subentrata la consapevolezza di non volerla - e forse poterla - fare più, non se diventava una costrizione mentale. Corro due volte a settimana ma come si sa piano, ho doloretti, non sento soddisfazione nella corsa: perché dannarmi l'anima nel cercare di aumentare il mio computo di chilometri? Per una maglietta rosa? Per un'istantanea su una pagina web che mi immortala come una caciotta al limite del collasso, come ahimè  accadutomi in Piemonte??

I motivatori e i personal trainer non me ne vogliano ma anche concetti come "obiettivi personali", "sfide", "superamento di se stessi" possono starsene tranquilli, non li ho certo calpestati. Un conto è puntare un traguardo, un altro è tormentarsi e farsi violenza.

giovedì 5 luglio 2018

Follie riminesi fra gatti bulli, Fedez, Faraone, razzismo e Notte Rosa

Che la mia nuova città fosse un po' pazzerella lo si sapeva: è Rimini, non Topolinia! Ma non potevo immaginare fino in fondo il contorno di grottescherie e di brutti episodi di cronaca a cavallo di due mega eventi movidari!

Iniziamo con sabato scorso: al mattino, questa grottesca notizia su due felini che bullizzavano il cane della vicina, con tanto di furto di cibo dalla ciotola!
Dal pomeriggio alle due di notte invece, ha capeggiato la Molo Street Parade coi suoi circa 200 mila visitatori, quasi tutti giovanissimi e con una grande voglia di ballare e anche sballare, in un turnover di musica e dj compresa la star della serata Fedez! 





Fiumi di decibel (il mio dj preferito è stato il bravissimo Marco Faraone!!! Promosso a pieni voti!!!) bevande, street food, sostanze ma anche controlli più o meno efficaci, code, delirio, qualche collasso etilico, qualche furto e ahinoi diversi casi di persone intossicate o anche solo urticate da spray al peperoncino - speriamo abbiano davvero preso almeno uno dei colpevoli di questa infamia.

Domenica e lunedì solite lamentele per rumore, sporcizia, inciviltà e immoralità dei visitatori della MSP.

Uno schiaffo morale la notizia di ieri su un caso di insulti razzisti verso un minore. Non aggiungo altro, nemmeno su certi genitori. La Romagna è una terra con una popolazione accogliente e aperta, gentile e solare, ma le terribili eccezioni ci sono sempre anche se in questo caso occorrerebbero termini ben più severi. E vedere in questi giorni, sui web media, pubblicità di capi di abbigliamento in stile etnico africano mi fa crea imbarazzo da ipocrisia.

La notizia che adesso sta tenendo maggiormente banco è la stima dei visitatori della Notte Rosa: in tutta la Riviera, dal Lido degli scacchi nel ferrarese a Pesaro nelle Marche, lungo oltre cento chilometri di costa sono previsti circa due milioni e mezzo di visitatori a godere dei numerosi eventi e concerti.

Speriamo che un po' di rosa ci faccia bene a tutti e non solo divertire…

domenica 24 giugno 2018

Chi è senza Tortu scagli la prima pietra (digitale)

Incredibile ma alla fine non troppo come ci siano detrattori più o meno palesi e spesso aggressivi, sofistici, pseudofilosofici ma quasi tutti ignoranti come mufloni nei confronti nell'ultimo e sempre più noto talento dell'atletica leggera italiana Filippo Tortu.

Come molti sanno, Filippo ha appena battuto il record tricolore del grande Pietro Mennea, correndo i 100 metri piani in meno di 10.01 e addirittura infrangendo - in assoluto terzo atleta caucasico a riuscirci - il fatidico muro dei 10 secondi in 9,99! Tempo straordinario che ad una settimana dal suo 20esimo compleanno dovrebbe solo far gridare al miracolo. E che miracolo!

Invece no, l'ignoranza dilaga e la strafottenza di più e così sui social network, che onestamente sarebbero da ri-appellare polemical, continuano a comparire stringhe verbali disfattiste, denigratorie.

Non sto a copincollare ma parola più parola meno ecco cosa è possibile leggere in giro:

Nei college americani molti atleti hanno corso sotto i 10'' già a 18 anni

Ora questo qui andrà in televisione, diventerà famoso, farà serate nelle discoteche e addio atletica

Mennea era un vero faticatore, questo ragazzo mi chiedo se non sarà una miscela chimica

Niente di importante, come tempo tutt'oggi non vale molto

...come anche c'è chi si incaponisce nel voler affermare che atleti di altre discipline sportive alla fin fine corrono di più dei big o potenziali big dell'atletica leggera, specie se si tratta di calciatori!

Come se non fosse fin troppo evidente, anche dalle scarne riprese  arrivate dal meeting di Madrid, la diversità, in un contesto di sana normalità, di Filippo Tortu, un Normal One legato alla famiglia, allenato dal padre ex atleta, meritatamente assoldato dalle Fiamme Gialle - uno senza fronzoli estetici, senza divismi, senza artifici, oggi come nel 2017 agli Europei Under 20 di Grosseto dove portò via due medaglie e ai Mondiali di Londra, dove mancò la finale per un soffio in mezzo ai giganti della categoria.

  
Qui agli Europei Under 20: nella prima batteria eliminatoria primo nei 100 m in 10,51!


Godiamocelo invece, e supportiamolo a un mese e mezzo dagli Europei di Berlino! Ai detrattori dico invece di informarsi di più se non altro per sparlare con maggiore cognizione di causa!

martedì 5 giugno 2018

Nessun dolore, no - posso stare senza calcio mondiale, c'è l'atletica!

Nonostante l'esclusione della Nazionale italiana di calcio dal prossimo Mondiale, i media non possono certo dribblare l'evento, assolutamente. Se non altro per permettere agli italiani di tifare almeno le nazioni di quei calciatori stranieri che hanno indossato i colori sociali della loro squadra del cuore. 
Ecco quindi che i palinsesti di alcune reti televisive sono stati alterati per ospitare programmi illustrativi sulle nazioni partecipanti, sui giocatori, su notizie varie, ma ci sono almeno un paio di spot pubblicitari che tirano in ballo il Mondiale e l'esclusione degli Azzurri fra autoironia, leggera malinconia e rassegnazione più o meno digerita. 

Ed io, in tutto questo, me ne sto come un gatto sul balcone di casa a frescheggiare in mezzo ai vasi da fiori: tranquilla e rilassata come un pascià. 

Io che da preadolescente già tifavo freneticamente un team italiano e la Nazionale, io che ho palpitato per gli Europei 2000, mi sono gustata dall'inizio alla fine la gloriosa epica vittoria del 2006, io che ancora mi rivedo su YouTube i mitici rigori contro l'Inghilterra agli Europei 2012, adesso - con ben oltre trenta primavere - posso dire di aver attuato al 90% una rivoluzione passionale iniziata spontaneamente un lustro fa: non sento niente, nessun dolore. 

L'Italia fuori dal Mondiale? Pazienza, succede, raramente ma succede. 
Cosa guardare in televisione? Le stesse cose che si guarderebbero in un anno dispari ovviamente, ma se ci si riferisce allo sport allora dico non siamo superficiali! e rivolgiamoci agli altre discipline, tutto sommato visto il caso degli ultimi Giochi Olimpici invernali direi che ne vale la pena.

E volendo essere pignoli, basta guardare anche solo all'atletica leggera: dopo l'antipasto del fascinoso Golden Gala (che pure non ha avuto tutto sommato una grande copertura televisiva), ad agosto ci saranno gli Europei a Berlino ma già a luglio si svolgeranno i Mondiali Under 20 in Finlandia; in più a ottobre ci saranno le Olimpiadi giovanili. Vi sembra poco? A me no...anche se insorge il problema della reperibilità di dirette o anche solo aggiornamenti. Ma basta alla fine spulciare un po' in giro sul web e qualcosa si trova sempre. 

Certo, il calcio ce lo scodellano ovunque e comunque, ma onde evitare di ammettere di guardare uno sport e amarlo solo perché propinato ai quattro venti, cosa che ci eguaglierebbe ad un branco di pecore, dico allora ai miei connazionali di fare un minimo di sforzo e guardarsi attorno, cercare, visionare.  

sabato 2 giugno 2018

A parole tutti maratoneti, wow

Già da qualche settimana passano in tv uno spot dove si vede una donna in età media allenarsi e realizzare il sogno di correre una maratona, alè, che bello, brava, bis.

Mah, bah, sarà.

Mi sembra che questa reclame sia ancor più semplicistica di tante altre sbolognando in due secondi il percorrimento di una lunghezza ampia e impegnativa come appunto una 42k. Non per tutti i runner mettersi le scarpette ai piedi e uscire di casa significa progredire, accorciare tempi, allungare i chilometraggi ed io probabilmente sono una fra questi. Leggo anche di corridori esperti, anche professionisti, che si fermano ad una distanza o che ci mettono tempo per andare oltre, come ci sono gli ultra che fanno le maratone in quattro ore - tempo che secondo non pochi (ma non me) li dovrebbe far desistere dal cimentarsi con questa distanza. 

Ma neanche bisogna guardare subito ai grandi obiettivi: prima dei 42 km ce ne sono di meno e quindi perché non iniziare a puntare ai dieci e poi alla mezza?

Nel mio caso, mi accontenterei di carburare un po' meglio.

I primi di aprile ho ripreso a correre alla mia maniera: passo da formica, niente musica in cuffia, a volte sola e altre in coppia. 
Ma ahimè alla decima sessione non avevo ancora beneficiato delle cosiddette "endorfine da running", quella sensazione di benessere che ti fa desiderare di uscire a far jogging, niente, zero! - proprio come in Piemùnt - solo fatica. E i doloretti a sinistra e soprattutto a destra, la sensazione di affanno, la pesantezza, il respiro rantoloso. In più si sono aggiunte due settimane di stop forzato per una capatina in famiglia: tutto mi era possibile tranne che correre, anche per il maltempo.

"Questa maglietta non è fatta per la corsa" "Forse anche io" è stato lo scambio di battute fra Davide e me lunedì scorso, ovvero quando abbiamo ripreso col running - lui che sembrava al suo solito il T1000 ed io il clone muliebre di Fantozzi.

                           




In più, tanto per confondermi le idee, in due mesi mi sono imbattuta in un turbinio di consigli, osservazioni e qualche risatina: d'altronde ho lo strano potere di attirare maratoneti/ allenatori/ nutrizionisti tutti molto esperti.

Non fermarti mai nemmeno col dolore, al più rallenta

Senti dolore? Ma non si corre col dolore, la corsa deve dare benessere e gioia

Se senti dolore è perché non corri abbastanza

Non esagerare in questi primi giorni, sei ancora disallenata

Corri sui talloni, meglio che sulle punte

Non correre sui talloni, corri di avampiede

Guarda questo sito di questo tipo, ci sono ottimi consigli sulla corsa

Va bene un paio qualsiasi di scarpette, c'è chi corre con le crocs

Comprate tre anni fa?? No no no, sono vecchie, si sono indurite e vanno cambiate

Più corri lenta e peggio è, devi accelerare

Volevi accelerare? Guarda che seguivo te


Queste due perle di Guttalax sono fresche di ieri sera uscite di bocca da uno che per imparare a mangiare ha avuto bisogno di un nutrizionista:

Quanto hai fatto di corsa? 28 minuti?? Non ti è servito a niente, per bruciare grassi devi correrne almeno 40, così hai perso liquidi che poi hai ripreso subito

Ieri ho corso 15 km, ma ultimamente non sono in forma


So soltanto una cosa: continuerò. Non mi iscriverò a quella 10k come in questo 2018 non mi presenterò a nessuna corsa non competitiva che superi i 5, ma continuerò balzo dopo balzo, piede dopo piede, dovesse ridursi tutto ad una buona imitazione del basset hownd al galoppo.


mercoledì 9 maggio 2018

Una lezione di arte che non dimenticherò mai - ora anche grazie ai Simpson

E' stato un piccolo viaggio indietro nel tempo ieri, per me, vedere la puntata de "I Simpson" dove viene costruito un nuovo auditorium poi convertito in prigione. La progettazione dello stesso viene infatti affidata all'archistar Frank O. Gehry, famoso per lo stile decostruttivista dei suoi lavori, fra cui il celebre museo Guggenheim di Bilbao. Ed è proprio qui il nesso: conosco da anni questo architetto e questa opera perché quando avrei dovuto non l'ho fatto. 

All'università ho frequentato i corsi di lettere moderne e fra i miei test sostenuti c'è anche "Storia dell'arte contemporanea", uno di quegli esami ciclopici che si sa a priori quanto siano belli e affascinanti ma che io, ai tempi, mi sono ritrovata a studiare in maniera sacrificata. Fra l'altro era diviso in tre parti con altrettanti professori ed io, lo ammetto, studiai con meno attenzione il materiale dedicato all'architettura.
All'esame, dopo aver già sostenuto una parte con una buona votazione, in attesa di essere interrogata sui vari Foster, Isozaki, Hadid (r.i.p.) &Co., cercai di fare chiarezza proprio sul semisconosciuto Decostruttivismo, di cui ignoravo bellamente il nome del maggior esponente e della sua opera summa. Provai  a chiedere ad una bionda gentile e carina che era stata appena interrogata ma no, non si ricordava nessun nome! Provai a chiedere ad una tipa brunetta e mingherlina che mi guardò, severa e rigorosamente silenziosa, come se avessi voluto venderle il David di Michelangelo.
Allorché toccò a me entrare; fra le varie argomentazioni il mansueto professore mi chiese proprio il Decostruttivismo, io mi arrampicai sugli specchi come forse avrò fatto un'altra volta in vita mia, presi un generoso quanto imbarazzante 25 promettendomi di studiare meglio la prossima volta. Il giorno dopo riuscii con uno sforzo sovrumano roba che Eisenhower eclissati a sostenere la terza e ultima parte fissando il voto finale sul 29.

Ma quei due concetti, Frank Gehry e Guggenheim di Bilbao, non me li sono più levati dalla testa, una damnatio memoriae al contrario, un ergastolo che è diventato un dono che mi segue sempre, ho conosciuto di persona

 


e che ieri ho blandamente rivissuto, ovviamente col sorriso.
    

                  

Poi la puntata de "I Simpson" si risolve citando un famoso film sul carcere, "Brubaker" se non sbaglio!