martedì 18 aprile 2017

Humor nero al gusto uranio

In piedi, chinarsi in avanti, mani a terra, posizione della panca, poi posizione del cane, poi di nuovo in piedi risalendo con le mani. Ripetuto con le varianti del mettere, durante la posizione della panca, una mano a turno al centro e sollevare l'altro braccio in verticale compiendo una rotazione del busto. Oppure sempre in panca piegare e distendere le ginocchia, senza far loro toccare terra ovviamente, come in tutta questa trafila. Roba che sembra una sciocchezza, ma fatta dieci volte spezza le reni e fa implorare pietà ai polsi, alle cosce, alla testa.
Addominali in tutte le salse possibili immaginabili. Gag e pure pump. Ma soprattutto questo yoga da batticina.


Che cosa buffa, io che mi affatico - pagando! - tre volte a settimana in palestra e riduco le calorie per l'estate.... e non è remoto il rischio di un inverno nucleare.

mercoledì 5 aprile 2017

Perfetti sconosciuti ma più che altro falsi - Genovese ha avuto un colpo da maestro

Finalmente ho visto anche io la famosa commedia di Paolo Genovese "Perfetti sconosciuti", film italiano uscito nel 2016 nelle sale italiane e da subito involato ad un bel successo commerciale ma anche di critica. Intelligente, originale, con momenti da mozzare il fiato, con dialoghi degni di questo nome e un cast straordinario. Un trionfo ai David di Donatello, lodi e anche vari annunci di rifacimenti da alcune produzioni estere.
Assai probabilmente, nessuna ispirazione dal francese "Cena tra amici", molto piacevole e che, se non fosse per il finale troppo buonista, avrei preferito a questo italiano. Invece dico parità.

                     

- - - - - SEGUE TRAMA CHE GIA' SI CONOSCERA' - - - - - -

Tre coppie più un amico comune, ad una cena casalinga, decidono di mettere sul tavolo, con suoneria normale e in bella vista, i loro telefonini leggendo a tutti messaggi e email e rispondendo davanti a tutti alle chiamate per vedere se hanno davvero qualcosa da nascondere non solo ai partner.

Col passare dei minuti, dopo alcune telefonate o messaggiate innocenti o anche simpatiche, inizia a svuotarsi un piccolo vaso di Pandora di situazioni e decisioni tenute segrete, bugie e tradimenti.

Nella coppia ospite Rocco ed Eva, interpretati da Marco Giallini e Kasia Smutniak, lui tiene nascosto a lei che la figlia si confida con lui di amore e sesso tanto da averle comprato per sicurezza dei preservativi, ma anche di andare in terapia - si noti: la coniuge è lei stessa psicoterapeuta. Lei non ha niente da nascondere a lui, ma si viene a sapere che a breve si sottoporrà ad un intervento di mastoplastica additiva, per lo stupore generale; in più viene fuori l'antipatia e la sottostima del suocero per Rocco.

Nella coppia in crisi latente Carlotta e Lele (una a me sconosciuta Anna Foglietta e un invecchiato Valerio Mastandrea), l'una probabilmente alcolista e l'altro costretto a chiudersi in bagno per guardare dei messaggi, durante la cena si viene a sapere che lei ha preso informazioni per mettere in una casa di riposo luxury la suocera, facendo cascare le braccia al marito. Fra una portata e l'altra lui chiede a Peppe (Giuseppe Battiston), presentatosi senza la nuova donna poiché influenzata, di scambiarsi i telefoni, che hanno uguali, perché ha un'amica che gli manda foto buffe e vuole evitare guai.

Come tipico di tanti film, ma anche della vita, c'è una terza coppia giovane e apparentemente la più felice (ma che puzza di bruciato da un chilometro, le Sfumature mica mi hanno azzerato i neuroni), che sta provando ad avere un figlio anche se in realtà lei ha smesso di prendere la pillola: Cosimo e Bianca (Edoardo Leo e Alba Rohrwacher). Si scopre che lei a volte si smessaggia con l'ex per aiutarlo con la nuova fiamma, mentre lui riceve solo tentativi di chiamate lavorative della collega Marika.

Il primo intoppo è quando i tre uomini coniugati ricevono un messaggio per il calcetto: salta fuori che a volte escludono volontariamente Peppe chiamandolo solo quando serve un portiere. Poco dopo arriva una foto hard della probabile amante di Peppe, che in realtà è di Lele.

Il secondo intoppo arriva quando dal telefono di Peppe, in mano a Lele, arrivano messaggi sempre più insistenti e compromettenti di un certo Lucio. In una situazione prima comica e poi drammatica Lele, che non vuole tradire Peppe, non sa più come gestire la cosa mentre a poco a poco si intuisce una certa omofobia nel gruppo, per lo più di Cosimo.

La situazione precipita con una chiamata a Cosimo prima di un gioielliere che gli chiede se "gli orecchini erano piaciuti" e subito dopo di un'insistente Marika, che gli dice di aver fatto il test di gravidanza e di essere incinta. Per Bianca, che già non poteva essere lei la destinataria degli orecchini non avendo buchi ai lobi, è un colpo terribile: la ragazza ultima arrivata in quel gruppo va a chiudersi in bagno seguita da Carlotta mentre Eva, preso da parte Cosimo che era accorso in corridoio per provare a parlare con la giovane moglie, si leva rapida e gli restituisce proprio un paio di orecchini sputandogli in faccia. Intanto a Carlotta arriva un messaggio di un amico di Facebook che le fa fare giochetti fra il malizioso e l'innocente come chiederle di uscire di casa senza intimo, cosa che lei ha effettivamente fatto, ma viene fuori anche che era stata lei, tempo addietro, a guidare l'automobile che investì a morte un uomo, non il marito, e perché era ubriaca, ma Lele aveva preferito prendersi lui la colpa per evitarle il carcere e non separarla dai figli... ed era proprio il senso di colpa ad averli tenuti assieme.

- - - - - - - - - - - - - - - - - - IL FINALE - - - - - - - - - - - - - -

Il finale è tesissimo... Carlotta lascia la casa per prima, imbufalita, ma a breve esce anche Bianca, di cui si era temuto il suicidio, rincorsa con fin troppa calma da un Cosimo in trance - la sua ormai ex donna aveva detto alla suocera, che l'aveva chiamata, che suo figlio aspettava un bambino. Se ne va deluso anche Peppe, consapevole della scarsa tolleranza e grande falsità di quelli che ormai non considera più amici.


- - - - - - - - - - - - - IL COLPO DI SCENA  - - - - - - - - - - - - - -

Fuori dal portone il colpo di scena. Bianca cammina seguita a breve da Cosimo e Lele, non corrono né sono agitati ma sorridono, come sorride Carlotta, appoggiata alla macchina e in attesa del marito. Il gioco del mettere telefoni, messaggi e chiamate in mostra non era stato fatto per volontà di Rocco, che va a dormire con la moglie non senza averle fatto un complimento sugli orecchini nuovi.
E così si ritorna alla rosa delle menzogne, dei sotterfugi, delle bugie: Eva scrive cose sexy a Cosimo, che in auto glissa abilmente con Bianca e spinge off sulla chiamata di Marika, che gli avrebbe solo fatto fare turni fuori tempo; Carlotta e Lele rincasano con lei che si rimette l'intimo nascosto in un cassettone in sala e lui che si guarda le foto della sua "amica" mentre Peppe dopo promesso che alla prossima cena porterà la sua Lucilla, a metà strada si ferma a fare gli esercizi per dimagrire suggeriti da una strana app che ha nel cellulare.


Lì per lì mi sono dispiaciuta: ma come, le rivelazioni erano tutte finte? Non era successo niente? Ma no, era meglio se trionfava la verità, se ognuno avesse fatto i conti con le proprie bugie, che a nessuno venisse più nascosto niente da partner e amici, che le finzioni ormai smascherate avessero fine! Ma riflettendoci, non è lo stesso caso di altre pellicole in cui alla fine molto furbescamente "era tutto un sogno", no, non è quel tipo di bluff, anzi, è proprio in questo finale la grandezza della crudele genialità di Genovese: rimettendo in mostra il turbillon delle falsità subito dopo averle rivelate agli spettatori il regista ha voluto far vedere quanto siano brutte, come anche saperne e non potervi rimediare. La purificazione a suon di messaggi e chiamate è stata vana, anzi illusoria ed è amaro vedere e comprendere che tutti i personaggi, chi poco chi moltissimo, continueranno a non dire, mentire, negare, nascondere magari per lungo tempo e spesso finché non succederà qualcosa che li smaschererà e non per loro iniziativa.

Una nota: dire che i cellulari sono le nostre scatole nere è giusto nel senso che, proprio come queste, contengono informazioni sulle ultime cose che abbiamo detto o fatto, gli ultimi posti in cui siamo stati, le ultime cose che abbiamo fotografato, le ultime persone che abbiamo sentito. Qui nel film invece i telefonini si sono rivelati, più che scatole nere, diari segreti e custodi di cose per la maggior parte negative e quasi mai belle.
Mi fa sorridere pensare che se dovessero ritrovare il mio cellulare troverebbero al 99% conversazioni lavorative che finiscono sempre con un "grazie", dialoghi affettuosi con familiari e parenti, frasi collaborative, incoraggianti, anche istruttive (ho usato WhatsApp per controllare esercizi di algebra a più di una persona, o per suggerire esercizi di fitness); le foto in memoria sono quasi tutte del mio gatto, della mia amica piemontese e del suo gatto o di cose da mangiare. Soprattutto, sono contenta di non avere segreti ma soprattutto di non dire bugie alle persone che mi circondano; un conto è non confidarsi su certe impressioni, stati d'animo o idee, un altro è spacciare bianco per nero e questo i miei familiari e il mio fidanzato non se lo meritano... e neanche io di ridurmi a questo.