giovedì 12 dicembre 2013

Ballare per non sbandare - film per adulti

Ho appena visto per la prima volta "La febbre del sabato sera". Si, lo so che è un film del 1977 e che avrei dovuto vederlo di già, se non altro in linea con la tradizione cinefila della mia famiglia, però quando una ventina di anni fa lo diedero in televisione, i miei genitori (dopo avermi fatto adocchiare i 5 minuti iniziali, con la scena della cena in famiglia) dissero che era meglio non lo vedessi: "troppe parolacce". Ma il linguaggio non è la sola cosa pesante del film, anzi alla fine è la più soft. La trama è ben nota: un ventenne figlio di immigrati italiani si prepara per un concorso di ballo indetto dalla discoteca dove ogni sabato si scatena assecondando la sua passione per la discomusic. In più, la famosa moda delle camicie fighe, dei pantaloni a zampa, dei capelli cotonati pettinati con cura. A far gelare il sangue, più di quanto possano esaltare le scene di ballo, oggigiorno effettivamente un po' ingenue, è il contorno. La famiglia di Tony: cattolica e di vedute ristrette tanto da inibire ogni forma di comunicazione con il figlio, ma non alcune litigate furiose e angoscianti. La comitiva di amici: quattro imbecillotti che vanno in discoteca per bere, prendere droga e portarsi nei sedili posteriori della loro macchina le conquiste dell'ultima ora - si danno pure un tempo massimo, 10 o 15 minuti, e nemmeno si prendono la briga di posteggiare lontano dall'ingresso della discoteca o di prendere precauzioni prima delle loro squallide copule. Le ragazze: delle comparse che si fanno usare in cambio di un blando orgasmo oppure fan adoranti di Tony, che le sceglie, le bacia e le allontana a suo piacimento - alla faccia di anni di femminismo e proclami di emancipazione; solo Stephanie esula da questo schema, pagandolo con la nomea di stronza. Il sesso: come si può già intuire, è uno sfogo fisico, un divertimento consumistico, rapido e pubblico, senza amore né passione. Bisogna aspettare il ballo finale per vedere un po' d'amore, che trapela dagli sguardi e dal bacio che si scambiano i due protagonisti. Tony stesso, poveraccio, è un ignorante e cafone, impulsivo e fumino, ma perlomeno si redime grazie alla sua volontà di migliorarsi e cambiare vita. Si salva solo il ballo, come culto e dottrina, come stile e spettacolo, anzi lo si prende talmente sul serio da fargli orbitare intorno persone, sentimenti e progetti. E chi non ha nemmeno questa passione apparentemente frivola sembra ancora più svuoto e svuotato, qualsiasi cosa faccia: un amico di Tony è in ospedale pestato da chi non si sa, altri due strafatti come zucchine si accoppiano penosamente l'uno dopo l'altro con la patetica Annette e l'ultimo, inascoltato e depresso, si suicida per scappare da un matrimonio riparatore.
Per tutti questi motivi non posso dire che "La febbre del sabato sera" mi sia piaciuto, semmai è uno spaccato ben realizzato, suggestivo e illuminante della complessa e variegata sociologia statunitense. Tra l'altro John Travolta ci prese pure una nomination all'Oscar; il regista John Badham, un professionista di tutto rispetto, era qui al suo esordio, direi uno dei più eccellenti di quegli anni.
Comunque, avevano ragione i miei genitori: questo non è un film per bambini...e forse nemmeno per ragazzi. E' per adulti, che almeno hanno un po' di pelo sullo stomaco.

9 commenti:

  1. ormai siamo tutti statunitensi.....

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  2. che splendida recensione *_* io non ricordo nemmeno se l'ho visto, da quanto noto è questo film, mi sembra di averlo visto anche se non ne sono certa.
    d ogni modo non lo ricordavo di certo visto da questo punto di vista. Complimenti davvero per queste osservazioni!

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  3. Wow, già due commenti :D
    @ Kermit, è vero, ora siamo tutti statunitensi, ma 35 anni fa certe cose made in Usa sembravano fantascienza (tutt'ora trovo incredibile che Tony, l'unica volta che era uscito con Annette, ci aveva fatto sesso senza un minimo di coinvolgimento postumo pur continuando a parlarci e ballarci, non molto diversamente da come si vede nel recente "The social network", come se fosse stata la cosa più automatica al mondo)!
    @ Lau, tu stessa, scrivendo che il film è così famoso da non sapere con esattezza di averlo visto, hai offerto un'ottima inquadratura dell'opera! E grazie per le belle cose che mi dici <3

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  4. Fino a che ora lavori la domenica?
    In ogni caso, possiamo vederci anche il lunedì!! scrivimi a okashilaura@gmail.com così ci organizziamo :-)

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  5. io non l'ho visto, l'ho adorato, perché è così dannatamente trash...

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  6. Pensa solo quanto era avanti questo regista (o a quanto il mondo muti ma nella sostanza resti uguale).....Mi guardo intorno ed a 35 anni dall'uscita di questo film vedo ragazzini non ascoltati che si buttano dalle finestre, un ritorno in voga dell'eroina affincato alle nuove droghe, ragazzine adolescenti che si fanno fottere perchè credono sia un'alternativa al chiedere la paghetta ai genitori, e questa "Emo generation" che scambia la discoteca per una camera da letto per rapporti a due, tre, e chi viene viene. Il film non fa impazzire neanche me ma almeno prima di andare a ballare andavano a lavoro. Un bacio e complimenti per la bella recensione.

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  7. @ Alberto, in effetti è incredibile quanto sia "attuale" questo film, o forse profetico (almeno per il panorama sociale italiano, fanalino di coda nelle mode, il che non è necessariamente un male)!
    Grazie per i complimenti e un bacione anche a te!!!

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