mercoledì 18 maggio 2016

Fitspiration - G come GET, GO

Poco da verbalizzare sulla lettera F: è il nome di tutta la questione :D :D :D

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La G è invece dedicata ad un altro grido di guerra, analogo al Do che tanto cerca di spronare chi si vuol rimettere in sesto e in salute a iniziare, non mollare e soprattutto non fermarsi:

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Conosco tante bimbe ma anche qualche baldo giovine che si fermano dopo un mesetto di esercizio, in parte scoraggiate dalla fatica e in parte già paghe dei primi risultati ottenuti. No ragazze, no! Non dobbiamo fermarci! Il fitness non è solo una parentesi di fatica prima della prova costume! E' un percorso di vita a metà fra studio e lavoro: non va fatto tutti tutti i giorni ma più volte a settimana con costanza, concentrazione e un pizzico di allegria, secondo le proprie preferenze e limiti!

Tu normopeso parli di dieta e fitness? Hai il grasso nel cervello

Preso tale assioma alla lettera, il millesimo imbecille ad avermi detto questa cosa, assieme a tutti gli altri, ha ragione: il grasso nel cervello c'è poiché le cellule sono composte nella membrana esterna anche da lipidi e colesterolo; ha sbagliato semmai a dire che ce l'ha il 90% delle donne. Eh no, caro il mio deficientino savoiardo: ce l'abbiamo tutte e non solo nel cervello, anzi, tutti*, anche tu alto 1,85 m in una taglia 44, a meno che non sia affetto dalla sindrome MDP - in cui scopro, googolando, che l'adipe è presente per lo più nel sangue - o dalla sindrome prenatale progeroide oltre che dall'ottusità.

Secondo l'imbecille savoiardo, come altri caproni suoi simili prima di lui, essendo molto più leggera oltre che più alta della sua fidanzata, che ha la pancetta con supplemento sopra il pube, sono inibita dal pronunciare parole come "rassodare, cellulite, gonfiore" (badare: non ho detto neanche "dimagrire"), anche se ne parlo in termini razionali e con toni distesi, sereni, pacifici. A parte che ho usato effettivamente toni simili e per niente teen-deliranti ("sto correndo il più possibile anche per rassodarmi, mia cugina mi vuole in forma per il suo matrimonio"), per non parlare del fatto che convivo con la pelle a buccia d'arancia da quando avevo 13 anni, ma quello che mi stupisce è il perché di questi irrispettosi ribaltoni verbali quando sarebbe potuto nascere un civile e comprensivo scambio di opinioni, breve e forse anche istruttivo, senza bisogno di frasi precotte di vituperio,  non appena una ragazza dal peso nella norma accenna a volersi migliorare fisicamente e magari, perché no, diminuire di massa.




La "logica" di tali ostruzionisti è spietata: sei femmina e magra? Vai benissimo così. La cellulite? Non la hai perché non puoi avercela. Perdi solo tempo col fare sport e sei ridicola a provare a mangiare di meno perché non ne hai bisogno, saresti pazza a farlo, metteresti in serio pericolo la tua vita.
Le foto qui sotto, ovviamente, non ritraggono me ma delle Vip!

                                      

                                    

                                              

                               

       
Secondo il volpone imbecille, costoro non dovrebbero nemmeno pensare di fare aerobica perché tanto non pesano 90 kg
                                 
  
Nel 2014, dalla vita in giù le assomigliavo molto: bevevo litri di bibite gassate zuccherate e non correvo
                                                                                         
Inutile provare ad allargare la questione: ci si scontra con un muro di gomma a meno che non si voglia dare inizio ad un battibeccare da gallinacce. Peggio che discutere se la Juventus ha nuovamente rubato nell'ultimo campionato stravinto. Meglio parlare di altre cose, possibilmente che piacciano ai caproni come il "mio" imbecille savoiardo, tipo l'ultimo film della saga Star Wars (che goduria che non abbia vinto neanche un Oscar). Impossibile concepire che una ragazza normopeso, dall'aspetto sano e per niente deperito, vuol provare a perdere quei due chiletti che ha accumulato durante l'inverno o che fa fitness per sedare il mal di schiena e fare fiato...o ammettere che la Vecchia Signora del calcio italiano ha vinto perché ha ripreso tutte con 14 vittorie consecutive aggiudicandosi anche gli scontri diretti.


                                                


* anche Alex Schwazer: un 5% scarso di massa grassa anche dopo 15 mesi di allenamenti.

domenica 8 maggio 2016

Erano 8 anni che lo aspettavo - Alex Schwazer fenice dei 50 km

L'amore a prima vista fa fare quasi tutto, compreso aspettare pazientemente e con un ottimismo a volte senza capo né coda. Così ho fatto io nei confronti del marciatore azzurro Alex Schwazer, classe 1984 di Vipiteno, autore di una parziale parabola sportiva da fantascienza, fenice metaforica dell'atletica, anzi, del suo capitolo più lungo e sfiancante. Uno che a 23 anni straccia tutti alla 50 km ai Giochi Olimpici di Pechino nel 2008 col peso psicologico dell'essere il favorito, al top della forma e con un livello di emoglobina da anemico, lutto alla spallina e occhialoni a coprire gli occhi chiari sotto un sole cinese accecante - mentre Elisa Riguado aveva firmato un trionfo di bronzo sotto la pioggia. Poi nel 2012, a pochi giorni dalla competizione appunto nella sua disciplina regina, arrivano i controlli ed il dichiarato uso di Epo, il mea culpa e le scuse in una conferenza stampa diventata confessionale (in cui ha anche detto di non amare la marcia!), la squalifica del Coni, l'addio all'Arma dei Carbinieri, l'inevitabile bye bye degli sponsor, pochissime comparsate in televisione a fianco dell'allora fidanzata, un annuncio a denti stretti della fine della sua carriera di marciatore e maratoneta. Delusione, polemiche, vituperi, anatemi e, da parte mia, un'amarezza sconfinata. Nel 2014 però, Alex riprende ad allenarsi. Ogni tanto i media fanno il suo nome in rapporto a questioni da aula di tribunale ed io sono spesso lì davanti al piccolo schermo a orecchie ritte. A fine aprile di quest'anno la squalifica volge finalmente al termine.
E stamattina appunto, la curva di questa parabola punta di nuovo verso l'alto col primo posto di Schwazer nella 50 km di marcia a squadre ai mondiali di atletica a Roma.
Primo in 3h e 39', seguito dai compagni di team Marco De Luca, quarto, e Teodorico Caporaso, quinto, e ammesso a Rio 2016: al limite dell'incredibile. Io stessa ho stentato a credere a questa bella realtà da film, che fa evaporare gli otto anni passati dalla medaglia d'oro pechinese, eppure qualcosa dentro di me mi ha sempre fatto credere che la carriera sportiva di questo atleta non era ancora finita, che ci sarebbe stato un altro tentativo, un ultimo capitolo. Per i prossimi Giochi non credo che ci regalerà un altro metallo prezioso e anzi i 50 km saranno durissimi per lui, sulla scia dei 32 anni e a gareggiare con giovani leve e altri veterani, ma poco importa. Il bello è tutto quello che c'è dietro al taglio del traguardo di stamattina. Alex Schwazer non ha soltanto regalato all'Italia e ai suoi tifosi un'altra medaglia o spronato tutto un gruppo a fare del suo meglio: ci ha dimostrato che a volte si può sopravvivere e rimediare ai propri errori, mali, ansie, debolezze, irragionevolezze. Avrebbe potuto mollare tutto definitivamente o scegliere una via più facile, meno dolorosa, optando magari per i 20 km - come fece Ivano Brugnetti seppure a causa di infortuni e problemi fisici - e invece si è ributtato anima e muscoli sulla disciplina olimpica più lunga e massacrante. Dal sito della Gazzetta dello Sport, inoltre, un commentatore accenna ai severi controlli cui Schwazer si sottopone da tempo: esami vari, dieta rigida e nessun integratore, il tutto per volere dell'allenatore Donati, uno che dubito si faccia prendere per i fondelli due volte. Poca indulgenza, in parte giustamente per carità, verso questo atleta ritrovato, che ha scontato fino all'ultimo giorno la pena inflittagli. Tanto invece lo scetticismo, nonché ostilità, dubbi e quella ingiusta tendenza a parlare del suo temporaneo (e breve) uso di doping come se non avesse fatto altro nella vita, invece che accumulare km su km dall'età di 15 anni. Da parte di colleghi sportivi vincenti e "semprepuliti" ci sono stati ogni tanto alcuni commenti scottanti, da quello velato della divina Valeria Straneo sei mesi fa a quelli più recenti di uno spietato Gianmarco Tamberi, di una più comprensiva Margherita Granbassi o di un polemico Jared Tallent, marciatore argentato a Pechino e dorato a Londra, piazzatosi poche ore fa alle spalle di Alex ("La percezione che si ha da fuori, è che abbia vinto ancora una volta uno che bara". Ok, ma da dentro allora? Tanto per sapere...).



   Il commento di Tamberi sulla pagina Facebook


http://www.gazzetta.it/Atletica/03-05-2016/atletica-granbassi-schwazer-non-tifero-lui-ma-merita-altra-possibilita-150466916304.shtml

http://www.gazzetta.it/Atletica/08-05-2016/atletica-mondiali-squadre-marcia-tallent-attacca-schwazer-battuto-un-baro-150540266470.shtml

Da adolescente, alle prime sconfitte incassate mi dicevo che è forte non tanto chi non cade mai, ma chi cade e si rialza. Onestamente ne sono sicurissima anche adesso. Prendiamo per buono, poiché è così, quanto ha fatto oggi questo atleta e chiediamoci quanti abbiamo o avremmo fatto una cosa analoga nel nostro piccolo.