venerdì 7 marzo 2014

Stanley nell'eliseo dei registi e del mio cuore

Oggi è un altro dolente anniversario per me come per gli appassionati di cinema. Quindici anni fa scomparve il grande regista statunitense Stanley Kubrick.

Cosa aggiungere? Ho visto e amato molti, ma non tutti, dei suoi film: "Orizzonti di gloria", "Il dottor Stranamore", "Lolita", "Arancia meccanica", "Spartacus", "2001 - Odissea nello spazio", "Shining", "Full metal jacket", "Eyes wide shut" e, quest'estate, in cui caldo e malesseri d'amore non mi avevano ancora affossata del tutto, l'inedito e rinnegato "Fear and desire". I primi due li dovrei rivedere, di altri ho letto anche il romanzo da cui sono stati tratti e ovviamente, in questi giorni in cui è uscito il presunto seguito del sopracitato libro di Stephen King, mi sono riletta su Wikipedia le differenze tra versione cartacea e cinematografica. Probabilmente ho scoperto il cinema di Stanley guardando il famosissimo "Arancia meccanica", in una domenica noiosa e malinconica dei miei quindici anni, e ho riconosciuto quei quattro bricconi dei Drughi in altrettanti ragazzacci mascherati, nei carnevali del mio periodo delle elementari (chissà perché, le maschere migliori di Carnevale le ho viste indossate, a quel tempo, a persone adulte...il resto è stato per lo più moda e ripetitività senza anima né inventiva).

Cosa aggiungere? E' incredibile che lo stesso essere umano, lo stesso cervello, la stessa anima abbiamo potuto essere e fare quel che ha fatto lui - fotografo cineoperatore poi regista sceneggiatore produttore creatore di effetti speciali e scenografie, sposato ad una pittrice, pieno di interessi, talenti, passioni, spunti culturali, agnostico - ma soprattutto creare e dare una forma e una sembianza a tutto quel che le sue pellicole ci hanno mostrato, con grande originalità, modernità e avanguardia. Perché il bello di un artista, al di là che lanci o meno usi e costumi o di quante storie e personaggi fuori dal comune riesce a regalare all'umanità, è avere uno stile, un tono. Ma c'è chi, come Stanley e pochi altri, ne ha uno, molto variegato, che si evolve con grande maturità e creando sempre interesse. Se io dico "donna" ad una folla di pittori famosi, Michelangelo mi dipingerà una culturista, Caravaggio una madonna contadina, Degas una ballerina, Klimt una rossa coi fianchi larghi, Cezanne una signora che sembra una caffettiera, Picasso un puzzle cubista, Chagall una bionda volante, Botero una gigantessa con forme sferiche - mentre invece un Fellini si dividerà tra donnoni, Masine e starlette e Hitchcock si concentrerà su bionde magnetiche... Stanley no. Stanley ogni volta era un'incognita, sulle donne come su qualsiasi elemento. Gli dici "donna" e lui risponde, in un solo film, con più figure femminili indimenticabili, incisive, graffianti, anche se marginali. Pensiamo a quelle di "Arancia meccanica" o a quelle di "Eyes Wide shut", ma anche alla famosa Wendy di "Shining" o al cecchino di "Full Metal Jacket", che pure figura per pochi minuti e muore agonizzante. E così per tutto. Gli dici "cattivo" e lui, sbizzarrendosi, risponde con una guerra, un computer, una bomba, un maniaco pedofilo, mentre in altri casi il cattivo è lo stesso protagonista, affascinante e irresistibile come Alex di "Arancia meccanica", oppure lo diventa, vedasi Jack di "Shining" (qui però, tra King e Nicholson, Stanley ha veramente arato nel morbido) - e a volte fai fatica a capire chi o cosa è, come in "Eyes wide shut". A proposito del cattivo, mi piacque tantissimo, e porto dentro di me, una sua affermazione che più o meno diceva così: "non dobbiamo stupirci quando l'uomo fa del male, semmai del contrario".

Ma non trascuro anche quei picchi di ironia e comicità grottesca in molte sue pellicole. In "Lolita", il balletto che fanno il protagonista e l'albergatore per aprire il lettino, mentre Dolores dorme come un ghiro, è spassosissimo quanto inatteso, ma anche in "Eyes wide shut", quando il protagonista sta per baciare la prostituta e gli squilla il telefono, c'è un pizzico di umorismo verde che smorza la tensione e che fa ridere sotto i baffi. "Il dottor Stranamore" poi è tutto grottesco e risibile, con Peter Sellers che interpreta tre ruoli che, dice Wikipedia, ab originem sarebbero dovuti essere quattro (!!!!) ... - e ricordo che questo film ha cinquant'anni tondi tondi.

Che strano, sto scrivendo di uno dei miei registi preferiti e continuerei a farlo per pagine e pagine ma mi sembra di non aver visto né di sapere niente di lui.

5 commenti:

  1. io ho visto davvero pochissimo di Kubrik, non so nemmeno se ho scritto il cognome giusto >_> sono vergognosa!
    Però Arancia Meccanica l'avrò visto tipo 20 volte, conosco pezzi a memoria. Avevo si e no 16 anni la prima volta che l'ho visto, avevo pure la video cassetta! Mi pare che anche Full Metal Jacket sia suo e pure quello l'ho visto parecchie volte, ma mi piace solo la prima parte, all'interno della caserma. Soldato palladilardo! ah che meraviglia.
    Il tuo post mi piace moltissimo <3 lo condivido sulla mia pagina!

    RispondiElimina
  2. La miglior scena in assoluto è quella della lotta ingaggiata con la signora dei gatti in Arancia Meccanica che viene colpita dalla scultura a forma di fallo gigante... per inquadrature e perchè in quel marasma di violenza non te lo aspetti quel pizzico di ironia nera!

    RispondiElimina
  3. @ Lau, bella, ma grazie <3 <3 <3 !!!! E' già la seconda volta che mi onori con un mio post sulla tua bacheca Facebook - ma la millesima volta che mi fai complimenti ed elogi :D

    @ Carolina G., benvenuta e grazie del commento! Hai ragione, quella scena è molto divertente, anche se si intuisce da subito che la povera donna rimarrà vittima del perfido Alex! Approfitto per dire che i quadri che compaiono in quella casa (come in altri set di Kubrick) sono dipinti della moglie di Stanley!

    RispondiElimina
  4. E' sempre un piacere leggerti :-)

    RispondiElimina
  5. Se non li hai letti ti consiglio due libri sull'immenso Stanley (è anche per me il regista preferito).

    La biografia scritta da Vincente LoBrutto e il libro "Stanley and me" di Emilio D'Alessandro (che fu autista e factotum di Kubrick per 30 anni. E' divertente vedere il contrasto fra un intelletuale geniale come K. e un "sempliciotto" come D'Alessandro che però gli fu di validissimo aiuto per così tanto tempo).

    p.s. di scene memorabili nei suoi film ve ne sono molte.
    Al volo mi viene in mente la "morte" di Hal in 2001 e la sequenza dei drughi che camminano ai bordi di un lago quando esplode l'improvvisa violenza di Alex nei confronti dei suoi compagni.

    RispondiElimina