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venerdì 25 dicembre 2020

Che a natale siate sani, sereni e liberi di mangiare

 Con tutte le cose che avrei da dire, nel giorno di natale trovo il lampo creativo e vi dico: siate sani, sereni e liberi di mangiare.

Sani perché sulla salute non si scherza, non si fanno neanche i malauguri - meglio allora cose come corna, pavimenti che si rompono, gatti e cani che distruggono tutto... ma la salute è intoccabile! In più quest'anno c'è il Covid-19 con le sue varianti, quindi è un motivo in più per sperare che tutti stiano al meglio.

Sereni perché se non c'è tranquillità mentale allora ciaone, bisogna imparare di nuovo ad essere più lenti, più pazienti, più spartani e più sgombri di testa e animo. Se invece fisicamente avete qualche chilo in più non temete, prima o poi rimedierete anche a quello soprattutto se sarete il più sereni possibili. 

Liberi di mangiare perché dopo un anno di sofferenze e morti extra - non dimentichiamoci tutti gli altri mali terribili che imperversano in questo povero sfruttato pianeta! - direi che abbiamo tutti problemi più gravi di una o due taglie in più, no? E che farsi dilemmi esistenzialistici proprio a natale, visto che almeno chi ha i nonni vicini può accoglierli e avere un pranzo quasi normale, direi che è abbastanza stupido. 

Mangiate senza abbuffarvi ma soprattutto senza paranoie. Concedetevi quelle leccornie che chissà perché in molti vi risparmiate per troppe volte nel corso dell'anno solare, arrivando al pasto natalizio famelici di fronte a piatti reperibilissimi come tortelli o fettuccine al sugo. Gustatevi gli antipasti come i dolci, i primi come i secondi. Ma se prima ancora di sedervi a tavola dovete iniziare a perder tempo con conteggi di calorie, pesate preventive, computo della grandezza di fette e porzioni allora rimanete a letto, chiudetevi in camera al buio a tartassarvi dai morsi della fame, perché è quello che vi meritate. Se però un lampo di buonsenso vi dovesse illuminare la materia grigia, alzatevi e sedetevi a tavola, mangiando a sazietà (non come se fosse l'ultimo pasto! La vita continua!) e gustandovi anche la compagnia, con un po' di impegno e filosofia perché dai, neanche voi siete sempre perfetti, simpatici e gradevoli.

Ma basta demonizzare il buon cibo, proprio quando questo rappresenta dono e condivisione, famiglia e tradizioni.

sabato 3 ottobre 2020

...allora preferisco essere grassoccia - e obiettiva

 Per me possono anche fare digiuno completo, sono affari loro! Siamo tutte adulte fatte e rifatte anche se ci vestiamo a volte un po' troppo gggiovani - purtroppo un vizio che sta dilagando in ogni fascia di età.

Solo, non capisco perché se loro fanno "X" ed io "opposto di X", fanno facce stravolte dallo stupore e dallo smarrimento mentre io dico loro rilassata ok, benone. Eh no, qualcosa non mi torna.

Già ero io quella stramba per qualche ciocca di capelli verdi, per fare da anni smartworking con tutte le eccentricità del caso, per la mia scarsa urgenza nel depilarmi.

Ma per il fatto di comportarmi esattamente il contrario di loro all'aperitivo e a tavola ecco che si, sono davvero un alieno perché ahimè, fra donne spesso e volentieri si continua a parlare e inquadrare le persone per come e quanto mangiano - e più segretamente con un occhio alla massa fisica - più che di viaggi, cinema, libri, episodi buffi.

Mi scusino se alle 12,30 a digiuno non mi va di bere vino frizzante né mangiare patatine in sacchetto e noccioline salate! Mi perdonino se, assetata, preferisco il succo d'ananas! O se - peggio - a pranzo ordino e mangio tutto un piatto di pasta al pomodoro, finendo pure un contorno di verdure ("Non è come noi, lei mangia" "Ah se vuoi rimpinzarti di carboidrati fai pure" "Non ti piacciono le Pringles??? Ma le hai assaggiate almeno?.... Si?? Sicuraaa?"). E no, se portano un vassoio di patatine fritte il mio istinto non è prenderne, per me si potevano anche non ordinare. E se a pranzo prendessi del pollo senza neanche finirlo, abbaierei dalla fame fino a cena.

Ma loro due, quel giorno assolato inguantate nella stessa marca di vestitini, magre come coltellini da non arrivare a cento chili in due (ed io sono 53 scarsi dopo un mese e mezzo di lavoro stagionale, obiettivamente normale ma grossa rispetto a loro) non mi convincono. Io dico che c'è qualcosa che non va, qualcosa di innaturale e poco sano. E di certo non sanno quello che fanno, perché dubito fortemente che abbiano letto gli stessi libri di alimentazione che ho letto io su consiglio del mio medico dietista. Preferisco mangiare sano e quasi abbondante che poco e male, anche a costo di sembrare grassoccia ai loro occhi.

sabato 21 marzo 2020

Misure da quarantena, niente di nuovo per me

Dopo un mese di Coronavirus in Italia e i primi dieci giorni di quarantena nazionale dalla dichiarazione di pandemia dell'Oms, sono ormai a tonnellate virtuali i programmi televisivi, i post e i filmati dai maggiori social network che si prodigano di comunicare a spron battuto impressioni personali, cronache di quotidianità e consigli.

C'è chi mette in dubbio l'origine vera del virus e fa congetture, come chi le smonta e parla di profezie citando come fonti romanzetti contemporanei di minima fama.

Chi analizza le varie disposizioni governative per capire se può fare questo o quello.

C'è chi percula chi tira fuori le scuse più incredibili per essere uscito di casa senza motivo, meditando di scriverci un libro (!!!), "e non rubatemi l'idea".

C'è chi la butta nel melodrammatico, biasimando il passato quando consumismo e vizio dilagavano e poi guardano dolorosamente avanti, "che ne sarà di noi dopo?".

Chi posta foto e filmati del quotidiano fra cibo, coccole con gli animali domestici, pulizie ma soprattutto consiglia di rimanere a casa.


Poi ci sono tre categorie particolari: i lavoratori che si ritrovano costretti a tribular da casa, coloro che cantano dalla finestra prendendo parte in maniera automatica ai flash mob e quelli che iniziano a fare fitness fra le mura domestiche e magari danno consigli agli altri. Solidarietà per i primi, compassione e tenerezza per gli altri. Ma di certo, niente di così strano o nuovo per me!

1) è da circa dieci anni che lavoro da casa, facendo fronte alla monotonia del non vedere molte persone, del vestirmi sempre con vestiti comodi pantofole incluse, rinunciando a farmi trucchi, acconciature e manicure con costanza. E soprattutto vincendo la tentazione di vivacchiare tutto il giorno in pigiama e coperta di pile. Si può fare, ve lo garantisco! Se ce l'ho fatta io...!

2) Ok, non canto certo dalla finestra a voce alta, ma canticchio spesso e ascolto musica quando stendo i panni, specie d'estate col sole bello forte, mentre lavo i piatti e faccio le pulizie. In Piemùnt ero cliente fissa nei bar dove facevano karaoke. Molte persone invece, con queste cantate delle 18, sembra abbiano scoperto l'acqua calda. E dico io, c'era bisogno del virus e degli annunci Facebook per mettersi a cantare rigorosamente in gruppo? Farlo da soli "a sentimento" no, o come attività da fare e coltivare con i propri figli? E beh, no: non va di moda...

3) Dopo i primi mesi da quando mi ero trasferita in Piemonte, chi mi legge da anni rammenterà che ad un tratto avevo iniziato a fare ginnastica da camera, forte del fatto di poter usufruire dell'ellittica del padrone di casa. Lavavo i pavimenti, facevo riscaldamento e poi, tappetino e pesi alla mano, eseguivo i miei esercizi da salotto più stretching. Poi iniziai con la corsa ed alternai le due attività, non con grande costanza ma senza mai abbandonare la "fede" nella bontà dell'aerobica casalinga: economica, comoda, riservata, personalizzata e funzionante: via i doloretti nella zona lombare; glutei, gambe e braccia più tonici; umore positivo e sereno. Addirittura, con la mia amica del Monferrato ci scambiavamo incoraggiamenti, idee e schede!!! 

Una tipica Fitspiration :-)

E seguivo i profili Instagram di Kayla Itsines, di culturiste o di yogi (coffeeandrainbows il mio mito irraggiungibile!!!). Ma quante occhiate allibite ricevevo, come se fossi stata l'ultima delle sfigate o la peggiore delle pezzenti!
E adesso invece?? Tutti a seguire e consigliare i video di questo, quello e codesto guru!!! Che dire??? Benvenuti dormiglioni nel fitness "alternativo" a basso costo!


Un'ultima cosa. 
Non capisco tutta questa smania di scrivere fiumi di parole su web e social da quando c'è questo virus. Per la stragrande maggioranza la vedo solo come esibizionismo, bisogno di attenzione, richiesta d'aiuto. Unica eccezione, i post di utilità o quelli di buona ironia o satira, perché perlomeno si impara qualcosa o altrimenti si sorride di cuore. 

Viva i consigli costruttivi, viva chi smaschera una bufala o una fake news - mai tante come in questo momento - ma soprattutto viva il comportamento dei contagiati in oriente, dai cinesi ai giapponesi: silenziosi e obbedienti. 

So bene che proprio questi due popoli sono particolarissimi e molto diversi per indole e cultura dai paesi occidentali, Italia per prima: la Cina è una repubblica reduce da governi dittatoriali, il Giappone ha l'imperatore. Ma dovremmo copiarli almeno in parte. Bisogna stare in casa, dice il governo? E stiamo in casa, senza se e senza ma! Non alimentiamo ossessioni spaccando ogni ora di ogni giorno il capello in quattro scrivendo l'impossibile sui social!

Torniamo a dieci anni fa quando in pochi avevano Facebook e compagnia brutta e ritroviamo buonsenso, fantasia, pazienza, calma e soprattutto umanità! L'eccezionale deve diventare normale, perché anche a causa delle tante trasgressioni, in Italia come in molti paesi occidentali (perché mezza Europa ha criticato in tutto e per tutto e pure percolato il Belpaese, ma tra sfilate di Puffi, mezza maratona di Liverpool e altri gesti negazionismi anche delle ultime ore anche Gran Bretagna, Francia e Spagna non son messe tanto bene), la quarantena rischia davvero di prolungarsi a maggio se non a giugno. Ed io voglio che finisca il prima possibile!

mercoledì 11 marzo 2020

Lotta anti Coronavirus fra richiamo alle regole e al chiudersi in casa


In Italia il Coronavirus è sbarcato il 21 febbraio in provincia di Lodi. 

Primi giorni di sgomento, supermercati in parte svaligiati, amuchina venduta a peso d'oro; sbuca lo slogan #milanononsiferma convertito per tutte le altre città nostrane.

Inizia la disquisizione, fra saccenti last second ed esperti, sull'importanza delle mascherine da bocca, che hanno già fatto il fumo.

Non mancano i primi sciacalli e truffatori ladri, che si recano a casa degli anziani spacciandosi per operatori sanitari.

Media e social network partono subito a mille fra allarmismo e prime fake news.

Prime regole "diffuse" dai media: lavarsi spesso le mani, coprirsi bene bocca e naso quando si starnutisce (al più farlo nell'incavo del gomito), vietato abbracciarsi, baciarsi e darsi la mano quando ci si incontra.

La situazione si aggrava, chiudono sempre più attività oltre alle scuole, aumentano le zone rosse, il settore del turismo inizia a vedersi cancellati due mesi di prenotazioni perché eventi e happening macro e micro sono posticipati.

In televisione si diffondono gli spot con o senza personaggi famosi che invitano gli spettatori a seguire le regole.

Si diffonde l'urgenza, per chi può, di lavorare da casa.

Le compagnie aeree di tutta Europa sospendono i voli per l'Italia e in Francia c'è chi perde tempo per fare un video perculatore. Anche Trump adegua gli Stati Uniti e blocca i voli da e per l'Italia.

Continuano intanto allarmismi, fake news e discorsi, analisi, accuse e supposizioni su media e soprattutto social network e programmi televisivi di dubbia competenza medica.

L'Italia risulta intanto essere il quarto paese al mondo per contagiati, intanto aumenta anche il numero dei morti anche se sono per lo più over 60 con profilo clinico compromesso.

Adesso lo slogan che inizia a circolare è #dobbiamofermarci.

Chiuse palestre, cinema, saune, pub, locali, discoteche; vengono sospese le attività sportive e gli eventi musicali e culturali.

In alcune carceri italiane scoppiano terribili rivolte, con tanto di incendi ed evasioni, per cui ad oggi si contano 13 morti, molti a causa di overdosi di metadone sottratto dalle infermerie.

Si vietano anche ritrovi privati fra familiari e amici.

Aumentano le zone rosse: proibiti gli assembramenti in bar, gelaterie, uffici, supermercati, obbligo di un metro di distanza e di rimanere il più possibile a casa se non per motivi di lavoro o salute.

Non si fermano gli articoli di carattere medico falsi, come neanche gli speculatori e gli sciacalli.

In una situazione di continuo cambiamento, fra decreti e controdecreti e dopo l'ultimo weekend in cui molte persone dalla Lombardia scendono nelle seconde case al mare o dai familiari al centro sud, con in più immagini di zone movidare e sciistiche affollate come in una situazione normale, lunedì 9, dopo cena, tutta Italia viene dichiarata zona rossa.

Adesso non c'è più distinzione fra Lombardia e Calabria, tutta Italia deve fermarsi e seguire scrupolosamente le disposizioni. E tutte le attività commerciali, ristoranti inclusi, devono chiudere alle 18. A quanto ho capito, i supermercati dovranno stare chiusi il sabato oltre che alla domenica, fino al 3 aprile. Insomma, una sorta di coprifuoco e una situazione che. tratti ricorda gli anni '80.

Superati i 10mila contagi, continuano a morire più di cento persone al giorno. Pian piano sembra che gli italiani (popolo di teledipendenti, drogati di serie tv e sempre più pantofolai già a trent'anni) si stiano convincendo che fino al 3 aprile c'è solo da autoconfinarsi in casa e trovare il modo di passare il tempo.

Io non sono una persona superiore, ma ho la relativa fortuna di essere sempre stata molto casalinga: faccio lavori da casa al pc dal 2012, non ho figli, non ho parenti anziani da accudire, ho due supermercati poco distanti da casa mia, non fumo, adoro leggere e navigare sul web, sono cinefila, sono cultrice della ginnastica da salotto... e ho pure il parco a trecento metri da casa mia, per eventuali sgambatine, anche se non credo siano consentite agli amatori. Certo, mi mancano le serate al pub con musica dal vivo, gli incontri con gli amici, gli allenamenti allo stadio, gli eventi sportivi; ho dovuto rinunciare a molti film al cinema. Ma mi sento comunque fortunata e un po' avvantaggiata. Ma sentire da giorni riecheggiare dai quattro angoli della penisola banalità da prima elementare come l'igiene delle mani o il più generico "rispettiamo le regole", mi fa un po' ridere e un po' irritare, visto che da anni, a parte ascoltare prima di sproloquiare (e figuriamoci scribacchiare su un social letto da tutti) seguo senza protestare i dettami di chi era più in alto di me e preposto a decidere per gli altri, circondata da pochi "seguaci", tanti scettici e non pochi furbastri che avevano e hanno come unico modo per smuovere i neuroni quello di aggirare leggi, norme e disposizioni studiati ed emanati per il bene collettivo.

mercoledì 5 febbraio 2020

Anche le donne devono mangiare e mangiano, Zdenek caro!




https://www.corriere.it/sport/20_febbraio_03/zeman-il-calcio-femminile-sviluppo-un-paese-cui-donne-solito-stanno-cucina-96a3cfdc-46b4-11ea-afe7-221784afa655.shtml


Ci risiamo. Nelle settimane prima dell'8 marzo, quest'anno un po' in anticipo però, ecco che qualche signore attempato del calcio italiano apre il forno e parla male delle donne, tra il serio e il serio camuffato da faceto.

Dopo Sarri, stavolta è stato il turno di Zdenek Zeman che ha ripristinato un antico costume sessista-sociale che vuole le donne obbligate a stare fra le mura domestiche davanti ai fornelli, anziché impegnate a dare calci ad un pallone proprio adesso che sono state spalancate le porte allo sport professionista anche per loro.

In soldoni, signore e signorine devono far da mangiare in quanto dotate di utero, ossitocina e progesterone ma non solo: "perché i maschi devono mangiare". E' certo.

I maschi devono mangiare??? E perché, le donne, noi donne, cosa facciamo, respiriamo oltre che spignattare?? Ma anche noi mangiamo, eccome!!

Mangiamo per necessità, piacere, gola, bisogno ormonale, stato d'animo, compagnia, noia, distrazione, abitudine, compulsione, malattia, premio, autoincoraggiamento - Zdenek, c'era davvero bisogno di specificarlo?

Poi si, noi donne evitiamo spesso in pubblico di mangiare troppo o di dire quanto ci piaccia questo o quell'alimento perché (non diversamente che per il sesso) vogliamo evitare reazioni spropositate, battute, occhiatine, critiche, pregiudizi.... e non ultimo problemi di linea e di immagine perché ok, abbasso l'anoressia o i digiuni forzati, abbasso le fulminate che ordinano antipasti e insalata in pizzeria, ma se si mette su qualche etto e magari qualche rotolino, c'è da esser certe che le prime reazioni anche maschili saranno di biasimo seppure in faccia molti diranno che "stai benissimo, sei meglio così" e negheranno che i pantaloni ti stanno da scoppiare, povere cerniere.

Ma tu guarda se il mio genere di appartenenza, che alla fine è un ruolo nella riproduzione, deve sentirsi appioppare anche uno stereotipo approvvigionale. Come se non bastassero tutti gli altri. Come se non ne avessimo abbastanza di quegli uomini dall'innato talento arrogante del convertire in negatività ogni parola che dicono in un discorso in cui sono coinvolte le donne.

lunedì 14 ottobre 2019

WatchMojo Italia, su Joaquin Phoenix potevi fare di meglio

La partecipazione al film "Joker" di Joaquin Phoenix, più tutto il successo e gli elogi ricevuti a Venezia, è stata per giorni in vetta alle cronache cinematografiche. La biografia del suddetto attore è passato. Quindi, se lo si riesuma nel presente e lo si cerca di ricostruire, sarebbe opportuno farlo con un minimo di metodo, indipendentemente dall'intonazione usata.

Un atteggiamento ben diverso mi è saltato a occhi e orecchie vedendo il video su YouTube di WatchMojo Italia che appunto ha recentemente parlato della vita di colui che molti definiscono l'attore del momento in maniera a tratti erronea e un po' troppo leggera, facendo leva su "follia" e traumi familiari spiattellandoli un po' a casaccio.
Intanto non si ricostruisce una biografia a salti e balzoni. Invece WM I, dopo aver scherzato sulla difficoltà a pronunciare il nome di Joaquin, inizia a parlarne dell'infanzia, accenna alla sua adolescenza, compie un ardito salto temporale di quindici anni per affrontare l'argomento dipendenze in riferimento al film "Walk the line" e poi-poi-poi parla "finalmente", come per dare equilibrio a tutto, della più grande tragedia della vita di Phoenix: la morte del fratello River. Nel filmato viene esaltata la bravura dell'attore, ok, si accenna a tante sue belle interpretazioni anche di film che non ho visto ma no!, una biografia così delicata non la si può riassumere a questo modo sbrigativo, per quanto in buonafede, dal momento che di cose da dire ce ne sarebbero parecchie.

Forse per me è facile bacchettare questo youtuber  perché Joaquin Phoenix non l'ho scoperto con "Joker", anzi, lo conosco, attraverso suo fratello River, da quando si faceva chiamare Leaf - quante volte ho visto il film "Parenti, amici e tanti guai", dove recitavano anche Martha Plimpton e Keanu Reeves, rispettivamente fra le ultime fidanzate e il miglior amico proprio di River.
Non credo che al posto di WatchMojo Italia avrei fatto chissà quale bel video sull'argomento, ma almeno un paio di approfondimenti doverosi si. Eccoli.


Dopo quel tragico autunno del 1993, in cui accadde il fatto terribile di cui ho parlato in due post commemorativi, uno del 2013 e uno del 2018, Joaquin si allontanò dal circuito hollywoodiano per l'insensibilità mostrata da stampa e sistema e vi ritornò con il film "To die for - da morire" del regista Guus Van Sant, che aveva diretto River nel suo capolavoro "Belli e dannati" dove figurava anche Keanu, oltre a "Cowgirl - il nuovo sesso" dove invece era stata la sorella Rain ad avere una parte. Insomma, Joaquin aveva sì ripreso a recitare ma solo sotto l'ala di un regista d'autore, fidato e che era quasi un amico di famiglia. 

Seguono vari ruoli fino a quello di Commodo ne "Il Gladiatore", che ha dilatato la sua fama, sdoganato la sua bravura e assegnatogli una nomination agli Oscar. Cinque anni dopo, in concorso come miglior attore protagonista per "Walk the line" alla pari di Hearth Ledger in "Brokeback Mountain", Joaquin viene "battuto" da Philippe Seymour Hoffman in "Capote"(da notare che questi ultimi due attori sono morti per cause non troppo diverse da quella di River).
Sempre a proposito del film "Walk the line", dedicato alla vita del cantante country Johnny Cash, qui WM I doveva andare un pelino più a fondo e non alludere solo al fatto che Joaquin in quel periodo aveva avuto problemi con droghe e alcol, ma almeno accennare ad un perché: Cash bambino infatti aveva visto morire l'amato fratello maggiore e ne aveva sofferto moltissimo addossandosene anche la colpa, non molto differentemente da Phoenix, che chissà con quanti flashback avrà avuto a che fare durante le riprese.

Tutto qui, non sono una fan scatenata di Joaquin Phoenix e quindi non sono informatissima sulla sua vita, come sto evitando di lasciare commenti come se puff!, all'improvviso fosse uno dei miei attori preferiti solo perché appunto media e social ne stanno parlando tutti. Però, come sono solita dire, a ciascuno il suo, quindi ben vengano le sviolinate last second e i clickbait su questo attore ma no, non le superficialità.

lunedì 23 settembre 2019

Lodi all'autunno? Per me è NO


Si, come no. Sveglia, siamo solo al 23 settembre!!! 
Arriva il fresco, si... ma alternato a folate di caldo e umido. 
Si suda anche quando ci si è coperti per uscire, si cammina da dieci minuti e disgraziatamente il vento smette di soffiare. 
Le zanzare non sono ancora sparite - magari - e anzi sparano le loro ultime cartucce con rinnovata cattiveria. 
Le caldarroste le lascio a quella $tron#@ di Cornelia. 
E la pioggia cade anche quando si è fuori casa, magari proprio appena usciti e con entrambe le mani occupate!

Fra uno starnuto e un brivido vi do due settimane, adulatori delle pseudo gioie dell'autunno, per ripensarci!

giovedì 25 aprile 2019

Negazionismo, zero empatia o pancia piena?


Nel bel mezzo di una chiacchierata via whatsapp, il seguente epilogo

Ex collega: pensavo che avessi iniziato all'albergo
V: Purtroppo se non trovo un impiego con stipendio, do di balta… È terribile a questa età vivere come un'adolescente squattrinata
Ex collega: le capacità di una persona non sono direttamente proporzionali a ciò che fa
V: Quindi? Devo continuare a vivere con gli spicci contati e mille smanie?
Ex collega: ormai è dura per tutti Vane… in una famiglia è normale che ci sia uno che lavora e l'altro no se ci pensi
V: Credo di aver diritto di desiderare almeno uno stipendio part time
Ex collega: ma Davide quanto guadagna? non basta per tutti e due?
V: 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 Ah già!

Ex collega: no?

Un decennio di lavoro gomito a gomito e confidenze al vento, non c'è che dire. O forse i due lavori e il Bmw rendono sordi.

sabato 19 gennaio 2019

Per un'ora di invidia con Vanessa: la nonchalance di Wanda Nara


Siamo alle solite, ci casco sempre. Guardo più a cosa hanno gli altri senza soffermarmi sui miei punti di forza, ritrovandomi a pensare di dover inseguire, sempre e comunque, anche se in parte, modelli comportamentali. E si, un po' invidio.

L'altra sera, in un noto programma televisivo, un non meno conosciuto inviato porge un premio a Wanda Nara, procuratrice sportiva del calciatore e marito Mauro Icardi oltre che madre, modella, influencer, commentatrice televisiva. Bionda, belloccia, indaffarata, danarosa, famosa.

Ma io a Wanda non invidio la notorietà, la bellezza, il lavoro, il portafogli, lo stato di famiglia e alla fine neanche la dichiarazione dei redditi, checché siano tutti molto più "interessanti" e desiderabili dei miei. 

Nel servizio televisivo, palesemente ironico e bonario, Wanda sfoggia una nonchalance degna della regina Elisabetta, mostrando iniziale sordità di fronte ai richiami dell'inviato, parlando il meno possibile, schermandosi dietro ad un paio di occhialoni neri, sorridendo e gesticolando in maniera quasi impercettibile, con quella che più che gentilezza fredda sembrava indifferenza menefreghista. 

Ha giocato il suo gioco o come dir si voglia si è fatta i cavolacci sua, anche se poi qualche dichiarazione l'ha lasciata, in quel turbinio di domande con cui il cortese inviato l'ha tampinata fino all'ascensore. Non si è fatta condizionare, non ha mostrato il minimo imbarazzo, non ha detto niente che non voleva dire anche a costo di risultare antipatica, che tanto i suoi 4 e passa milioni di follower non si disiscriveranno certo per queste bazzecole da impiegatini o gli sponsor si scanseranno - giammai!

Impara Vanessa, impara! Tu che con le tue remore, i tuoi fantasmi, i tuoi devo-perché-devo innestati, i tuoi freni inibitori e la tua eccessiva empatia ti stai malinconicamente strozzando da sola! Imparaaaahh!! E magari, quel taglio di capelli....perché no?

mercoledì 28 novembre 2018

Cani e padroni fastidiosi e un po' $tr0*#i

       



"Belli gli animaletti", recita una canzone divertentissima del romagnolo Duo Bucolico.
Confermo: è vero, belli, adorabili. Ma non tutti. Personalmente, mi riferisco in particolare ad alcuni cani, a causa ovviamente dei loro padroni. Ne ho avuto almeno dieci riprove in vita mia, quindi ho ahimè una parte di ragione.

Già a priori non mi piacciono molto i cani. Trovo alcune razze adorabili, veri gioielli della natura come tanti altri tipi di esemplari del regno animale: come non rimanere incantati dalla regalità del levriero, dalla simpatia del carlino, dalla spumosità del volpino di Pomerania, dall'elettricità del jack russel? Ma non amo tutti i cani indistintamente, né vengo conquistata dal loro sguardo, dal loro scodinzolio.
La morte di Marley, dopo una lunga vita di allegria e affetto, non mi ha commossa, no!

Come per gli uomini e le donne, il problema sono i bastardi o i meticci maleducati: quadrupedi né carne né pesce che se la sorte affianca loro un padrone che come essere umano non vale le cicche di sigarette che butta sotto al tavolino, allora si che sono delle chiaviche e che stanno al concetto "il cane è il miglior amico dell'uomo" come Lady Gaga in "Bad Romance" sta al passare inosservate. O Ugo Foscolo sta alla meccanica quantistica. O Ambrogio Lorenzetti sta all'architettura concettuale.

Si diceva, il miglior amico dell'uomo... si, per l'uomo che se lo piglia appresso per soffocare la sua solitudine di scapolo che vive con mammà e soddisfare il suo bisogno di compagnia spicciola, obbediente e muta... ma per molti altri quello stesso canide sarà solo una rottura di p@ll€, un ammasso di peli cascanti a volte "divertente!!" e "buffo!!", a volte ostile e di fatto sempre potenzialmente pericoloso.

Agli estranei che passano mezz'ora a casa del suo "caro" padrone, che lo trascura e gli fa fare le sgambatine proprio il minimo indispensabile, il quadrupede si imporrà pesantemente, vorrà "essere coccolato", vorrà "attenzioni", vorrà proprio il biscotto che l'incauto ospite sta cercando di mangiare col the offertogli, ma se poco dopo lo stesso ospite, dopo aver porto quel biscotto, "ma anche un altro, piccolino!", si avvicina ad un mobile nella stanza del padrone con il canide là dentro nella sua cuccia, ecco che si ritrova bersaglio di ringhiate tutt'altro che benevole, senza neanche aver messo piede nella stanza. "Non ti fa niente", no certo, perché l'ospite si adatta e fa in modo che non accada niente e no, non è la stessa cosa.

Nella natura leccascodella e "ipocrita" di queste bestie, spesso vale la proprietà commutativa: prima abbaiare e ringhiare all'ospite benché accolto affettuosamente dai padroni di casa, poi le richieste lagnose/ringhiose - a volte anche bavose - di commestibile.

Non meno incoraggiante pensare che, uscendo di fretta dall'abitazione di quel funesto binomio uomo-cane, ci si possa imbattere in un'evacuazione solida prodotta dallo stesso quadrupede non raccolta dal medesimo bipede.


La morale, come direbbe un blogger che ahimè da quando convive non posta più? Due!

Diversi cani non sono il miglior "amico" dell'uomo, ma di uno soltanto: si continui pure col vecchio luogo comune, ma si rammenti la verità!

Certi uomini dovrebbero tenere in casa giusto i ragni negli angoli delle stanze e le mosche in cucina perchè non meritano nient'altro, tantomeno un cane.

lunedì 19 novembre 2018

Cosa non dire ad un disintossicato - dietro un bicchiere di cola c'è di più

Che cose buffe ma anche un po' sconcertanti che mi accadono. Una di queste non poteva mancare qui nel calderone di sciocchezzuole che costituiscono gran parte di questo blog.

Serata con pizza da asporto a casa di una coppia di amici che non vediamo da inizio estate, lui ex appassionato di pesi e palestra, lei medico di base. 
Preambolo: nel tragitto verso casa loro, mando tutta entusiasta vari messaggini a lui: siamo partiti, yeee... menomale c'è poco traffico... pizza va benissimo... nn state a preparare altrooo... nn vi preoccupate di comprare cocacola o altre bibite gassate se non per voi perché io ho smesso di berne... yeee stiamo parcheggiandooo

Arriviamo, baci, abbracci, scherzi, aggiornamenti sulle ultime news, poi i maschi vanno a ritirare le pizze - la mia con rucola e gamberetti, yum!
I due rientrano con le scatole e un sacchettino di plastica 
    
Il pacchetto di "Audition" dovrebbe rendere l'idea!

nel quale, combinazione più unica che rara, ci sono due lattine proprio di cola offerte dal pizzaiolo. Ed io sento una vampatina dentro.

Seduti a tavola, non posso fare a meno di osservare il mio amico
      


che si versa tranquillo la cola bella fresca di frigo, davanti alla sua pizza fumante. Come bella fumante e croccante è anche la mia. Smarrimento, senso di acquolina in bocca. 
Espiro e continuo a tagliare la mia pizza, benedicendo la presenza a tavola di acqua gassata, ma il mio amico vede subito che lo sto fissando, ride, ridacchiamo. 
Stessa scena dieci minuti dopo, quando si riempie di nuovo il bicchiere e giustamente non riesce a stare zitto, come probabilmente il 90 per cento dei commensali possibili immaginabili.

"Ma dai, prendine un bicchiere! Una volta ogni tanto non fa mica male!"

La mia amica è della stessa idea, ma ha il tono di voce più disteso, meno entusiasta di lui, che forse crede di farmi un piacere.
"No grazie, ormai ho smesso da mesi, davvero, non voglio, non posso!"
Invece che apprezzare e sostenere la mia scelta, insistono: ma dai, ma via, soltanto un po'. Anche io ribadisco la mia risposta. Due battute, due sorrisi e si cambia finalmente argomento. 

(Qui mi scuso per la contraddizione in gesti nello scrutare avidamente un oggetto ma rifiutarlo e di questo ne sono consapevole, ma allora doveva andare così)

Il bello è che in passato io stessa ho detto proprio a questo amico quelle stesse parole ("una ogni tanto non ti fa certo male") con le sigarette, e lui si era concesso qualche "bionda" fumata assieme a Davide. Ma con la differenza che era ben contento di quella piccola trasgressione, non essendo mai stato un grande tabagista.

E' quando si ha esagerato come ho fatto io, che ho scolato fiumi di cole e fante per un quarto di secolo, che un bel giorno si decide di voltare del tutto pagina, di dire basta ad una schiavitù autoalimentata per troppo tempo.
Perché dietro a un bicchiere spesso ce ne sono altri due e magari cinque, ma c'è anche la sensazione di arrendevolezza, di fallimento (piccolo, ovvio), di scarso carattere, come ci sono flashback di anni e anni di critiche e battutine dei familiari, più l'accusa di debolezza per non sapervi rinunciare neanche in età ormai adulta... e fa male, e caria i denti, e danneggia l'alito, e non si può bere con tutto, e fa aumentare la cellulite, e dovresti smettere.

Ora però ho smesso. Dalla sera del 2 aprile, al 100%. Una sorta di liberazione, con momenti di fatica e sofferenza, vero, ma soprattutto con soddisfazione, orgoglio e vari risvolti positivi, anche "solo" per le mie orecchie e la mia coscienza. Il bicchiere ogni tanto? Se avessi detto di si l'altra sera dai miei amici, a parte che ci sarebbe stato il 50% di possibilità di trangugiare anche l'alluminio, sarei venuta meno a tutta una serie di significati simbolici ma per me importanti, e molto più di un abbinamento di gusti. Invece ho guardato in faccia il nemico, ho tenuto duro e ho vinto, anche se può sembrare una facezia, una cosa superflua, anche se il danno sarebbe sembrato di "un solo bicchiere". 

Nota non trascurabile: i vecchi ricordi negativi mi sembrano adesso meno fastidiosi e amari e anzi stanno sparendo: meglio di così non mi poteva andare!

Pazienza se non tutti capiscono che il "no" ad un bicchiere di cola è un "no" a tante, tante altre cose.

PS: ho di recente scoperto una nuova deliziosa acqua minerale leggermente frizzante, della provincia di Cuneo, in un hard discount, yeee!!

giovedì 11 ottobre 2018

L'Evian griffata Ferragni? Non mi bagna

Bottiglie in vetro di acqua Evian con logo disegnato dalla fashion blogger Chiara Ferragni a 8 €. 

Grida e post scandalizzati o pseudo ironici a riguardo: esagerazione, schiaffo alla miseria, sberleffo a chi non ha acqua e muore di sete.

A me è scivolato come una goccia di pioggia.
Perché ho una visione venturiana della vita, ne vedo il totale delle contraddizioni, stranezze, diversità di vedute che convivono assieme nonostante i pensanti contro. Come le famiglie arcobaleno: esistono, dunque sono famiglie anche quelle, non vedo perché negarle.

E' da quando sono ragazzina che vedo persone di ogni ceto sociale, dall'operaio al borghese medio al figlio di professionisti, spendere e spandere anche per cose inutili e magari pure brutte. 
Quelli che hanno armadi pieni pur mettendo sempre le stesse cose. E quelli che hanno fatto "una pazzia" sganciando cifre per regalarsi articoli assurdi, esagerati o eccessivi, di quelli che si usano poco e sempre col timore di rovinarli? Visti e rivisti.

Poi si, la crisi, le crisi, il mercato asiatico, il dilagare del low cost. Ma i generi di lusso persistono e pochi, che siano poveri, borghesi o ricchi, vi rinunciano. 

Ci siamo già dimenticati le maxifile ai grandi store di tutto il globo per i saldi? O per i modelli di iPhone, iPad, iwatch via via usciti negli ultimi dieci anni, anche in periodi critici come a ridosso delle vacanze estive?

Nessuno ha mai fatto caso a quanti capi di abbigliamento firmato in ottimo stato, a volte ancora con l'etichetta, si trovano ai mercati dell'usato? No? Si vede che compra solo nei negozi, magari a prezzo pieno.

Ma io dico quindi, se la benestante moglie di un professionista (ci lavorava quel mio zio delle maxi spese) con studio da dieci dipendenti possiede una villa, quattro auto e tre armadi di vestiti griffati, quanto credete che possa possedere e spendere il figlio o il nipote di un imprenditore che fattura cifre a sei zeri? O quei super ricchi che potrebbero stracampare solo con gli interessi degli interessi che fruttano loro i conti in banca? 

E perché non farlo anche con l'acqua? Come non potrebbe esistere un'acqua a prezzo "da ricchi"?

"Ma l'acqua è un bene primario! Due miliardi di persone muoiono di sete e venderla a 8€ è una bestemmia!" dicono gli scandalizzati - e a pensarci il loghino easy della Ferragni non è neanche un bozzetto di Leonardo.

Ma questi scandalizzati, mi chiedo, dove erano quando ci fu l'Ice Bucket Challenge? Quante volte si fanno la doccia a settimana? E i rifiuti li separano? Evitano gli sprechi?

Bah, secondo me anche quelli nelle case popolari sprecano soldi, acqua, cibo ed energia e non se ne rendono conto. Figuriamoci i ricchi. E' un mondaccio, si.

E gli scandalizzati sono mai stati nei ristorantini vicino al Centre Pompidou a Parigi, dove 33 cl di acqua Evian s-logata costa 3,50€?
Ma lo sanno che al popolarissimo Conad c'è l'acqua Lurisia al costo di oltre 5 euri al litro?

E gli stessi hanno mai sentito dire che la nazione di provenienza dell'Evian da sempre spadroneggia economicamente, per usare un delicato eufemismo, le sue "ex" colonie africane?

O che certe coltivazioni intensive di frutta secca diventata di voga grazie alle ultime ricette e diete veggie richiedono uno sproposito di acqua per essere tirate su in maniera produttiva? ...il che si ripercuote con un effetto a catena sulla salute e sull'economia delle nazioni, quasi sempre del terzo mondo? - le vegan victim!

A furia di scrivere mi è venuta sete. Ma berrò la mia solita acqua di supermercato comprata quasi sempre in offerta perché, in questo mondo dalle mille sfumature di consumismo, per fortuna esiste anche il sottocosto.

domenica 2 settembre 2018

"Tonya", una storia di violenza made in USA


Lo so, sarò l’ultima persona che si definisce cinefila ad aver visto “Tonya”. Ma la passione è passione e non posso astenermi - dopo mesi senza parlare di cinema - dal dire la mia su un film, una biografia realistica non patinata, una bella storia psicologica piacevoli come non mi accadevano da tempo.
Questo è il racconto della parabola di Tonya Harding, pattinatrice realmente esistita ed esistente, prima ascendente e poi discendente a causa dell’aggressione ad una rivale verso la convocazione in nazionale per i Giochi Olimpici, ma è soprattutto una storia di violenza totale: psicologica, fisica, verbale, relazionale, economica. Un sogno americano a metà, dove le ambizioni e la voglia di diventare qualcuno non riescono a prevalere sulle negatività.
Premetto che mi ricordo della vicenda Harding quando avvenne nel 1994: fece molto scalpore all'epoca e venne persino citata nel film "Assassini nati" di Oliver Stone come significativa riprova della violenza (oltre che del fanatismo dei media) all'interno della società statunitense.


La protagonista nasce e cresce con una madre a dir poco anaffettiva ma soprattutto rigorosa e spietata, che intuisce la passione della figlia per il pattinaggio artistico su ghiaccio e ce la manda per togliersela di torno; dopo pochi mesi però si viene a sapere che la bimba ha persino un grande talento e inizia a distinguersi dalle rivali.


Inizia così un ricatto globale fra madre e figlia (giacchè il caro padre fa fagotto) dove violenza alimenta violenza: io madre sgobbo come cameriera per mantenerci e ti torturo per farti allenare duramente e tirare fuori il tuo dono e fartene una fonte di guadagno, tu figlia devi sottostare a tutto, allenarti duramente, tirare fuori il tuo dono e fare anche qualcosa di unico come il triplo axel, diventare famosa e magari ringraziarmi, chissenefrega se il prezzo che devi pagare è una scarsa autostima, una costante insoddisfazione, una rabbia di fondo, una tendenza alla frustrazione e alla negatività e zero concetti come soddisfazione di sé e per sé, sportività, fairplay, rispetto per gli altri, cautela, grazia, armonia, autocontrollo, diplomazia, stoicismo – anzi, qui la filosofia non è mai esistita, chissà che avrebbe detto il patriarca di “Il mio grosso grasso matrimonio greco”.

In questo violento dialogo fra sorde che caratterizza la prima parte della storia, l’unico sano consiglio che la madre LaVona poteva dare, imponendolo o ribadendolo, alla figlia Tonya, consiglio che da una parte non viene dato e dall’altra ovviamente non viene intuito minimamente, era non legarsi al suo futuro marito Jeff, un finto timido in realtà represso violento con un collega di lavoro/amico (giacchè in quella miseria morale e culturale prima che economica il collega diviene come un amico anche se è più feccia di te… schifosa società non solo americana), Shawn, ancora più vuoto, immorale e purtroppo bugiardo mitomane. Proprio Shawn è una figura da non sottovalutare in questa storia: da una parte sprona Jeff a provarci con una 15enne Tonya, poi contribuisce in maniera pesante agli eventi facendo però di testa sua, che come si intuisce è tutta marcia.

Un altro dialogo fra sordi, indirettamente violento, è fra Tonya e i giudici che visionano le sue imprese: due lingue diverse, con presupposti, mentalità, obiettivi diversi se non opposti. Lei voleva essere se stessa ed essere giudicata solo per le sue doti e i suoi saggi, loro volevano un'immagine buonista, pollitically correct, preconfezionata e piuttosto retrò di perfezione, a cominciare dal contorno familiare, dove la bravura poteva anche venire per seconda.



La narrazione degli eventi, che prende spunto dalle interviste fatte ai vari attori di questa vicenda, gioca molto sul fatto che ognuno "ha" una sua versione della verità come riflette la stessa protagonista alla fine del film, tanto che in alcuni flashback di episodi di violenza, forse per stemperarne la tensione, la Tonya del passato commenta per quella del presente, carnefice indiretta e vittima impura della situazione.


Non ci vuole molto però per capire che in realtà ognuno vuole dare (ben diverso dall’avere) una certa verità nel senso di personale versione/visione dei fatti, nessuno è stato completamente sincero, anche se non è difficile intuire quando Tonya mente agli altri come a se stessa come quando giustifica maldestramente alcune cattive esecuzioni.
Sempre a proposito della radice violenta della società statunitense, a fine film viene evidenziato il turnover di morbosità dei media a stelle e strisce, che declinano le loro attenzioni sul caso Harding per rivolgersi a quello Simpson, bello fresco di giornata.


Quale potrebbe essere il peggior difetto di Tonya? La madre, l’imprinting, l’ostinatezza nel praticare uno sport dove oltre al talento bisogna avere una certa immagine e "stare al gioco" per accontentare giudici e pubblico, la debolezza nel riavvicinarsi al marito nonostante le numerose botte? Forse un po’ tutti questi, ma il pregio almeno secondo me è nell’essere nonostante tutto una cattiva a metà e poi boh, sarà merito del regista (che ha il cognome come una marca di birra) ma nell’ultima scena dove l’ormai ex pattinatrice e novella pugilessa va al tappeto, sanguina, apre gli occhi e si rialza per continuare a lottare, mi ha dato un brivido di positività, nonostante l’aura nera della canzone di Iggy Pop mista alle vere immagini della Harding.

Bravi gli attori, ma detto fra noi ritengo che la statuetta sarebbe dovuta andare a Margot Robbie, nel 2016 meravigliosa Harley Queen e adesso straordinaria ed espressiva nei panni della Harding, piuttosto che ad Allison Janney, che interpreta una madre indubbiamente odiosa ed efficace, ma al limite del monofaccismo.

martedì 24 luglio 2018

Unghie smaltate, fra fake e ricordi

Notizia nata per smentire una fake news, piuttosto che per pura informazione, quella secondo la quale l'immigrata Josefa non aveva smalto sulle unghie durante il suo terribile viaggio per le coste europee, concluso poi su quelle della Libia dove è stata soccorsa attaccata ad una zattera, divorata dalla fatica e dal terrore e con a fianco alcuni cadaveri.

Lo smalto di colore rosso era stato messo da alcune soccorritrici nelle ore successive al salvataggio della donna camerunese, al semplice scopo di calmarla, distrarla e farla parlare.

E non so perché, stamattina invece che nei giorni precedenti, il mio cervello ha elaborato un ricordo come una slot machine, che risale ai primi di luglio del 2013, esattamente cinque ani fa, durante quella che chiamo la mia aestas horribilis.

Ero all'ospedale, con mio padre e mia cugina all'epoca neomamma, per la vigilia dell'operazione ai diverticoli a mia mami, dopo due mesi e mezzo di un calvario di dolori addominali, mancanza di appetito, nausee mattutine e conati (che sovente mi facevano da sveglia) e dieci chili persi. Un'operazione che a sentire alcuni dottori si sarebbe dovuta fare a settembre, "così è più fresco", anche se probabilmente la paziente in questione non ci sarebbe arrivata visto che ha sfiorato la setticemia.

Insomma eravamo là in quella stanza tutto sommato accogliente, sollevati perché il giorno dopo avrebbero "sistemato" mia mami, quasi incredula dopo tanti "no". L'infermiera aveva dato alcune istruzioni sulla preparazione all'operazione. Via anelli e collanine, via tutto, la paziente sarebbe rimasta davvero nuda, neutra, asettica. Tutto giusto, per carità. Neanche ricordo bene i particolari, tirai fuori dalla borsa un flacone di smalto rosso, lo feci appena vedere a mia mami, che stava parlando con mio padre, e iniziai a metterglielo sulle unghie dei piedi, come lei era solita fare ogni estate.

Mia cugina fece per aiutarmi, senza dire nulla, tenendo delicatamente le caviglie di mia mami, che se ne stava ferma ferma, un po' sorpresa ma anche contenta di questo piccolo restylist.
Stupore silenzioso e guardingo anche sul volto di un'altra infermiera entrata in stanza per lasciare un foglio, come chi vorrebbe dire qualcosa, anche una semplice osservazione o una battuta, ma non trova il guizzo giusto per farla.

Ricordo di averlo steso con calma e compiacimento, quello smalto rosso, perché anche se l'indomani l'operazione sarebbe stata difficile e il recupero ancor di più, quel gesto apparentemente frivolo e superficiale era il primo step verso il ritorno alla normalità della mia genitrice...

   
Mesi dopo, passeggiatina col nipotino <3


...andava fatto insomma, volevo farlo, volevo che mia mami ce l'avesse e che lo vedessero, anche soltanto alcuni medici e assistenti.

martedì 5 giugno 2018

Nessun dolore, no - posso stare senza calcio mondiale, c'è l'atletica!

Nonostante l'esclusione della Nazionale italiana di calcio dal prossimo Mondiale, i media non possono certo dribblare l'evento, assolutamente. Se non altro per permettere agli italiani di tifare almeno le nazioni di quei calciatori stranieri che hanno indossato i colori sociali della loro squadra del cuore. 
Ecco quindi che i palinsesti di alcune reti televisive sono stati alterati per ospitare programmi illustrativi sulle nazioni partecipanti, sui giocatori, su notizie varie, ma ci sono almeno un paio di spot pubblicitari che tirano in ballo il Mondiale e l'esclusione degli Azzurri fra autoironia, leggera malinconia e rassegnazione più o meno digerita. 

Ed io, in tutto questo, me ne sto come un gatto sul balcone di casa a frescheggiare in mezzo ai vasi da fiori: tranquilla e rilassata come un pascià. 

Io che da preadolescente già tifavo freneticamente un team italiano e la Nazionale, io che ho palpitato per gli Europei 2000, mi sono gustata dall'inizio alla fine la gloriosa epica vittoria del 2006, io che ancora mi rivedo su YouTube i mitici rigori contro l'Inghilterra agli Europei 2012, adesso - con ben oltre trenta primavere - posso dire di aver attuato al 90% una rivoluzione passionale iniziata spontaneamente un lustro fa: non sento niente, nessun dolore. 

L'Italia fuori dal Mondiale? Pazienza, succede, raramente ma succede. 
Cosa guardare in televisione? Le stesse cose che si guarderebbero in un anno dispari ovviamente, ma se ci si riferisce allo sport allora dico non siamo superficiali! e rivolgiamoci agli altre discipline, tutto sommato visto il caso degli ultimi Giochi Olimpici invernali direi che ne vale la pena.

E volendo essere pignoli, basta guardare anche solo all'atletica leggera: dopo l'antipasto del fascinoso Golden Gala (che pure non ha avuto tutto sommato una grande copertura televisiva), ad agosto ci saranno gli Europei a Berlino ma già a luglio si svolgeranno i Mondiali Under 20 in Finlandia; in più a ottobre ci saranno le Olimpiadi giovanili. Vi sembra poco? A me no...anche se insorge il problema della reperibilità di dirette o anche solo aggiornamenti. Ma basta alla fine spulciare un po' in giro sul web e qualcosa si trova sempre. 

Certo, il calcio ce lo scodellano ovunque e comunque, ma onde evitare di ammettere di guardare uno sport e amarlo solo perché propinato ai quattro venti, cosa che ci eguaglierebbe ad un branco di pecore, dico allora ai miei connazionali di fare un minimo di sforzo e guardarsi attorno, cercare, visionare.  

sabato 21 aprile 2018

"Sei già in vacanza e adesso lo sai" - prima notte brava a Rimini targata Top Club Show Dinner by Frontemare

Dopo due settimane divise fra pulizie, riordinamenti domestici, ricerche su internet, lavorini al pc, spesa nei vari supermercati e capatine all'House of Rock, ieri la mia prima "notte brava" targata Rimini: la serata Future Show al Top Club Show Dinner by Frontemare, sul viale Regina Margherita - wow, wow, wow!!!



Battesimo di fuoco nella zona calda della capitale romagnola quindi, assieme a Davide e a due suoi colleghi. Ma soprattutto una lezione di vita su un altro mondo che spesso si sente nominare o citare nei film ma che esiste davvero e che voglio conoscere sempre più e rendere parte della mia vita, specie adesso che abito qui.

Perché Rimini è questa: una realtà urbana dai tanti volti, "dal multiforme ingegno" tanto per scomodare una definizione omeriana, che per pigrizia e comodità si possono riassumere in due, 1) quello "canonico" di città d'arte e ricchezza varia e 2) quello di terra di divertimenti formato XXL dove i numeri parlano chiaro: 15 km di coste attrezzate con circa 1000 alberghi di ogni categoria - un terzo aperto tutto l'anno - e oltre 15 milioni di pernottamenti nel corso di un anno solare (dati del 2016) alias un milione a km alias 83mila pernottamenti al mese per km.
Tutto è in proporzione, in un'orchestra turistico-commerciale estremamente variegata: ristoranti, bar, pub, discoteche, sale da ballo, piadinerie, pizzerie, chioschi, negozi, negozietti, supermercati, parrucchieri, farmacie, palestre, attrazioni, giochi, sale da giochi, noleggi di piccoli mezzi di trasporto come anche lavoratori stagionali sia autoctoni che esterni e non ultimi venditori abusivi, prostitute, borseggiatori, spacciatori.
E percorrere in auto il boulevard del mare da Piazzale Arturo Toscanini verso sud e vedere questa umanità è stata la prima lezione/ripasso di vita locale, emozionante e ammaliante.


---------- DUE DEJAVU' E UN PENSIERO REATTIVO --------
Parcheggiando in una stradina parallela al viale Regina Margherita ho avuto due dejavù spagnoli di una decina di anni fa, d'altronde un po' ansiosa lo sono. Uno è stato Benidorm quando, lasciando la zona calda per tornare alla macchina e al nostro alloggio ad Javea, abbiamo riattraversato le retrovie dei mega alberghi, bestioni anche di quaranta piani, finché accanto a stracolmi bidoni dell'immondizia abbiamo visto una zingara addormentatasi sul gradino del marciapiede con addosso un bimbo di neanche un anno e con una coppia senior di turisti nordici che sembrava volerglielo portare via e brontolarcela.
L'altro è stato il giovane "buttadentro" indigeno di un pub a Lloret de Mar, che ci diceva che col giusto atteggiamento mentale si poteva anche vivere dodici mesi l'anno in un posto dal turismo movimentato come quello, in un viaggio che mi aveva visto dalle stalle alle stelle: la prima sera l'ultima e pure inconsapevole sbornia della mia vita e l'ultimo giorno l'ancor più memorabile capatina a Figueres, città natale di Salvador Dalì.




Ok, un ricordo negativo ed uno più positivo. Ma iersera come adesso e ogni giorno della mia vita, la giocata è mia: sta a me plasmare la mia quotidianità, mentalmente e materialmente. Avanti tutta quindi, senza perdersi in paure.


Seconda lezione/ripasso, la clientela del Top Club Show Dinner by Frontemare.
Come gli alberghi, i turisti, gli avventori e gli "illeciti" sono di ogni fascia economica ma in questo ristorante dancing si parla di un target medio/alto e sicuramente amante del lusso, apparente o di sostanza che sia. Esemplare la presenza femminile: un fiume di ragazzine, giovani e signore mature, già ben abbronzate, con vestitini aderenti, scollature, spacchi, tacchi 12, super makeup e parrucchi, pochettine e borsette griffate e arie disinvolte di chi ha passato parecchie estati in Romagna e qui si sente come a casa pur abitando altrove, danzanti, ammiccanti e sorridenti tipo l'inizio de "La grande bellezza". Proprio un formicaio umano che, finito di cenare, si alza, inizia a sgambettare e si prepara alle danze girando e girando per il locale... quante spallate ho incassato!
Dopo i primi minuti in cui i miei pantaloni di Primark e le mie simil converse cinesazze mi avevano fatto sentire una Cenerentola ripulita, è stato sempre più allietante e comico vedere così tante bellezze di decine di nazionalità...e soprattutto notare le facce degli uomini di fronte a certi combo balconcino+ginocchio in vista!

Terza lezione, l'agilità oltre alla grande professionalità dei camerieri: non avevo mai visto portar via interi tavoli da otto ancora da sparecchiare, con sopra decine di calici e bottiglie, come anche file di poltroncine, per far posto per ballare!! Perché al polo opposto dei turisti, ma perfettamente collegati, voglio ricordare che ci sono i "lavoratori", che siano appunto camerieri, lavapiatti, vocalist, dj, commessi o facchini, grande silente macchina organizzativa con ingranaggi tanto funzionanti quanto invisibili.

La "bravezza" della mia nottata non è stata certo come il mio debutto a Lloret de Mar o "Una notte da leoni", affatto! Si è limitata al posto, alla seconda tappa (alle tre hamburger e patatine al Rose and Crown, il primo pub italiano - uno dei tanti primati di Rimini) e all'aver spento la lucina sul mio comodino alle quattro inoltrate, come non mi capitava da tempo: una Lemonsoda, due sorsi di birra e l'irrinunciabile ballettio in sala fra musiche e nebbie anni '90 e lo slogan del vocalist "Sei già in vacanza e adesso lo sai" erano il giusto minimo sindacale come inizio, ma che bello tutto questo, come uscire e vedere "il cielo stellato" riminese "sopra di me", con la spiaggia ancora da attrezzare e il brulichio della fauna umana, che crescerà sempre di più weekend dopo weekend! 

mercoledì 21 marzo 2018

Come carne da macello - dal medico sportivo

Nella sala d'aspetto sono la più matura e forse l'unica non agonista.
Entro in uno studio meno asettico e più attrezzato di quanto avrei saputo immaginare, io che a fatica sono stata dal dentista e dal ginecologo.
Il dottore è sui sessant'anni, asciutto, anonimo, sembra inc@zzato col resto del mondo chissà perché; voce severa e fredda da automa, modi sbrigativi. Se penso che ha visitato le amichette di asilo di mia nipote, rabbrividisco.
Fra le domande di rito anche altezza e peso. Il mio non ricordare con rapidità la data della mia ultima mestruazione sembra farlo invelenire ancor di più.

"A volte sento un pigiore allo sterno, che dura 3-4 secondi, magari mi sa dire qualcosa..."
"Questo è un esame a riposo, non sotto sforzo..."

Tolte felpina e canotta, con un reggiseno non imbottito a coprire la mia "prima" mi sdraio sul lettino, l'assistente donna mi spalma il gel, mi mette i morsetti per fare l'elettrocardiogramma e mi guarda con aria stranita quando le dico, dopo la misurazione della pressione, che per me 70 di minima è insolitamente alta. Forse sono io che parlo troppo?
Esito favorevole, ultime scartoffie.
Dubito siano passati in tutto più di dieci minuti, di cui almeno tre per anagrafica e convalida.

"...comunque facendo fitness non mi è capitato di sentire quel fastidio..." è il mio ultimo ingenuo tentativo di strappare qualcosa in più a colui che ha visionato i miei dati anagrafici e visto come appaio in costume da bagno almeno dalla vita in su... e che dimenticherà tutto entro un quarto d'ora. Lui blatera qualcosa con appena un pizzico di umanità, io gli dico che vorrei partecipare ad una corsa di 10 km da percorrere entro un'ora e mezza ma che certo non sosterrò ritmi faticosi - come per dire ok, mi arrangio. Lui sembra scettico ma ormai sono completamente rivestita ed è arrivato il tempo di lasciare il posto ad un altro animale da carne paziente.

Pure questo è più umano di quel cerbero inacidito!
                                 
Esco col mio foglio in mano, pago facendomi fare la ricevuta da portare alla commercialista.
Ora in totale è passato un quarto d'ora, non ho più 40 euro ma ho un cosiddetto certificato e purtroppo anche gli stessi dubbi di prima.

Credevo che mi avrebbe fatto test isocinetici ed ergometrici, d'altronde cosa ci faceva lì quella cyclette?, o magari l'analisi dell'appoggio plantare, ma mi sarebbe bastato salire almeno su quella bella bilancia per stabilire con esattezza quanto pesassi piuttosto che riferire il responso della mia ultima pesata casalinga.

E come al solito mi sono fatta intimidire dall'atteggiamento di chiusura di chi mi sta davanti, senza grandi opposizioni.
Mi tocca fare in un altro modo. Tutto questo solo per poter correre senza timore di avere qualche problematica.