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sabato 21 aprile 2018

"Sei già in vacanza e adesso lo sai" - prima notte brava a Rimini targata Top Club Show Dinner by Frontemare

Dopo due settimane divise fra pulizie, riordinamenti domestici, ricerche su internet, lavorini al pc, spesa nei vari supermercati e capatine all'House of Rock, ieri la mia prima "notte brava" targata Rimini: la serata Future Show al Top Club Show Dinner by Frontemare, sul viale Regina Margherita - wow, wow, wow!!!



Battesimo di fuoco nella zona calda della capitale romagnola quindi, assieme a Davide e a due suoi colleghi. Ma soprattutto una lezione di vita su un altro mondo che spesso si sente nominare o citare nei film ma che esiste davvero e che voglio conoscere sempre più e rendere parte della mia vita, specie adesso che abito qui.

Perché Rimini è questa: una realtà urbana dai tanti volti, "dal multiforme ingegno" tanto per scomodare una definizione omeriana, che per pigrizia e comodità si possono riassumere in due, 1) quello "canonico" di città d'arte e ricchezza varia e 2) quello di terra di divertimenti formato XXL dove i numeri parlano chiaro: 15 km di coste attrezzate con circa 1000 alberghi di ogni categoria - un terzo aperto tutto l'anno - e oltre 15 milioni di pernottamenti nel corso di un anno solare (dati del 2016) alias un milione a km alias 83mila pernottamenti al mese per km.
Tutto è in proporzione, in un'orchestra turistico-commerciale estremamente variegata: ristoranti, bar, pub, discoteche, sale da ballo, piadinerie, pizzerie, chioschi, negozi, negozietti, supermercati, parrucchieri, farmacie, palestre, attrazioni, giochi, sale da giochi, noleggi di piccoli mezzi di trasporto come anche lavoratori stagionali sia autoctoni che esterni e non ultimi venditori abusivi, prostitute, borseggiatori, spacciatori.
E percorrere in auto il boulevard del mare da Piazzale Arturo Toscanini verso sud e vedere questa umanità è stata la prima lezione/ripasso di vita locale, emozionante e ammaliante.


---------- DUE DEJAVU' E UN PENSIERO REATTIVO --------
Parcheggiando in una stradina parallela al viale Regina Margherita ho avuto due dejavù spagnoli di una decina di anni fa, d'altronde un po' ansiosa lo sono. Uno è stato Benidorm quando, lasciando la zona calda per tornare alla macchina e al nostro alloggio ad Javea, abbiamo riattraversato le retrovie dei mega alberghi, bestioni anche di quaranta piani, finché accanto a stracolmi bidoni dell'immondizia abbiamo visto una zingara addormentatasi sul gradino del marciapiede con addosso un bimbo di neanche un anno e con una coppia senior di turisti nordici che sembrava volerglielo portare via e brontolarcela.
L'altro è stato il giovane "buttadentro" indigeno di un pub a Lloret de Mar, che ci diceva che col giusto atteggiamento mentale si poteva anche vivere dodici mesi l'anno in un posto dal turismo movimentato come quello, in un viaggio che mi aveva visto dalle stalle alle stelle: la prima sera l'ultima e pure inconsapevole sbornia della mia vita e l'ultimo giorno l'ancor più memorabile capatina a Figueres, città natale di Salvador Dalì.




Ok, un ricordo negativo ed uno più positivo. Ma iersera come adesso e ogni giorno della mia vita, la giocata è mia: sta a me plasmare la mia quotidianità, mentalmente e materialmente. Avanti tutta quindi, senza perdersi in paure.


Seconda lezione/ripasso, la clientela del Top Club Show Dinner by Frontemare.
Come gli alberghi, i turisti, gli avventori e gli "illeciti" sono di ogni fascia economica ma in questo ristorante dancing si parla di un target medio/alto e sicuramente amante del lusso, apparente o di sostanza che sia. Esemplare la presenza femminile: un fiume di ragazzine, giovani e signore mature, già ben abbronzate, con vestitini aderenti, scollature, spacchi, tacchi 12, super makeup e parrucchi, pochettine e borsette griffate e arie disinvolte di chi ha passato parecchie estati in Romagna e qui si sente come a casa pur abitando altrove, danzanti, ammiccanti e sorridenti tipo l'inizio de "La grande bellezza". Proprio un formicaio umano che, finito di cenare, si alza, inizia a sgambettare e si prepara alle danze girando e girando per il locale... quante spallate ho incassato!
Dopo i primi minuti in cui i miei pantaloni di Primark e le mie simil converse cinesazze mi avevano fatto sentire una Cenerentola ripulita, è stato sempre più allietante e comico vedere così tante bellezze di decine di nazionalità...e soprattutto notare le facce degli uomini di fronte a certi combo balconcino+ginocchio in vista!

Terza lezione, l'agilità oltre alla grande professionalità dei camerieri: non avevo mai visto portar via interi tavoli da otto ancora da sparecchiare, con sopra decine di calici e bottiglie, come anche file di poltroncine, per far posto per ballare!! Perché al polo opposto dei turisti, ma perfettamente collegati, voglio ricordare che ci sono i "lavoratori", che siano appunto camerieri, lavapiatti, vocalist, dj, commessi o facchini, grande silente macchina organizzativa con ingranaggi tanto funzionanti quanto invisibili.

La "bravezza" della mia nottata non è stata certo come il mio debutto a Lloret de Mar o "Una notte da leoni", affatto! Si è limitata al posto, alla seconda tappa (alle tre hamburger e patatine al Rose and Crown, il primo pub italiano - uno dei tanti primati di Rimini) e all'aver spento la lucina sul mio comodino alle quattro inoltrate, come non mi capitava da tempo: una Lemonsoda, due sorsi di birra e l'irrinunciabile ballettio in sala fra musiche e nebbie anni '90 e lo slogan del vocalist "Sei già in vacanza e adesso lo sai" erano il giusto minimo sindacale come inizio, ma che bello tutto questo, come uscire e vedere "il cielo stellato" riminese "sopra di me", con la spiaggia ancora da attrezzare e il brulichio della fauna umana, che crescerà sempre di più weekend dopo weekend! 

martedì 10 aprile 2018

Il pezzo mancante dai cento epiteti

Dopo un bel po' di tempo, di situazioni e autostrada, ho preso possesso del pezzo mancante nel puzzle della mia vita, che è una città, la mia nuova città.



Chiamatela come vi pare: capitale della riviera romagnola, Lloret de Mar adriatica, urbe malatestiana, culla di Fellini, regno del fit/wellness, sito archeostorico artistico, luogo di perdizione.
Per me è la nuova città che mi sta dando un tetto dopo la mia natale, quella universitaria e il paesino del Piemonte orientale dove ho fatto le prime prove di convivenza, ben superate, è il cosmo, la location, la piattaforma, il proemio, la strofa, il palcoscenico, la quinta, lo stadio, la pista, la strada, la tacca, il punto, il respiro da cui riprenderò/sto riprendendo appunto la mia vita in coppia con Davide, cercherò/sto cercando un lavoro a tempo pieno, rifarò/sto rifacendo molto più e meglio di quello che facevo a casa dei miei genitori dove appunto - inevitabilmente e per tutta una serie di motivi - ero più una figlia forse troppo conciliante che una persona adulta e vaccinata che agisce almeno al 60% con la sua testa.

Prima la scrittura e il canto erano le mie terapie per allontanare certi stress. Adesso, almeno per questi primi giorni, mi basta contemplare il mio battito cardiaco.

mercoledì 27 aprile 2016

"Il Centro" di Arese, via crucis fra paradossi, folla e compulsività

SmokyIronman: "Che ne dici se dopodomani andiamo al centro commerciale di Arese?"
Vanessa (impallidisce, tossisce con sputazzi): "Cough cough.... Mmmhhh.... quello che è aperto la settimana scorsa?... Maaaahhh.... Non sapreeeei... aspettiamo che il polverone dei visitatori si sia placato un pooooo'..."
SmokyIronman: "Ma no, dai, partiamo presto, arriviamo presto, così cerchi quel vestito per il matrimonio di tua cugina..."
Vanessa: "Mhhhh okkkeeeeeei....Magari riusciamo ad entrare al Kentucky Fried Chicken..."


E certo, due volte.


Scherzo ovviamente. Perché le file chilometriche dell'inaugurazione si sono ripetute anche il 23 pomeriggio in un loop da film dell'orrore, roba che il tempo sembrava non scorrere mai. Ma tutta la nostra giornata è stata strana e surreale, nel secondo sabato di attività de "Il Centro" di Arese, nuovissimo super centro commerciale fra Rho Fiera e Milano ovest fra paradossi, stranezze e assurdità.

1a stazione - Preambolo
Definito il più grande d'Europa, cosa che obiettivamente mi suona strana, con duecento negozi fighi ed alcuni inediti in Italia come Primark (che già avevo visitato a Marsiglia) e Lego. Costruito in tempi record, ben attrezzato, fonte di lavoro per tante persone, spauracchio per la concorrenza, meta imperdibile per gli amanti dei centri commerciali, dei VIP, dei fashion blogger/ youtuber.


                                                       

2a stazione - Uscita dall'autostrada e parcheggio
Venendo dal Piemùnt, varcato il Ticino e presa l'uscita per Malpensa, occhio a non prendere l'uscita 1 anziché la 1a: vi costerà 1,70 € e cinque minuti extra di tempo. Nessun problema per noi, invece, per trovare uno fra gli oltre 4400 posti macchina del mega parcheggio.

3a stazione - Primo impatto
Se anche non fosse il più grande d'Europa, è fra i più nuovi e appunto belli, moderni, avveniristici, con rifiniture, materiali, linee, ascensori e dettagli che ne riecheggiano altri già visti all'Expo. Alla prima occhiata panoramica sono rimasta a bocca aperta. In più, mappe del sito sia cartacee che interattive, a disposizione su maxischermi a portata di touch, con tanto di fotografi e cameraman al lavoro a documentare il flusso umano e monetario all'ora di punta.


                                                

4a stazione - Frendly in tutto: relax, family, pets....
Aree di sosta con panchine e poltrone a piena disposizione, anche in stile "cabina" con pareti laterali a garantire un minimo di privacy (quello che mi avrebbe fatto comodo quando mi sono concessa una merenda iper golosa); zona bambini da sogno, altro che i giocattoli dei negozi lì vicino, con attrezzi e strutture che anche molti  maggiorenni avrebbero voluto sperimentare; bagni anche "per famiglie" con annessa iconina, spaziosi e ben equipaggiati; cani  benvenuti e onnipresenti, con tanti toy portati fieramente al guinzaglio come in borse e passeggini ad hoc, ad allietare sguardo ed anima.... anche se personalmente vedere un rotweiler adulto ringhiare contro un giovane esemplare di carlino nero mi ha messo un pizzico di apprensione.


                                                      


                                                      

5a stazione - KFC ovvero il Kentucky Fried Chicken
Ore 13: oltre 20 metri esterni di fila.
Ore 17,25: oltre 20 m esterni di fila.
Ore 19: come prima.
Motivazioni più che sufficienti a farmi rinunciare alle amate Hot Wheels, divorate magno cum gaudio ad Amsterdam, Magaluff e Edinburgo e punta di diamante di questa nota catena di fast food tutta a base di pollo, che ho il piacere di conoscere già dalla fine degli anni '90 da un viaggio in Olanda coi miei genitori - e dal film "Major League". Anche perché è paradossale fare un'ora e passa di fila per un alimento che si consuma in due minuti e che contiene nutrienti effettivamente miseri ma calorie spropositate. E al di là dello sconcerto di Selvaggia Lucarelli di fronte alla maxicoda dell'inaugurazione proprio nel giorno del referedum boicottato, metto l'accento sul fatto che questo milanese non è il primo bensì il S-E-S-T-O (6°) KFC italiano dopo quelli, stranamente meno conosciuti ma neanche tanto pubblicizzati, di Brescia, Chieti, Genova, Roma e Torino. Questione di glamour???


                                               

6a stazione - Alfa Romeo d'epoca, vere icone
Una delle cose più belle è stata la carrellata di auto quasi tutte d'epoca, proprio a ridosso della zona ristorazione, provenienti dal museo storico Alfa Romeo di Arese: uno stuolo di bellezze tutte rosse ad eccezione di una super futuristica e degna del set di Star Trek classe 1971, la P33 Cuneo, bianca con rifiniture gialle ma soprattutto griffata Pininfarina!!! #laclassenonèacqua


                                            


                                             

7a stazione - Pranzo made in Emilia, caffè Illy
Eh si, abbiamo rinunciato al fast pollo ma non al pranzo, pur avendolo ordinato verso le 14,30. Escluso a priori il KFC e scartato a posteriori Il Birrificio nel mega mezzanino, abbiamo optato per la comodità, l'eleganza, l'ordine e soprattutto i tavolini assegnati dal personale di Dispensa Emilia. Per me un'insalata Mediterranea con tre tigelle e acqua naturale, deliziosa ma forse con un po' troppo olio per i miei parchi gusti; per il mio fidanzato tortelli al ragù con birra media. L'espresso inevitabilmente da Illy, dove ahimè non funzionava la macchina dell'Illycream e dove il cassiere fascinoso, alto, snello e dai begli occhi blu sembrava prelevato da un set fotografico.
                                


8a stazione - Un Desigual meno pacchiano del solito
Passiamo davanti alla vetrina di Desigual, negozio in cui in genere entro sorridente e speranzosa ed esco affranta e un po' schifata, e rimango abbagliata da due sobri vestiti in vetrina con scollo a barca e manichine tagliate in diagonale, di cui uno nero con un mega fiore rosso fucsia insolitamente intonato. Provo sia questo che l'altro, taglia M ovviamente, ma ahimè gli orli sono troppo sopra il ginocchio e la stoffa sudorifera non va bene per un matrimonio di fine giugno. Ma finché è durato è stato bellissimo!!!

9a stazione - Tridente Victoria's Secret-Kiko-Disney Store
Forse perché c'è chi reputa noi donne dai 5 ai 60 anni tutte uguali in fondo in fondo, schiave del lusso come delle favole, strano ibrido fra angeli, diavolesse e principesse, obbligate ad essere sexy ma impossibilitate a crescere del tutto, gazze del consumismo attirate indifferentemente da pelouche, gloss e canottierine.....ne "Il Centro" questi tre negozi vengono l'uno dopo l'altro, belli adiacenti appiccicati, in un perverso commensalismo commerciale come per facilitare le visitatrici nell'acquisto di cosine belle, delicate, colorate, incantevoli e talora superflue.


                                

10a stazione - Melting Pot, delirio e compulsione da Primark
Dopo le capatine da Terranova e Alcott, l'affaire Primark - anch'esso caratterizzato da file massicce sia al pian terreno che al primo. Ce la siamo cavata con neanche una decina di minuti d'attesa all'ingresso di sotto, passando attraverso un percorso tipo aeroporto e dove, negli ultimi 5 metri, ci hanno gentilmente muniti della super bag simil retina porta pesci per metterci gli acquisti, che prevedevamo numerosi. Entrati là, l'inferno: frotte di famiglie, coppie adulte e branchi di ragazzine o ragazzini di mille nazionalità a smistare e carpire capi ed oggetti da scaffali ormai disordinati stile esplosione, fra corridoi affollatissimi e sempre più stretti, con tanti articoli economici ma di dubbia qualità. In quel pandemonio meltingpottaro, abbiamo dovuto far tesoro del precedente a Marsiglia e centellinare la smania di far compere, concentrandoci su cose "necessarie". Ho provato invano delle ballerine argentate, ahimè improponibili per taglia. Ho evitato altre scarpe come anche jeans e costumi, troppo teen-dozzinali. Ho snobbato accessori e trucchi: futilità allo stato puro. Ho dribblato i pigiami: siamo pur sempre a fine aprile! In quello strano ibrido fra Woodstock e Porta Portese indoor, dove i camerini erano miraggi lontanissimi e le ragazzine si provavano scettiche giacche e camicie davanti ai mega specchi nei corridoi, spesso lasciando qualcosa per terra, il caldo e l'uggia si son fatti sentire presto. Il mio fidanzato ha sedato il suo crescente fastidio con due magliettine deliziose e dei calzini, mentre io ho scovato una spugna scrub e delle forcine mentre eravamo in fila alle casse, ovvero il punto migliore per guardare e scegliere con calma; ho anche preso last second una candela aromatizzata per mia suocera, un regalino dejavù che non potevo non rifarle.
                                  

                                           

11a stazione - Cannolo re degli sfizi, ma quei centrifugati.....
Usciti da Primark alle 17,21 accaldati e mezzi disidratati, non potevamo non tirare il fiato e riprendere pigolo con una sigaretta e un po' d'acqua. Ma poco dopo ho voluto/ dovuto concedermi una merenda degna di Melissa McCarthy: un bel cannolo siciliano con riccioli di cioccolato. Ne avevo adocchiati in almeno tre punti vendita differenti, preferendoli ad una più leggera macedonia o ad un più modajolo (ma allettante) centrifugato di frutta e verdura.

                                                           

12a stazione - Tiger: non puoi non comprarci
Anche questa è una vecchia conoscenza milanese: un percorso obbligato a serpentone dove si può scegliere qualcosa fra cartoleria, casalinghi, oggettistica, trucchetti, candele, tisane e ammennicoli vari, tutti rigorosamente cheap ed invitanti. Siamo riusciti a spendere una ventina di euri in cose che non avevamo di già.

13a stazione - Uscita, benzina cheap ed una "lasciata"
Coi piedi dolenti, le gambe pesanti e le facce allucinate, alle 19 abbiamo inforcato definitivamente l'uscita dopo aver incrociato l'ultimo gregge di giovani fashionisti e l'ennesima coppia con annesso chiwawa color crema. Con la sottoscritta al volante, usciamo dal parcheggio strabuzzando per l'ultima volta gli occhi di fronte al mega distributore di benzina a 1,31€ al litro, con già una trentina di auto in attesa di rifornirsi low cost. Anche questa coda è stata evitata come la peste. Mi sentivo un po' come dopo Gardaland, ma più soddisfatta - anche perché non mi è caduto il cellulare nel wc. Unico accenno di rimpianto: non aver avuto la forza non solo fisica di fare una capatina al Lego Store.


                                 

14a stazione - Un consiglio personale, banalissimo
"Il Centro" è un'esperienza di vita, specie per chi abita come me in una città di medio-piccole dimensioni. Gli addetti ai lavori come anche i fashionisti, quelli che hanno voglia e danari da spendere, ma pure coloro che devono comprare una cosa in particolare, fanno più che bene a farci un salto anche in queste giornate caotiche, altrimenti possono aspettare tempi di maggiore quiete. E chissà se per i saldi ci ritroveremo di nuovo tutti qui a saltare meccanicamente da un brand all'altro, a dragare mensole e stand peggio di un cercatore d'oro e a barcamenarsi per riuscire ad ordinare da mangiare nel minor tempo possibile.

lunedì 28 luglio 2014

Salento dieci e lode - Sole, mare e un occhio al Dodo

Premessa:
Ventidue giorni invece che nove trascorsi dai miei genitori, piacevoli sotto tanti aspetti, nipotina inclusa, ma sufficienti a vanificare quel poco di fitness  (e pseudo tonicità, sigh sobh gasp) che avevo fatto tra maggio e metà giugno; una tinta Blu Atlantic della La Riche Directions diventata verde scuro, verde chiaro e poi lime (!!!!); un'Italia vergognosa in un Mondiale zeppo di polemiche; tanta voglia di staccare pur avendo lavorato meno ore che per un part time; soprattutto, tanta voglia di mare-sole-spiaggia dopo troppo cemento urbano.

Sono tornata ieri notte da dodici giorni di toda vida a Sant'Isidoro in provincia di Lecce. Una vacanza bellissima in un posto meraviglioso ma semplice e per niente modajolo, che mi ha ricordato il primitivo paesino di mare dei miei 8-10 anni: piccolo e selvaggio, con diverse casette semiabusive ma folkloristiche, strade imperfette e parcheggi di terra e sassi, pochissimi bar e ristoranti semplici ma graziosi, con alimentari-empori anziché negozi trendy, senza sfarzi, senza eccessi, senza lussi inutilmente costosi e ridondanti. Il nostro appartamento, simile ad un trullo per via del soffitto basso e dell'abbondanza di tempera bianca sia dentro che fuori, era a dir poco spartano: cucina economica stile anni '80 con una dotazione di accessori da dopoguerra, camere da letto con armadi traballanti e con un comodino in quattro, bagno con specchio malandato da camionista (truccarsi con cognizione di causa era un'impresa :D), tavolo di plastica in veranda, con 5 sedie ed una sdraio vintage in legno che sembrava cedere da un momento all'altro. Ma al di fuori della veranda, un maxi cortile con alberi da frutto, una pila per i panni, due tenditoi, una doccetta all'aperto con telo paperato, una lavatrice (recentissima, una mosca bianca praticamente :D), un forno a legna ed un angolo barbecue, tutto un po' retrò ma molto ben fatto ed efficiente. La mia dolce metà ed io, assieme ai nostri amici E. e S., lui leccese e lei milanese con nonni meridionali, ci siamo subito ambientati, prendendola con sportività e buonumore, arrangiandoci alla meglio, collaborando ed aiutandoci in tutto e per tutto, comprando l'indispensabile e vivendo alla giornata, tra pomeriggi al sole, tuffi in un mare da cinque stelle, con tanto di nuotate fino all'isoletta lì antistante, pranzetti sulla sabbia, aperitivi, pizziche, cene meravigliose, foto buffe, una sfilata di moda e, quando rientravamo a nanna quasi sempre verso le 3 di notte, un'occhiata a costellazioni e pianeti, con tanto di mappa sullo smartphone.


Tramonto da sogno - Sant'Isidoro di Lecce

Ma che c'entrano i Dodo? Gli uccelli corpulenti, estinti da fine '800, riesumati al grande pubblico dal geniale film di animazione "L'era glaciale"? C'entrano indirettamente: in due settimane di Salento abbiamo più volte sgranato gli occhi per cose e situazioni che altrove non si vedono né vivono, per cui ci aspettavamo solo di incrociare i suddetti gallinacei per fare en plein.
Bancarelle come fiori ai bordi delle strade. Su furgone, apecarro o semplice tavolino, per strada a Sant'Isidoso e dintorni trovate negozi semi improvvisati di frutta, verdura, frutti di mare freschissimi, antichità e piante grasse nella pietra. Mica male.
L'elasticità dei nativi. In quasi tre decadi non mi era mai capitato di andare dal fruttivendolo, chiedere il rosmarino e sentirmi dire, con tono affettuoso da nonno, di andare a coglierlo al cespuglio del giardino di fronte. E solo nel Meridione le persone sono capaci di occupare nel weekend il 95% della sabbia calpestabile di una spiaggetta e aggirarvisi con più disinvoltura di Kate Moss su una passerella.
La gentilezza dei nativi. Eccezione a parte (cameriera che "impone" di non prendere 5 primi diversi), ti danno il meglio al minor costo possibile, ti danno del lei con sorrisi genuini, ti chiamano "signora" e prodigano di cavallerie se sei donna, ti guardano la macchina se la parcheggi piena di bagagli e vai a prendere i panini all'alimentari, non ti mettono mai fretta, sdrammatizzano tutto.
Carte superstar. Troppo bello e familiare vedere tanta gente, anche di tre differenti generazioni nella stessa partita, giocare ripetutamente a briscola, rubamazzo, scopone e tressette al bar come in spiaggia sui tavolini del pranzo. Erano almeno tre lustri che non vedevo scene simili, giuro.
Il "Mein Kampf". Ebbene si, ho trovato una copia (l'ultima rimasta di un lotto di appena sei pezzi, tutti venduti in poche ore a detta del negoziante) del famoso libro di Adolf Hitler in una bancarella di un mercato serale a Porto Cesareo, sul lungomare che precede la statua di Manuela Arcuri. Un'edizione del 1992 senza prefazione né commenti, per appena sei euri. E chi se lo sarebbe fatto scappare??? I miei familiari, tutti drogati di libri e di storia contemporanea come me, non vedono l'ora di leggerlo!
Automobili direttamente dal passato. Sembrava la sfilata storica delle vecchie Fiat: primi modelli di Uno, Tipo, Centoventisei e Duna, ma anche familiari vetuste stracariche di merci, asmatiche nel rumore ma scattanti nelle mosse. Tutte con targhe di città del nord Italia, anche dalla nostra città di provenienza :)
Cani sciolti in spiaggia. Come le vacche sacre in India, a Sant'Isidoro avevamo due cani che facevano una capatina in spiaggia verso le 17, per un bagno e un riposino - tranquillissimi, socievoli, coccolosi....roba che la metà dei bagnanti li avrebbe presi con sè. Uno apparteneva ad una casa lì vicino; l'altro, abbandonato, è sparito il penultimo giorno del nostro soggiorno, probabilmente adottato da qualche anima pia.
Democrazia del ballo. Almeno dove siamo stati noi, quando scattava una pizzica o una tarantella ma anche in una serata in stile scozzese, saltellavano quasi tutti con quasi tutti, dai 5 agli 80 anni. Si buttavano nella mischia molti giovani maschi, evento raro ahimè, ma una nota speciale va ad un paio di settantenni, ben vestiti e profumati, che hanno ballato con due fascinose venticinquenni :)