Piccole soluzioni per piccoli problemi - Vanessa 3.0, The Rimini Age
Visualizzazione post con etichetta divine. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta divine. Mostra tutti i post
sabato 19 gennaio 2019
Per un'ora di invidia con Vanessa: la nonchalance di Wanda Nara
Siamo alle solite, ci casco sempre. Guardo più a cosa hanno gli altri senza soffermarmi sui miei punti di forza, ritrovandomi a pensare di dover inseguire, sempre e comunque, anche se in parte, modelli comportamentali. E si, un po' invidio.
L'altra sera, in un noto programma televisivo, un non meno conosciuto inviato porge un premio a Wanda Nara, procuratrice sportiva del calciatore e marito Mauro Icardi oltre che madre, modella, influencer, commentatrice televisiva. Bionda, belloccia, indaffarata, danarosa, famosa.
Ma io a Wanda non invidio la notorietà, la bellezza, il lavoro, il portafogli, lo stato di famiglia e alla fine neanche la dichiarazione dei redditi, checché siano tutti molto più "interessanti" e desiderabili dei miei.
Nel servizio televisivo, palesemente ironico e bonario, Wanda sfoggia una nonchalance degna della regina Elisabetta, mostrando iniziale sordità di fronte ai richiami dell'inviato, parlando il meno possibile, schermandosi dietro ad un paio di occhialoni neri, sorridendo e gesticolando in maniera quasi impercettibile, con quella che più che gentilezza fredda sembrava indifferenza menefreghista.
Ha giocato il suo gioco o come dir si voglia si è fatta i cavolacci sua, anche se poi qualche dichiarazione l'ha lasciata, in quel turbinio di domande con cui il cortese inviato l'ha tampinata fino all'ascensore. Non si è fatta condizionare, non ha mostrato il minimo imbarazzo, non ha detto niente che non voleva dire anche a costo di risultare antipatica, che tanto i suoi 4 e passa milioni di follower non si disiscriveranno certo per queste bazzecole da impiegatini o gli sponsor si scanseranno - giammai!
Impara Vanessa, impara! Tu che con le tue remore, i tuoi fantasmi, i tuoi devo-perché-devo innestati, i tuoi freni inibitori e la tua eccessiva empatia ti stai malinconicamente strozzando da sola! Imparaaaahh!! E magari, quel taglio di capelli....perché no?
domenica 2 settembre 2018
"Tonya", una storia di violenza made in USA
Lo so, sarò
l’ultima persona che si definisce cinefila ad aver visto “Tonya”. Ma la passione è passione e non posso astenermi - dopo mesi senza parlare di cinema - dal dire la mia su un
film, una biografia realistica non
patinata, una bella storia psicologica piacevoli come non
mi accadevano da tempo.
Questo è il
racconto della parabola di Tonya Harding, pattinatrice realmente esistita ed esistente, prima ascendente e poi discendente a causa dell’aggressione ad una rivale verso
la convocazione in nazionale per i Giochi Olimpici, ma è soprattutto una storia
di violenza totale: psicologica, fisica, verbale, relazionale, economica. Un sogno americano a metà, dove le ambizioni e la voglia di diventare qualcuno non riescono a prevalere sulle negatività.
Premetto che mi ricordo della vicenda Harding quando avvenne nel 1994: fece molto scalpore all'epoca e venne persino citata nel film "Assassini nati" di Oliver Stone come significativa riprova della violenza (oltre che del fanatismo dei media) all'interno della società statunitense.
La
protagonista nasce e cresce con una madre a dir poco anaffettiva ma soprattutto
rigorosa e spietata, che intuisce la passione della figlia per il pattinaggio
artistico su ghiaccio e ce la manda per togliersela di torno; dopo pochi mesi
però si viene a sapere che la bimba ha persino un grande talento e inizia a
distinguersi dalle rivali.
Inizia così
un ricatto globale fra madre e figlia (giacchè il caro padre fa fagotto) dove
violenza alimenta violenza: io madre sgobbo come cameriera per mantenerci e ti
torturo per farti allenare duramente e tirare fuori il tuo dono e fartene una
fonte di guadagno, tu figlia devi sottostare a tutto, allenarti duramente,
tirare fuori il tuo dono e fare anche qualcosa di unico come il triplo axel, diventare famosa e magari
ringraziarmi, chissenefrega se il prezzo che devi pagare è una scarsa
autostima, una costante insoddisfazione, una rabbia di fondo, una tendenza alla
frustrazione e alla negatività e zero concetti come soddisfazione di sé e per sé,
sportività, fairplay, rispetto per gli altri, cautela, grazia, armonia, autocontrollo,
diplomazia, stoicismo – anzi, qui la filosofia non è mai esistita, chissà che
avrebbe detto il patriarca di “Il mio grosso grasso matrimonio greco”.
In questo violento dialogo fra sorde che caratterizza la prima parte della storia, l’unico sano consiglio che la madre LaVona poteva dare, imponendolo o ribadendolo, alla figlia Tonya, consiglio che da una parte non viene dato e dall’altra ovviamente non viene intuito minimamente, era non legarsi al suo futuro marito Jeff, un finto timido in realtà represso violento con un collega di lavoro/amico (giacchè in quella miseria morale e culturale prima che economica il collega diviene come un amico anche se è più feccia di te… schifosa società non solo americana), Shawn, ancora più vuoto, immorale e purtroppo bugiardo mitomane. Proprio Shawn è una figura da non sottovalutare in questa storia: da una parte sprona Jeff a provarci con una 15enne Tonya, poi contribuisce in maniera pesante agli eventi facendo però di testa sua, che come si intuisce è tutta marcia.
Un altro dialogo fra sordi, indirettamente violento, è fra Tonya e i giudici che visionano le sue imprese: due lingue diverse, con presupposti, mentalità, obiettivi diversi se non opposti. Lei voleva essere se stessa ed essere giudicata solo per le sue doti e i suoi saggi, loro volevano un'immagine buonista, pollitically correct, preconfezionata e piuttosto retrò di perfezione, a cominciare dal contorno familiare, dove la bravura poteva anche venire per seconda.
La narrazione
degli eventi, che prende spunto dalle interviste fatte ai vari attori di questa
vicenda, gioca molto sul fatto che ognuno "ha" una sua versione della verità come
riflette la stessa protagonista alla fine del film, tanto che in alcuni
flashback di episodi di violenza, forse per stemperarne la tensione, la Tonya del
passato commenta per quella del presente, carnefice indiretta e vittima impura
della situazione.
Non ci
vuole molto però per capire che in realtà ognuno vuole dare (ben diverso dall’avere)
una certa verità nel senso di personale versione/visione dei fatti, nessuno è
stato completamente sincero, anche se non è difficile intuire quando Tonya
mente agli altri come a se stessa come quando giustifica maldestramente alcune cattive esecuzioni.
Sempre a proposito della radice violenta della società statunitense, a fine film viene evidenziato il turnover di morbosità dei media a stelle e strisce, che declinano le loro attenzioni sul caso Harding per rivolgersi a quello Simpson, bello fresco di giornata.
Quale
potrebbe essere il peggior difetto di Tonya? La madre, l’imprinting, l’ostinatezza
nel praticare uno sport dove oltre al talento bisogna avere una certa immagine e "stare al gioco" per accontentare giudici e pubblico, la debolezza nel riavvicinarsi al marito
nonostante le numerose botte? Forse un po’ tutti questi, ma il pregio almeno
secondo me è nell’essere nonostante tutto una cattiva a metà e poi boh, sarà
merito del regista (che ha il cognome come una marca di birra) ma nell’ultima
scena dove l’ormai ex pattinatrice e novella pugilessa va al tappeto, sanguina, apre gli occhi e si rialza per continuare a
lottare, mi ha dato un brivido di positività, nonostante l’aura nera della
canzone di Iggy Pop mista alle vere immagini della Harding.
Bravi gli attori, ma detto fra noi ritengo che la statuetta sarebbe dovuta andare a Margot Robbie, nel 2016 meravigliosa Harley Queen e adesso straordinaria ed espressiva nei panni della Harding, piuttosto che ad Allison Janney, che interpreta una madre indubbiamente odiosa ed efficace, ma al limite del monofaccismo.
Bravi gli attori, ma detto fra noi ritengo che la statuetta sarebbe dovuta andare a Margot Robbie, nel 2016 meravigliosa Harley Queen e adesso straordinaria ed espressiva nei panni della Harding, piuttosto che ad Allison Janney, che interpreta una madre indubbiamente odiosa ed efficace, ma al limite del monofaccismo.
martedì 17 luglio 2018
La Scrittrice e la Pin Up, per me le vere campionesse del mondo
Non la Francia e molto di più della 4x400 dell'Italia negli ultimi Mondiali rispettivamente di calcio e di atletica Under 20.
Per me i veri campioni del mondo, anzi campionesse sono due mie amiche, Scrittrice e Pin Up, due ragazze che un bel giorno hanno saputo essere qualcos'altro rispetto al loro solito e si sono riscritte il proprio presente trovando entrambe un buon lavoro, in un mondo avaro e poco meritocratico. Non da ultimo, sono per me due influencer, che mi danno forza e ispirazione oltre che felicità e orgoglio.
Prendiamo Scrittrice, diplomata, un precedente impiego che però ha dovuto lasciare per incrinature interne irrimediabili e dopo stress a secchiate. La crisi del 2011 a completare l'opera, tanto per toccare il fondo. Problemi di salute dei suoi genitori. Ma lei non si è arresa, o almeno mai del tutto, ha sempre lottato, ha continuato ad aggiornarsi, scrivere, studiare, accettato collaborazioni mensili, lavorato a macchia di leopardo per una libera professionista - senza barricarsi in casa ma continuando a frequentare le amiche sempreverdi. Questa primavera finalmente, l'occasione in un posto di lavoro che sembrava confezionato per lei e che alla fine, dopo una selezione rognosa e un periodo di prova, a lei è andato. Ora le sue giornate sono più autentiche e, non ultimo, può mettere a frutto tutte le sue abilità, la sua serietà, la sua competenza troppo a lungo in ombra. Sentendola meno lavoro di immaginazione e me la figuro camminare con la testa più alta, l'aria più rilassata ma sicura e attorno a lei un po' più di invidia da parte dei detrattori.
Quasi all'antitesi la graziosa Pin Up con la sua più giovane età, il suo sguardo da gatta e gli studi incompiuti, ma manualità e volontà ben disposte a diversi lavori. La convivenza con un fidanzato geloso e sempre più problematico la reclude da parenti, amici e occasioni per troppo tempo, in un loop negativo. Finché un bel giorno di aprile, nello stesso periodo in cui Scrittrice dava il meglio di sé al colloquio, la bella sbotta, manda al diavolo il suo amorino, ritorna in famiglia, trova prima un part time e poi un altro, in una località turistica vicina al mare e ben lontana dalle colline del suo Monferrato. Da oltre un mese si divide fra turni, capatine al mare e baby sitting per gli amici presso cui abita, fra cene luculliane e sorrisi, ha i suoi soldini in tasca, si sente rinata e fa progetti.
Praticamente ogni giorno penso a loro, leggo o ascolto la loro gioia, la loro soddisfazione e felicità che alla fine sono anche mie, perché voglio loro un gran bene e forse anche di più nonostante i tanti chilometri che ci separano.
Per me i veri campioni del mondo, anzi campionesse sono due mie amiche, Scrittrice e Pin Up, due ragazze che un bel giorno hanno saputo essere qualcos'altro rispetto al loro solito e si sono riscritte il proprio presente trovando entrambe un buon lavoro, in un mondo avaro e poco meritocratico. Non da ultimo, sono per me due influencer, che mi danno forza e ispirazione oltre che felicità e orgoglio.
Prendiamo Scrittrice, diplomata, un precedente impiego che però ha dovuto lasciare per incrinature interne irrimediabili e dopo stress a secchiate. La crisi del 2011 a completare l'opera, tanto per toccare il fondo. Problemi di salute dei suoi genitori. Ma lei non si è arresa, o almeno mai del tutto, ha sempre lottato, ha continuato ad aggiornarsi, scrivere, studiare, accettato collaborazioni mensili, lavorato a macchia di leopardo per una libera professionista - senza barricarsi in casa ma continuando a frequentare le amiche sempreverdi. Questa primavera finalmente, l'occasione in un posto di lavoro che sembrava confezionato per lei e che alla fine, dopo una selezione rognosa e un periodo di prova, a lei è andato. Ora le sue giornate sono più autentiche e, non ultimo, può mettere a frutto tutte le sue abilità, la sua serietà, la sua competenza troppo a lungo in ombra. Sentendola meno lavoro di immaginazione e me la figuro camminare con la testa più alta, l'aria più rilassata ma sicura e attorno a lei un po' più di invidia da parte dei detrattori.
Quasi all'antitesi la graziosa Pin Up con la sua più giovane età, il suo sguardo da gatta e gli studi incompiuti, ma manualità e volontà ben disposte a diversi lavori. La convivenza con un fidanzato geloso e sempre più problematico la reclude da parenti, amici e occasioni per troppo tempo, in un loop negativo. Finché un bel giorno di aprile, nello stesso periodo in cui Scrittrice dava il meglio di sé al colloquio, la bella sbotta, manda al diavolo il suo amorino, ritorna in famiglia, trova prima un part time e poi un altro, in una località turistica vicina al mare e ben lontana dalle colline del suo Monferrato. Da oltre un mese si divide fra turni, capatine al mare e baby sitting per gli amici presso cui abita, fra cene luculliane e sorrisi, ha i suoi soldini in tasca, si sente rinata e fa progetti.
Praticamente ogni giorno penso a loro, leggo o ascolto la loro gioia, la loro soddisfazione e felicità che alla fine sono anche mie, perché voglio loro un gran bene e forse anche di più nonostante i tanti chilometri che ci separano.
mercoledì 18 aprile 2018
Goldie Hawn, battute, maratona di Boston, Yuki Kawauchi
A diciott'anni mi piaceva molto l'attrice Goldie Hawn, protagonista di tante commedie deliziose e non prive di una sana semplice intelligenza. Celebre "Una coppia alla deriva" dove interpreta una milionaria che perde la memoria e viene ingannata da un falegname proletario che la fa credere sua moglie e madre dei suoi quattro figli. Quante risate ho fatto fare a mia madre ripetendo la battuta dove il putato marito le fa vedere alcuni "vecchi abiti": "Ero più bassa e più grassa??".
Ma le risate più fragorose, mia mami ed io, ce le siamo fatte anche di recente ripetendo una frase che Goldie pronuncia in "Una bionda per i Wildcats". Lei è Molly, che vuol allenare una squadra di football e si troverà a dover addomesticare prima e poi allenare fino ad una bella vittoria la squadra collegiale dei Wildcats - con dei giovanissimi Woody Harrelson e Wesley Snipes, mi pare al loro esordio. Molly fa inizialmente fatica a farsi ascoltare dai baldi giovanotti tutti orgoglio e testosterone e allora li sfida a vedere chi resiste di più correndo al campino degli allenamenti; ad uno ad uno li fa fuori tutti e all'ultimo ragazzo, ormai collassante, sibila con piglio da maestrina: "Te l'ho mai detto che ho vinto la maratona di Boston?... Due volte!".
Non per le suffragette della maratona femminile fra fine anni '60 e primi '70, non per il colpaccio del faticatore Gelindo Bordin a due anni dall'oro olimpico, io sapevo dell'esistenza della maratona di Boston grazie ad un film pressoché sconosciuto con Goldie Hawn!
Ma sono stata fra coloro che cinque anni fa hanno lagrimato per l'assurda rabbia omicida dei terroristi che infangarono l'annata del 2013 con morti e tanti tanti feriti.
"Ho vinto la maratona di Boston" insomma è per me un inno all'effetto sorpresa, ovvero quando un outsider da sempre sottovalutato trova finalmente spazio e tempo per far vedere che ha carattere, talento e bravura. Effetto sorpresa che si è incarnato nell'edizione 2018 della 42 km bostoniana col successo del giapponese Yuki Kawauchi, lo statale volante che ho imparato a conoscere dalla pagina facebook "La gang degli atleti disagiati", e che sembra proporsi a me, che ho ripreso a correre la settimana scorsa dopo chissà quanto, come una spintarella mentale, un messaggio subliminale: dare qualcosa in più, anche per soli 5 km, senza accontentarsi della sgambatina indolore e non aver paura a soffrire e alzare l'asticella dei miei limiti.
Etichette:
atleti,
belle cose,
divine,
fitness,
strategie
mercoledì 26 luglio 2017
Ai detrattori dico tiè tiè tiè, Federica c'è
Che bello, che gioia, che soddisfazione!!!! Federica Pellegrini, la Divina del nuoto italiano, ha appena vinto l'oro nei 200 metri stile libero ai Mondiali di nuoto in Ungheria, sorprendendo più di un addetto ai lavori!!! Settima medaglia, terzo oro in nove, o dieci? mondiali, roba incredibile a 29 anni quando la maggior parte delle nuotatrici si ritira a 24-25. Invece lei no, si è buttata alle spalle la mancata medaglia agli ultimi giochi olimpici e ha continuato a lavorare, a sudare, a tenere alta la concentrazione. Uno dei più longevi talenti sportivi Made in Italy - la maggior parte donne vedansi Ferrari, Sensini, Vezzali, Idem, Cagnotto ma non mancano uomini come Rossi e Totti - anche se forse fra i più criticati.
Ancora sbatto la testa al muro a ripensare ad un mio conoscente che, con fare molto sessista fra l'altro, più volte ne disse di tutti i colori alla Fede nazionale: boriosa, superficiale, vanitosa, montata, poco intelligente e anche poco "onesta" come donna. Non voglio rispondere niente a riguardo, se non un sorridente "tiè, tiè, tiè" e aggiungo che gli atleti vanno visti e giudicati per le loro prestazioni, stop; se poi li incontriamo per strada o all'edicola, a far la fila ai saldi o all'ospedale a fare le analisi, allora possiamo anche criticare eventuali loro umanità, possibilmente senza ingigantirle - ma se si tratta di pura antipatia allora ditelo subito e chiudiamo la questione.
Brava Federica: mi hai proprio resa orgogliosa!!!
Ancora sbatto la testa al muro a ripensare ad un mio conoscente che, con fare molto sessista fra l'altro, più volte ne disse di tutti i colori alla Fede nazionale: boriosa, superficiale, vanitosa, montata, poco intelligente e anche poco "onesta" come donna. Non voglio rispondere niente a riguardo, se non un sorridente "tiè, tiè, tiè" e aggiungo che gli atleti vanno visti e giudicati per le loro prestazioni, stop; se poi li incontriamo per strada o all'edicola, a far la fila ai saldi o all'ospedale a fare le analisi, allora possiamo anche criticare eventuali loro umanità, possibilmente senza ingigantirle - ma se si tratta di pura antipatia allora ditelo subito e chiudiamo la questione.
Brava Federica: mi hai proprio resa orgogliosa!!!
venerdì 23 giugno 2017
Non solo filmati di gattini - radiografie di sederi Vip in famiglia
Succede anche a casa mia di concedersi capatine sul web per vedere filmati di animali. In quanto gattofili da due generazioni, preferiamo ammirare mici e micetti, mentre ultimamente mi sono fissata su un filmato di alcuni capibara dentro una fontana di acqua fumante (termale?), in una località turistica invernale con tanto di neve tutto attorno, che se ne stanno a mollo con un'adorabile, rilassatissima aria trombina che nemmeno Bobo Vieri a Formentera con la fidanzata.
L'altro giorno però mi sono messa a cercare sul cellulare sederi femminili Vip, ebbene si!
In famiglia mia io sono stata, sono e sarò a vita la "culona" - che chissà perché, mah, bah, a marzo si è iscritta in palestra. "L'aerobica mi fa eliminare i liquidi in eccesso" "Tanto non serve a niente" è stato l'apogeo in un dialogo fra me e mia mami qualche settimana fa. E siccome non voglio litigare coi sordi l'altro giorno, appunto, l'ho buttata sul vittimismo comico/ liberatorio. C'era anche il mio fidanzato Davide che ridacchiava da sotto i baffi, #santosubito #T1000 #piucarinodeicapibara.
V: "Ah mami, darei due dita per avere il sedere della Melissa Satta..."
M: "E chi è, non la conosco... Una velina?? Ma tu sei laureataaa!...."
V: "Eccola... guarda qua..."
Dal cellulare ho digitato proprio le parole "Satta sedere" e mi è apparsa una sfilza di immagini che sembrava una gigantesca bancarella di ciliegine.

V: "Vedi? Visto come ce l'ha alto e sodo? Ecco, lo vorrei così... Vedi?"
M (quasi solidale): "Ma questa qui in ogni foto sta sempre in posa come nelle pubblicità, vedi come lo tiene in su il sedere? Non è in posa naturale..."
V (a Davide): "Lo vedi? Ho ragione?"
D: "Eh....eh..."
V: "... e invece nella realtà sembro la Kardashian dei poveri...Guardatela..."
Altro nome, altra digitazione ma stavolta, più che ciliegine, meloni.

V: "Eccola... eccomi..."
M: " Ohhh.... ma no, ma noooooo.... tu assomigli a quell'altra che canta... alla Lopez!"
V (digitando): "Mah, non credo, è molto meglio la Lopez di me..."
M: "Ma no, ma noooo.... Vero, Davideee?"
D: "No no, ce l'hai meglio tu di questa..."
Diagnosi: sarò culona, fare palestra non mi migliorerà mai ma alla fin fine non ho il sedere peggiore di quello di Jennifer Lopez!! E per qualcuno vado benissimo così!
L'altro giorno però mi sono messa a cercare sul cellulare sederi femminili Vip, ebbene si!
In famiglia mia io sono stata, sono e sarò a vita la "culona" - che chissà perché, mah, bah, a marzo si è iscritta in palestra. "L'aerobica mi fa eliminare i liquidi in eccesso" "Tanto non serve a niente" è stato l'apogeo in un dialogo fra me e mia mami qualche settimana fa. E siccome non voglio litigare coi sordi l'altro giorno, appunto, l'ho buttata sul vittimismo comico/ liberatorio. C'era anche il mio fidanzato Davide che ridacchiava da sotto i baffi, #santosubito #T1000 #piucarinodeicapibara.
V: "Ah mami, darei due dita per avere il sedere della Melissa Satta..."
M: "E chi è, non la conosco... Una velina?? Ma tu sei laureataaa!...."
V: "Eccola... guarda qua..."
Dal cellulare ho digitato proprio le parole "Satta sedere" e mi è apparsa una sfilza di immagini che sembrava una gigantesca bancarella di ciliegine.
V: "Vedi? Visto come ce l'ha alto e sodo? Ecco, lo vorrei così... Vedi?"
M (quasi solidale): "Ma questa qui in ogni foto sta sempre in posa come nelle pubblicità, vedi come lo tiene in su il sedere? Non è in posa naturale..."
V (a Davide): "Lo vedi? Ho ragione?"
D: "Eh....eh..."
V: "... e invece nella realtà sembro la Kardashian dei poveri...Guardatela..."
Altro nome, altra digitazione ma stavolta, più che ciliegine, meloni.
V: "Eccola... eccomi..."
M: " Ohhh.... ma no, ma noooooo.... tu assomigli a quell'altra che canta... alla Lopez!"
V (digitando): "Mah, non credo, è molto meglio la Lopez di me..."
M: "Ma no, ma noooo.... Vero, Davideee?"
D: "No no, ce l'hai meglio tu di questa..."
Diagnosi: sarò culona, fare palestra non mi migliorerà mai ma alla fin fine non ho il sedere peggiore di quello di Jennifer Lopez!! E per qualcuno vado benissimo così!
martedì 2 maggio 2017
Scoperta la cellulite di Kim Kardashian, confermato lo scarso buonsenso di tanti suoi followers
Da settembre ho cambiato domicilio, coinquilini, taglio di capelli, attività fit ma ho mantenuto la mia passioncella per le notizie trash su Vip, diete e aspetto fisico. Ai miei occhi non poteva passare inosservata quindi la recente paparazzata messicana su una Kim Kardashian in bikini con cuscinetti ribassati e cellulite, il tutto in bella vista e al naturale. A seguire, l’indignazione social dei fan con tanto di migliaia di disiscrizioni, ben descritta dal sito web del Corriere della Sera nel link
http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_28/kim-kardashian-web-non-gradisce-foto-naturale-con-cellulite-100-mila-follower-abbandonano-3da86c86-2c08-11e7-adbd-c8fcda06235f.shtml
ma non sono mancate frecciatine Vip che definirle acidelle è poco, tipo quella di Mario Balotelli*, a riprova che dice quel che pensa ma non pensa a quello che dice poiché tira in ballo persino i gusti del di lei marito, cosa quella si davvero brutta:
http://calcio.fanpage.it/balotelli-in-tackle-su-kim-kardashian-ha-un-fisico-che-fa-schifo-orribile/
Ma tutta quest’aria fritta perché? Semplice: perché sempre più persone si sono talmente assuefatte alle foto ritoccate di social, programmi televisivi e riviste da aver dimenticato che quello che si vede non è del tutto vero, anzi lo è in minima parte, soprattutto se non si tratta di politici, scienziati o allenatori di calcio. E che le citate fonti non vogliono far vedere la verità (che in pochi accettano e cercano: da qui si spiegano le migliaia di addictions e filtri di cui ci circondiamo, dalla nicotina alle unghie finte a youporn) ma vendere, vendere, vendere - chi per sfamare la famiglia, chi per mantenere cinque ville e venti fuoriserie, ma il succo è sempre quello. E cos’è che vende di più, qual è la gallina dalle uova d'oro? Il corpo femminile - bello, sensuale, invidiabile, attraente: il più possibile perfetto, anche se finto, innaturale o ritoccato.
La comunque bella Kim, come centinaia di altre Vip, avrebbe avuto la "colpa" di aver ben bene incartato i suoi fan con frotte di autoritratti ammalianti, piacevoli, nitidi, patinati mentre invece, come testimoniano le immagini rubate da un paparazzo, le sue curve tanto discusse e spesso lodate anche dalla nuova omonima moda non sono poi tanto belle da vedersi, da cliccarci su, da metterci i like. Il suo vanto, la cosa per cui era diventata famosa, il big booty insomma è stato smascherato, fatto a pezzi, perché si è rivelato ridondante e imperfetto - come è normale che sia un sedere di dimensioni vistose, fra l’altro in una donna di quasi 37 anni madre di due figli che non è atleta né body builder.
Tanti suoi fan, nel servizio fotografico incriminato, non si sono accontentati della sua generale fotogenia, del suo bel viso, dei suoi occhi magnetici o del suo punto vita ridotto, considerate anche le gravidanze ravvicinate, no! Sono bastati quella pelle a buccia d’arancia e quei cuscinetti poco contenuti a spezzare l'incantesimo e ad avvicinare KK ad una qualsiasi trentenne che campa con cifre con molti meno zeri nel bancomat. Come se i fan, e peggio le fan non sapessero quanto è difficile per una donna, anche di 25 anni, scolpire a dovere un fisico rilassato, specie dalla vita in giù - eppure quante hanno gettato la spugna dopo mesi di palestra, deluse e scoraggiate perché non avevano ottenuto il giusto risultato per la prova costume? Più facile ubriacarsi di Instagram, scaricare app che tarocchino carnagione e sagome e radiografare i glutei altrui, giusto?
L’ignoranza, la faciloneria, la superficialità hanno fatto sfaceli insomma. Nella guerra delle frivolezze siamo tutti perdenti, per carità, ma evitiamo di smarrire per strada tutto il nostro buonsenso!
*si noti: maschio, 27 anni, corredo cromosomico centroafricano, calciatore professionista. Ma statte zitto, no?
http://www.corriere.it/cronache/17_aprile_28/kim-kardashian-web-non-gradisce-foto-naturale-con-cellulite-100-mila-follower-abbandonano-3da86c86-2c08-11e7-adbd-c8fcda06235f.shtml
ma non sono mancate frecciatine Vip che definirle acidelle è poco, tipo quella di Mario Balotelli*, a riprova che dice quel che pensa ma non pensa a quello che dice poiché tira in ballo persino i gusti del di lei marito, cosa quella si davvero brutta:
http://calcio.fanpage.it/balotelli-in-tackle-su-kim-kardashian-ha-un-fisico-che-fa-schifo-orribile/
Ma tutta quest’aria fritta perché? Semplice: perché sempre più persone si sono talmente assuefatte alle foto ritoccate di social, programmi televisivi e riviste da aver dimenticato che quello che si vede non è del tutto vero, anzi lo è in minima parte, soprattutto se non si tratta di politici, scienziati o allenatori di calcio. E che le citate fonti non vogliono far vedere la verità (che in pochi accettano e cercano: da qui si spiegano le migliaia di addictions e filtri di cui ci circondiamo, dalla nicotina alle unghie finte a youporn) ma vendere, vendere, vendere - chi per sfamare la famiglia, chi per mantenere cinque ville e venti fuoriserie, ma il succo è sempre quello. E cos’è che vende di più, qual è la gallina dalle uova d'oro? Il corpo femminile - bello, sensuale, invidiabile, attraente: il più possibile perfetto, anche se finto, innaturale o ritoccato.
La comunque bella Kim, come centinaia di altre Vip, avrebbe avuto la "colpa" di aver ben bene incartato i suoi fan con frotte di autoritratti ammalianti, piacevoli, nitidi, patinati mentre invece, come testimoniano le immagini rubate da un paparazzo, le sue curve tanto discusse e spesso lodate anche dalla nuova omonima moda non sono poi tanto belle da vedersi, da cliccarci su, da metterci i like. Il suo vanto, la cosa per cui era diventata famosa, il big booty insomma è stato smascherato, fatto a pezzi, perché si è rivelato ridondante e imperfetto - come è normale che sia un sedere di dimensioni vistose, fra l’altro in una donna di quasi 37 anni madre di due figli che non è atleta né body builder.
Tanti suoi fan, nel servizio fotografico incriminato, non si sono accontentati della sua generale fotogenia, del suo bel viso, dei suoi occhi magnetici o del suo punto vita ridotto, considerate anche le gravidanze ravvicinate, no! Sono bastati quella pelle a buccia d’arancia e quei cuscinetti poco contenuti a spezzare l'incantesimo e ad avvicinare KK ad una qualsiasi trentenne che campa con cifre con molti meno zeri nel bancomat. Come se i fan, e peggio le fan non sapessero quanto è difficile per una donna, anche di 25 anni, scolpire a dovere un fisico rilassato, specie dalla vita in giù - eppure quante hanno gettato la spugna dopo mesi di palestra, deluse e scoraggiate perché non avevano ottenuto il giusto risultato per la prova costume? Più facile ubriacarsi di Instagram, scaricare app che tarocchino carnagione e sagome e radiografare i glutei altrui, giusto?
| Cosa aspettarsi da una in costume, se già vestita è così burrosa? |
L’ignoranza, la faciloneria, la superficialità hanno fatto sfaceli insomma. Nella guerra delle frivolezze siamo tutti perdenti, per carità, ma evitiamo di smarrire per strada tutto il nostro buonsenso!
*si noti: maschio, 27 anni, corredo cromosomico centroafricano, calciatore professionista. Ma statte zitto, no?
giovedì 7 luglio 2016
Per un'ora di invidia con Vanessa - quinto round: l'Inarrivabile
Questa rubrica è diventata annua, anche perché se mi limitassi all'invidia "terra terra" finirei per postare frotte di ragazze di bell'aspetto in costume e onestamente non mi sembra il top della classe e dell'originalità.


In questo quinto capitolo, parlerò di una ex blogger attiva sui social che prima leggevo con piacere e ammiravo e ora osservo, ammiro e soprattutto, per l'appunto, invidio: l'Inarrivabile. Una quasi trentenne dalla vita apparentemente perfetta ma di certo animata, affascinante, modajola, indaffarata e divertente.
Non bellissima ma comunque carina e fotogenica (grrr), studiosa e laboriosa, fresca di laurea e poi del titolo professionale, l'Inarrivabile ha iniziato a lavorare nell'ufficio dei genitori con serietà e impegno, iniziando subito a racimolare qualche soldo e a concedersi piccoli lussi.
Più o meno ogni tre mesi apro il suo Instagram e quasi sempre vedo che nel frattempo ha fatto una vacanza in montagna e due all'estero. E' stata anche al lago d'Iseo alla Floating Piers di Christo (grrrrr).


A maggio ha bell'e fatto e superato la prova costume; a giugno è già abbronzata e a ottobre è praticamente mulatta, avendo anche dei parenti meridionali con casa al mare che va a trovare tutti gli anni.


In vacanza o in pausa lavoro si concede bellissimi e succulenti brunch con tanto di dolci e torte golosissimi - roba da far venire la fame psichica - ma anche aperitivi e cenette fighi con amici e amiche fighi.

Frequenta una palestra super high tech ultra moderna e fa fitness con quei classici indumenti e accessori costosi che da anni spero di trovare in super sconto e che ogni volta rimpiazzo alla mia maniera.
Proprio il mese scorso ha partecipato ad un addio al nubilato al mare con una decina di amiche, durato un fine settimana: l'opposto di quello che ho organizzato, nello stesso periodo, a mia cugina Fianchi Stretti - durato cinque ore, a costo minimo e a km zero, anche in virtù dei sei pargoli totali delle otto partecipanti.... ma quanto a soddisfazione interiore impagabile.

Fra masochismo e invidia però, continuerò a guardare saltuariamente gli account dell'Inarrivabile che, a parte tutto, ha veramente da insegnare a molti quanto a serietà, laboriosità e impegno e che si è davvero meritata tante cose....che poi la Sorte le sia stata molto spesso favorevole, beh, è un altro discorso, come anche un altro dettaglio da invidiarle :D:D:D
| Come non detto..... |
Non bellissima ma comunque carina e fotogenica (grrr), studiosa e laboriosa, fresca di laurea e poi del titolo professionale, l'Inarrivabile ha iniziato a lavorare nell'ufficio dei genitori con serietà e impegno, iniziando subito a racimolare qualche soldo e a concedersi piccoli lussi.
Più o meno ogni tre mesi apro il suo Instagram e quasi sempre vedo che nel frattempo ha fatto una vacanza in montagna e due all'estero. E' stata anche al lago d'Iseo alla Floating Piers di Christo (grrrrr).
A maggio ha bell'e fatto e superato la prova costume; a giugno è già abbronzata e a ottobre è praticamente mulatta, avendo anche dei parenti meridionali con casa al mare che va a trovare tutti gli anni.
In vacanza o in pausa lavoro si concede bellissimi e succulenti brunch con tanto di dolci e torte golosissimi - roba da far venire la fame psichica - ma anche aperitivi e cenette fighi con amici e amiche fighi.
Frequenta una palestra super high tech ultra moderna e fa fitness con quei classici indumenti e accessori costosi che da anni spero di trovare in super sconto e che ogni volta rimpiazzo alla mia maniera.
Proprio il mese scorso ha partecipato ad un addio al nubilato al mare con una decina di amiche, durato un fine settimana: l'opposto di quello che ho organizzato, nello stesso periodo, a mia cugina Fianchi Stretti - durato cinque ore, a costo minimo e a km zero, anche in virtù dei sei pargoli totali delle otto partecipanti.... ma quanto a soddisfazione interiore impagabile.
Fra masochismo e invidia però, continuerò a guardare saltuariamente gli account dell'Inarrivabile che, a parte tutto, ha veramente da insegnare a molti quanto a serietà, laboriosità e impegno e che si è davvero meritata tante cose....che poi la Sorte le sia stata molto spesso favorevole, beh, è un altro discorso, come anche un altro dettaglio da invidiarle :D:D:D
mercoledì 27 aprile 2016
"Il Centro" di Arese, via crucis fra paradossi, folla e compulsività
SmokyIronman: "Che ne dici se dopodomani andiamo al centro commerciale di Arese?"
Vanessa (impallidisce, tossisce con sputazzi): "Cough cough.... Mmmhhh.... quello che è aperto la settimana scorsa?... Maaaahhh.... Non sapreeeei... aspettiamo che il polverone dei visitatori si sia placato un pooooo'..."
SmokyIronman: "Ma no, dai, partiamo presto, arriviamo presto, così cerchi quel vestito per il matrimonio di tua cugina..."
Vanessa: "Mhhhh okkkeeeeeei....Magari riusciamo ad entrare al Kentucky Fried Chicken..."
E certo, due volte.
Scherzo ovviamente. Perché le file chilometriche dell'inaugurazione si sono ripetute anche il 23 pomeriggio in un loop da film dell'orrore, roba che il tempo sembrava non scorrere mai. Ma tutta la nostra giornata è stata strana e surreale, nel secondo sabato di attività de "Il Centro" di Arese, nuovissimo super centro commerciale fra Rho Fiera e Milano ovest fra paradossi, stranezze e assurdità.
1a stazione - Preambolo
Definito il più grande d'Europa, cosa che obiettivamente mi suona strana, con duecento negozi fighi ed alcuni inediti in Italia come Primark (che già avevo visitato a Marsiglia) e Lego. Costruito in tempi record, ben attrezzato, fonte di lavoro per tante persone, spauracchio per la concorrenza, meta imperdibile per gli amanti dei centri commerciali, dei VIP, dei fashion blogger/ youtuber.

2a stazione - Uscita dall'autostrada e parcheggio
Venendo dal Piemùnt, varcato il Ticino e presa l'uscita per Malpensa, occhio a non prendere l'uscita 1 anziché la 1a: vi costerà 1,70 € e cinque minuti extra di tempo. Nessun problema per noi, invece, per trovare uno fra gli oltre 4400 posti macchina del mega parcheggio.
3a stazione - Primo impatto
Se anche non fosse il più grande d'Europa, è fra i più nuovi e appunto belli, moderni, avveniristici, con rifiniture, materiali, linee, ascensori e dettagli che ne riecheggiano altri già visti all'Expo. Alla prima occhiata panoramica sono rimasta a bocca aperta. In più, mappe del sito sia cartacee che interattive, a disposizione su maxischermi a portata di touch, con tanto di fotografi e cameraman al lavoro a documentare il flusso umano e monetario all'ora di punta.

4a stazione - Frendly in tutto: relax, family, pets....
Aree di sosta con panchine e poltrone a piena disposizione, anche in stile "cabina" con pareti laterali a garantire un minimo di privacy (quello che mi avrebbe fatto comodo quando mi sono concessa una merenda iper golosa); zona bambini da sogno, altro che i giocattoli dei negozi lì vicino, con attrezzi e strutture che anche molti maggiorenni avrebbero voluto sperimentare; bagni anche "per famiglie" con annessa iconina, spaziosi e ben equipaggiati; cani benvenuti e onnipresenti, con tanti toy portati fieramente al guinzaglio come in borse e passeggini ad hoc, ad allietare sguardo ed anima.... anche se personalmente vedere un rotweiler adulto ringhiare contro un giovane esemplare di carlino nero mi ha messo un pizzico di apprensione.


5a stazione - KFC ovvero il Kentucky Fried Chicken
Ore 13: oltre 20 metri esterni di fila.
Ore 17,25: oltre 20 m esterni di fila.
Ore 19: come prima.
Motivazioni più che sufficienti a farmi rinunciare alle amate Hot Wheels, divorate magno cum gaudio ad Amsterdam, Magaluff e Edinburgo e punta di diamante di questa nota catena di fast food tutta a base di pollo, che ho il piacere di conoscere già dalla fine degli anni '90 da un viaggio in Olanda coi miei genitori - e dal film "Major League". Anche perché è paradossale fare un'ora e passa di fila per un alimento che si consuma in due minuti e che contiene nutrienti effettivamente miseri ma calorie spropositate. E al di là dello sconcerto di Selvaggia Lucarelli di fronte alla maxicoda dell'inaugurazione proprio nel giorno del referedum boicottato, metto l'accento sul fatto che questo milanese non è il primo bensì il S-E-S-T-O (6°) KFC italiano dopo quelli, stranamente meno conosciuti ma neanche tanto pubblicizzati, di Brescia, Chieti, Genova, Roma e Torino. Questione di glamour???

6a stazione - Alfa Romeo d'epoca, vere icone
Una delle cose più belle è stata la carrellata di auto quasi tutte d'epoca, proprio a ridosso della zona ristorazione, provenienti dal museo storico Alfa Romeo di Arese: uno stuolo di bellezze tutte rosse ad eccezione di una super futuristica e degna del set di Star Trek classe 1971, la P33 Cuneo, bianca con rifiniture gialle ma soprattutto griffata Pininfarina!!! #laclassenonèacqua
7a stazione - Pranzo made in Emilia, caffè Illy
Eh si, abbiamo rinunciato al fast pollo ma non al pranzo, pur avendolo ordinato verso le 14,30. Escluso a priori il KFC e scartato a posteriori Il Birrificio nel mega mezzanino, abbiamo optato per la comodità, l'eleganza, l'ordine e soprattutto i tavolini assegnati dal personale di Dispensa Emilia. Per me un'insalata Mediterranea con tre tigelle e acqua naturale, deliziosa ma forse con un po' troppo olio per i miei parchi gusti; per il mio fidanzato tortelli al ragù con birra media. L'espresso inevitabilmente da Illy, dove ahimè non funzionava la macchina dell'Illycream e dove il cassiere fascinoso, alto, snello e dai begli occhi blu sembrava prelevato da un set fotografico.
8a stazione - Un Desigual meno pacchiano del solito
Passiamo davanti alla vetrina di Desigual, negozio in cui in genere entro sorridente e speranzosa ed esco affranta e un po' schifata, e rimango abbagliata da due sobri vestiti in vetrina con scollo a barca e manichine tagliate in diagonale, di cui uno nero con un mega fiore rosso fucsia insolitamente intonato. Provo sia questo che l'altro, taglia M ovviamente, ma ahimè gli orli sono troppo sopra il ginocchio e la stoffa sudorifera non va bene per un matrimonio di fine giugno. Ma finché è durato è stato bellissimo!!!
9a stazione - Tridente Victoria's Secret-Kiko-Disney Store
Forse perché c'è chi reputa noi donne dai 5 ai 60 anni tutte uguali in fondo in fondo, schiave del lusso come delle favole, strano ibrido fra angeli, diavolesse e principesse, obbligate ad essere sexy ma impossibilitate a crescere del tutto, gazze del consumismo attirate indifferentemente da pelouche, gloss e canottierine.....ne "Il Centro" questi tre negozi vengono l'uno dopo l'altro, belli adiacenti appiccicati, in un perverso commensalismo commerciale come per facilitare le visitatrici nell'acquisto di cosine belle, delicate, colorate, incantevoli e talora superflue.

10a stazione - Melting Pot, delirio e compulsione da Primark
Dopo le capatine da Terranova e Alcott, l'affaire Primark - anch'esso caratterizzato da file massicce sia al pian terreno che al primo. Ce la siamo cavata con neanche una decina di minuti d'attesa all'ingresso di sotto, passando attraverso un percorso tipo aeroporto e dove, negli ultimi 5 metri, ci hanno gentilmente muniti della super bag simil retina porta pesci per metterci gli acquisti, che prevedevamo numerosi. Entrati là, l'inferno: frotte di famiglie, coppie adulte e branchi di ragazzine o ragazzini di mille nazionalità a smistare e carpire capi ed oggetti da scaffali ormai disordinati stile esplosione, fra corridoi affollatissimi e sempre più stretti, con tanti articoli economici ma di dubbia qualità. In quel pandemonio meltingpottaro, abbiamo dovuto far tesoro del precedente a Marsiglia e centellinare la smania di far compere, concentrandoci su cose "necessarie". Ho provato invano delle ballerine argentate, ahimè improponibili per taglia. Ho evitato altre scarpe come anche jeans e costumi, troppo teen-dozzinali. Ho snobbato accessori e trucchi: futilità allo stato puro. Ho dribblato i pigiami: siamo pur sempre a fine aprile! In quello strano ibrido fra Woodstock e Porta Portese indoor, dove i camerini erano miraggi lontanissimi e le ragazzine si provavano scettiche giacche e camicie davanti ai mega specchi nei corridoi, spesso lasciando qualcosa per terra, il caldo e l'uggia si son fatti sentire presto. Il mio fidanzato ha sedato il suo crescente fastidio con due magliettine deliziose e dei calzini, mentre io ho scovato una spugna scrub e delle forcine mentre eravamo in fila alle casse, ovvero il punto migliore per guardare e scegliere con calma; ho anche preso last second una candela aromatizzata per mia suocera, un regalino dejavù che non potevo non rifarle.
11a stazione - Cannolo re degli sfizi, ma quei centrifugati.....
Usciti da Primark alle 17,21 accaldati e mezzi disidratati, non potevamo non tirare il fiato e riprendere pigolo con una sigaretta e un po' d'acqua. Ma poco dopo ho voluto/ dovuto concedermi una merenda degna di Melissa McCarthy: un bel cannolo siciliano con riccioli di cioccolato. Ne avevo adocchiati in almeno tre punti vendita differenti, preferendoli ad una più leggera macedonia o ad un più modajolo (ma allettante) centrifugato di frutta e verdura.
12a stazione - Tiger: non puoi non comprarci
Anche questa è una vecchia conoscenza milanese: un percorso obbligato a serpentone dove si può scegliere qualcosa fra cartoleria, casalinghi, oggettistica, trucchetti, candele, tisane e ammennicoli vari, tutti rigorosamente cheap ed invitanti. Siamo riusciti a spendere una ventina di euri in cose che non avevamo di già.
13a stazione - Uscita, benzina cheap ed una "lasciata"
Coi piedi dolenti, le gambe pesanti e le facce allucinate, alle 19 abbiamo inforcato definitivamente l'uscita dopo aver incrociato l'ultimo gregge di giovani fashionisti e l'ennesima coppia con annesso chiwawa color crema. Con la sottoscritta al volante, usciamo dal parcheggio strabuzzando per l'ultima volta gli occhi di fronte al mega distributore di benzina a 1,31€ al litro, con già una trentina di auto in attesa di rifornirsi low cost. Anche questa coda è stata evitata come la peste. Mi sentivo un po' come dopo Gardaland, ma più soddisfatta - anche perché non mi è caduto il cellulare nel wc. Unico accenno di rimpianto: non aver avuto la forza non solo fisica di fare una capatina al Lego Store.

14a stazione - Un consiglio personale, banalissimo
"Il Centro" è un'esperienza di vita, specie per chi abita come me in una città di medio-piccole dimensioni. Gli addetti ai lavori come anche i fashionisti, quelli che hanno voglia e danari da spendere, ma pure coloro che devono comprare una cosa in particolare, fanno più che bene a farci un salto anche in queste giornate caotiche, altrimenti possono aspettare tempi di maggiore quiete. E chissà se per i saldi ci ritroveremo di nuovo tutti qui a saltare meccanicamente da un brand all'altro, a dragare mensole e stand peggio di un cercatore d'oro e a barcamenarsi per riuscire ad ordinare da mangiare nel minor tempo possibile.
Vanessa (impallidisce, tossisce con sputazzi): "Cough cough.... Mmmhhh.... quello che è aperto la settimana scorsa?... Maaaahhh.... Non sapreeeei... aspettiamo che il polverone dei visitatori si sia placato un pooooo'..."
SmokyIronman: "Ma no, dai, partiamo presto, arriviamo presto, così cerchi quel vestito per il matrimonio di tua cugina..."
Vanessa: "Mhhhh okkkeeeeeei....Magari riusciamo ad entrare al Kentucky Fried Chicken..."
E certo, due volte.
Scherzo ovviamente. Perché le file chilometriche dell'inaugurazione si sono ripetute anche il 23 pomeriggio in un loop da film dell'orrore, roba che il tempo sembrava non scorrere mai. Ma tutta la nostra giornata è stata strana e surreale, nel secondo sabato di attività de "Il Centro" di Arese, nuovissimo super centro commerciale fra Rho Fiera e Milano ovest fra paradossi, stranezze e assurdità.
1a stazione - Preambolo
Definito il più grande d'Europa, cosa che obiettivamente mi suona strana, con duecento negozi fighi ed alcuni inediti in Italia come Primark (che già avevo visitato a Marsiglia) e Lego. Costruito in tempi record, ben attrezzato, fonte di lavoro per tante persone, spauracchio per la concorrenza, meta imperdibile per gli amanti dei centri commerciali, dei VIP, dei fashion blogger/ youtuber.
2a stazione - Uscita dall'autostrada e parcheggio
Venendo dal Piemùnt, varcato il Ticino e presa l'uscita per Malpensa, occhio a non prendere l'uscita 1 anziché la 1a: vi costerà 1,70 € e cinque minuti extra di tempo. Nessun problema per noi, invece, per trovare uno fra gli oltre 4400 posti macchina del mega parcheggio.
3a stazione - Primo impatto
Se anche non fosse il più grande d'Europa, è fra i più nuovi e appunto belli, moderni, avveniristici, con rifiniture, materiali, linee, ascensori e dettagli che ne riecheggiano altri già visti all'Expo. Alla prima occhiata panoramica sono rimasta a bocca aperta. In più, mappe del sito sia cartacee che interattive, a disposizione su maxischermi a portata di touch, con tanto di fotografi e cameraman al lavoro a documentare il flusso umano e monetario all'ora di punta.
4a stazione - Frendly in tutto: relax, family, pets....
Aree di sosta con panchine e poltrone a piena disposizione, anche in stile "cabina" con pareti laterali a garantire un minimo di privacy (quello che mi avrebbe fatto comodo quando mi sono concessa una merenda iper golosa); zona bambini da sogno, altro che i giocattoli dei negozi lì vicino, con attrezzi e strutture che anche molti maggiorenni avrebbero voluto sperimentare; bagni anche "per famiglie" con annessa iconina, spaziosi e ben equipaggiati; cani benvenuti e onnipresenti, con tanti toy portati fieramente al guinzaglio come in borse e passeggini ad hoc, ad allietare sguardo ed anima.... anche se personalmente vedere un rotweiler adulto ringhiare contro un giovane esemplare di carlino nero mi ha messo un pizzico di apprensione.
5a stazione - KFC ovvero il Kentucky Fried Chicken
Ore 13: oltre 20 metri esterni di fila.
Ore 17,25: oltre 20 m esterni di fila.
Ore 19: come prima.
Motivazioni più che sufficienti a farmi rinunciare alle amate Hot Wheels, divorate magno cum gaudio ad Amsterdam, Magaluff e Edinburgo e punta di diamante di questa nota catena di fast food tutta a base di pollo, che ho il piacere di conoscere già dalla fine degli anni '90 da un viaggio in Olanda coi miei genitori - e dal film "Major League". Anche perché è paradossale fare un'ora e passa di fila per un alimento che si consuma in due minuti e che contiene nutrienti effettivamente miseri ma calorie spropositate. E al di là dello sconcerto di Selvaggia Lucarelli di fronte alla maxicoda dell'inaugurazione proprio nel giorno del referedum boicottato, metto l'accento sul fatto che questo milanese non è il primo bensì il S-E-S-T-O (6°) KFC italiano dopo quelli, stranamente meno conosciuti ma neanche tanto pubblicizzati, di Brescia, Chieti, Genova, Roma e Torino. Questione di glamour???
6a stazione - Alfa Romeo d'epoca, vere icone
Una delle cose più belle è stata la carrellata di auto quasi tutte d'epoca, proprio a ridosso della zona ristorazione, provenienti dal museo storico Alfa Romeo di Arese: uno stuolo di bellezze tutte rosse ad eccezione di una super futuristica e degna del set di Star Trek classe 1971, la P33 Cuneo, bianca con rifiniture gialle ma soprattutto griffata Pininfarina!!! #laclassenonèacqua
7a stazione - Pranzo made in Emilia, caffè Illy
Eh si, abbiamo rinunciato al fast pollo ma non al pranzo, pur avendolo ordinato verso le 14,30. Escluso a priori il KFC e scartato a posteriori Il Birrificio nel mega mezzanino, abbiamo optato per la comodità, l'eleganza, l'ordine e soprattutto i tavolini assegnati dal personale di Dispensa Emilia. Per me un'insalata Mediterranea con tre tigelle e acqua naturale, deliziosa ma forse con un po' troppo olio per i miei parchi gusti; per il mio fidanzato tortelli al ragù con birra media. L'espresso inevitabilmente da Illy, dove ahimè non funzionava la macchina dell'Illycream e dove il cassiere fascinoso, alto, snello e dai begli occhi blu sembrava prelevato da un set fotografico.
8a stazione - Un Desigual meno pacchiano del solito
Passiamo davanti alla vetrina di Desigual, negozio in cui in genere entro sorridente e speranzosa ed esco affranta e un po' schifata, e rimango abbagliata da due sobri vestiti in vetrina con scollo a barca e manichine tagliate in diagonale, di cui uno nero con un mega fiore rosso fucsia insolitamente intonato. Provo sia questo che l'altro, taglia M ovviamente, ma ahimè gli orli sono troppo sopra il ginocchio e la stoffa sudorifera non va bene per un matrimonio di fine giugno. Ma finché è durato è stato bellissimo!!!
9a stazione - Tridente Victoria's Secret-Kiko-Disney Store
Forse perché c'è chi reputa noi donne dai 5 ai 60 anni tutte uguali in fondo in fondo, schiave del lusso come delle favole, strano ibrido fra angeli, diavolesse e principesse, obbligate ad essere sexy ma impossibilitate a crescere del tutto, gazze del consumismo attirate indifferentemente da pelouche, gloss e canottierine.....ne "Il Centro" questi tre negozi vengono l'uno dopo l'altro, belli adiacenti appiccicati, in un perverso commensalismo commerciale come per facilitare le visitatrici nell'acquisto di cosine belle, delicate, colorate, incantevoli e talora superflue.
10a stazione - Melting Pot, delirio e compulsione da Primark
Dopo le capatine da Terranova e Alcott, l'affaire Primark - anch'esso caratterizzato da file massicce sia al pian terreno che al primo. Ce la siamo cavata con neanche una decina di minuti d'attesa all'ingresso di sotto, passando attraverso un percorso tipo aeroporto e dove, negli ultimi 5 metri, ci hanno gentilmente muniti della super bag simil retina porta pesci per metterci gli acquisti, che prevedevamo numerosi. Entrati là, l'inferno: frotte di famiglie, coppie adulte e branchi di ragazzine o ragazzini di mille nazionalità a smistare e carpire capi ed oggetti da scaffali ormai disordinati stile esplosione, fra corridoi affollatissimi e sempre più stretti, con tanti articoli economici ma di dubbia qualità. In quel pandemonio meltingpottaro, abbiamo dovuto far tesoro del precedente a Marsiglia e centellinare la smania di far compere, concentrandoci su cose "necessarie". Ho provato invano delle ballerine argentate, ahimè improponibili per taglia. Ho evitato altre scarpe come anche jeans e costumi, troppo teen-dozzinali. Ho snobbato accessori e trucchi: futilità allo stato puro. Ho dribblato i pigiami: siamo pur sempre a fine aprile! In quello strano ibrido fra Woodstock e Porta Portese indoor, dove i camerini erano miraggi lontanissimi e le ragazzine si provavano scettiche giacche e camicie davanti ai mega specchi nei corridoi, spesso lasciando qualcosa per terra, il caldo e l'uggia si son fatti sentire presto. Il mio fidanzato ha sedato il suo crescente fastidio con due magliettine deliziose e dei calzini, mentre io ho scovato una spugna scrub e delle forcine mentre eravamo in fila alle casse, ovvero il punto migliore per guardare e scegliere con calma; ho anche preso last second una candela aromatizzata per mia suocera, un regalino dejavù che non potevo non rifarle.
11a stazione - Cannolo re degli sfizi, ma quei centrifugati.....
Usciti da Primark alle 17,21 accaldati e mezzi disidratati, non potevamo non tirare il fiato e riprendere pigolo con una sigaretta e un po' d'acqua. Ma poco dopo ho voluto/ dovuto concedermi una merenda degna di Melissa McCarthy: un bel cannolo siciliano con riccioli di cioccolato. Ne avevo adocchiati in almeno tre punti vendita differenti, preferendoli ad una più leggera macedonia o ad un più modajolo (ma allettante) centrifugato di frutta e verdura.
12a stazione - Tiger: non puoi non comprarci
Anche questa è una vecchia conoscenza milanese: un percorso obbligato a serpentone dove si può scegliere qualcosa fra cartoleria, casalinghi, oggettistica, trucchetti, candele, tisane e ammennicoli vari, tutti rigorosamente cheap ed invitanti. Siamo riusciti a spendere una ventina di euri in cose che non avevamo di già.
13a stazione - Uscita, benzina cheap ed una "lasciata"
Coi piedi dolenti, le gambe pesanti e le facce allucinate, alle 19 abbiamo inforcato definitivamente l'uscita dopo aver incrociato l'ultimo gregge di giovani fashionisti e l'ennesima coppia con annesso chiwawa color crema. Con la sottoscritta al volante, usciamo dal parcheggio strabuzzando per l'ultima volta gli occhi di fronte al mega distributore di benzina a 1,31€ al litro, con già una trentina di auto in attesa di rifornirsi low cost. Anche questa coda è stata evitata come la peste. Mi sentivo un po' come dopo Gardaland, ma più soddisfatta - anche perché non mi è caduto il cellulare nel wc. Unico accenno di rimpianto: non aver avuto la forza non solo fisica di fare una capatina al Lego Store.
14a stazione - Un consiglio personale, banalissimo
"Il Centro" è un'esperienza di vita, specie per chi abita come me in una città di medio-piccole dimensioni. Gli addetti ai lavori come anche i fashionisti, quelli che hanno voglia e danari da spendere, ma pure coloro che devono comprare una cosa in particolare, fanno più che bene a farci un salto anche in queste giornate caotiche, altrimenti possono aspettare tempi di maggiore quiete. E chissà se per i saldi ci ritroveremo di nuovo tutti qui a saltare meccanicamente da un brand all'altro, a dragare mensole e stand peggio di un cercatore d'oro e a barcamenarsi per riuscire ad ordinare da mangiare nel minor tempo possibile.
martedì 8 marzo 2016
Festa della donna fra simil mignottone e gigantesse
Auguri a tutte le donne, yeeee!!! E buon extra lavoro a tutti i ristoratori e fiorai e a tutti quei negozi, supermercati, profumerie e gioiellerie che hanno inevitabilmente puntato sull'8 marzo per fare marketing mirato per guadagnare qualcosa di più!
Eh si, perché come tutti sanno questo giorno smuove non solo la voglia di festeggiare di tante rappresentanti del gentil sesso, ma anche un discreto giro di danari!
Quindi, se stasera molte di noi non potranno fare a meno di uscire agghindate come giovani escort se ventenni o tirate come strombole se ultratrentenni per consumare una chiassosa cenetta in compagnia, alzando il gomito più del dovuto (guidatrici escluse, ahahah!), di sicuro almeno qualcuno ci guadagnerà!
Bellissimo questo scambio di sms, prima all'ora di pranzo, con mia cugina Fianchi Stretti, che con due pupi e tutto il resto non pensa di fare niente se non guardare la tele....più o meno come me!
FS: Peccato non poter festeggiare insieme...Magari riguardando "Magic Mike"...cmq ci rifaremo! Buona festa della donna!
Vanessa: Eh!!... Buona festa della donna anche a te e alla frugolina <3<3<3
FS: Stasera fai qualcosa? Dalle tue parti ci sono i Centocelle o sbaglio?
Vanessa: Credo niente, perché Agave è già uscita a cena ieri e stasera fa il turno di notte ed Evagore è tornata al suo paesino a 40 km di distanza perché ha abbandonato il tetto coniugale...Poi stasera la Roma gioca contro il Real Madrid :D
Seriamente, approfitto per ringraziare in maniera simbolica tutte le donne nate prima di me che hanno avviato e fortemente contribuito all'emancipazione femminile che, per quanto incompleta, discutibile e scostante, è comunque un dono tutto "fatto a mano", per tentativi, proteste, atti simbolici e strategici, che noi penultime e ultime arrivate riceviamo appena nate senza bisogno appunto di dire neanche un "grazie". A modo loro e in tanti ambiti diversi queste donne, le suffragette in particolare, hanno iniziato a cambiare il mondo e migliorato o posto le basi al miglioramento della vita delle loro figlie e nipoti pestando i piedi e alzando la voce per il nostro diritto allo studio, al lavoro, al voto, al decidere per noi stesse, allo scegliere cosa e come fare e sempre più (quasi) come gli uomini.
L'emancipazione femminile non esclude neanche l'universo sport: pensiamo a Nina Kuscsik e Kathrine Switzwer e a quello che hanno fatto negli anni '70 per rompere il tabù mentale e quindi "situazionale" della presenza di donne alle gare di maratona, iniziando con quelle di New York e Boston (oltre che arrivare a fermare il cronometro prima delle 3 ore, le tipette madri e casalinghe)
http://www.runnersworld.com/runners-stories/40-years-ago-six-women-changed-racing-forever
mentre la prima olimpiade in cui le donne hanno potuto gareggiare nei 42 chilometri e 195 metri è stata anni dopo Los Angeles 1984.
Non voglio dilungarmi o spostarmi sul perché in Italia anche per questa faccenda non siamo nemmeno a ridosso di un ipotetico podio: andrei fuori tema e appannerei questo ringraziamento a questi giganti, anzi gigantesse sulle cui spalle abbiamo potuto vedere più lontano - parafrasando Isaac Newton - e pian piano fare tante cose venendo guardate sempre meno come se fossimo delle marziane.
Però le frasi "pro donne" di uno spot su una ditta di telefonia che stanno mandando in onda in questi giorni hanno stuzzicato la mia vena polemica e trash: ecco il mio contributo!
Perché non esiste il maschile, con significato riconosciuto e annesso, di parole come "tr0i@" o "putt@n@" ???
Eh si, perché come tutti sanno questo giorno smuove non solo la voglia di festeggiare di tante rappresentanti del gentil sesso, ma anche un discreto giro di danari!
Quindi, se stasera molte di noi non potranno fare a meno di uscire agghindate come giovani escort se ventenni o tirate come strombole se ultratrentenni per consumare una chiassosa cenetta in compagnia, alzando il gomito più del dovuto (guidatrici escluse, ahahah!), di sicuro almeno qualcuno ci guadagnerà!
Bellissimo questo scambio di sms, prima all'ora di pranzo, con mia cugina Fianchi Stretti, che con due pupi e tutto il resto non pensa di fare niente se non guardare la tele....più o meno come me!
FS: Peccato non poter festeggiare insieme...Magari riguardando "Magic Mike"...cmq ci rifaremo! Buona festa della donna!
Vanessa: Eh!!... Buona festa della donna anche a te e alla frugolina <3<3<3
FS: Stasera fai qualcosa? Dalle tue parti ci sono i Centocelle o sbaglio?
Vanessa: Credo niente, perché Agave è già uscita a cena ieri e stasera fa il turno di notte ed Evagore è tornata al suo paesino a 40 km di distanza perché ha abbandonato il tetto coniugale...Poi stasera la Roma gioca contro il Real Madrid :D
Seriamente, approfitto per ringraziare in maniera simbolica tutte le donne nate prima di me che hanno avviato e fortemente contribuito all'emancipazione femminile che, per quanto incompleta, discutibile e scostante, è comunque un dono tutto "fatto a mano", per tentativi, proteste, atti simbolici e strategici, che noi penultime e ultime arrivate riceviamo appena nate senza bisogno appunto di dire neanche un "grazie". A modo loro e in tanti ambiti diversi queste donne, le suffragette in particolare, hanno iniziato a cambiare il mondo e migliorato o posto le basi al miglioramento della vita delle loro figlie e nipoti pestando i piedi e alzando la voce per il nostro diritto allo studio, al lavoro, al voto, al decidere per noi stesse, allo scegliere cosa e come fare e sempre più (quasi) come gli uomini.
L'emancipazione femminile non esclude neanche l'universo sport: pensiamo a Nina Kuscsik e Kathrine Switzwer e a quello che hanno fatto negli anni '70 per rompere il tabù mentale e quindi "situazionale" della presenza di donne alle gare di maratona, iniziando con quelle di New York e Boston (oltre che arrivare a fermare il cronometro prima delle 3 ore, le tipette madri e casalinghe)
http://www.runnersworld.com/runners-stories/40-years-ago-six-women-changed-racing-forever
mentre la prima olimpiade in cui le donne hanno potuto gareggiare nei 42 chilometri e 195 metri è stata anni dopo Los Angeles 1984.
Non voglio dilungarmi o spostarmi sul perché in Italia anche per questa faccenda non siamo nemmeno a ridosso di un ipotetico podio: andrei fuori tema e appannerei questo ringraziamento a questi giganti, anzi gigantesse sulle cui spalle abbiamo potuto vedere più lontano - parafrasando Isaac Newton - e pian piano fare tante cose venendo guardate sempre meno come se fossimo delle marziane.
Però le frasi "pro donne" di uno spot su una ditta di telefonia che stanno mandando in onda in questi giorni hanno stuzzicato la mia vena polemica e trash: ecco il mio contributo!
Perché non esiste il maschile, con significato riconosciuto e annesso, di parole come "tr0i@" o "putt@n@" ???
lunedì 11 gennaio 2016
Addio al mito David Bowie, adorato con malinconia
Come al solito arrivo sempre in ritardo per queste cose. Sono dodici ore circa che il mondo è venuto a conoscenza della scomparsa del cantante rock David Bowie, dopo un anno e mezzo di patimenti dovuto al cancro che l'ha portato via a 69 anni suonati, ma io l'ho saputo solo nel pomeriggio. Non mi consola aver appreso già verso le 2 di ieri notte del Golden Globe all'amatissimo Ennio Morricone.

David, ma chi ti dimenticherà mai? Se esiste l'eterno riposo, che tu possa averlo.
Adoravo David Bowie sia come persona che come artista a tutto tondo e non sto certo qui a ripercorrere la sua meravigliosa carriera, d'altronde l'ha appena fatto benissimo il Tg5. Posso dire di averlo conosciuto da bambina nel film "Labyrinth", dove impersonava il fascinosissimo Jareth principe dei Goblin, con una signorilità tutta british che mi aveva colpita e fatta un po' innamorare, ma di averlo apprezzato tantissimo anche in "Myriam si sveglia a mezzanotte" di Tony Scott (altro proprietario di un pezzo del mio cuore, scomparso suicida ma pure lui affetto da un cancro invincibile), nella parte del vampiro algido ed elegante accantonato dalla sua compagna per una partner femminile.
Ma il motivo per cui mi si è stampato nel cuore è il suo cameo in "Noi ragazzi dello zoo di Berlino" - film shock del 1981 che in parte deve a lui la grande fama che ebbe negli oltre dieci anni a seguire - soprattutto per l'indimenticabile scena della fuga dalla polizia di Christiane in metropolitana dopo un atto vandalico ma anche inizio di quella vita sregolata e maledetta che l'ha quasi uccisa: quella sequenza era scandita dalle note di "Heroes".
David, ma chi ti dimenticherà mai? Se esiste l'eterno riposo, che tu possa averlo.
giovedì 17 dicembre 2015
Incredibile! Il clone del mio gatto sul video di Kissandmakeup01!
Ebbene si, ogni tanto guardo video di fashion/make up youtuber, sedotta dai loro lussi e dalla loro vita mondana e allettante!
Pochi giorni fa mi sono messa a guardare il video parigino girato appunto dalla bella Nicole e verso la fine ho sgranato gli occhi quando si è visto un (meta)filmato dimostrativo sulle caratteristiche di un cellulare iper moderno con protagonista un gattone nero quasi identico al mio!!! Giuro di aver fatto gli occhi a cuore!
Il tutto, dopo aver visto con scarso interesse il corso di make up con una truccatrice premio Oscar e tralasciando i miei brividi per le castronerie di cinema che la bella bionda si lascia scappare senza pietà :D :D :D
Pochi giorni fa mi sono messa a guardare il video parigino girato appunto dalla bella Nicole e verso la fine ho sgranato gli occhi quando si è visto un (meta)filmato dimostrativo sulle caratteristiche di un cellulare iper moderno con protagonista un gattone nero quasi identico al mio!!! Giuro di aver fatto gli occhi a cuore!
Il tutto, dopo aver visto con scarso interesse il corso di make up con una truccatrice premio Oscar e tralasciando i miei brividi per le castronerie di cinema che la bella bionda si lascia scappare senza pietà :D :D :D
sabato 12 settembre 2015
Grazie Roberta, grazie Flavia! E bravo il Tg5
Stanotte quasi non ci potevo credere. E invece è tutto vero: dopo che Flavia Pennetta aveva superato la n° 2 al mondo Simona Halep in appena un'ora di gara, Roberta Vinci ha battuto in rimonta addirittura la divina Serena Williams, rendendo possibile una finale tutta italiana agli Us Open di New York.
E' stato quasi commovente oggi vedere il Tg5 delle 13 esordire proprio con questa bella notizia di sport al femminile, chissà che in futuro non dedichino man mano più spazio anche ad altre attività sportive diverse dal calcio ma in cui i nostri atleti strappano via via risultati interessanti se non "medagliati"...ma è stato meraviglioso vedere Flavia e Roberta imporsi su avversarie nettamente favorite grazie al loro bel gioco, più fantasioso e imprevedibile, più avvincente ed elegante.... e poi Serena cara, va bene che sei bravissima e la prima in questo globulo da oltre due lustri e che siamo tutte con te e i tuoi 70 adorabili muscolosissimi kg, ma almeno a me avresti rotto un po' le scatole con lo stracciare le tue avversarie in buona parte con la tua fama prima e con la tua potenza muscolare dopo.
E' stato quasi commovente oggi vedere il Tg5 delle 13 esordire proprio con questa bella notizia di sport al femminile, chissà che in futuro non dedichino man mano più spazio anche ad altre attività sportive diverse dal calcio ma in cui i nostri atleti strappano via via risultati interessanti se non "medagliati"...ma è stato meraviglioso vedere Flavia e Roberta imporsi su avversarie nettamente favorite grazie al loro bel gioco, più fantasioso e imprevedibile, più avvincente ed elegante.... e poi Serena cara, va bene che sei bravissima e la prima in questo globulo da oltre due lustri e che siamo tutte con te e i tuoi 70 adorabili muscolosissimi kg, ma almeno a me avresti rotto un po' le scatole con lo stracciare le tue avversarie in buona parte con la tua fama prima e con la tua potenza muscolare dopo.
![]() |
| In questi due scatti posso assicurarvi di avere il sedere al 90% somigliante con quello della giunonica Serena, che fortuna sua è alta e bella proporzionata. Io no. |
martedì 23 giugno 2015
Addio Gradisca!
Magali Noel si è spenta a pochi giorni dal suo 83esimo compleanno. Si, proprio la rossa Gradisca di "Amarcord", la bella del paese che faceva girar la testa a tutti gli uomini, compreso il giovane protagonista, che redarguiva i monelli, che si concesse ad un principe arabo con le raccomandazioni di parlare bene ed essere gentile. Un altro pezzo da novanta dell'incredibile universo onirico di Federico Fellini - di cui onoro' ben tre pellicole - che ci lascia con l'immortale ricordo della sua bellezza e intensità.
mercoledì 27 maggio 2015
Fitspiration - A come Abs
Ma si, facciamoci del male, noi bassocce e morbidose che stanno cercando di salvare il salvabile ad un mese dalla prova costume con esercizietti e mezze diete! Digitiamo su Google Immagini "fitness inspiration", clicchiamo su Invio e bombardiamoci il cervello con frasi di incoraggiamento e fisici talmente belli e muscolosi da puzzare di photoshop, ma anche di Urano, da un chilometro.
Ma cominciamo dalla lettera A, dagli Abs alias addominali. Questo è solo un assaggio del corredo di scacchiere che troveremo:
Ebbene si, in questa primavera simil salutista, ecco avviata un'altra rubrica, per lo più fotografica, sull'alfabeto dell'ispirazione fitness!
Ma cominciamo dalla lettera A, dagli Abs alias addominali. Questo è solo un assaggio del corredo di scacchiere che troveremo:
![]() |
| Scritta anti sessista |
![]() |
| Piercing e tattoo, che non guastano mai |
![]() |
| Molto bad girl, con tanto di unghie lunghe! |
![]() |
| Già che si siamo, mostriamo il davanzale, no?... |
![]() |
| ...e tiriamolo su, mentre ricordiamo giustamente a tutte che lo stomaco non è una pattumiera! |
![]() |
| Questi sono i più naturali di tutti, ma sempre ardui da ottenere |
Ebbene si, in questa primavera simil salutista, ecco avviata un'altra rubrica, per lo più fotografica, sull'alfabeto dell'ispirazione fitness!
Etichette:
avvenimenti mondani,
divine,
fitness,
risatine
venerdì 24 aprile 2015
Rivedere "Roma città aperta" e innamorarsi di nuovo
Durante la settimana qui nella mia città piemontese non c'è ovviamente molto da fare, non che abbia grandi esigenze, affatto. Ma lunedì pomeriggio, ritornando da un giro in centro a piedi e passando davanti al cinema d'autore verso casa mia, ho visto questo
e già sapevo benissimo cosa avrei fatto mercoledì sera.
Dire che ero emozionata è poco: avevo già ammirato questo capolavoro di Roberto Rossellini all'università per l'esame di storia e critica del cinema, ma a dire il vero avevo confuso gli attori maschili, rovinandomi la comprensione della trama...che dire, ero fusa per le tante ore di studio quotidiano!
Stavolta invece tutto mi è apparso chiarissimo: a parte la bellezza delle scene, così pulite e perfette anche grazie al restauro, mi sono goduta a pieno la semplicità della trama - un comunista in contatto con le forze badogliane braccato dai nazisti e aiutato da altri resistenti - che intreccia via via tanti personaggi amabili, primo su tutti la popolana Pina impersonata da un'Anna Magnani suprema e incantevole, vera e genuina dall'accento romanesco al modo di allacciarsi il golf, ma gigantesco anche Walter Chiari, cui non si può fare a meno di affezionarsi minuto dopo minuto, il tutto in un contesto storico delicatissimo e drammatico, come quello dello status di città aperta ad un invasore quale appunto era la capitale, presa dai tedeschi (che comunque non lo riconobbero ufficialmente) e in attesa degli americani. D'altronde la sceneggiatura è stata scritta da Sergio Amidei con la collaborazione di un giovanissimo Federico Fellini.
Rossellini dimostra anche grande intelligenza e maestria nel far vedere dettagli di storia, costume e società cui ovviamente i manuali scolastici non parlano: la paura nel girare per strada, la fatica nel procurarsi del cibo anche se si tratta di semplice pane nero, il caffè che non è caffè e chissà cosa sarà stato, l'uso più o meno legale delle "droghe" (ricordiamoci che sono gli stessi anni in cui la morfina fa sfracelli, diventando ben presto la coperta di Linus della grande Edith Piaf), la prostituzione delle italiane fatta vedere anche in "Germania anno zero" ai soldati tedeschi avventori delle sale da ballo e dei locali notturni, l'indottrinamento dei teutonici (a braccetto con la loro freddezza, alterigia e "italofobia") circa la loro presunta superiorità come popolo.
E il primo e ultimo punto di forza di questo film è proprio lo stile realista che non addolcisce né enfatizza niente ma descrive, "fa vedere" come erano le cose. Non che manchino momenti sentimentali, come potrebbero!, ma sono narrati con occhio partecipe ma asciutto, senza idealizzazioni. Un po' arditamente paragono la morte di Pina, forse la scena più famosa e diffusa del cinema italiano, ad un Caravaggio in movimento, più precisamente a quella Madonna distesa in una posa del tutto spontanea, senza aggiustature, coi piedi nudi e il braccio cadente che tanto ho visto nei libri e che ho potuto contemplare con gioia al Louvre.
Sono stata felice e onorata di aver potuto rivedere questo film e stavolta non su computer o televisore, ma proiettato in un grande schermo, con oltre trenta persone interessate e silenziosissime come me e anzi consiglio a tutti ne avessero l'occasione di vedere almeno un film di questo genere, belli e autentici oltre che immortali.
e già sapevo benissimo cosa avrei fatto mercoledì sera.
Dire che ero emozionata è poco: avevo già ammirato questo capolavoro di Roberto Rossellini all'università per l'esame di storia e critica del cinema, ma a dire il vero avevo confuso gli attori maschili, rovinandomi la comprensione della trama...che dire, ero fusa per le tante ore di studio quotidiano!
Stavolta invece tutto mi è apparso chiarissimo: a parte la bellezza delle scene, così pulite e perfette anche grazie al restauro, mi sono goduta a pieno la semplicità della trama - un comunista in contatto con le forze badogliane braccato dai nazisti e aiutato da altri resistenti - che intreccia via via tanti personaggi amabili, primo su tutti la popolana Pina impersonata da un'Anna Magnani suprema e incantevole, vera e genuina dall'accento romanesco al modo di allacciarsi il golf, ma gigantesco anche Walter Chiari, cui non si può fare a meno di affezionarsi minuto dopo minuto, il tutto in un contesto storico delicatissimo e drammatico, come quello dello status di città aperta ad un invasore quale appunto era la capitale, presa dai tedeschi (che comunque non lo riconobbero ufficialmente) e in attesa degli americani. D'altronde la sceneggiatura è stata scritta da Sergio Amidei con la collaborazione di un giovanissimo Federico Fellini.
Rossellini dimostra anche grande intelligenza e maestria nel far vedere dettagli di storia, costume e società cui ovviamente i manuali scolastici non parlano: la paura nel girare per strada, la fatica nel procurarsi del cibo anche se si tratta di semplice pane nero, il caffè che non è caffè e chissà cosa sarà stato, l'uso più o meno legale delle "droghe" (ricordiamoci che sono gli stessi anni in cui la morfina fa sfracelli, diventando ben presto la coperta di Linus della grande Edith Piaf), la prostituzione delle italiane fatta vedere anche in "Germania anno zero" ai soldati tedeschi avventori delle sale da ballo e dei locali notturni, l'indottrinamento dei teutonici (a braccetto con la loro freddezza, alterigia e "italofobia") circa la loro presunta superiorità come popolo.
E il primo e ultimo punto di forza di questo film è proprio lo stile realista che non addolcisce né enfatizza niente ma descrive, "fa vedere" come erano le cose. Non che manchino momenti sentimentali, come potrebbero!, ma sono narrati con occhio partecipe ma asciutto, senza idealizzazioni. Un po' arditamente paragono la morte di Pina, forse la scena più famosa e diffusa del cinema italiano, ad un Caravaggio in movimento, più precisamente a quella Madonna distesa in una posa del tutto spontanea, senza aggiustature, coi piedi nudi e il braccio cadente che tanto ho visto nei libri e che ho potuto contemplare con gioia al Louvre.
Sono stata felice e onorata di aver potuto rivedere questo film e stavolta non su computer o televisore, ma proiettato in un grande schermo, con oltre trenta persone interessate e silenziosissime come me e anzi consiglio a tutti ne avessero l'occasione di vedere almeno un film di questo genere, belli e autentici oltre che immortali.
lunedì 26 gennaio 2015
Perché non sono né sembro una fitblogger???
Facile rispondere: "Perché sei una poltrona in letargo! Perché fai fitness si e no un'ora al mese! Perché sei goffa e musona!". La questione è mooolto più complessa. Leggere per credere!
Non ho stuoli di scarpe da ginnastica di colori fluo-pastel come questi qui sotto
ma mi limito a due paia economiche e tutto fuorché popular!
Questo tipo di abbigliamento è un perfetto sconosciuto per il mio armadio
...né comunque avrei disinvoltura nell'indossarlo, nemmeno con una scacchiera di addominali e gambe scolpite...al contrario della mitica Kayla Itsines!!
Idem per gli accessori: posso vantare solo due pesetti da 3 kg l'uno ed un tappetino antidiluviano, mica tutto quest'assortimento!
Il mio domicilio è ben lontano dal mare......
......e dall'assomigliare ai magnifici paesaggi di Kayla!
Da anni la mia pelle non assomiglia minimamente a questa qui sotto nemmeno dopo due vacanze al mare!!
Non sono coraggiosa nel prendere di petto freddo e caldo estremi e fare attività fisica all'aperto come Teresa Lopez e miss Itsines
Uso le banali scatole Tupperware per bevande o spuntini, diversamente da Teresa
Effettivamente non mangio abbastanza uova, specialmente fatte strapazzate
Non sono abbastanza tosta da consumare costantemente yogurt in inverno, mi farebbe troppo freddo
Lo sportello del mio frigorifero, già coperto di scontrini, buoni sconto e appunti vari, non ha mai ospitato affissioni tipo questa:
E poi, come già detto più volte, sono mostruosa nei selfie!
Ma infatti come spetegùlesblogger sono perfetta!
-------------------------------- AGGIORNAMENTO --------------------------------
Finora nessuna color run per me, a differenza di altre :D
Anzi, il 6 settembre è vero che ero a Milano, ma non a San Siro a farmi autoscatti bombardata di tempera atossica, bensì vedere l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci - quelli si che sono bei colori!
Non ho stuoli di scarpe da ginnastica di colori fluo-pastel come questi qui sotto
ma mi limito a due paia economiche e tutto fuorché popular!
Questo tipo di abbigliamento è un perfetto sconosciuto per il mio armadio
![]() |
| Questi ultimi due scatti provengono dalle pagine web della bella Karin Gradisar |
Idem per gli accessori: posso vantare solo due pesetti da 3 kg l'uno ed un tappetino antidiluviano, mica tutto quest'assortimento!
......e dall'assomigliare ai magnifici paesaggi di Kayla!
Da anni la mia pelle non assomiglia minimamente a questa qui sotto nemmeno dopo due vacanze al mare!!
Non sono coraggiosa nel prendere di petto freddo e caldo estremi e fare attività fisica all'aperto come Teresa Lopez e miss Itsines
Uso le banali scatole Tupperware per bevande o spuntini, diversamente da Teresa
Effettivamente non mangio abbastanza uova, specialmente fatte strapazzate
Non sono abbastanza tosta da consumare costantemente yogurt in inverno, mi farebbe troppo freddo
Lo sportello del mio frigorifero, già coperto di scontrini, buoni sconto e appunti vari, non ha mai ospitato affissioni tipo questa:
E poi, come già detto più volte, sono mostruosa nei selfie!
Ma infatti come spetegùlesblogger sono perfetta!
-------------------------------- AGGIORNAMENTO --------------------------------
Finora nessuna color run per me, a differenza di altre :D
Anzi, il 6 settembre è vero che ero a Milano, ma non a San Siro a farmi autoscatti bombardata di tempera atossica, bensì vedere l'Ultima Cena di Leonardo da Vinci - quelli si che sono bei colori!
Iscriviti a:
Post (Atom)


































