domenica 2 settembre 2018

"Tonya", una storia di violenza made in USA


Lo so, sarò l’ultima persona che si definisce cinefila ad aver visto “Tonya”. Ma la passione è passione e non posso astenermi - dopo mesi senza parlare di cinema - dal dire la mia su un film, una biografia realistica non patinata, una bella storia psicologica piacevoli come non mi accadevano da tempo.
Questo è il racconto della parabola di Tonya Harding, pattinatrice realmente esistita ed esistente, prima ascendente e poi discendente a causa dell’aggressione ad una rivale verso la convocazione in nazionale per i Giochi Olimpici, ma è soprattutto una storia di violenza totale: psicologica, fisica, verbale, relazionale, economica. Un sogno americano a metà, dove le ambizioni e la voglia di diventare qualcuno non riescono a prevalere sulle negatività.
Premetto che mi ricordo della vicenda Harding quando avvenne nel 1994: fece molto scalpore all'epoca e venne persino citata nel film "Assassini nati" di Oliver Stone come significativa riprova della violenza (oltre che del fanatismo dei media) all'interno della società statunitense.


La protagonista nasce e cresce con una madre a dir poco anaffettiva ma soprattutto rigorosa e spietata, che intuisce la passione della figlia per il pattinaggio artistico su ghiaccio e ce la manda per togliersela di torno; dopo pochi mesi però si viene a sapere che la bimba ha persino un grande talento e inizia a distinguersi dalle rivali.


Inizia così un ricatto globale fra madre e figlia (giacchè il caro padre fa fagotto) dove violenza alimenta violenza: io madre sgobbo come cameriera per mantenerci e ti torturo per farti allenare duramente e tirare fuori il tuo dono e fartene una fonte di guadagno, tu figlia devi sottostare a tutto, allenarti duramente, tirare fuori il tuo dono e fare anche qualcosa di unico come il triplo axel, diventare famosa e magari ringraziarmi, chissenefrega se il prezzo che devi pagare è una scarsa autostima, una costante insoddisfazione, una rabbia di fondo, una tendenza alla frustrazione e alla negatività e zero concetti come soddisfazione di sé e per sé, sportività, fairplay, rispetto per gli altri, cautela, grazia, armonia, autocontrollo, diplomazia, stoicismo – anzi, qui la filosofia non è mai esistita, chissà che avrebbe detto il patriarca di “Il mio grosso grasso matrimonio greco”.

In questo violento dialogo fra sorde che caratterizza la prima parte della storia, l’unico sano consiglio che la madre LaVona poteva dare, imponendolo o ribadendolo, alla figlia Tonya, consiglio che da una parte non viene dato e dall’altra ovviamente non viene intuito minimamente, era non legarsi al suo futuro marito Jeff, un finto timido in realtà represso violento con un collega di lavoro/amico (giacchè in quella miseria morale e culturale prima che economica il collega diviene come un amico anche se è più feccia di te… schifosa società non solo americana), Shawn, ancora più vuoto, immorale e purtroppo bugiardo mitomane. Proprio Shawn è una figura da non sottovalutare in questa storia: da una parte sprona Jeff a provarci con una 15enne Tonya, poi contribuisce in maniera pesante agli eventi facendo però di testa sua, che come si intuisce è tutta marcia.

Un altro dialogo fra sordi, indirettamente violento, è fra Tonya e i giudici che visionano le sue imprese: due lingue diverse, con presupposti, mentalità, obiettivi diversi se non opposti. Lei voleva essere se stessa ed essere giudicata solo per le sue doti e i suoi saggi, loro volevano un'immagine buonista, pollitically correct, preconfezionata e piuttosto retrò di perfezione, a cominciare dal contorno familiare, dove la bravura poteva anche venire per seconda.



La narrazione degli eventi, che prende spunto dalle interviste fatte ai vari attori di questa vicenda, gioca molto sul fatto che ognuno "ha" una sua versione della verità come riflette la stessa protagonista alla fine del film, tanto che in alcuni flashback di episodi di violenza, forse per stemperarne la tensione, la Tonya del passato commenta per quella del presente, carnefice indiretta e vittima impura della situazione.


Non ci vuole molto però per capire che in realtà ognuno vuole dare (ben diverso dall’avere) una certa verità nel senso di personale versione/visione dei fatti, nessuno è stato completamente sincero, anche se non è difficile intuire quando Tonya mente agli altri come a se stessa come quando giustifica maldestramente alcune cattive esecuzioni.
Sempre a proposito della radice violenta della società statunitense, a fine film viene evidenziato il turnover di morbosità dei media a stelle e strisce, che declinano le loro attenzioni sul caso Harding per rivolgersi a quello Simpson, bello fresco di giornata.


Quale potrebbe essere il peggior difetto di Tonya? La madre, l’imprinting, l’ostinatezza nel praticare uno sport dove oltre al talento bisogna avere una certa immagine e "stare al gioco" per accontentare giudici e pubblico, la debolezza nel riavvicinarsi al marito nonostante le numerose botte? Forse un po’ tutti questi, ma il pregio almeno secondo me è nell’essere nonostante tutto una cattiva a metà e poi boh, sarà merito del regista (che ha il cognome come una marca di birra) ma nell’ultima scena dove l’ormai ex pattinatrice e novella pugilessa va al tappeto, sanguina, apre gli occhi e si rialza per continuare a lottare, mi ha dato un brivido di positività, nonostante l’aura nera della canzone di Iggy Pop mista alle vere immagini della Harding.

Bravi gli attori, ma detto fra noi ritengo che la statuetta sarebbe dovuta andare a Margot Robbie, nel 2016 meravigliosa Harley Queen e adesso straordinaria ed espressiva nei panni della Harding, piuttosto che ad Allison Janney, che interpreta una madre indubbiamente odiosa ed efficace, ma al limite del monofaccismo.

venerdì 24 agosto 2018

Piccoli intoppi di agosto - bestie su di me

Inutile nascondere qui una cosa alla fine non troppo grave e che ormai ho accettato, digerito e risolto.
Ebbene, nelle mie tre settimane di vacanza ho avuto vari piccoli intoppi di per sé neanche tanto terribili ma che, sommati ad una grande delusione per un lavoro, al momento mi sono sembrati degli Everest difficilissimi da scalare!

Il primo intoppo? Ho preso i pidocchi un una località di mare del nord est!

Sarò per quanto possibile breve e sintetica. Siamo stati da un amico e un giorno siamo stati "al mare", ovvero in una passeggiata di sanpietrini con tanto di piccole pinete vicine, il tutto costeggiante una zona di scogli e mare medio alto, con scalette per accedervi. Sole caldo, acqua bella, gente piacevole e tranquilla. Ma sdraiandomi dopo il bagno, coi capelli tutti allargati sulla mia spugna, ho attirato proprio sulla mia chioma i fetenti parassiti - ne avrei avuto la certezza avendone poi trovato uno, adulto e ormai morente, proprio sul mio telo da bagno!

Tre giorni dopo, appena rientrati in Romagna mi metto a sfare i bagagli, avvio una lavatrice, lavo le ciabatte e a un tratto mi sento un insetto camminare in testa vicino alle orecchie, nero, somigliante ad un grosso moscerino perché mi pare abbia le ali,...


----- ATTENZIONE, PARTE SPLATTER -----
...lo schiaccio istintivamente e vedo una quantità insolita di sangue. Mi insospettisco subito e lo faccio vedere a Davide che mi da una rapida occhiata in testa e dice che probabilmente si tratta di pidocchi!
Corro in bagno e mi verso alcol rosa su buona parte della testa, massaggiandomi capelli e cute e iniziando a pettinarmi: puntini che penso siano uova e una decina di bestie di varie taglie cascano rapidamente nel lavandino.
Inorridita, continuo per qualche altro minuto e poi entro in doccia, mi faccio uno shampoo ai frutti, esco e mi tampono prima il corpo e poi i capelli, continuo a pettinarmi staccandomi via un'altra decina di bestie. Nell'asciugamano ce ne saranno state altre tre o quattro, stordite.
Continuo a toelettarmi; nel frattempo Raidue ha trasmesso il quinto posto di Filippo Tortu nella finale dei 100 metri e diramato il bronzo di Yeman Crippa nei 10mila metri ai Campionati Europei di atletica leggera a Berlino; Davide invece cerca su internet una farmacia aperta e riscalda la pasta che aveva amorosamente preparato un'oretta prima. Vestita alla bell'e meglio mi siedo a tavola con lui, ceniamo quasi in silenzio e usciamo a comprare shampoo apposito e pettinino, spendendo una trentina di euri.
Nota: parlando via citofono con la farmacista, questa si è molto stupita dell'efficacia del mio lavaggio con l'alcol rosa - quindi ben vengano metodi semi tradizionali complementari a quelli ufficiali, no?
Dopo una capatina all'autolavaggio, dove Davide aspira con grande cura l'interno della sua autovettura, rincasiamo: io mi metto subito di impegno a farmi il sospirato shampoo trattante, mentre Davide si scopre anche lui un parassita adulto in testa e alcune uova dopo essersi passato il pettinino sui capelli, che per fortuna ha corti. Praticamente ci passiamo il flacone dello shampoo come testimone, tenendo d'occhio i tempi di posa, mentre per il momento usiamo pettini diversi che poi puliamo immergendoli nell'alcol rosa, #santosubito

Dopo il primo lavaggio "farmaceutico" la mia testa non ha più pidocchi e meno uova, ma tante altre me le tolgo l'indomani, pettinandomi varie volte fra una pulizia di casa e un paio di lavatrici, compresa quella a 60 gradi con i teli incriminati, che in questi ormai quattro giorni da quella giornata al mare erano sempre stati dentro una sporta in plastica - lavata e igienizzata anche quella come anche un marsupio, il copridivano e le spugne della sera prima.

Con l'aiuto di un Davide versione disinfestatore, mi faccio pure due "passaggi" all'aceto bianco, che ha un'acidità del 6% ed è un altro buon metodo naturale per staccare le uova dai capelli e quindi toglierle via.



Nel frattempo racconto tutto per messaggio a mia cugina Fianchi Stretti; a sera chiamo mia mami scoprendo che era già stata informata del mio intoppo!! Ecco uno stralcio della sua reazione:
Mi ha già detto tutto tua cuginaaa ahahah! Che risate ci siamo fatte, è stato troppo divertenteee!

E il giorno dopo, rientrati nella nostra città natia per la seconda parte delle nostre vacanze, mia mami si è superata ancora:

Insomma Vane, come stanno le tue bestioline?
Non bene mamma, sono morte tutte l'altro giorno, adesso ospito solo uova!

CONSIGLI POTENZIALMENTE UTILI
Per chi si ritrovasse col mio stesso problema raccomando questo: 
- non colpevolizzarsi né vergognarsi, agire il prima possibile se non subito! Può capitare a tutti e non dipende dal grado di igiene personale
- se non si ha già in casa uno shampoo apposito, comprarne prima possibile uno e seguire bene le istruzioni, salvo altri suggerimenti del farmacista
- per chi ha capelli medio lunghi come me e non vuole perdere neanche una mezz'ora: se avete in casa alcol rosa o aceto bianco, da profana e non da medico specializzato suggerisco cautamente, in attesa di acquistare lo shampoo apposito, di provare a farvi un piccolo lavaggio su una piccola porzione di capelli e cuoio capelluto: solo se non riscontrate irritazioni e vedete che effettivamente vi stacca parassiti e uova allora potete procedere su tutta la testa, pettinatevi e sciacquatevi e passate quanto prima al trattamento farmaceutico. Nei giorni successivi (visto che il primo lavaggio con l'apposito shampoo uccide le bestie, mentre un secondo effettuato dopo 7-10 giorni dovrebbe uccidere altri parassiti nati nel frattempo) trattare ciocca dopo ciocca con aceto aiuta a staccare le uova, operazione in cui è meglio farsi aiutare da qualcuno
- in caso di più soggetti infestati, occhio a usare gli stessi pettini o spugne, meglio ciascuno il suo. Lavate indumenti, lenzuola e copridivani coinvolti almeno a 60 gradi e con igienizzante, ripulite e disinfettate utensili, lavandini, pavimenti e docce.

POSSIBILI SITUAZIONI DI CONTAGIO 
Mentre per i bambini la promiscuità di asili, scuole e giochi assieme rende piuttosto facile il contagio, per gli adulti è generalmente meno facile contrarre i pidocchi; le situazioni a rischio sono bagni pubblici, cuscini/ divani/ poltrone di locali o mezzi pubblici, pinete, zone di campagna, mentre oggetti di contagio sono federe, lenzuola, divani, foulard, sciarpe, cappelli e pettini o spazzole.

mercoledì 22 agosto 2018

Vacanze finite, dialogando di e con i fantasmi

Allora siete tornati in Romagna, ottimo, così da domani ti rimetti pian piano sotto!
Eh sì, proprio! Sotto ad una macchina, guarda! Anzi sotto due tir!
Ancora stai a pensare all'incidente dell'altro ieri??
Si, ancora quell'incidente! Ci ho perso quasi due ore di vita e tanti bei neuroni!
Ma che elemento che sei, c'è chi ci ha perso molto di più!! E se ti succedeva qualcosa come a Borgo Panigale o a Genova cosa facevi, ti suicidavi?? Ma che egoista...
Va beh, no, cavoli... Però proprio dove dovevo passare io dovevano esserci sei chilometri di coda?
Oh già, sei chilometri di coda, che tragedia!!!!!!!
E neanche sono passati a darci l'acqua...e dire che lo dicevano in radio!!
Avevate due litri di acqua fresca, panini e taralli, cosa volevi di più?
Volevo il mio tempo
Ma sono solo due ore! E alla fine ieri hai fatto tutto e siete arrivati in Romagna ad un'ora decente!
Si ma Davide per un pelo mi faceva saltare gli altri appuntamenti
Ma hai tenuto duro e avete incastrato tutto
Si ma che stress
Si, ma ce l'hai fatta
Si ma era un po' arrabbiato
Ma neanche tanto e forse si è pure un po' divertito
...e ha voluto guidare lui tutto il tempo
...e siete riusciti a non fare soste
Mi sembrava il minimo non fare soste, oggi è tornato al lavoro, non domani come avevo capito io
Succede, anche lui non capisce sempre tutto quello che devi fare tu
Ma il suo lavoro è più faticoso
Ma ha orari e compiti precisi, tu invece coi tuoi non hai mai orari, è come se tu fossi sempre in vacanza e al lavoro, come dici tu stessa
Eh sì... E io intanto ancora niente lavoro per bene perché il signor M non mi ha voluta in ditta da lui
Ancora?!?! Ancora pensi al signor M!!!
Direi... Sarebbe stato il lavoro della vita
Sarebbe stato uno dei lavori della vita, sei a Rimini, in Romagna, mica nel Sahara Occidentale
No... Ma l'ho mancato per un pelo
Ma non è tutto perduto
È perduto il meglio
Puoi ancora avere di meglio
Non direi
Puoi invece, vai avanti, non fermarti, continua a cercare, a insistere!
Sono stanca
Ma sei appena rientrata dalle vacanze!
Ma a casa dei miei non mi sono mai rilassata, dannati parassiti, dannato bancomat!! E quello str#nz...
Quelli sono andati, è tutto finito, vai avanti!
Sono stanca
Continua a insistere!
Sono stanca
Ricomincia dai tuoi vecchi lavoretti!
Sono stanca
E riprendi a leggere quei libri che hai iniziato, mica puoi lasciarli neanche a metà!
Sono stanca
E hai ripreso quasi due chili, cosa vogliamo fare??
Ah cavoli… stasera riprendo a correre, dai!
Ok… ma domani?
Eh… anche con tutto il resto dai, pian piano
Brava! Vedi che prima o poi ci saresti arrivata???

martedì 24 luglio 2018

Unghie smaltate, fra fake e ricordi

Notizia nata per smentire una fake news, piuttosto che per pura informazione, quella secondo la quale l'immigrata Josefa non aveva smalto sulle unghie durante il suo terribile viaggio per le coste europee, concluso poi su quelle della Libia dove è stata soccorsa attaccata ad una zattera, divorata dalla fatica e dal terrore e con a fianco alcuni cadaveri.

Lo smalto di colore rosso era stato messo da alcune soccorritrici nelle ore successive al salvataggio della donna camerunese, al semplice scopo di calmarla, distrarla e farla parlare.

E non so perché, stamattina invece che nei giorni precedenti, il mio cervello ha elaborato un ricordo come una slot machine, che risale ai primi di luglio del 2013, esattamente cinque ani fa, durante quella che chiamo la mia aestas horribilis.

Ero all'ospedale, con mio padre e mia cugina all'epoca neomamma, per la vigilia dell'operazione ai diverticoli a mia mami, dopo due mesi e mezzo di un calvario di dolori addominali, mancanza di appetito, nausee mattutine e conati (che sovente mi facevano da sveglia) e dieci chili persi. Un'operazione che a sentire alcuni dottori si sarebbe dovuta fare a settembre, "così è più fresco", anche se probabilmente la paziente in questione non ci sarebbe arrivata visto che ha sfiorato la setticemia.

Insomma eravamo là in quella stanza tutto sommato accogliente, sollevati perché il giorno dopo avrebbero "sistemato" mia mami, quasi incredula dopo tanti "no". L'infermiera aveva dato alcune istruzioni sulla preparazione all'operazione. Via anelli e collanine, via tutto, la paziente sarebbe rimasta davvero nuda, neutra, asettica. Tutto giusto, per carità. Neanche ricordo bene i particolari, tirai fuori dalla borsa un flacone di smalto rosso, lo feci appena vedere a mia mami, che stava parlando con mio padre, e iniziai a metterglielo sulle unghie dei piedi, come lei era solita fare ogni estate.

Mia cugina fece per aiutarmi, senza dire nulla, tenendo delicatamente le caviglie di mia mami, che se ne stava ferma ferma, un po' sorpresa ma anche contenta di questo piccolo restylist.
Stupore silenzioso e guardingo anche sul volto di un'altra infermiera entrata in stanza per lasciare un foglio, come chi vorrebbe dire qualcosa, anche una semplice osservazione o una battuta, ma non trova il guizzo giusto per farla.

Ricordo di averlo steso con calma e compiacimento, quello smalto rosso, perché anche se l'indomani l'operazione sarebbe stata difficile e il recupero ancor di più, quel gesto apparentemente frivolo e superficiale era il primo step verso il ritorno alla normalità della mia genitrice...

   
Mesi dopo, passeggiatina col nipotino <3


...andava fatto insomma, volevo farlo, volevo che mia mami ce l'avesse e che lo vedessero, anche soltanto alcuni medici e assistenti.

martedì 17 luglio 2018

La Scrittrice e la Pin Up, per me le vere campionesse del mondo

Non la Francia e molto di più della 4x400 dell'Italia negli ultimi Mondiali rispettivamente di calcio e di atletica Under 20.
Per me i veri campioni del mondo, anzi campionesse sono due mie amiche, Scrittrice e Pin Up, due ragazze che un bel giorno hanno saputo essere qualcos'altro rispetto al loro solito e si sono riscritte il proprio presente trovando entrambe un buon lavoro, in un mondo avaro e poco meritocratico. Non da ultimo, sono per me due influencer, che mi danno forza e ispirazione oltre che felicità e orgoglio.

Prendiamo Scrittrice, diplomata, un precedente impiego che però ha dovuto lasciare per incrinature interne irrimediabili e dopo stress a secchiate. La crisi del 2011 a completare l'opera, tanto per toccare il fondo. Problemi di salute dei suoi genitori. Ma lei non si è arresa, o almeno mai del tutto, ha sempre lottato, ha continuato ad aggiornarsi, scrivere, studiare, accettato collaborazioni mensili, lavorato a macchia di leopardo per una libera professionista - senza barricarsi in casa ma continuando a frequentare le amiche sempreverdi. Questa primavera finalmente, l'occasione in un posto di lavoro che sembrava confezionato per lei e che alla fine, dopo una selezione rognosa e un periodo di prova, a lei è andato. Ora le sue giornate sono più autentiche e, non ultimo, può mettere a frutto tutte le sue abilità, la sua serietà, la sua competenza troppo a lungo in ombra. Sentendola meno lavoro di immaginazione e me la figuro camminare con la testa più alta, l'aria più rilassata ma sicura e attorno a lei un po' più di invidia da parte dei detrattori.

Quasi all'antitesi la graziosa Pin Up con la sua più giovane età, il suo sguardo da gatta e gli studi incompiuti, ma manualità e volontà ben disposte a diversi lavori. La convivenza con un fidanzato geloso e sempre più problematico la reclude da parenti, amici e occasioni per troppo tempo, in un loop negativo. Finché un bel giorno di aprile, nello stesso periodo in cui Scrittrice dava il meglio di sé al colloquio, la bella sbotta, manda al diavolo il suo amorino, ritorna in famiglia, trova prima un part time e poi un altro, in una località turistica vicina al mare e ben lontana dalle colline del suo Monferrato. Da oltre un mese si divide fra turni, capatine al mare e baby sitting per gli amici presso cui abita, fra cene luculliane e sorrisi, ha i suoi soldini in tasca, si sente rinata e fa progetti.

Praticamente ogni giorno penso a loro, leggo o ascolto la loro gioia, la loro soddisfazione e felicità che alla fine sono anche mie, perché voglio loro un gran bene e forse anche di più nonostante i tanti chilometri che ci separano.

sabato 7 luglio 2018

First Pink Race, la 10 km che non correrò

"L'unica mossa vincente è non giocare" era una delle battute clou del già citato film "Wargames - giochi di guerra". Per me oggi la mossa vincente è non correre.

                                        

L'avevo subito vista nel calendario del podismo del web questa First Pink Race, quando a febbraio mi preparavo mentalmente al mio trasloco in Riviera, assieme al Rimini Wellness e a qualche annuncio di lavoro interessante.
Fare quei 10 km a inizio luglio, più precisamente il 7 che è appunto oggi, mi era sembrata una priorità importantissima oltre che fashion e degna della perfetta (nuova) cittadina riminese! ....chissene se nel mezzo ci sarebbe stato di tutto e di più, dal cambio quasi totale di vita al riprendere praticamente da zero e allenarmi fino ad infilare 10mila metri nei 90 minuti concessi!

Ma già a maggio è subentrata la consapevolezza di non volerla - e forse poterla - fare più, non se diventava una costrizione mentale. Corro due volte a settimana ma come si sa piano, ho doloretti, non sento soddisfazione nella corsa: perché dannarmi l'anima nel cercare di aumentare il mio computo di chilometri? Per una maglietta rosa? Per un'istantanea su una pagina web che mi immortala come una caciotta al limite del collasso, come ahimè  accadutomi in Piemonte??

I motivatori e i personal trainer non me ne vogliano ma anche concetti come "obiettivi personali", "sfide", "superamento di se stessi" possono starsene tranquilli, non li ho certo calpestati. Un conto è puntare un traguardo, un altro è tormentarsi e farsi violenza.

giovedì 5 luglio 2018

Follie riminesi fra gatti bulli, Fedez, Faraone, razzismo e Notte Rosa

Che la mia nuova città fosse un po' pazzerella lo si sapeva: è Rimini, non Topolinia! Ma non potevo immaginare fino in fondo il contorno di grottescherie e di brutti episodi di cronaca a cavallo di due mega eventi movidari!

Iniziamo con sabato scorso: al mattino, questa grottesca notizia su due felini che bullizzavano il cane della vicina, con tanto di furto di cibo dalla ciotola!
Dal pomeriggio alle due di notte invece, ha capeggiato la Molo Street Parade coi suoi circa 200 mila visitatori, quasi tutti giovanissimi e con una grande voglia di ballare e anche sballare, in un turnover di musica e dj compresa la star della serata Fedez! 





Fiumi di decibel (il mio dj preferito è stato il bravissimo Marco Faraone!!! Promosso a pieni voti!!!) bevande, street food, sostanze ma anche controlli più o meno efficaci, code, delirio, qualche collasso etilico, qualche furto e ahinoi diversi casi di persone intossicate o anche solo urticate da spray al peperoncino - speriamo abbiano davvero preso almeno uno dei colpevoli di questa infamia.

Domenica e lunedì solite lamentele per rumore, sporcizia, inciviltà e immoralità dei visitatori della MSP.

Uno schiaffo morale la notizia di ieri su un caso di insulti razzisti verso un minore. Non aggiungo altro, nemmeno su certi genitori. La Romagna è una terra con una popolazione accogliente e aperta, gentile e solare, ma le terribili eccezioni ci sono sempre anche se in questo caso occorrerebbero termini ben più severi. E vedere in questi giorni, sui web media, pubblicità di capi di abbigliamento in stile etnico africano mi fa crea imbarazzo da ipocrisia.

La notizia che adesso sta tenendo maggiormente banco è la stima dei visitatori della Notte Rosa: in tutta la Riviera, dal Lido degli scacchi nel ferrarese a Pesaro nelle Marche, lungo oltre cento chilometri di costa sono previsti circa due milioni e mezzo di visitatori a godere dei numerosi eventi e concerti.

Speriamo che un po' di rosa ci faccia bene a tutti e non solo divertire…