E' pesante rivedere persone che hanno fatto parte del tuo passato più nero, quello delle paure, delle insicurezze, delle paranoie, del muoversi e pensare come in un campo minato perenne. E anche se è passato un ventennio da allora, basta poco per capire che non è cambiato molto: riecco l'antica sordità, l'ottusità che non ammette freni né tantomeno critiche.
Grazie alla sorte però, col tempo si impara a leggere meglio persone e situazioni e si intuiscono cause ed effetti quando non vengono quasi inventati perché cavoli, non può non esserci nessun perché a certe cose, deve esserci una spiegazione.
Il brutto è che a volte cercarne significa andare a ritroso all'infinito e perdersi in un tentativo di giustificare tutto. Ma in questo caso si sta cercando di giustificare una persona negativa che fa diverse cose negative e ops!, ora che ho qualche ruga e quasi quaranta primavere, mi rendo conto che non mi basta più la buonafede, l'assurda cecità di chi non riesce a staccarsi da sé, rinunciare a un po' di orgoglio, scalare mentalmente la marcia e pensare e agire davvero per il bene degli altri.
Non voglio correggere nessuno, d'altronde queste persone sono totalmente sorde e se gli dici bianco capiscono nero, ma neanche voglio più dovermi sacrificare per loro. Intanto, compassione per la loro limitatezza, non è colpa mia se "non ci arrivano", se sono stupidi. E soprattutto, voglio convertire le negatività in positività, saltare a pie' pari i momenti brutti senza farmi travolgere ma fare un bel respiro e costruirne di belli, regalare sorrisi, dare incoraggiamenti, risolvere problemi, godermi ogni cosa e momento. Andare avanti, pensare meno, vivere meglio e di più nel vero senso della parola.
AGGIORNAMENTO RISPOSTE
Scusate, ma non so per quale motivo, quale mia ignoranza o bizza di Google non riesco a rispondere ai commenti. Ma lo farò qui :-)
@Francesco, grazie intanto per leggermi e commentarmi ancora, io purtroppo sono un po' fuori dai binari del web... ad ogni modo no, non è un ex per fortuna!
@PNV grazie carissimo!!
Piccole soluzioni per piccoli problemi - Vanessa 3.0, The Rimini Age
lunedì 14 ottobre 2019
WatchMojo Italia, su Joaquin Phoenix potevi fare di meglio
La partecipazione al film "Joker" di Joaquin Phoenix, più tutto il successo e gli elogi ricevuti a Venezia, è stata per giorni in vetta alle cronache cinematografiche. La biografia del suddetto attore è passato. Quindi, se lo si riesuma nel presente e lo si cerca di ricostruire, sarebbe opportuno farlo con un minimo di metodo, indipendentemente dall'intonazione usata.
Un atteggiamento ben diverso mi è saltato a occhi e orecchie vedendo il video su YouTube di WatchMojo Italia che appunto ha recentemente parlato della vita di colui che molti definiscono l'attore del momento in maniera a tratti erronea e un po' troppo leggera, facendo leva su "follia" e traumi familiari spiattellandoli un po' a casaccio.
Intanto non si ricostruisce una biografia a salti e balzoni. Invece WM I, dopo aver scherzato sulla difficoltà a pronunciare il nome di Joaquin, inizia a parlarne dell'infanzia, accenna alla sua adolescenza, compie un ardito salto temporale di quindici anni per affrontare l'argomento dipendenze in riferimento al film "Walk the line" e poi-poi-poi parla "finalmente", come per dare equilibrio a tutto, della più grande tragedia della vita di Phoenix: la morte del fratello River. Nel filmato viene esaltata la bravura dell'attore, ok, si accenna a tante sue belle interpretazioni anche di film che non ho visto ma no!, una biografia così delicata non la si può riassumere a questo modo sbrigativo, per quanto in buonafede, dal momento che di cose da dire ce ne sarebbero parecchie.
Forse per me è facile bacchettare questo youtuber perché Joaquin Phoenix non l'ho scoperto con "Joker", anzi, lo conosco, attraverso suo fratello River, da quando si faceva chiamare Leaf - quante volte ho visto il film "Parenti, amici e tanti guai", dove recitavano anche Martha Plimpton e Keanu Reeves, rispettivamente fra le ultime fidanzate e il miglior amico proprio di River.
Non credo che al posto di WatchMojo Italia avrei fatto chissà quale bel video sull'argomento, ma almeno un paio di approfondimenti doverosi si. Eccoli.
Dopo quel tragico autunno del 1993, in cui accadde il fatto terribile di cui ho parlato in due post commemorativi, uno del 2013 e uno del 2018, Joaquin si allontanò dal circuito hollywoodiano per l'insensibilità mostrata da stampa e sistema e vi ritornò con il film "To die for - da morire" del regista Guus Van Sant, che aveva diretto River nel suo capolavoro "Belli e dannati" dove figurava anche Keanu, oltre a "Cowgirl - il nuovo sesso" dove invece era stata la sorella Rain ad avere una parte. Insomma, Joaquin aveva sì ripreso a recitare ma solo sotto l'ala di un regista d'autore, fidato e che era quasi un amico di famiglia.
Seguono vari ruoli fino a quello di Commodo ne "Il Gladiatore", che ha dilatato la sua fama, sdoganato la sua bravura e assegnatogli una nomination agli Oscar. Cinque anni dopo, in concorso come miglior attore protagonista per "Walk the line" alla pari di Hearth Ledger in "Brokeback Mountain", Joaquin viene "battuto" da Philippe Seymour Hoffman in "Capote"(da notare che questi ultimi due attori sono morti per cause non troppo diverse da quella di River).
Sempre a proposito del film "Walk the line", dedicato alla vita del cantante country Johnny Cash, qui WM I doveva andare un pelino più a fondo e non alludere solo al fatto che Joaquin in quel periodo aveva avuto problemi con droghe e alcol, ma almeno accennare ad un perché: Cash bambino infatti aveva visto morire l'amato fratello maggiore e ne aveva sofferto moltissimo addossandosene anche la colpa, non molto differentemente da Phoenix, che chissà con quanti flashback avrà avuto a che fare durante le riprese.
Tutto qui, non sono una fan scatenata di Joaquin Phoenix e quindi non sono informatissima sulla sua vita, come sto evitando di lasciare commenti come se puff!, all'improvviso fosse uno dei miei attori preferiti solo perché appunto media e social ne stanno parlando tutti. Però, come sono solita dire, a ciascuno il suo, quindi ben vengano le sviolinate last second e i clickbait su questo attore ma no, non le superficialità.
Un atteggiamento ben diverso mi è saltato a occhi e orecchie vedendo il video su YouTube di WatchMojo Italia che appunto ha recentemente parlato della vita di colui che molti definiscono l'attore del momento in maniera a tratti erronea e un po' troppo leggera, facendo leva su "follia" e traumi familiari spiattellandoli un po' a casaccio.
Intanto non si ricostruisce una biografia a salti e balzoni. Invece WM I, dopo aver scherzato sulla difficoltà a pronunciare il nome di Joaquin, inizia a parlarne dell'infanzia, accenna alla sua adolescenza, compie un ardito salto temporale di quindici anni per affrontare l'argomento dipendenze in riferimento al film "Walk the line" e poi-poi-poi parla "finalmente", come per dare equilibrio a tutto, della più grande tragedia della vita di Phoenix: la morte del fratello River. Nel filmato viene esaltata la bravura dell'attore, ok, si accenna a tante sue belle interpretazioni anche di film che non ho visto ma no!, una biografia così delicata non la si può riassumere a questo modo sbrigativo, per quanto in buonafede, dal momento che di cose da dire ce ne sarebbero parecchie.
Forse per me è facile bacchettare questo youtuber perché Joaquin Phoenix non l'ho scoperto con "Joker", anzi, lo conosco, attraverso suo fratello River, da quando si faceva chiamare Leaf - quante volte ho visto il film "Parenti, amici e tanti guai", dove recitavano anche Martha Plimpton e Keanu Reeves, rispettivamente fra le ultime fidanzate e il miglior amico proprio di River.
Non credo che al posto di WatchMojo Italia avrei fatto chissà quale bel video sull'argomento, ma almeno un paio di approfondimenti doverosi si. Eccoli.
Dopo quel tragico autunno del 1993, in cui accadde il fatto terribile di cui ho parlato in due post commemorativi, uno del 2013 e uno del 2018, Joaquin si allontanò dal circuito hollywoodiano per l'insensibilità mostrata da stampa e sistema e vi ritornò con il film "To die for - da morire" del regista Guus Van Sant, che aveva diretto River nel suo capolavoro "Belli e dannati" dove figurava anche Keanu, oltre a "Cowgirl - il nuovo sesso" dove invece era stata la sorella Rain ad avere una parte. Insomma, Joaquin aveva sì ripreso a recitare ma solo sotto l'ala di un regista d'autore, fidato e che era quasi un amico di famiglia.
Seguono vari ruoli fino a quello di Commodo ne "Il Gladiatore", che ha dilatato la sua fama, sdoganato la sua bravura e assegnatogli una nomination agli Oscar. Cinque anni dopo, in concorso come miglior attore protagonista per "Walk the line" alla pari di Hearth Ledger in "Brokeback Mountain", Joaquin viene "battuto" da Philippe Seymour Hoffman in "Capote"(da notare che questi ultimi due attori sono morti per cause non troppo diverse da quella di River).
Sempre a proposito del film "Walk the line", dedicato alla vita del cantante country Johnny Cash, qui WM I doveva andare un pelino più a fondo e non alludere solo al fatto che Joaquin in quel periodo aveva avuto problemi con droghe e alcol, ma almeno accennare ad un perché: Cash bambino infatti aveva visto morire l'amato fratello maggiore e ne aveva sofferto moltissimo addossandosene anche la colpa, non molto differentemente da Phoenix, che chissà con quanti flashback avrà avuto a che fare durante le riprese.
Tutto qui, non sono una fan scatenata di Joaquin Phoenix e quindi non sono informatissima sulla sua vita, come sto evitando di lasciare commenti come se puff!, all'improvviso fosse uno dei miei attori preferiti solo perché appunto media e social ne stanno parlando tutti. Però, come sono solita dire, a ciascuno il suo, quindi ben vengano le sviolinate last second e i clickbait su questo attore ma no, non le superficialità.
lunedì 23 settembre 2019
Lodi all'autunno? Per me è NO
Si, come no. Sveglia, siamo solo al 23 settembre!!!
Arriva il fresco, si... ma alternato a folate di caldo e umido.
Si suda anche quando ci si è coperti per uscire, si cammina da dieci minuti e disgraziatamente il vento smette di soffiare.
Le zanzare non sono ancora sparite - magari - e anzi sparano le loro ultime cartucce con rinnovata cattiveria.
Le caldarroste le lascio a quella $tron#@ di Cornelia.
E la pioggia cade anche quando si è fuori casa, magari proprio appena usciti e con entrambe le mani occupate!
Fra uno starnuto e un brivido vi do due settimane, adulatori delle pseudo gioie dell'autunno, per ripensarci!
lunedì 22 luglio 2019
Frasi fatte, quanta verità
Rompersi la schiena di lavoro - vero, perché la tipa che doveva fare le pulizie si è fatta operare proprio alla schiena e qui fra tutte quante abbiamo male alla zona lombare e dorsale, chissà perché
Patire i morsi della fame - eh si, l'ho provato durante le vacanze di Pasqua e negli altri primi giorni di lavoro in cui ho sottovalutato il mio bisogno energetico e sopravvalutato crackers, mele e noci
Cascare giù dalla fame - sarà stato il lunedì di Pasquetta. Ero appena rincasata dopo 8 ore di turno e mezz'oretta di tragitto a piedi e stavo mettendo in carica il cellulare: per un nanosecondo mi sono sentita le gambe piegarsi appena come se stessero cedendo. Più volte, anche l'altro giorno, ho invece avuto la sensazione del pavimento come se mi si muovesse sotto i piedi tipo terremoto, ma erano "solo" consunzione e bassa pressione
Crollare dal sonno - il torpore arriva dopo cena, si allenta durante il lavaggio di piatti e stoviglie (non cucinando io, voglio fare almeno questo e subito) e ritorna forte e implacabile da seduti sul divano: cinque minuti neanche e le braccia pesano come macigni e gli occhi iniziano a chiudersi.
Senza il caffè non connetto - Al mattino sono in stato di grazia: caffè d'orzo, fette biscottate con marmellata e via, ma nel primo pomeriggio rischio molto spesso di andare in crash senza un bell'espresso zuccherato.
Le donne sono multitasking - già lo avevo verificato, ma in queste ultime settimane l'ho più che mai riscontrato in me stessa come nella mia amica e super collega: uso del pc e telefonate, pulizie e pubbliche relazioni, rammendo di cuscini durante la scansione di documenti, prenotazioni via telefono durante un pagamento col pos, discesa dal secondo piano passando per il primo per lasciare del materiale e fare un salto in ufficio per finire di buttare la spazzatura, quasi sempre differenziata. A molte di queste azioni si aggiungono spesso piccoli fulminei rifornimenti di solidi e liquidi.
Mangiare pane e acqua - quando la sera si rincasa tardi e non c'è tempo di prepararsi un pranzo per il giorno successivo, mentre il mattino dopo tempo e fantasia latitano ecco che due-tre fette di pane (asciutte se del giorno prima, bagnate se già indurite) con appena un po' di pomodoro diventano più volte un pranzo neanche tanto male, specie insaporite al lavoro con l'olio e il sale avanzati dai clienti. E acqua di rubinetto, fresca e gradevolissima.
Patire i morsi della fame - eh si, l'ho provato durante le vacanze di Pasqua e negli altri primi giorni di lavoro in cui ho sottovalutato il mio bisogno energetico e sopravvalutato crackers, mele e noci
Cascare giù dalla fame - sarà stato il lunedì di Pasquetta. Ero appena rincasata dopo 8 ore di turno e mezz'oretta di tragitto a piedi e stavo mettendo in carica il cellulare: per un nanosecondo mi sono sentita le gambe piegarsi appena come se stessero cedendo. Più volte, anche l'altro giorno, ho invece avuto la sensazione del pavimento come se mi si muovesse sotto i piedi tipo terremoto, ma erano "solo" consunzione e bassa pressione
Crollare dal sonno - il torpore arriva dopo cena, si allenta durante il lavaggio di piatti e stoviglie (non cucinando io, voglio fare almeno questo e subito) e ritorna forte e implacabile da seduti sul divano: cinque minuti neanche e le braccia pesano come macigni e gli occhi iniziano a chiudersi.
Senza il caffè non connetto - Al mattino sono in stato di grazia: caffè d'orzo, fette biscottate con marmellata e via, ma nel primo pomeriggio rischio molto spesso di andare in crash senza un bell'espresso zuccherato.
Le donne sono multitasking - già lo avevo verificato, ma in queste ultime settimane l'ho più che mai riscontrato in me stessa come nella mia amica e super collega: uso del pc e telefonate, pulizie e pubbliche relazioni, rammendo di cuscini durante la scansione di documenti, prenotazioni via telefono durante un pagamento col pos, discesa dal secondo piano passando per il primo per lasciare del materiale e fare un salto in ufficio per finire di buttare la spazzatura, quasi sempre differenziata. A molte di queste azioni si aggiungono spesso piccoli fulminei rifornimenti di solidi e liquidi.
Mangiare pane e acqua - quando la sera si rincasa tardi e non c'è tempo di prepararsi un pranzo per il giorno successivo, mentre il mattino dopo tempo e fantasia latitano ecco che due-tre fette di pane (asciutte se del giorno prima, bagnate se già indurite) con appena un po' di pomodoro diventano più volte un pranzo neanche tanto male, specie insaporite al lavoro con l'olio e il sale avanzati dai clienti. E acqua di rubinetto, fresca e gradevolissima.
mercoledì 29 maggio 2019
Toh, un lavoro a tempo pieno - the beginning
Correndo gomito a gomito
"Sto cercando lavoro..."
"Ma allora dai, vieni al residence da me"
"Ah grazie!! Bada, come cameriera ai piani però, non ho esperienza come cameriera ai tavoli"
"Ma no, ci serve una persona alla reception"
"Ma non ho nessuna esperienza"
"Non importa"
"...e non parlo le lingue"
"Non le richiediamo"
"Ah, fico... ok!..."
"Sto cercando lavoro..."
"Ma allora dai, vieni al residence da me"
"Ah grazie!! Bada, come cameriera ai piani però, non ho esperienza come cameriera ai tavoli"
"Ma no, ci serve una persona alla reception"
"Ma non ho nessuna esperienza"
"Non importa"
"...e non parlo le lingue"
"Non le richiediamo"
"Ah, fico... ok!..."
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giovedì 25 aprile 2019
Negazionismo, zero empatia o pancia piena?
Nel bel mezzo di una chiacchierata via whatsapp, il seguente epilogo
Ex collega: pensavo che avessi iniziato all'albergo
V: Purtroppo se non trovo un impiego con stipendio, do di balta… È terribile a questa età vivere come un'adolescente squattrinata
Ex collega: le capacità di una persona non sono direttamente proporzionali a ciò che fa
V: Quindi? Devo continuare a vivere con gli spicci contati e mille smanie?
Ex collega: ormai è dura per tutti Vane… in una famiglia è normale che ci sia uno che lavora e l'altro no se ci pensi
V: Credo di aver diritto di desiderare almeno uno stipendio part time
Ex collega: ma Davide quanto guadagna? non basta per tutti e due?
V: 🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣🤣 Ah già!
Ex collega: no?
Un decennio di lavoro gomito a gomito e confidenze al vento, non c'è che dire. O forse i due lavori e il Bmw rendono sordi.
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lunedì 15 aprile 2019
Il cinema è arrivato secondo anche stavolta, vincono i mutilati consenzienti di Palermo
Stamani, in cronaca.
Niente male direi. La realtà supera quasi sempre la fantasia di cinema e televisione, già lo sapevo e lo avevo detto anche usando come termine di paragone il pacchiano "Beautiful".
Questo episodio di truffe, soldi e mutilazioni consenzienti mi ha richiamato il film "Pietà" del mio amore coreano Kim Ki-Duk, col quale riprese a scioccare il mondo, dopo la per così dire tregua dell'autobiografico docufilm "Arirang".
"Pietà" vinse a Venezia il Leone d'Oro come miglior pellicola nel 2012. Protagonista della storia lo scagnozzo di un usuraio che mutila sventurati debitori per saldarne i conti: una volontarietà estorta quindi quella dei mutilati, deturpati nel corpo, nell'anima e nella dignità anche se liberi dalle grinfie del debito... e anche il finale è molto più "umano" e "giusto" della realtà. Fra tempi e paradossi della giustizia italiana, non è improbabile che molti dei 42 fermi si dissolvano in bolle di sapone o in soluzioni di compromesso per poi continuare come se nulla fosse. Invece nell'opera di KKD, violenta e spietata più che mai, allo spaccaossa andrà a finire decisamente male.
Niente male direi. La realtà supera quasi sempre la fantasia di cinema e televisione, già lo sapevo e lo avevo detto anche usando come termine di paragone il pacchiano "Beautiful".
Questo episodio di truffe, soldi e mutilazioni consenzienti mi ha richiamato il film "Pietà" del mio amore coreano Kim Ki-Duk, col quale riprese a scioccare il mondo, dopo la per così dire tregua dell'autobiografico docufilm "Arirang".
"Pietà" vinse a Venezia il Leone d'Oro come miglior pellicola nel 2012. Protagonista della storia lo scagnozzo di un usuraio che mutila sventurati debitori per saldarne i conti: una volontarietà estorta quindi quella dei mutilati, deturpati nel corpo, nell'anima e nella dignità anche se liberi dalle grinfie del debito... e anche il finale è molto più "umano" e "giusto" della realtà. Fra tempi e paradossi della giustizia italiana, non è improbabile che molti dei 42 fermi si dissolvano in bolle di sapone o in soluzioni di compromesso per poi continuare come se nulla fosse. Invece nell'opera di KKD, violenta e spietata più che mai, allo spaccaossa andrà a finire decisamente male.
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