mercoledì 28 novembre 2018

Cani e padroni fastidiosi e un po' $tr0*#i

       



"Belli gli animaletti", recita una canzone divertentissima del romagnolo Duo Bucolico.
Confermo: è vero, belli, adorabili. Ma non tutti. Personalmente, mi riferisco in particolare ad alcuni cani, a causa ovviamente dei loro padroni. Ne ho avuto almeno dieci riprove in vita mia, quindi ho ahimè una parte di ragione.

Già a priori non mi piacciono molto i cani. Trovo alcune razze adorabili, veri gioielli della natura come tanti altri tipi di esemplari del regno animale: come non rimanere incantati dalla regalità del levriero, dalla simpatia del carlino, dalla spumosità del volpino di Pomerania, dall'elettricità del jack russel? Ma non amo tutti i cani indistintamente, né vengo conquistata dal loro sguardo, dal loro scodinzolio.
La morte di Marley, dopo una lunga vita di allegria e affetto, non mi ha commossa, no!

Come per gli uomini e le donne, il problema sono i bastardi o i meticci maleducati: quadrupedi né carne né pesce che se la sorte affianca loro un padrone che come essere umano non vale le cicche di sigarette che butta sotto al tavolino, allora si che sono delle chiaviche e che stanno al concetto "il cane è il miglior amico dell'uomo" come Lady Gaga in "Bad Romance" sta al passare inosservate. O Ugo Foscolo sta alla meccanica quantistica. O Ambrogio Lorenzetti sta all'architettura concettuale.

Si diceva, il miglior amico dell'uomo... si, per l'uomo che se lo piglia appresso per soffocare la sua solitudine di scapolo che vive con mammà e soddisfare il suo bisogno di compagnia spicciola, obbediente e muta... ma per molti altri quello stesso canide sarà solo una rottura di p@ll€, un ammasso di peli cascanti a volte "divertente!!" e "buffo!!", a volte ostile e di fatto sempre potenzialmente pericoloso.

Agli estranei che passano mezz'ora a casa del suo "caro" padrone, che lo trascura e gli fa fare le sgambatine proprio il minimo indispensabile, il quadrupede si imporrà pesantemente, vorrà "essere coccolato", vorrà "attenzioni", vorrà proprio il biscotto che l'incauto ospite sta cercando di mangiare col the offertogli, ma se poco dopo lo stesso ospite, dopo aver porto quel biscotto, "ma anche un altro, piccolino!", si avvicina ad un mobile nella stanza del padrone con il canide là dentro nella sua cuccia, ecco che si ritrova bersaglio di ringhiate tutt'altro che benevole, senza neanche aver messo piede nella stanza. "Non ti fa niente", no certo, perché l'ospite si adatta e fa in modo che non accada niente e no, non è la stessa cosa.

Nella natura leccascodella e "ipocrita" di queste bestie, spesso vale la proprietà commutativa: prima abbaiare e ringhiare all'ospite benché accolto affettuosamente dai padroni di casa, poi le richieste lagnose/ringhiose - a volte anche bavose - di commestibile.

Non meno incoraggiante pensare che, uscendo di fretta dall'abitazione di quel funesto binomio uomo-cane, ci si possa imbattere in un'evacuazione solida prodotta dallo stesso quadrupede non raccolta dal medesimo bipede.


La morale, come direbbe un blogger che ahimè da quando convive non posta più? Due!

Diversi cani non sono il miglior "amico" dell'uomo, ma di uno soltanto: si continui pure col vecchio luogo comune, ma si rammenti la verità!

Certi uomini dovrebbero tenere in casa giusto i ragni negli angoli delle stanze e le mosche in cucina perchè non meritano nient'altro, tantomeno un cane.

venerdì 23 novembre 2018

Ho sognato il mio ex e me lo sono risparmiato!

Parlo poco dei miei due ex fidanzatini, ma una cosa voglio raccontarla, forse già accennata in passato: almeno una volta l'anno li sogno la notte, come sogno con uguale cadenza un mio ex amico con cui interruppi ogni rapporto (mettendolo anche nelle liste nere dello smartphone) dopo tante amarezze e un'epica litigata. 

Per ognuno dei tre geni del male prestati ahimè al pianeta Terra, la sceneggiatura rigorosamente onirica è la stessa, breve ed essenziale: loro mi chiedono con ingenua speranza di ricucire un rapporto almeno amichevole, io li allontano con certe ramanzine così ben fatte, mirate e pungenti da farli rimpicciolire dall'imbarazzo.

L'ultimo sogno sul mio ultimo ex risale appunto a due notti fa. 
Non so come, ero tornata indietro nel tempo al mio ultimo anno di università, quando cioè ci stavamo mettendo insieme. 
   



Devo quindi finire di dare tre esami (altra cosa che sogno spesso, pur ricordandomi di aver scritto e discusso una tesi) e mi metto subito a cercare fotocopie e libri. 
Mentre scruto degli appunti illeggibili da quanto sono sottolineati, mi ritrovo davanti il mio ex, col quale stavo iniziando a uscire: porta i capelli lunghi, indossa una delle sue felpe grigie, è allegro e affettuoso. L'inizio dei famosi "tempi d'oro" in cui tutto è bellissimo, romantico e perfetto. 
Ma il pensiero di quanto mi avrebbe fatto soffrire neanche un anno dopo ha avuto il sopravvento e in soldoni, prima che mi si avvicini, gli dico di non volerlo più frequentare perché sarei stata meglio, molto meglio, e poi devo pensare a finire gli esami e laurearmi. 
Come risposta, la sua faccia basita e impotente e un senso di soddisfazione per aver risparmiato a me stessa una sofferenza futura... di cui avevo comunque vaghi ricordi!

Chissà che vorranno dire questi sogni, che sono vendicativa e rancorosa? Che devo essere più combattiva nella realtà?
Ad ogni modo sono fiera di poter dire che una volta chiuso coi miei ex ho avuto la forza e la fortuna di averli tenuti a distanza e negato loro seconde opportunità o anche solo "una chiacchierata per spiegarci meglio". E questa, oltre che per orgoglio, me la sono risparmiarla anche per motivi di sicurezza, pensiamoci bene. Non si può mai sapere.

lunedì 19 novembre 2018

Cosa non dire ad un disintossicato - dietro un bicchiere di cola c'è di più

Che cose buffe ma anche un po' sconcertanti che mi accadono. Una di queste non poteva mancare qui nel calderone di sciocchezzuole che costituiscono gran parte di questo blog.

Serata con pizza da asporto a casa di una coppia di amici che non vediamo da inizio estate, lui ex appassionato di pesi e palestra, lei medico di base. 
Preambolo: nel tragitto verso casa loro, mando tutta entusiasta vari messaggini a lui: siamo partiti, yeee... menomale c'è poco traffico... pizza va benissimo... nn state a preparare altrooo... nn vi preoccupate di comprare cocacola o altre bibite gassate se non per voi perché io ho smesso di berne... yeee stiamo parcheggiandooo

Arriviamo, baci, abbracci, scherzi, aggiornamenti sulle ultime news, poi i maschi vanno a ritirare le pizze - la mia con rucola e gamberetti, yum!
I due rientrano con le scatole e un sacchettino di plastica 
    
Il pacchetto di "Audition" dovrebbe rendere l'idea!

nel quale, combinazione più unica che rara, ci sono due lattine proprio di cola offerte dal pizzaiolo. Ed io sento una vampatina dentro.

Seduti a tavola, non posso fare a meno di osservare il mio amico
      


che si versa tranquillo la cola bella fresca di frigo, davanti alla sua pizza fumante. Come bella fumante e croccante è anche la mia. Smarrimento, senso di acquolina in bocca. 
Espiro e continuo a tagliare la mia pizza, benedicendo la presenza a tavola di acqua gassata, ma il mio amico vede subito che lo sto fissando, ride, ridacchiamo. 
Stessa scena dieci minuti dopo, quando si riempie di nuovo il bicchiere e giustamente non riesce a stare zitto, come probabilmente il 90 per cento dei commensali possibili immaginabili.

"Ma dai, prendine un bicchiere! Una volta ogni tanto non fa mica male!"

La mia amica è della stessa idea, ma ha il tono di voce più disteso, meno entusiasta di lui, che forse crede di farmi un piacere.
"No grazie, ormai ho smesso da mesi, davvero, non voglio, non posso!"
Invece che apprezzare e sostenere la mia scelta, insistono: ma dai, ma via, soltanto un po'. Anche io ribadisco la mia risposta. Due battute, due sorrisi e si cambia finalmente argomento. 

(Qui mi scuso per la contraddizione in gesti nello scrutare avidamente un oggetto ma rifiutarlo e di questo ne sono consapevole, ma allora doveva andare così)

Il bello è che in passato io stessa ho detto proprio a questo amico quelle stesse parole ("una ogni tanto non ti fa certo male") con le sigarette, e lui si era concesso qualche "bionda" fumata assieme a Davide. Ma con la differenza che era ben contento di quella piccola trasgressione, non essendo mai stato un grande tabagista.

E' quando si ha esagerato come ho fatto io, che ho scolato fiumi di cole e fante per un quarto di secolo, che un bel giorno si decide di voltare del tutto pagina, di dire basta ad una schiavitù autoalimentata per troppo tempo.
Perché dietro a un bicchiere spesso ce ne sono altri due e magari cinque, ma c'è anche la sensazione di arrendevolezza, di fallimento (piccolo, ovvio), di scarso carattere, come ci sono flashback di anni e anni di critiche e battutine dei familiari, più l'accusa di debolezza per non sapervi rinunciare neanche in età ormai adulta... e fa male, e caria i denti, e danneggia l'alito, e non si può bere con tutto, e fa aumentare la cellulite, e dovresti smettere.

Ora però ho smesso. Dalla sera del 2 aprile, al 100%. Una sorta di liberazione, con momenti di fatica e sofferenza, vero, ma soprattutto con soddisfazione, orgoglio e vari risvolti positivi, anche "solo" per le mie orecchie e la mia coscienza. Il bicchiere ogni tanto? Se avessi detto di si l'altra sera dai miei amici, a parte che ci sarebbe stato il 50% di possibilità di trangugiare anche l'alluminio, sarei venuta meno a tutta una serie di significati simbolici ma per me importanti, e molto più di un abbinamento di gusti. Invece ho guardato in faccia il nemico, ho tenuto duro e ho vinto, anche se può sembrare una facezia, una cosa superflua, anche se il danno sarebbe sembrato di "un solo bicchiere". 

Nota non trascurabile: i vecchi ricordi negativi mi sembrano adesso meno fastidiosi e amari e anzi stanno sparendo: meglio di così non mi poteva andare!

Pazienza se non tutti capiscono che il "no" ad un bicchiere di cola è un "no" a tante, tante altre cose.

PS: ho di recente scoperto una nuova deliziosa acqua minerale leggermente frizzante, della provincia di Cuneo, in un hard discount, yeee!!

mercoledì 31 ottobre 2018

Un pensiero a Federico e a River (1993-2018)

Non è un post sul cinema né un tributo, è uno stato d'animo, eppure sono mesi che penso a questo momento: mettere giù due parole dignitose su due grandi rappresentanti della settima arte. 

Tanta gratitudine ma anche tristezza nel 25esimo anniversario della scomparsa di Federico Fellini e River Phoenix. Non saprei cosa altro aggiungere, credo di aver detto tutto col post di cinque anni fa, scritto nel mio primo mese di domicilio in terra piemontese in una giornata malinconica e senza neanche l'allegria black della festività di Halloween.
E oggi questo 31 ottobre non ha un briciolo di buonumore in più anche (soprattutto?) ora che vivo nella città che ha dato i natali al grande regista e non c'è stata serata, anche quella chiassosa della music parade al molo, in cui passando davanti al Grand Hotel non abbia provato un fremito e un piccolo groppo in gola, gli stessi che ho provato quando sono stata alle feste del Borgo a San Giuliano, passando davanti agli affreschi in tema felliniano. O davanti a quelli in via XX Settembre. O leggendo i cartelli delle stradine che collegano Viale Vespucci al lungomare, tutti intitolati alla filmografia del grande artista.

River era un attore giovane e promettente, stroncato prematuramente quasi all'apice di una carriera sempre più d'autore che commerciale - mentre il suo erede putato Leonardo di Caprio ad un certo punto ha cambiato rotta con "Titanic" - e di lui mi affascinavano la sensibilità, l'intelligenza, la personalità in un periodo in cui le persone erano fascinose senza orpelli, anche spettinate e vestite trasandate, perché colpivano con lo sguardo, coi modi, col carattere. E poi si, mi sarebbe piaciuto un fidanzatino dolce e particolare come era lui in "Vivere in fuga", ruolo che dubito abbia faticato a incarnare.

Con Federico è un po' diverso. Mi è bastato vedere "Amarcord", "Roma" e qualche altra pellicola per innamorarmi del suo saper raccontare apparentemente ingenuo ma aperto a spunti e riflessioni anche amare, con parentesi oniriche molto moderne e molto copiate tutt'oggi, seppur camuffate con effetti speciali e battutine ad effetto. E' come voler bene ad un antenato che ci ha dato tutto, dal sangue alla cultura, dai tratti del viso alle sensazioni. Una coordinata quasi istintiva, un riferimento costante, un ago di una bussola anche se non si conosce bene la destinazione del proprio viaggio. 

E si va avanti anche senza, ma con un po' più di tristezza e con una sensazione di solitudine. Come mi sento oggi, in questa giornata col cielo azzurro ma col sole semicoperto, un po' ventosa e un po' stufosa. 

giovedì 11 ottobre 2018

L'Evian griffata Ferragni? Non mi bagna

Bottiglie in vetro di acqua Evian con logo disegnato dalla fashion blogger Chiara Ferragni a 8 €. 

Grida e post scandalizzati o pseudo ironici a riguardo: esagerazione, schiaffo alla miseria, sberleffo a chi non ha acqua e muore di sete.

A me è scivolato come una goccia di pioggia.
Perché ho una visione venturiana della vita, ne vedo il totale delle contraddizioni, stranezze, diversità di vedute che convivono assieme nonostante i pensanti contro. Come le famiglie arcobaleno: esistono, dunque sono famiglie anche quelle, non vedo perché negarle.

E' da quando sono ragazzina che vedo persone di ogni ceto sociale, dall'operaio al borghese medio al figlio di professionisti, spendere e spandere anche per cose inutili e magari pure brutte. 
Quelli che hanno armadi pieni pur mettendo sempre le stesse cose. E quelli che hanno fatto "una pazzia" sganciando cifre per regalarsi articoli assurdi, esagerati o eccessivi, di quelli che si usano poco e sempre col timore di rovinarli? Visti e rivisti.

Poi si, la crisi, le crisi, il mercato asiatico, il dilagare del low cost. Ma i generi di lusso persistono e pochi, che siano poveri, borghesi o ricchi, vi rinunciano. 

Ci siamo già dimenticati le maxifile ai grandi store di tutto il globo per i saldi? O per i modelli di iPhone, iPad, iwatch via via usciti negli ultimi dieci anni, anche in periodi critici come a ridosso delle vacanze estive?

Nessuno ha mai fatto caso a quanti capi di abbigliamento firmato in ottimo stato, a volte ancora con l'etichetta, si trovano ai mercati dell'usato? No? Si vede che compra solo nei negozi, magari a prezzo pieno.

Ma io dico quindi, se la benestante moglie di un professionista (ci lavorava quel mio zio delle maxi spese) con studio da dieci dipendenti possiede una villa, quattro auto e tre armadi di vestiti griffati, quanto credete che possa possedere e spendere il figlio o il nipote di un imprenditore che fattura cifre a sei zeri? O quei super ricchi che potrebbero stracampare solo con gli interessi degli interessi che fruttano loro i conti in banca? 

E perché non farlo anche con l'acqua? Come non potrebbe esistere un'acqua a prezzo "da ricchi"?

"Ma l'acqua è un bene primario! Due miliardi di persone muoiono di sete e venderla a 8€ è una bestemmia!" dicono gli scandalizzati - e a pensarci il loghino easy della Ferragni non è neanche un bozzetto di Leonardo.

Ma questi scandalizzati, mi chiedo, dove erano quando ci fu l'Ice Bucket Challenge? Quante volte si fanno la doccia a settimana? E i rifiuti li separano? Evitano gli sprechi?

Bah, secondo me anche quelli nelle case popolari sprecano soldi, acqua, cibo ed energia e non se ne rendono conto. Figuriamoci i ricchi. E' un mondaccio, si.

E gli scandalizzati sono mai stati nei ristorantini vicino al Centre Pompidou a Parigi, dove 33 cl di acqua Evian s-logata costa 3,50€?
Ma lo sanno che al popolarissimo Conad c'è l'acqua Lurisia al costo di oltre 5 euri al litro?

E gli stessi hanno mai sentito dire che la nazione di provenienza dell'Evian da sempre spadroneggia economicamente, per usare un delicato eufemismo, le sue "ex" colonie africane?

O che certe coltivazioni intensive di frutta secca diventata di voga grazie alle ultime ricette e diete veggie richiedono uno sproposito di acqua per essere tirate su in maniera produttiva? ...il che si ripercuote con un effetto a catena sulla salute e sull'economia delle nazioni, quasi sempre del terzo mondo? - le vegan victim!

A furia di scrivere mi è venuta sete. Ma berrò la mia solita acqua di supermercato comprata quasi sempre in offerta perché, in questo mondo dalle mille sfumature di consumismo, per fortuna esiste anche il sottocosto.

giovedì 4 ottobre 2018

L'algoritmo di Beautiful - e Google muto!

Post scritto col sorriso sulle labbra, da prendere nello stesso modo.

Si parla tanto dei meccanismi del ventenne Google, si accenna a quelli del più giovane Facebook, ma nessuno vanterà mai l'efficienza dell'algoritmo di Beautiful :D :D :D

Ne ho avuto la riprova in questa settimana in cui, rincasando verso le 13,30 dal nuovo lavoro part time, ho acceso la televisione mettendo distrattamente Canale 5 nella speranza di beccare le ultime briciole del telegiornale. E invece mi sono ritrovata davanti un ripetuto modello incredibilmente vincente, per quanto assurdo. 


L'algoritmo, la ricetta, la formula o quel che è, capace di attirare ciclicamente l'attenzione di un pubblico prevalentemente femminile (anche quello che si era allontanato) e per lo più stanco, stressato e bisognoso di cose stupidine per tirarsi su e riprendere con le battaglie quotidiane, mi è stato servito su un piatto d'argento in neanche tre puntate: 

1) l'eroe e l'eroina senior si rimettono assieme e si dichiarano innamorati per la cinquantesima volta

2) i suddetti annunciano il cinquantesimo matrimonio, non sia mai che convivano e basta

3) in un'altra coppia più giovane, la donna ha avuto rapporti sessuali ravvicinati sia col fidanzato che col suocero

4) durante il rapporto adulterino col suocero, di cui in passato è stata invaghita, la ragazza non si rendeva conto, non era lucida, era come in trance

5) i rapporti sessuali ravvicinati erano non protetti, non sia mai che si guardino anche solo dalle malattie veneree

6) la sgualdrina di cui sopra rimane incinta riacquistando magicamente la fertilità persa almeno cinque stagioni prima

7) nel frattempo 3/4 degli altri personaggi stanno proprio parlando della giovane coppia e della loro gravidanza, ma con un minimo indizio iniziano a sospettare qualcosa di brutto

8) prove e dettagli da tenere segretissimi come test di paternità finiscono nelle mani di cani e porci, eh già

9) a cadenza regolare come le porzioni di frutta e verdura in una dieta sana, vengono propinati monologhi micidiali sull'importanza dell'unità in una famiglia, dove tutti devono benvolersi, collaborare e potersi confidare l'uno con l'altro

Scene simili, se ricordo bene, si presentavano ciclicamente ogni sei mesi: personaggi diversi, ma dinamiche identiche. Comicamente adorabile, no? 

giovedì 6 settembre 2018

Piccoli intoppi di agosto: arrivederci bancomat


Nel mio agosto 2018, più tragicomico di quanto potessi immaginare, ci sono stati anche quattro giorni di disagio e ansia per un "inconveniente" col bancomat. In altre parole, mi sono data la zappa sui piedi per ignoranza e mi sono dovuta barcamenare per rimediare, con mille patemi in testa.

Con più trasparenza, dirò che il sabato prima di Ferragosto, alle 16,25 di un pomeriggio urbano bello assolato e deserto, mi sono fatta "mangiare" il "caro" tesserino dall'apparecchio.

Dovevo prendere il pullman per andare a casa dei genitori di Davide, a mezz'ora dalla mia città, e che credevo partisse alle 16,30. Ma prima, prelevare e acquistare il titolo di viaggio - il tutto nell'arco di un centinaio di metri.
Intanto vedo il tabacchino chiuso, quindi so già che dovrò andare una trentina di metri oltre la fermata a fare il biglietto ad un altro tabacchi, sperando nella sua apertura. Andata a prelevare, noto che la struttura è cambiata: c'è una cabina con le porte vetrate che si aprono solo se si inserisce il bancomat. Entro, ok, prelevo, ok, riprendo il bancomat, ok, guardo l'ora e sono le 16,24, ok, chiedo il riepilogo delle ultime dieci operazioni, ok, esco dalla cabina, ok…"ma dove ho messo il bancomat?". 
Frugo in borsa, in tasca dei bermuda, nel portafogli. Non c'è, non lo trovo. Principio di panico, sudo leggermente. Alzo la testa e dal vetro della porta vedo la schermata che mi sollecita con tanto di luci lampeggianti a ritirare il mio bancomat entro trenta secondi, dopodiché vedo quest'ultimo sparire, inghiottito dal diabolico marchingegno. Mi sembra di sentire un blando bisogno di urinare. 

A posteriori ho immaginato le grasse risate di coloro che avranno visionato eventuali filmati di eventuali telecamerine nel vedere me cercare di riaprire le porte schiacciando alla cieca ogni cosa che assomigliasse ad un pulsante e poi provare a forzare le porte stesse, con manine da Monty Burns. Un gatto che si arrampicava sugli specchi, insomma. E che doveva ancora fare un biglietto e prendere un pullman, nel sabato precedente Ferragosto.




Il buonsenso mi fa smuovere: qualche soldo ce l'ho e intanto ok, il bancomat ormai non me lo ruba nessuno, il pullman non è mai in orario figuriamoci di sabato, quindi meglio agire. L'altro tabacchi è aperto e con un solo cliente prima di me, prendo il biglietto duolendomi dell'inatteso aumento di prezzo, arrivo alla fermata e scopro che il pullman sarebbe passato addirittura alle 16,36: l'ultima amarezza per una fretta inutile e dannosa che si aggiunge a quella della totale inesperienza con quel tipo di bancomat, avendo sempre e solo prelevato da quelli "a cielo aperto". Mi sfogo raccontando tutto per messaggio a Davide, vedo le spunte blu e nessuna risposta ma va bene così.

Ansia, sgomento e un lieve sentore di gastrite mi divorano: come e soprattutto quando potrò riavere il mio bancomat? Quando chiuderà la mia banca? Ce la farò in tempo, considerato che dopo Ferragosto partiremo per un weekend al Meridione? E che al ritorno voglio incastrare un appuntamento di lavoro? E che prima di ripartire per la Romagna vorrei passare a trovare la mia amica piemontese? E se non me lo ridanno, il dannato tesserino, se devo aspettare troppo tempo, come faccio con i soldi???

Menomale che il mio dopocena è stato divertente e rilassante: dopo un po' di musica dal vivo accompagniamo mio cognato in una discoteca dove lo attendono suoi amici, che si rivelano essere conoscenti di Davide oltre che tipi piacevolissimi. Impossibile non distrarmi: facciamo le quattro in allegria - e rifiuto anche il "famoso" bicchiere di Cocacola!

La sera dopo incontro una mia amica sorella di una dipendente della banca in cui avevo il conto. Ricevo così alcune importanti dritte: l'istituto è aperto anche il 14 e quindi è meglio provare a chiamarli. 
Mi tranquillizzo un po', poi la mattina successiva, al mare con mia suocera, chiamo il numero adibito e mi rispondono e confermano che avrei potuto risolvere tutto l'indomani alla sede dove avevo aperto il conto, entro le 12,30 essendo il 14 agosto un prefestivo; mi avrebbero bloccato il bancomat e rifattomene un altro nuovo di pacca. 
Sollevata, espiro, programmo mentalmente spostamenti e incastri, avverto Davide per sms e finalmente mi godo sole e mare facendo anche il bagno. 
Dopo pranzo mi faccio una bella doccia cui seguono shampoo e pettinatura antiparassitari, perché come noto sei-sette giorni prima mi ero scoperta infestata da pidocchi del capo. 
In nottata torniamo a casa dei miei.

La mattina seguente arrivo in banca ad un orario dignitoso nonostante un po' di traffico e scarsità di parcheggi. 
Poca fila per le consulenze, l'ultimo scoglio è chiarirsi con l'impiegata, gentile ma sovrastante: 
V: "Ho perso il bancomat e…"
I: "Ma dove lo ha perso, scusi?"
V: "Me lo ha ritirato l'apparecchio in via De..."
I: "Ah no, qui non ce l'abbiamo, ce l'hanno loro…"
V: "Si, me l'hanno dett…"
I: "...e per riaverlo dovrà aspettare almeno due mesi perché c'è tutto un iter terribile…"
V: "Si, me l'hanno d..."
I: "Noi però glielo possiamo bloccare…"
V: "Si infatti, me l'hanno detto per telefono, potete bloccarlo e farmene uno nuovo in poco tempo"
I: "Ah, bene! Si accomodi, la servo subito".
Venti minuti neanche e mi riavvio alla macchina con le buste con bancomat e codice nuovo. 
Anche questa è fatta, ma che fatica, che stress, che ansia!!!