Ho appena visto per la prima volta "La febbre del sabato sera". Si, lo so che è un film del 1977 e che avrei dovuto vederlo di già, se non altro in linea con la tradizione cinefila della mia famiglia, però quando una ventina di anni fa lo diedero in televisione, i miei genitori (dopo avermi fatto adocchiare i 5 minuti iniziali, con la scena della cena in famiglia) dissero che era meglio non lo vedessi: "troppe parolacce". Ma il linguaggio non è la sola cosa pesante del film, anzi alla fine è la più soft. La trama è ben nota: un ventenne figlio di immigrati italiani si prepara per un concorso di ballo indetto dalla discoteca dove ogni sabato si scatena assecondando la sua passione per la discomusic. In più, la famosa moda delle camicie fighe, dei pantaloni a zampa, dei capelli cotonati pettinati con cura. A far gelare il sangue, più di quanto possano esaltare le scene di ballo, oggigiorno effettivamente un po' ingenue, è il contorno. La famiglia di Tony: cattolica e di vedute ristrette tanto da inibire ogni forma di comunicazione con il figlio, ma non alcune litigate furiose e angoscianti. La comitiva di amici: quattro imbecillotti che vanno in discoteca per bere, prendere droga e portarsi nei sedili posteriori della loro macchina le conquiste dell'ultima ora - si danno pure un tempo massimo, 10 o 15 minuti, e nemmeno si prendono la briga di posteggiare lontano dall'ingresso della discoteca o di prendere precauzioni prima delle loro squallide copule. Le ragazze: delle comparse che si fanno usare in cambio di un blando orgasmo oppure fan adoranti di Tony, che le sceglie, le bacia e le allontana a suo piacimento - alla faccia di anni di femminismo e proclami di emancipazione; solo Stephanie esula da questo schema, pagandolo con la nomea di stronza. Il sesso: come si può già intuire, è uno sfogo fisico, un divertimento consumistico, rapido e pubblico, senza amore né passione. Bisogna aspettare il ballo finale per vedere un po' d'amore, che trapela dagli sguardi e dal bacio che si scambiano i due protagonisti. Tony stesso, poveraccio, è un ignorante e cafone, impulsivo e fumino, ma perlomeno si redime grazie alla sua volontà di migliorarsi e cambiare vita. Si salva solo il ballo, come culto e dottrina, come stile e spettacolo, anzi lo si prende talmente sul serio da fargli orbitare intorno persone, sentimenti e progetti. E chi non ha nemmeno questa passione apparentemente frivola sembra ancora più svuoto e svuotato, qualsiasi cosa faccia: un amico di Tony è in ospedale pestato da chi non si sa, altri due strafatti come zucchine si accoppiano penosamente l'uno dopo l'altro con la patetica Annette e l'ultimo, inascoltato e depresso, si suicida per scappare da un matrimonio riparatore.
Per tutti questi motivi non posso dire che "La febbre del sabato sera" mi sia piaciuto, semmai è uno spaccato ben realizzato, suggestivo e illuminante della complessa e variegata sociologia statunitense. Tra l'altro John Travolta ci prese pure una nomination all'Oscar; il regista John Badham, un professionista di tutto rispetto, era qui al suo esordio, direi uno dei più eccellenti di quegli anni.
Comunque, avevano ragione i miei genitori: questo non è un film per bambini...e forse nemmeno per ragazzi. E' per adulti, che almeno hanno un po' di pelo sullo stomaco.
Piccole soluzioni per piccoli problemi - Vanessa 3.0, The Rimini Age
venerdì 13 dicembre 2013
mercoledì 11 dicembre 2013
Quale parte del vaff@ non hai capito? - Non saremo il Darfur, però....
Post pesantuccio e indignato. Per questo uso il rosso sangue :D
Un flashback. E' il 2011, febbraio. Festeggiamo tra familiari il compleanno della mia amatissima Martina, che è la figlia di una delle mie venerate cugine ultraquarantenni. Siamo tutte donne, compresa una mia prozia settantenne, più i bambini, che saranno 7-8, un paradiso insomma: regali, battute, sorrisi, una merenda artigianale da applausi. Dopo più di un'ora, noi ultramaggiorenni ci mettiamo a parlare di animali domestici, in particolare di vaccini e cure - io stessa racconto di come sto curando la mia gatta attempata per i suoi disturbi ai reni. Ad un tratto la prozia, che di amici a 4 zampe non ne ha più da oltre trent'anni, irrompe con una di quelle filippiche cui avrei preferito il sermone del 2 giugno del presidente della repubblica: "Ah, siete delle esagerate...state solo buttando soldi per quegli stupidi animali...crepassero tutti...". Noi, sbalordite, non facciamo in tempo a rispondere che costei esce dalla veranda e ritorna subito con un volantino con la foto di un bambino africano in lacrime. E pur rivolgendosi a tutte, lo sventola davanti a me: "Ma come fate ad amare le bestie, ma come fate a non commuovervi di fronte a questi occhi...". Io allibisco e non so dove trovo la forza per dire, calma e ragionevole, che forse si, spendere troppi soldi in cure veterinarie sarà esagerato, ma che l'affaire Africa purtroppo non è semplice come ce lo propina quel volantino, perché dietro ci sono multinazionali e giri d'affari di uomini per lo più bianchi che fanno in modo che nel continente nero i bambini (e non solo) rimangano in povertà totale e si "accontentino" di vivere con un dollaro al giorno e con mezzo secchio d'acqua a testa. Le cugine intervengono, la "conversazione" si spenge dopo pochi minuti e un filo di nervosismo. Menomale che i bimbi sono nelle altre stanze a godersi la giornata.
Che poi mi dicevo tra me e me, come se la povertà fosse solo quella che ti spediscono per posta con richiesta di aiuto al conto corrente X. Che poi io ero pure quella più "povera" lì dentro, con lo stipendio, la casa e la macchina più piccoli di tutte, e persino quella con meno peso in eccesso :D
Un mese e mezzo dopo, la mia gatta passa a miglior vita, sotto gli occhi miei, di mia madre e di mia cugina FS, che pure le vuole un gran bene.
Ieri, 10 dicembre 2013, esce questo, ribadito stamattina dai vari telegiornali:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/10/crisi-un-bambino-italiano-su-dieci-vive-in-poverta-assoluta-save-the-children-30-nel-2012/807862/
E al Letterman show, di recente hanno parlato di quaranta milioni di statunitensi che rischiano ogni giorno la sottoalimentazione, si, nella nazione più potente di tutte e che inquina come quasi mezzo pianeta.
Io dunque dico a te, cara prozia, senza stare a fare i conti in tasca o frugare nella spazzatura a te, a tuo figlio e ai tuoi nipotini obesi, che la fame è più vicina a noi di quanto si voglia ammettere e no, non è prerogativa dell'Africa solo perché un pieghevole studiato a tavolino e inviato per posta ha attirato la tua attenzione e deviato il tuo buonsenso verso un sermone buonista. E toccare certi argomenti nei momenti meno indicati è una grande sciocchezza; ti avrei almeno stimata per coraggio e coerenza se tu, dopo aver augurato una morte repentina ai nostri amici animali, ci avessi chiesto un contributo pecuniario da mandare a quella presunta onlus.
Un flashback. E' il 2011, febbraio. Festeggiamo tra familiari il compleanno della mia amatissima Martina, che è la figlia di una delle mie venerate cugine ultraquarantenni. Siamo tutte donne, compresa una mia prozia settantenne, più i bambini, che saranno 7-8, un paradiso insomma: regali, battute, sorrisi, una merenda artigianale da applausi. Dopo più di un'ora, noi ultramaggiorenni ci mettiamo a parlare di animali domestici, in particolare di vaccini e cure - io stessa racconto di come sto curando la mia gatta attempata per i suoi disturbi ai reni. Ad un tratto la prozia, che di amici a 4 zampe non ne ha più da oltre trent'anni, irrompe con una di quelle filippiche cui avrei preferito il sermone del 2 giugno del presidente della repubblica: "Ah, siete delle esagerate...state solo buttando soldi per quegli stupidi animali...crepassero tutti...". Noi, sbalordite, non facciamo in tempo a rispondere che costei esce dalla veranda e ritorna subito con un volantino con la foto di un bambino africano in lacrime. E pur rivolgendosi a tutte, lo sventola davanti a me: "Ma come fate ad amare le bestie, ma come fate a non commuovervi di fronte a questi occhi...". Io allibisco e non so dove trovo la forza per dire, calma e ragionevole, che forse si, spendere troppi soldi in cure veterinarie sarà esagerato, ma che l'affaire Africa purtroppo non è semplice come ce lo propina quel volantino, perché dietro ci sono multinazionali e giri d'affari di uomini per lo più bianchi che fanno in modo che nel continente nero i bambini (e non solo) rimangano in povertà totale e si "accontentino" di vivere con un dollaro al giorno e con mezzo secchio d'acqua a testa. Le cugine intervengono, la "conversazione" si spenge dopo pochi minuti e un filo di nervosismo. Menomale che i bimbi sono nelle altre stanze a godersi la giornata.
Che poi mi dicevo tra me e me, come se la povertà fosse solo quella che ti spediscono per posta con richiesta di aiuto al conto corrente X. Che poi io ero pure quella più "povera" lì dentro, con lo stipendio, la casa e la macchina più piccoli di tutte, e persino quella con meno peso in eccesso :D
Un mese e mezzo dopo, la mia gatta passa a miglior vita, sotto gli occhi miei, di mia madre e di mia cugina FS, che pure le vuole un gran bene.
Ieri, 10 dicembre 2013, esce questo, ribadito stamattina dai vari telegiornali:
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/12/10/crisi-un-bambino-italiano-su-dieci-vive-in-poverta-assoluta-save-the-children-30-nel-2012/807862/
E al Letterman show, di recente hanno parlato di quaranta milioni di statunitensi che rischiano ogni giorno la sottoalimentazione, si, nella nazione più potente di tutte e che inquina come quasi mezzo pianeta.
Io dunque dico a te, cara prozia, senza stare a fare i conti in tasca o frugare nella spazzatura a te, a tuo figlio e ai tuoi nipotini obesi, che la fame è più vicina a noi di quanto si voglia ammettere e no, non è prerogativa dell'Africa solo perché un pieghevole studiato a tavolino e inviato per posta ha attirato la tua attenzione e deviato il tuo buonsenso verso un sermone buonista. E toccare certi argomenti nei momenti meno indicati è una grande sciocchezza; ti avrei almeno stimata per coraggio e coerenza se tu, dopo aver augurato una morte repentina ai nostri amici animali, ci avessi chiesto un contributo pecuniario da mandare a quella presunta onlus.
martedì 26 novembre 2013
Cecità o eccesso di affetto - quando fare un regalo diventa un'impresa
La scorsa settimana si è laureata una mia giovane e simpatica amica. Dopo giorni di confabulazioni e un sopralluogo al centro commerciale, il giorno stesso della cena sono andata con un amico comune a comprare il regalo. Andiamo nel negozio della marca X tanto amata dalla neolaureata e cerchiamo un certo maglione -vestito bello colorato, dalla stessa adocchiato mesi prima. Dopo venti minuti di ricerche tipo cani antidroga, troviamo l'oggetto in questione: bello e variopinto, disponibile solo nella taglia S, d'altronde è una fine serie. Scatta però il dubbio: andrà bene 'sta taglia, andrà male? Tanto per torturarmi, mi offro di provare il maglione-vestito, visto che la festeggiata è normopeso come me, e magari da questo possiamo renderci conto se potrebbe andarle bene o no.
Superata la fila ai camerini prova, dopo i defilè di tre 40enni accanite che si erano appartate con 3 capi da testare, entro nel claustrofobico bugigattolo e indosso, con una certa fatica, il capo d'abbigliamento (perché oltre ad essere una S è pure un modello slim, quindi è di quelli che aderiscono modello sottovuoto) e mi guardo allo specchio, osservata costantemente dal mio accompagnatore. La prima impressione è un melanconico dejavù: sembro una salsiccia vestita, questa volta a strisce, quadri e fantasie varie. Cerco però di ragionare: non è per il mio fisico, ma per quello della mia amica...ma come le andrà? Perché la vera domanda, l'unica che dovevo pormi, era: come è fatta lei??? Panico, vuoto totale tipo domanda shock ad un esame universitario. Eppure non sarebbe un quesito difficile. Ma mi rendo conto che non ho molti criteri sulla fisicità di questa ragazza, che conosco da un paio di anni e recentemente ho visto sempre con indosso maglie e maglioni larghi. E' un po' a mandolino tipo me, ok, è l'unica cosa che so con certezza. Ma i dubbi mi assalgono: è più bassa di me o siamo alte uguali? E la sua taglia di seno è maggiore rispetto alla mia prima scarsa? Ma di busto è esile o è più robusta? E le spalle, normali o strette? Mi sembra di non sapere nulla, di averla sempre e solo vista per come è di carattere: socievole, disponibile, dinamica. Potrei parlare a lungo del suo sorriso, del colore dei suoi capelli, dei suoi tatuaggi, ma ignoro le sue dimensioni!!!
Alla fine abbiamo corso il rischio e abbiamo preso il maglione-vestito, assieme ad un bel cappello invernale con ponpon. "Male che vada, lo cambierà - abbiamo pensato - poi a breve andrà all'estero e magari perderà qualche etto...".
Lì per lì mi sono data della stupida o della cieca: come si fa a vedere senza guardare? Poi però ho preferito pensare a me come ad una persona molto affettuosa e in buona fede soprattutto verso le amiche, forse anche un po' buonista, ma che vede solo il meglio delle persone e non bada troppo alla loro conformazione fisica. La prossima volta, però, prenderò io in mano le redini dell'acquisto di un regalo e opterò per libri o trucchi!
Superata la fila ai camerini prova, dopo i defilè di tre 40enni accanite che si erano appartate con 3 capi da testare, entro nel claustrofobico bugigattolo e indosso, con una certa fatica, il capo d'abbigliamento (perché oltre ad essere una S è pure un modello slim, quindi è di quelli che aderiscono modello sottovuoto) e mi guardo allo specchio, osservata costantemente dal mio accompagnatore. La prima impressione è un melanconico dejavù: sembro una salsiccia vestita, questa volta a strisce, quadri e fantasie varie. Cerco però di ragionare: non è per il mio fisico, ma per quello della mia amica...ma come le andrà? Perché la vera domanda, l'unica che dovevo pormi, era: come è fatta lei??? Panico, vuoto totale tipo domanda shock ad un esame universitario. Eppure non sarebbe un quesito difficile. Ma mi rendo conto che non ho molti criteri sulla fisicità di questa ragazza, che conosco da un paio di anni e recentemente ho visto sempre con indosso maglie e maglioni larghi. E' un po' a mandolino tipo me, ok, è l'unica cosa che so con certezza. Ma i dubbi mi assalgono: è più bassa di me o siamo alte uguali? E la sua taglia di seno è maggiore rispetto alla mia prima scarsa? Ma di busto è esile o è più robusta? E le spalle, normali o strette? Mi sembra di non sapere nulla, di averla sempre e solo vista per come è di carattere: socievole, disponibile, dinamica. Potrei parlare a lungo del suo sorriso, del colore dei suoi capelli, dei suoi tatuaggi, ma ignoro le sue dimensioni!!!
Alla fine abbiamo corso il rischio e abbiamo preso il maglione-vestito, assieme ad un bel cappello invernale con ponpon. "Male che vada, lo cambierà - abbiamo pensato - poi a breve andrà all'estero e magari perderà qualche etto...".
Lì per lì mi sono data della stupida o della cieca: come si fa a vedere senza guardare? Poi però ho preferito pensare a me come ad una persona molto affettuosa e in buona fede soprattutto verso le amiche, forse anche un po' buonista, ma che vede solo il meglio delle persone e non bada troppo alla loro conformazione fisica. La prossima volta, però, prenderò io in mano le redini dell'acquisto di un regalo e opterò per libri o trucchi!
venerdì 22 novembre 2013
Repliche - non è un film, è realtà
Un giorno qualsiasi di qualche mese fa, a casa mia e di mia mami.
Ingenuamente, mi provo un vestitino da sera comprato in liquidazione nero a palloncino e incautamente decido di prodigarmi in un defilè nel mio salotto, dove c'è mia mami con mia zia e Cugina FS in visita temporanea. Per esibizionismo, per la contentezza di testare un abito nuovo, per avere un parere, che tanto non ho specchi interi, non capisco se sono dimagrita e figuriamoci se sto bene abbigliata a cotesta maniera.
Fatti i dieci passi in mezzo alle belv...alle familiari, si scatena l'inferno. Ora so a cosa si è ispirato Ridley Scott per "Il gladiatore".
Mami: Ohhhh tesoooooro, come sei carinaaa!
FS: Mah, a me non piace per niente, le accentua il culone e le spalle curve...Almeno stesse dritta...Sta' dritta, Vane!
Mami: Beh, un po' si, ma magari, aggiustando qualcosa, chissà...
FS: No no, non stare a perdere tempo zia... tanto vale che lo butti, quel coso, guarda, fate prima!
Zia: Mhhh....Forse facevi meglio a metterci delle scarpe col tacco...
FS: ...ma tanto non ci sa camminare....
V (cercando di stare dritta): Insomma, mi sta davvero così male?
Mami: Fai come credi cara, so solo che fino a quando ti ho vestita io eri sempre perfetta...Poi dal liceo in poi hai voluto fare di testa tua...
FS: Se vuoi sembrare ancora più goffa di quel che sei te lo metti, altrimenti via, aria, nel secchione...E guarda che stare dritta non significa stare impalata...
Zia (sorridendo a 32 denti): Che tipe che siete, ma basta che piaccia a lei in fondo, no?
V: Zia, scusa, a te come ti sembro?
Zia (sorridendo a 64 denti): Ma tesoro, basta che piaccia a te! Tanto non pensavi di uscirci con quel vestito, giusto?
Da quel giorno c'era un vestitino da sera in meno nel mio armadio. E mi sono sforzata di fare esercizi per la schiena e il portamento :D
Ingenuamente, mi provo un vestitino da sera comprato in liquidazione nero a palloncino e incautamente decido di prodigarmi in un defilè nel mio salotto, dove c'è mia mami con mia zia e Cugina FS in visita temporanea. Per esibizionismo, per la contentezza di testare un abito nuovo, per avere un parere, che tanto non ho specchi interi, non capisco se sono dimagrita e figuriamoci se sto bene abbigliata a cotesta maniera.
Fatti i dieci passi in mezzo alle belv...alle familiari, si scatena l'inferno. Ora so a cosa si è ispirato Ridley Scott per "Il gladiatore".
Mami: Ohhhh tesoooooro, come sei carinaaa!
FS: Mah, a me non piace per niente, le accentua il culone e le spalle curve...Almeno stesse dritta...Sta' dritta, Vane!
Mami: Beh, un po' si, ma magari, aggiustando qualcosa, chissà...
FS: No no, non stare a perdere tempo zia... tanto vale che lo butti, quel coso, guarda, fate prima!
Zia: Mhhh....Forse facevi meglio a metterci delle scarpe col tacco...
FS: ...ma tanto non ci sa camminare....
V (cercando di stare dritta): Insomma, mi sta davvero così male?
Mami: Fai come credi cara, so solo che fino a quando ti ho vestita io eri sempre perfetta...Poi dal liceo in poi hai voluto fare di testa tua...
FS: Se vuoi sembrare ancora più goffa di quel che sei te lo metti, altrimenti via, aria, nel secchione...E guarda che stare dritta non significa stare impalata...
Zia (sorridendo a 32 denti): Che tipe che siete, ma basta che piaccia a lei in fondo, no?
V: Zia, scusa, a te come ti sembro?
Zia (sorridendo a 64 denti): Ma tesoro, basta che piaccia a te! Tanto non pensavi di uscirci con quel vestito, giusto?
Da quel giorno c'era un vestitino da sera in meno nel mio armadio. E mi sono sforzata di fare esercizi per la schiena e il portamento :D
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venerdì 15 novembre 2013
Ma quanto è cool dimagrire? Parte terza
...e fare la fame con le verdurine, aggiungerei?
Si, proprio così. Non c'era bisogno di avere in antipatia le pseudo notizie web sui dimagrimenti Vip per notare un articolo sulla raggiunta presunta taglia 40 di Rosalba Pippa, nota come Arisa e per la sua voce angelica.
La simpatica e brava cantante aveva già perso peso negli ultimi due anni, mostrando una bella silhouette nella penultima edizione di X Factor Italia (quella in cui credette che avevano nominato i suoi Freres Chaos per far passare loro il turno, mentre invece li stavano eliminando), ma evidentemente ha continuato a seguire un regime alimentare controllato.
E come molte Vip, ahimè, anche lei si è autofotografata in vari momenti della sua quotidianità e pubblicata sui social network, tanto da indurre i web di gossip a scriverne. E non è gradevole vedere usate parole come "dieta", "taglia 40" e "verdure", tutte nello stesso articolo, con una banalità da seconda elementare.
Fermo restando che nelle foto non si riesce nemmeno a vedere con chiarezza se la nostra Rosalba sia davvero diventata una taglia 40 (e per me una con la sua struttura fisica e il suo seno sta benissimo anche con una 44-46) l'articolo in questione fa apparire il dimagrimento come una condanna alimentare che prevede solo cibi deprimenti, ovvero le verdure. Pasta e dolci diventano uno strappo alla regola, un peccato innominabile, da consumarsi ogni tanto e con la sensazione del condannato a morte che esprime l'ultimo desiderio peccaminoso.
E tutto questo va a cozzare con la mia concezione di alimentazione, che non è per niente fanatica o esagerata ma prevede un po' di tutto e non esclude il consumo quasi quotidiano di pasta a pranzo, in quantità di 70-80 gr al giorno. E le verdure? Possibile che nell'impero del cibo sano quale è l'Italia (tra l'altro inondata da mesi da programmi di cucina di ogni tipo), ancora si pensa che verdura è uguale a mortificazione del palato?
Io allora chiedo a queste Vip che si fotografano a dieta di sforzarsi e avere un briciolo di volontà in più e d'ora in poi di farsi autoscatti con spuntini sempre vegetali, ok, ma meno deprimenti: carote e maionese light, cavolo stufato con sale e un po' di olio, trancetti di pizza con zucchine e melanzane, zuppe di legumi (yumm!)...Insomma, donne Vip di tutto il mondo, sforzatevi e sostenete come me la causa della bontà intrinseca ma anche acquisibile del cibo verde! Ne guadagnerà anche il vostro palato oltre che il mio senso del buonsenso!
Purchè però non diventiate estremiste come Goldie Hawn o Madonna, che spergiurano di amare alla follia i buonissimi centrifugati di sedano o i deliziosi brodini di rapi e germogli di soia!
Si, proprio così. Non c'era bisogno di avere in antipatia le pseudo notizie web sui dimagrimenti Vip per notare un articolo sulla raggiunta presunta taglia 40 di Rosalba Pippa, nota come Arisa e per la sua voce angelica.
La simpatica e brava cantante aveva già perso peso negli ultimi due anni, mostrando una bella silhouette nella penultima edizione di X Factor Italia (quella in cui credette che avevano nominato i suoi Freres Chaos per far passare loro il turno, mentre invece li stavano eliminando), ma evidentemente ha continuato a seguire un regime alimentare controllato.
E come molte Vip, ahimè, anche lei si è autofotografata in vari momenti della sua quotidianità e pubblicata sui social network, tanto da indurre i web di gossip a scriverne. E non è gradevole vedere usate parole come "dieta", "taglia 40" e "verdure", tutte nello stesso articolo, con una banalità da seconda elementare.
Fermo restando che nelle foto non si riesce nemmeno a vedere con chiarezza se la nostra Rosalba sia davvero diventata una taglia 40 (e per me una con la sua struttura fisica e il suo seno sta benissimo anche con una 44-46) l'articolo in questione fa apparire il dimagrimento come una condanna alimentare che prevede solo cibi deprimenti, ovvero le verdure. Pasta e dolci diventano uno strappo alla regola, un peccato innominabile, da consumarsi ogni tanto e con la sensazione del condannato a morte che esprime l'ultimo desiderio peccaminoso.
E tutto questo va a cozzare con la mia concezione di alimentazione, che non è per niente fanatica o esagerata ma prevede un po' di tutto e non esclude il consumo quasi quotidiano di pasta a pranzo, in quantità di 70-80 gr al giorno. E le verdure? Possibile che nell'impero del cibo sano quale è l'Italia (tra l'altro inondata da mesi da programmi di cucina di ogni tipo), ancora si pensa che verdura è uguale a mortificazione del palato?
Io allora chiedo a queste Vip che si fotografano a dieta di sforzarsi e avere un briciolo di volontà in più e d'ora in poi di farsi autoscatti con spuntini sempre vegetali, ok, ma meno deprimenti: carote e maionese light, cavolo stufato con sale e un po' di olio, trancetti di pizza con zucchine e melanzane, zuppe di legumi (yumm!)...Insomma, donne Vip di tutto il mondo, sforzatevi e sostenete come me la causa della bontà intrinseca ma anche acquisibile del cibo verde! Ne guadagnerà anche il vostro palato oltre che il mio senso del buonsenso!
Purchè però non diventiate estremiste come Goldie Hawn o Madonna, che spergiurano di amare alla follia i buonissimi centrifugati di sedano o i deliziosi brodini di rapi e germogli di soia!
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giovedì 7 novembre 2013
Tanto vale che faccia io il politico!
Latitano sulla stesura - o almeno fino a poco fa: chi ha capito se hanno agito? - di leggi sugli omicidi stradali, sul femminicidio, sull'eutanasia animale.
Negano cure a malati di malattie rare che si stanno curando con rimedi attendibili ma da loro dichiarati inadeguati, senza però proporre un'alternativa valida.
Girano attorno al tema della separazione civile senza trovare il coraggio di modificare la legge e ridurre gli attuali tre anni di tempo per sciogliere un vincolo matrimoniale.
Aprono le braccia sui tempi lunghissimi della legge italiana, con troppi pochi giudici per troppi processi.
Rimandano all'infinito un taglio sostanzioso sui finanziamenti ai partiti - in Gran Bretagna, tanto per fare un esempio, sono un ventesimo che da noi - come sulle diarie, sulle auto blu, sulle auto grigie, sulle scorte, sul numero di parlamentari e senatori a vita.
Continuano a girare attorno al problema delle carceri senza trovare soluzione alcuna, come se nessuno avesse mai sentito parlare di lavoro sostitutivo e pene pecuniarie per reati minori (e fino a quarant'anni fa, cavoli, facevano pignoramenti ad hoc agli insolventi, altro che chiacchiere).
Permettono a destra e manca di iniziare a costruire opere pubbliche senza pensare se vengono finite o meno o se vengono mantenute funzionanti (vedansi i mondiali di nuoto 2009).
Chiudono gli occhi su tematiche spinose come una migliore regolamentazione - anche utile a livello fiscale - del gioco d'azzardo, delle droghe leggere e della prostituzione, come se casinò regionali, case chiuse e quartieri rossi siano roba di un altro pianeta.
Hanno messo nel dimenticatoio il bisogno di diminuire il costo del lavoro per agevolare aziende grandi e piccole.
Si ricordano dei disastri ambientali una tantum e ignorano il concetto di prevenzione.
Ogni volta che si presenta un problema, i nostri costosi politici cascano dal pero come se non fosse di responsabilità loro e la nostra legislazione rivela grandi falle su un po' tutto, è come una coperta piena di buchi. E si rimanda, si rimanda, si rimanda. Poi si presenta un altro caso simile e ricomincia la tiritera senza provvedimenti concreti.
Il ritardo sta alla legislazione italiana come il pessimismo alla filosofia di Leopardi: entrambi sono cronici, storici, cosmici.
Negano cure a malati di malattie rare che si stanno curando con rimedi attendibili ma da loro dichiarati inadeguati, senza però proporre un'alternativa valida.
Girano attorno al tema della separazione civile senza trovare il coraggio di modificare la legge e ridurre gli attuali tre anni di tempo per sciogliere un vincolo matrimoniale.
Aprono le braccia sui tempi lunghissimi della legge italiana, con troppi pochi giudici per troppi processi.
Rimandano all'infinito un taglio sostanzioso sui finanziamenti ai partiti - in Gran Bretagna, tanto per fare un esempio, sono un ventesimo che da noi - come sulle diarie, sulle auto blu, sulle auto grigie, sulle scorte, sul numero di parlamentari e senatori a vita.
Continuano a girare attorno al problema delle carceri senza trovare soluzione alcuna, come se nessuno avesse mai sentito parlare di lavoro sostitutivo e pene pecuniarie per reati minori (e fino a quarant'anni fa, cavoli, facevano pignoramenti ad hoc agli insolventi, altro che chiacchiere).
Permettono a destra e manca di iniziare a costruire opere pubbliche senza pensare se vengono finite o meno o se vengono mantenute funzionanti (vedansi i mondiali di nuoto 2009).
Chiudono gli occhi su tematiche spinose come una migliore regolamentazione - anche utile a livello fiscale - del gioco d'azzardo, delle droghe leggere e della prostituzione, come se casinò regionali, case chiuse e quartieri rossi siano roba di un altro pianeta.
Hanno messo nel dimenticatoio il bisogno di diminuire il costo del lavoro per agevolare aziende grandi e piccole.
Si ricordano dei disastri ambientali una tantum e ignorano il concetto di prevenzione.
Ogni volta che si presenta un problema, i nostri costosi politici cascano dal pero come se non fosse di responsabilità loro e la nostra legislazione rivela grandi falle su un po' tutto, è come una coperta piena di buchi. E si rimanda, si rimanda, si rimanda. Poi si presenta un altro caso simile e ricomincia la tiritera senza provvedimenti concreti.
Il ritardo sta alla legislazione italiana come il pessimismo alla filosofia di Leopardi: entrambi sono cronici, storici, cosmici.
giovedì 31 ottobre 2013
Federico e River sempre nei nostri cuori
Di solito non parlo molto delle persone morte. Dalla mia posizione di privilegiata che non ha mai avuto defunti in famiglia, penso che bisogna amare e rispettare i propri simili da vivi e saltuariamente predico il detto "chi muore giace, chi vive si da pace", intendendo che alla fine il peggio è per chi continua a vivere con un lutto, che poi deve superare.
Oggi però ricordo con affetto e ammirazione due personaggi dell'universo cinema scomparsi entrambi il 31 ottobre 1993, ovvero venti anni fa, già compianti allora nonostante la mia giovanissima età: il regista italiano Federico Fellini e l'attore americano River Phoenix.
Diversi, diversissimi. L'uno anziano, riminese, sposato da mezzo secolo con la sua amata e attrice prediletta, autore di film che hanno fatto la storia della pellicola italiana e poi mondiale, osservato dalla critica ma non sempre capito e tributato, insignito di numerosi premi tra cui 5 Oscar, compreso l'ultimo alla carriera, qualche mese prima di spegnersi. L'altro giovanissimo appena 23enne, statunitense, figlio di figli dei fiori, animalista attivo, talentuoso, bello come un modello di Calvin Klein ma intenso tanto da richiamare paragoni con il celebre James Dean, tra le migliori promesse del cinema di vent'anni fa, con pochi buoni film anche d'autore, una Coppa Volpi e una nomination agli Oscar.
A Federico è sopravvissuta, ma solo per pochi mesi, la moglie Giulietta Masina, spentasi la primavera successiva: non avevano figli, o meglio l'unico che ebbero, negli anni '40, morì dopo pochi giorni.
A River è sopravvissuta la famiglia d'origine, ovvero genitori e 4 fratelli, tra cui il noto Joaquin, anche lui attore, che avrebbe per qualche tempo abbandonato il cinema disgustato da come i media avevano parlato della morte del suo fratello, prima di ripartire con ruoli particolari, in cui ogni volta sembrava lasciarci un pezzo di cuore.
Federico e River, che probabilmente non si sono mai conosciuti e difficilmente avrebbero potuto lavorare insieme (ma, visto il caso di Woody Allen e Riccardo Scamarcio, chi lo sa?) , lasciano orfani anche noi ammiratori, che abbiamo pianto, palpitato, riso e riflettuto con le storie da loro proposte e interpretate. Venti anni sono tanti, eppure dubito che li dimenticherò mai, e non c'entra niente la vicinanza con la festività dei morti, né me li hanno mai fatti adombrare i festeggiamenti di Halloween. Né mi aspetto qualche erede o epigone: erano "troppo" unici e irripetibili perché la sorte riesca a donarci ancora qualcuno che ci faccia sentire un po' meno la loro mancanza.
Oggi però ricordo con affetto e ammirazione due personaggi dell'universo cinema scomparsi entrambi il 31 ottobre 1993, ovvero venti anni fa, già compianti allora nonostante la mia giovanissima età: il regista italiano Federico Fellini e l'attore americano River Phoenix.
Diversi, diversissimi. L'uno anziano, riminese, sposato da mezzo secolo con la sua amata e attrice prediletta, autore di film che hanno fatto la storia della pellicola italiana e poi mondiale, osservato dalla critica ma non sempre capito e tributato, insignito di numerosi premi tra cui 5 Oscar, compreso l'ultimo alla carriera, qualche mese prima di spegnersi. L'altro giovanissimo appena 23enne, statunitense, figlio di figli dei fiori, animalista attivo, talentuoso, bello come un modello di Calvin Klein ma intenso tanto da richiamare paragoni con il celebre James Dean, tra le migliori promesse del cinema di vent'anni fa, con pochi buoni film anche d'autore, una Coppa Volpi e una nomination agli Oscar.
A Federico è sopravvissuta, ma solo per pochi mesi, la moglie Giulietta Masina, spentasi la primavera successiva: non avevano figli, o meglio l'unico che ebbero, negli anni '40, morì dopo pochi giorni.
A River è sopravvissuta la famiglia d'origine, ovvero genitori e 4 fratelli, tra cui il noto Joaquin, anche lui attore, che avrebbe per qualche tempo abbandonato il cinema disgustato da come i media avevano parlato della morte del suo fratello, prima di ripartire con ruoli particolari, in cui ogni volta sembrava lasciarci un pezzo di cuore.
Federico e River, che probabilmente non si sono mai conosciuti e difficilmente avrebbero potuto lavorare insieme (ma, visto il caso di Woody Allen e Riccardo Scamarcio, chi lo sa?) , lasciano orfani anche noi ammiratori, che abbiamo pianto, palpitato, riso e riflettuto con le storie da loro proposte e interpretate. Venti anni sono tanti, eppure dubito che li dimenticherò mai, e non c'entra niente la vicinanza con la festività dei morti, né me li hanno mai fatti adombrare i festeggiamenti di Halloween. Né mi aspetto qualche erede o epigone: erano "troppo" unici e irripetibili perché la sorte riesca a donarci ancora qualcuno che ci faccia sentire un po' meno la loro mancanza.
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