Non bastavano gli imprevisti della routine quotidiana, le agenzie di collocamento, i politici, i falsi amici, gli avvoltoi, i datori di lavoro, i concorsi, i dolci. No.
Ora ci prendono beatamente per i fondelli anche le email, perché non vedo né mai vedrò l'utilità e la bontà di perdere 17 kg in 22 giorni, come anche di diffonderlo. Bisogno di soldi? Sì ma....le care vecchie pulizie no?
Ecco cosa mi sono ritrovata davanti al naso, nella mia casella di posta elettronica: un annuncio pubblicitario sfacciato come la povera modella della foto qui sotto, inserita nella pretenziosa email:
Il prodotto pubblicizzato? Pillole a base di erbe, contenute in un bel barattolino tipo quello del lievito di birra e di cui se ne possono assumere una, o anche due, ma persino tre al giorno!!! Yeee!!! Tali presunte meraviglie aiutano a fermare la creazione del grasso - ah perché, un soggetto sovrappeso e papabile per una dieta non ce ne ha già di suo? O dimentichiamo che il corpo umano ne necessita comunque almeno di una minima percentuale??? -, sopprimono l'appetito oltre al buonsenso e all'intelligenza e, udite udite!!!, incrementano i livelli di serotonina di chi mangia per cause emotive!!!
Caspita, ma quasi quasi fanno venire un microgrammo di dubbio che ci abbiano studiato davvero!! Ma allora, se si tratta di erbe, non faremmo prima a brucare direttamente i campi verdi, così facciamo contenti anche i vegani?
La cosa più subdola è che la prova costume viene usata con somma arroganza come specchietto per le allodole! Ma io dico, ci prendono per decerebrate, per imbecilli, per dementi???
Accantonando tutto questo, oltre allo scarso senso logico della frase dello spot, all'espressione da gallina sazia della tipa finta bionda e alla banalità del pantalone che sembra largo di vita (mentre invece è solo teso come un arco), assegno il Mongolino d'Oro della Stupidità 2015 alla sbandierata positività di perdere così tanta massa in così pochi giorni, cosa peraltro impossibile oltre che inutile e dannosissima e che nella vita reale potrebbe verificarsi solo in situazioni estreme degne di Real Time e DMax!
Se poi l'ultima ditta per cui sto mandando il CV mi assumesse a tempo indeterminato e mi pagasse 5000 euro netti al mese con tredicesima e quattordicesima più telefono, macchina e villetta aziendali e bonus annui a quattro zeri, allora potrei anche rivedere questa mia posizione.
Piccole soluzioni per piccoli problemi - Vanessa 3.0, The Rimini Age
lunedì 25 maggio 2015
lunedì 18 maggio 2015
Per un'ora di invidia con Vanessa - quarto round: i bruciagrassi
Quanto li invidio......occhio però, non questi qui sotto
ma questi altri! Grrrrrrrrrrrr!!!
Ci sono individui, al 90% uomini, che tra giugno e luglio si "asciugano" che è una meraviglia, senza mangiare tanto di meno né muoversi tanto di più dell'ordinario. Se poi questi stessi osano darsi all'atletica in presenza di noi comuni mortali, mostrandosi in pubblico indossando canotte e pantaloncini micro che coprono appena le natiche, ecco che in breve tempo diventano statuari con braccia e gambe definite, visi leggermente scavati, pancette volatilizzatesi, in un tripudio di nervi e spigoli.
Io invece nella stagione calda mi ritrovo spesso e volentieri a prendere peso, acquistando un aspetto più acquoso e gonfio nonostante (o a causa???) verdura e frutta quotidiane, poche bibite gassate e pochi gelati. Le uniche due estati in cui ho perso peso è stato per malesseri d'amore, ma ovviamente sembravo un sacchetto afflosciato! Ma dico io, è giustizia questa???
Non vedo l'ora che questo fastidio alle ginocchia mi passi...chissà che mettendomi sotto col running fra 3 o 4 estati non riesca ad assomigliare vagamente ai corridori più sopra!
ma questi altri! Grrrrrrrrrrrr!!!
Ci sono individui, al 90% uomini, che tra giugno e luglio si "asciugano" che è una meraviglia, senza mangiare tanto di meno né muoversi tanto di più dell'ordinario. Se poi questi stessi osano darsi all'atletica in presenza di noi comuni mortali, mostrandosi in pubblico indossando canotte e pantaloncini micro che coprono appena le natiche, ecco che in breve tempo diventano statuari con braccia e gambe definite, visi leggermente scavati, pancette volatilizzatesi, in un tripudio di nervi e spigoli.
Io invece nella stagione calda mi ritrovo spesso e volentieri a prendere peso, acquistando un aspetto più acquoso e gonfio nonostante (o a causa???) verdura e frutta quotidiane, poche bibite gassate e pochi gelati. Le uniche due estati in cui ho perso peso è stato per malesseri d'amore, ma ovviamente sembravo un sacchetto afflosciato! Ma dico io, è giustizia questa???
Non vedo l'ora che questo fastidio alle ginocchia mi passi...chissà che mettendomi sotto col running fra 3 o 4 estati non riesca ad assomigliare vagamente ai corridori più sopra!
venerdì 15 maggio 2015
Quando il ginocchio ti dice "piantala, scema!" - una settimana di stop
Mi pareva che fisicamente mi stesse andando tutto troppo bene, tra fitness e running. Ahaha.
Dopo otto giorni animati da cinque sessioni di corsetta a passo di formica ma con ritmi sempre più interessanti, venerdì scorso sono iniziati i primi fastidi alle ginocchia, per lo più quella destra, poi peggiorati. Una parte di me è convintissima di aver forzato un po' troppo nel fare stretching, visto che a livello di flessibilità sono sempre stata scarsa oltre che mezza ossessionata nel provare a conquistare un minimo standard di gommosità articolare.
Quando quindi mi vedevo iper lanciata negli allenamenti e iniziavo a pregustare una metamorfosi fisica più rapida tra muscoli sempre più guizzanti, glutei andanti verso il marmo e forme rimodellate stile statua greca, soprattutto in virtù di quell'incredibile andazzo di 7 km/h, mi sono dovuta fermare. Improperi e muso lungo a non finire ovviamente.
Almeno mi sono contenuta a livello alimentare ma domenica sera fuori per cena, in preda ad una mezza depressione, ammetto di essermi sbafata una bella porzione di profiterole nero e una coppa di gelato nocciola e crema!!
Va beh, vediamo come va....
Dopo otto giorni animati da cinque sessioni di corsetta a passo di formica ma con ritmi sempre più interessanti, venerdì scorso sono iniziati i primi fastidi alle ginocchia, per lo più quella destra, poi peggiorati. Una parte di me è convintissima di aver forzato un po' troppo nel fare stretching, visto che a livello di flessibilità sono sempre stata scarsa oltre che mezza ossessionata nel provare a conquistare un minimo standard di gommosità articolare.
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| Questa NON sono io...... |
Quando quindi mi vedevo iper lanciata negli allenamenti e iniziavo a pregustare una metamorfosi fisica più rapida tra muscoli sempre più guizzanti, glutei andanti verso il marmo e forme rimodellate stile statua greca, soprattutto in virtù di quell'incredibile andazzo di 7 km/h, mi sono dovuta fermare. Improperi e muso lungo a non finire ovviamente.
Almeno mi sono contenuta a livello alimentare ma domenica sera fuori per cena, in preda ad una mezza depressione, ammetto di essermi sbafata una bella porzione di profiterole nero e una coppa di gelato nocciola e crema!!
Va beh, vediamo come va....
martedì 5 maggio 2015
Quando le scuse si sono autoestinte - un mese di fitness
Quattro settimane per l'esattezza, tonde tonde.
Perché ero stufa. Stufa delle mie scuse, dei miei timori, delle mie insicurezze come anche del mio fisico sempre più rilassato, debole e ondulato, si, dal momento che pesare 54 kg non mi ha esentata dall'avere forma a pera e cellulite evidente.
Ecco quindi che quattro mercoledì fa ho fatto pulizia in camera, ho spolverato l'ellittica e ho (r)iniziato ad utilizzarla, con gli stessi leggings Tezenis e la stessa felpetta che usai una (1!!!!) volta a febbraio, in un impeto di salutismo. E poi esercizi vari coi miei manubri da 3 kg l'uno - roba che la mia amica ex dca riderebbe fino alle lagrime, ma forse ora un po' meno - per cosce, glutei, dorsali, bicipiti e spalle. E addominali e stretching. Si, la mia tanto predicata "ginnastica casalinga". E' stato come riavviare una macchina parcheggiata per tanto tempo, quel tanto che basta a non farle bloccare del tutto la batteria, scaldare il motore prima piano e poi di più, inserire la prima ed uscire dal parcheggio.
Il giorno dopo ho continuato e sono andata avanti senza concedermi più di due giorni di pausa, incentrati soprattutto nel weekend quando devo svolgere le mie piccole mansioni di lavoro. Tutt'ora sto continuando, con l'ellittica regolata due tacche più in là. E faccio sempre più esercizi a memoria e a braccio, cercando di fare almeno 40 minuti + allungamenti, consultando le pagine web della Divina Kayla Itsines e illudendomi che le foto di trasformazioni e gli slogan contenuti in essa mi stavano spronando sempre di più. No, in realtà mi deve essere scattato qualcosa dentro. Anche perché mercoledì 29 aprile ho scoperto l'acqua calda: sono andata a correre, in compagnia e su proposta della mia dolce metà, che fisicamente è un hard gainer ironman. Ma questa è un'altra storia che richiede un palcoscenico in esclusiva.
La cosa più bella, oltre al resistere pian piano al dolore muscolare o alla fatica di 25 squat consecutivi o di 30 addominali bassi, è aver coinvolto la mia Amabile Amica piemùntès, che abita a 20 km dalla mia città ma con cui ci sentiamo ogni giorno e aggiorniamo su esercizi, pasti e sensazioni. Lei fa anche più fitness e mangia anche meno e meglio di me e ieri ha scoperto di aver perso già 3 kg: un bellissimo risultato parziale di cui sono strafelice e fiera.
Perché ero stufa. Stufa delle mie scuse, dei miei timori, delle mie insicurezze come anche del mio fisico sempre più rilassato, debole e ondulato, si, dal momento che pesare 54 kg non mi ha esentata dall'avere forma a pera e cellulite evidente.
Ecco quindi che quattro mercoledì fa ho fatto pulizia in camera, ho spolverato l'ellittica e ho (r)iniziato ad utilizzarla, con gli stessi leggings Tezenis e la stessa felpetta che usai una (1!!!!) volta a febbraio, in un impeto di salutismo. E poi esercizi vari coi miei manubri da 3 kg l'uno - roba che la mia amica ex dca riderebbe fino alle lagrime, ma forse ora un po' meno - per cosce, glutei, dorsali, bicipiti e spalle. E addominali e stretching. Si, la mia tanto predicata "ginnastica casalinga". E' stato come riavviare una macchina parcheggiata per tanto tempo, quel tanto che basta a non farle bloccare del tutto la batteria, scaldare il motore prima piano e poi di più, inserire la prima ed uscire dal parcheggio.
Il giorno dopo ho continuato e sono andata avanti senza concedermi più di due giorni di pausa, incentrati soprattutto nel weekend quando devo svolgere le mie piccole mansioni di lavoro. Tutt'ora sto continuando, con l'ellittica regolata due tacche più in là. E faccio sempre più esercizi a memoria e a braccio, cercando di fare almeno 40 minuti + allungamenti, consultando le pagine web della Divina Kayla Itsines e illudendomi che le foto di trasformazioni e gli slogan contenuti in essa mi stavano spronando sempre di più. No, in realtà mi deve essere scattato qualcosa dentro. Anche perché mercoledì 29 aprile ho scoperto l'acqua calda: sono andata a correre, in compagnia e su proposta della mia dolce metà, che fisicamente è un hard gainer ironman. Ma questa è un'altra storia che richiede un palcoscenico in esclusiva.
La cosa più bella, oltre al resistere pian piano al dolore muscolare o alla fatica di 25 squat consecutivi o di 30 addominali bassi, è aver coinvolto la mia Amabile Amica piemùntès, che abita a 20 km dalla mia città ma con cui ci sentiamo ogni giorno e aggiorniamo su esercizi, pasti e sensazioni. Lei fa anche più fitness e mangia anche meno e meglio di me e ieri ha scoperto di aver perso già 3 kg: un bellissimo risultato parziale di cui sono strafelice e fiera.
venerdì 24 aprile 2015
Rivedere "Roma città aperta" e innamorarsi di nuovo
Durante la settimana qui nella mia città piemontese non c'è ovviamente molto da fare, non che abbia grandi esigenze, affatto. Ma lunedì pomeriggio, ritornando da un giro in centro a piedi e passando davanti al cinema d'autore verso casa mia, ho visto questo
e già sapevo benissimo cosa avrei fatto mercoledì sera.
Dire che ero emozionata è poco: avevo già ammirato questo capolavoro di Roberto Rossellini all'università per l'esame di storia e critica del cinema, ma a dire il vero avevo confuso gli attori maschili, rovinandomi la comprensione della trama...che dire, ero fusa per le tante ore di studio quotidiano!
Stavolta invece tutto mi è apparso chiarissimo: a parte la bellezza delle scene, così pulite e perfette anche grazie al restauro, mi sono goduta a pieno la semplicità della trama - un comunista in contatto con le forze badogliane braccato dai nazisti e aiutato da altri resistenti - che intreccia via via tanti personaggi amabili, primo su tutti la popolana Pina impersonata da un'Anna Magnani suprema e incantevole, vera e genuina dall'accento romanesco al modo di allacciarsi il golf, ma gigantesco anche Walter Chiari, cui non si può fare a meno di affezionarsi minuto dopo minuto, il tutto in un contesto storico delicatissimo e drammatico, come quello dello status di città aperta ad un invasore quale appunto era la capitale, presa dai tedeschi (che comunque non lo riconobbero ufficialmente) e in attesa degli americani. D'altronde la sceneggiatura è stata scritta da Sergio Amidei con la collaborazione di un giovanissimo Federico Fellini.
Rossellini dimostra anche grande intelligenza e maestria nel far vedere dettagli di storia, costume e società cui ovviamente i manuali scolastici non parlano: la paura nel girare per strada, la fatica nel procurarsi del cibo anche se si tratta di semplice pane nero, il caffè che non è caffè e chissà cosa sarà stato, l'uso più o meno legale delle "droghe" (ricordiamoci che sono gli stessi anni in cui la morfina fa sfracelli, diventando ben presto la coperta di Linus della grande Edith Piaf), la prostituzione delle italiane fatta vedere anche in "Germania anno zero" ai soldati tedeschi avventori delle sale da ballo e dei locali notturni, l'indottrinamento dei teutonici (a braccetto con la loro freddezza, alterigia e "italofobia") circa la loro presunta superiorità come popolo.
E il primo e ultimo punto di forza di questo film è proprio lo stile realista che non addolcisce né enfatizza niente ma descrive, "fa vedere" come erano le cose. Non che manchino momenti sentimentali, come potrebbero!, ma sono narrati con occhio partecipe ma asciutto, senza idealizzazioni. Un po' arditamente paragono la morte di Pina, forse la scena più famosa e diffusa del cinema italiano, ad un Caravaggio in movimento, più precisamente a quella Madonna distesa in una posa del tutto spontanea, senza aggiustature, coi piedi nudi e il braccio cadente che tanto ho visto nei libri e che ho potuto contemplare con gioia al Louvre.
Sono stata felice e onorata di aver potuto rivedere questo film e stavolta non su computer o televisore, ma proiettato in un grande schermo, con oltre trenta persone interessate e silenziosissime come me e anzi consiglio a tutti ne avessero l'occasione di vedere almeno un film di questo genere, belli e autentici oltre che immortali.
e già sapevo benissimo cosa avrei fatto mercoledì sera.
Dire che ero emozionata è poco: avevo già ammirato questo capolavoro di Roberto Rossellini all'università per l'esame di storia e critica del cinema, ma a dire il vero avevo confuso gli attori maschili, rovinandomi la comprensione della trama...che dire, ero fusa per le tante ore di studio quotidiano!
Stavolta invece tutto mi è apparso chiarissimo: a parte la bellezza delle scene, così pulite e perfette anche grazie al restauro, mi sono goduta a pieno la semplicità della trama - un comunista in contatto con le forze badogliane braccato dai nazisti e aiutato da altri resistenti - che intreccia via via tanti personaggi amabili, primo su tutti la popolana Pina impersonata da un'Anna Magnani suprema e incantevole, vera e genuina dall'accento romanesco al modo di allacciarsi il golf, ma gigantesco anche Walter Chiari, cui non si può fare a meno di affezionarsi minuto dopo minuto, il tutto in un contesto storico delicatissimo e drammatico, come quello dello status di città aperta ad un invasore quale appunto era la capitale, presa dai tedeschi (che comunque non lo riconobbero ufficialmente) e in attesa degli americani. D'altronde la sceneggiatura è stata scritta da Sergio Amidei con la collaborazione di un giovanissimo Federico Fellini.
Rossellini dimostra anche grande intelligenza e maestria nel far vedere dettagli di storia, costume e società cui ovviamente i manuali scolastici non parlano: la paura nel girare per strada, la fatica nel procurarsi del cibo anche se si tratta di semplice pane nero, il caffè che non è caffè e chissà cosa sarà stato, l'uso più o meno legale delle "droghe" (ricordiamoci che sono gli stessi anni in cui la morfina fa sfracelli, diventando ben presto la coperta di Linus della grande Edith Piaf), la prostituzione delle italiane fatta vedere anche in "Germania anno zero" ai soldati tedeschi avventori delle sale da ballo e dei locali notturni, l'indottrinamento dei teutonici (a braccetto con la loro freddezza, alterigia e "italofobia") circa la loro presunta superiorità come popolo.
E il primo e ultimo punto di forza di questo film è proprio lo stile realista che non addolcisce né enfatizza niente ma descrive, "fa vedere" come erano le cose. Non che manchino momenti sentimentali, come potrebbero!, ma sono narrati con occhio partecipe ma asciutto, senza idealizzazioni. Un po' arditamente paragono la morte di Pina, forse la scena più famosa e diffusa del cinema italiano, ad un Caravaggio in movimento, più precisamente a quella Madonna distesa in una posa del tutto spontanea, senza aggiustature, coi piedi nudi e il braccio cadente che tanto ho visto nei libri e che ho potuto contemplare con gioia al Louvre.
Sono stata felice e onorata di aver potuto rivedere questo film e stavolta non su computer o televisore, ma proiettato in un grande schermo, con oltre trenta persone interessate e silenziosissime come me e anzi consiglio a tutti ne avessero l'occasione di vedere almeno un film di questo genere, belli e autentici oltre che immortali.
venerdì 17 aprile 2015
Invito a chiacchiere con guerra fredda globale - il ritorno di Cornelia
Ok, qualcuno dirà che me le cerco e magari col lumicino, ma era da giovedì grasso che non ci vedevamo, da fine febbraio che non ci sentivamo e, come ogni volta, mi ha cercata lei. Cornelia. Trent'anni, con gli ultimi esami di scienze politiche da dare, precisina, maniaca delle pulizie e dell'ordine, piacevole, accogliente e positiva con le amiche quanto seccante, vittimista e negativa con i conoscenti/ amici/ parenti del suo ragazzo.
Con i lavori di ristrutturazione della casa del suo ragazzo all'80%, ieri ho fatto un salto da lei per due chiacchiere e per riabbracciarla, d'altronde son due mesi che non ci vediamo, in più ha un problemino di salute per cui, se tutto andrà bene, dovrà sottoporsi ad un'operazione col day hospital.
Dopo l'esame di marzo ulteriormente rimandato, dopo l'ultimo lavoro ai termosifoni da completare, dopo l'ultimo mobile arrivato difettato, l'ultima croce di Cornelia è l'avere in casa da qualche giorno il fratello del suo ragazzo mentre quest'ultimo è fuori per lavoro fino a fine mese: il cognato non fa niente in casa tantomeno di sua iniziativa quando secondo lei è scontato che dovrebbe averne, va a buttare la spazzatura dopo due giorni che lei gliel'ha messa fuori dalla porta, lascia i calzini in giro per la sua camera e, ahilei, ha il pieno, cieco appoggio del fratello, che gli ha prestato pure l'auto e che lo terrà in casa fino a che non si è sistemato bene col lavoro.
Il problema è che Cornelia, subendo da mesi un muro di sordità alle sue esigenze da parte del fidanzato, ne ha riversato un altro sul cognato: a fatica ci parla, non lo coinvolge nelle situazioni di condivisione tipo "per cena ti va bene X o Y?", non gli ha fatto nemmeno un discorsino preliminare mettendo le mani avanti sul suo evidente, prolungato periodo di stress e problemi col fidanzato. Insomma non è chiara, non ci dialoga, non ci ha instaurato un minimo di feeling, eppure lui è più giovane di lei, non è mica un quarantenne! In più, si sta dimostrando a mio parere una pessima padrona di casa per niente ospitale, figuriamoci premurosa. Insomma, a suo dire dovrebbero essere gli altri a fare il primo passo, non lei, senza rendersi conto che ci sta facendo una pessima figura. Fino a ieri, quando eravamo assieme.
Eravamo in sala da un quarto d'ora e rientra il cognato, che stava parlando al cellulare col padre. Ci presentiamo (vedendomi lui fa la faccia un po' sorpresa ma lieta), poi lui si chiude in camera e continua a parlare...e sta raccontando proprio di Cornelia, delle sue continue lamentele, del fatto che gli ha rifatto il letto nonostante lui l'avesse già fatto, di altri episodi talmente infimi e stupidini che mi chiedo come Cornelia abbia voluto dare loro importanza tanto da estendere il suo malumore anche a questo ragazzo, non certo perfetto ma comunque ospite per lavoro in casa del fratello. Come se musi lunghi e risposte tronche servissero a qualcosa.
Cornelia vuole origliare quel che dice il cognato, tanto da non degnare di uno sguardo le foto dei miei nipoti, mi fa stare 2-3 minuti in silenzio tendendo l'orecchio puntato, polemizza disgustata contro ogni minimo commento negativo che il cognato racconta al padre. E' di nuovo la bimba ottusa e rancorosa di quest'autunno. E si arrabbia ulteriormente col suo ragazzo perché si è lamentato sempre col padre del suo malcontento, chiamandolo al lavoro e rinfacciandogli quel che ha fatto. Al limite dello psicolabile insomma.
Stavolta sono io che mi irrito e mi alzo e a mezza voce le rimprovero i suoi sbagli, le sue ottusità, le sue assurdità e l'avermi messa un'altra volta in una brutta situazione imbarazzante. Non sono propriamente arrabbiata, sono stufa e sento il bisogno di andarmene: ma come, io vengo per regalarle un'ora di serenità e lei si crogiola nei suoi fastidi??? Prendo la giacca e la borsa, lei come in trance mi supplica di non lasciarla lì da sola (il mio ragazzo sarebbe comunque venuto a prendermi tra un quarto d'ora) quando rapidamente rientra in salotto il cognato. Lui ed io ci scambiamo un'occhiata di vaga comprensione e imbarazzo. Lui, forse falsamente, fa il gentile e il disponibile con la cognata, poi scende in cantina per posare una valigia e per raccontare tutto alla fidanzata.
Ribadisco calma ma decisa i miei punti di vista a Cornelia, che ha quasi abbassato le penne della sua ottusità. All'ora stabilita la saluto e scendo le scale, poi più tardi mi arrivano degli sms di scuse di Cornelia. Io non rispondo. Dopo cena lei mi chiama e parliamo, senza che io ceda di una virgola su come secondo me avrebbe dovuto comportarsi, tra l'altro ora si che lei ha fatto una pessima figura con i parenti del ragazzo, di cui tra l'altro non ne può più.
In quella casa comunque non metterò mai più piede da sola, nemmeno se fuori si dovesse scatenare un diluvio.
Con i lavori di ristrutturazione della casa del suo ragazzo all'80%, ieri ho fatto un salto da lei per due chiacchiere e per riabbracciarla, d'altronde son due mesi che non ci vediamo, in più ha un problemino di salute per cui, se tutto andrà bene, dovrà sottoporsi ad un'operazione col day hospital.
Dopo l'esame di marzo ulteriormente rimandato, dopo l'ultimo lavoro ai termosifoni da completare, dopo l'ultimo mobile arrivato difettato, l'ultima croce di Cornelia è l'avere in casa da qualche giorno il fratello del suo ragazzo mentre quest'ultimo è fuori per lavoro fino a fine mese: il cognato non fa niente in casa tantomeno di sua iniziativa quando secondo lei è scontato che dovrebbe averne, va a buttare la spazzatura dopo due giorni che lei gliel'ha messa fuori dalla porta, lascia i calzini in giro per la sua camera e, ahilei, ha il pieno, cieco appoggio del fratello, che gli ha prestato pure l'auto e che lo terrà in casa fino a che non si è sistemato bene col lavoro.
Il problema è che Cornelia, subendo da mesi un muro di sordità alle sue esigenze da parte del fidanzato, ne ha riversato un altro sul cognato: a fatica ci parla, non lo coinvolge nelle situazioni di condivisione tipo "per cena ti va bene X o Y?", non gli ha fatto nemmeno un discorsino preliminare mettendo le mani avanti sul suo evidente, prolungato periodo di stress e problemi col fidanzato. Insomma non è chiara, non ci dialoga, non ci ha instaurato un minimo di feeling, eppure lui è più giovane di lei, non è mica un quarantenne! In più, si sta dimostrando a mio parere una pessima padrona di casa per niente ospitale, figuriamoci premurosa. Insomma, a suo dire dovrebbero essere gli altri a fare il primo passo, non lei, senza rendersi conto che ci sta facendo una pessima figura. Fino a ieri, quando eravamo assieme.
Eravamo in sala da un quarto d'ora e rientra il cognato, che stava parlando al cellulare col padre. Ci presentiamo (vedendomi lui fa la faccia un po' sorpresa ma lieta), poi lui si chiude in camera e continua a parlare...e sta raccontando proprio di Cornelia, delle sue continue lamentele, del fatto che gli ha rifatto il letto nonostante lui l'avesse già fatto, di altri episodi talmente infimi e stupidini che mi chiedo come Cornelia abbia voluto dare loro importanza tanto da estendere il suo malumore anche a questo ragazzo, non certo perfetto ma comunque ospite per lavoro in casa del fratello. Come se musi lunghi e risposte tronche servissero a qualcosa.
Cornelia vuole origliare quel che dice il cognato, tanto da non degnare di uno sguardo le foto dei miei nipoti, mi fa stare 2-3 minuti in silenzio tendendo l'orecchio puntato, polemizza disgustata contro ogni minimo commento negativo che il cognato racconta al padre. E' di nuovo la bimba ottusa e rancorosa di quest'autunno. E si arrabbia ulteriormente col suo ragazzo perché si è lamentato sempre col padre del suo malcontento, chiamandolo al lavoro e rinfacciandogli quel che ha fatto. Al limite dello psicolabile insomma.
Stavolta sono io che mi irrito e mi alzo e a mezza voce le rimprovero i suoi sbagli, le sue ottusità, le sue assurdità e l'avermi messa un'altra volta in una brutta situazione imbarazzante. Non sono propriamente arrabbiata, sono stufa e sento il bisogno di andarmene: ma come, io vengo per regalarle un'ora di serenità e lei si crogiola nei suoi fastidi??? Prendo la giacca e la borsa, lei come in trance mi supplica di non lasciarla lì da sola (il mio ragazzo sarebbe comunque venuto a prendermi tra un quarto d'ora) quando rapidamente rientra in salotto il cognato. Lui ed io ci scambiamo un'occhiata di vaga comprensione e imbarazzo. Lui, forse falsamente, fa il gentile e il disponibile con la cognata, poi scende in cantina per posare una valigia e per raccontare tutto alla fidanzata.
Ribadisco calma ma decisa i miei punti di vista a Cornelia, che ha quasi abbassato le penne della sua ottusità. All'ora stabilita la saluto e scendo le scale, poi più tardi mi arrivano degli sms di scuse di Cornelia. Io non rispondo. Dopo cena lei mi chiama e parliamo, senza che io ceda di una virgola su come secondo me avrebbe dovuto comportarsi, tra l'altro ora si che lei ha fatto una pessima figura con i parenti del ragazzo, di cui tra l'altro non ne può più.
In quella casa comunque non metterò mai più piede da sola, nemmeno se fuori si dovesse scatenare un diluvio.
domenica 12 aprile 2015
Ritorno in Piemùnt - Vacanze dalle vacanze pasquali
Cinque settimane nella terra natia, con un trolley con regali per nove (9) persone, compreso il nuovo nipotino secondogenito di Fianchi Stretti, nato una settimana dopo la dpp.
Arrivo alla mia casa natia col maltempo, una febbre sorda e un occhio con un capillare rotto visibile da dieci metri, roba che sarei potuta diventare il nuovo pannello ottico per testare miopie et similia.
Dopo un giorno, mi arrivano anche un po' di raffreddore e un leggero mal di denti.
Dopo due giorni, le mie mani assumono le sembianze della faccia di Madre Teresa di Calcutta, cosa che mi costringe ad impiastricciarmele due volte al giorno con tutti gli intingoli presenti in casa, ad eccezione di quelli alimentari.
Il nuovo nipotino nasce dopo mezzanotte, in uno dei giorni delle nefaste tempeste di vento che hanno scosso il centro Italia.
La nipotina senior è bellissima, intelligentissima e sempre più affettuosa e adora guardarmi cavalcare il suo cavalluccio a dondolo - su sua richiesta eh!
Per dare una mano a Fianchi Stretti faccio un po' di tutto, compresa l'addetta alle public relations, ritrovandomi a dire/sentire le stesse cose venti volte con venti destinatari diversi e a vivere in simbiosi con WhatsApp e col caricabatterie che si sa, sti Smartphone sono smart, ma va?, ma le loro batterie manco per niente.
Intanto faccio un paio di lezioni cabaret di matematica ad un cugino oltre alle solite incombenze quotidiane.
Per tutta una serie di motivi, resto anche per pasqua.
Per motivi ovvi, inizia la trafila della scelta/acquisizione/consegna dei pensierini di pasqua, per un totale di quattro visite mirate in cui il tempo è letteralmente volato, tra chiacchiere affettuose e merende golose.
Una sera vado ad un concertino di musica dal vivo, ma non riesco a farmi raggiungere da un'amica con cui "non ci vediamo da così tanto teeempo!!! Quando scendi chiamami e organizziamo!!!". Per il resto, serata perfetta!
Per ovvi motivi il giorno di pasqua è stato oltre che bello e mangereccio anche lungo e laborioso - ma il nuovo nipotino non si è praticamente sentito da quanto è bravo e silenzioso.
A pasqua ho ricevuto un sacchetto di ovetti, uno stampo per dolci a forma di cuore e una mega mancia.
Il giorno dopo alzataccia, ultime coccole al mio amato gatto volpone e partenza per il Piemùnt con tappa a metà strada da amici per una grigliata da applausi in una zona collinare paradisiaca.
Nel tardo pomeriggio di lunedì, un'ora abbondante di coda nel genovese, ma poi a casa poco dopo le dieci.
Spero che mi si creda se dico che fino a giovedì ho avuto la vitalità di un bradipo!!!
Arrivo alla mia casa natia col maltempo, una febbre sorda e un occhio con un capillare rotto visibile da dieci metri, roba che sarei potuta diventare il nuovo pannello ottico per testare miopie et similia.
Dopo un giorno, mi arrivano anche un po' di raffreddore e un leggero mal di denti.
Dopo due giorni, le mie mani assumono le sembianze della faccia di Madre Teresa di Calcutta, cosa che mi costringe ad impiastricciarmele due volte al giorno con tutti gli intingoli presenti in casa, ad eccezione di quelli alimentari.
Il nuovo nipotino nasce dopo mezzanotte, in uno dei giorni delle nefaste tempeste di vento che hanno scosso il centro Italia.
La nipotina senior è bellissima, intelligentissima e sempre più affettuosa e adora guardarmi cavalcare il suo cavalluccio a dondolo - su sua richiesta eh!
Per dare una mano a Fianchi Stretti faccio un po' di tutto, compresa l'addetta alle public relations, ritrovandomi a dire/sentire le stesse cose venti volte con venti destinatari diversi e a vivere in simbiosi con WhatsApp e col caricabatterie che si sa, sti Smartphone sono smart, ma va?, ma le loro batterie manco per niente.
Intanto faccio un paio di lezioni cabaret di matematica ad un cugino oltre alle solite incombenze quotidiane.
Per tutta una serie di motivi, resto anche per pasqua.
Per motivi ovvi, inizia la trafila della scelta/acquisizione/consegna dei pensierini di pasqua, per un totale di quattro visite mirate in cui il tempo è letteralmente volato, tra chiacchiere affettuose e merende golose.
Una sera vado ad un concertino di musica dal vivo, ma non riesco a farmi raggiungere da un'amica con cui "non ci vediamo da così tanto teeempo!!! Quando scendi chiamami e organizziamo!!!". Per il resto, serata perfetta!
Per ovvi motivi il giorno di pasqua è stato oltre che bello e mangereccio anche lungo e laborioso - ma il nuovo nipotino non si è praticamente sentito da quanto è bravo e silenzioso.
A pasqua ho ricevuto un sacchetto di ovetti, uno stampo per dolci a forma di cuore e una mega mancia.
Il giorno dopo alzataccia, ultime coccole al mio amato gatto volpone e partenza per il Piemùnt con tappa a metà strada da amici per una grigliata da applausi in una zona collinare paradisiaca.
Nel tardo pomeriggio di lunedì, un'ora abbondante di coda nel genovese, ma poi a casa poco dopo le dieci.
Spero che mi si creda se dico che fino a giovedì ho avuto la vitalità di un bradipo!!!
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